Anna Dmitrievna Radlova

Anna Dmitrievna Radlova

Anna Dmitrievna Radlova (nata Darmolatova; in russo Анна Дмитриевна Радлова?; San Pietroburgo, 3 febbraio 1891 – Rybinsk, 23 febbraio 1949) è stata una poetessa e traduttrice sovietica.

Biografia

Anna Dmitrievna Darmolatova nacque in una famiglia abbiente a San Pietroburgo, sorella maggiore della scultrice Sarra Dmitrievna Lebedeva. Nel 1914 sposò il regista Sergej Radlov e dall'anno dopo iniziò a pubblicare poesie su riviste d'avanguardia, incluso Apollon.[1] A cavallo tra la fine degli anni Dieci e l'inizio degli anni Venti pubblicò tre raccolte di poesie (nel 1918, nel 1920 e nel 1922), mentre nel 1923 fece dare alle stampe una pièce teatrale. La sua opera fu accolta positivamente dai contemporanei, tanto che Michail Alekseevič Kuzmin la paragonò favorevolmente ad Anna Andreevna Achmatova.[2] Insieme all'Achmatova, Radlova viene annoverata tra i membri della cosiddetta "Scuola di Pietroburgo", a cui appartenevano anche Nikolaj Stepanovič Gumilëv e Osip Ėmil'evič Mandel'štam.[1] Tuttavia, Dmitrij Petrovič Svjatopolk-Mirskij ebbe modo di considerarla la più "indipendente" dei membri del gruppo.[1]

Critica della Rivoluzione d'ottobre,[1] Radlova smise di dedicarsi alla poesia dopo che Lev Trockij aveva pubblicato un duro attacco contro alcune poetesse (incluse le stesse Achmatova e Radlova) dall'"ambito lirico [...] assai ristretto" in Letteratura e rivoluzione.[3] Si dedicò quindi alla traduzione letteraria, lavorando a stretto contatto con il marito. Realizzò infatti le traduzioni in lingua russa di diversi allestimenti di opere di William Shakespeare per il Teatro Aleksandrinskij, incluse messe in scene di Otello, Romeo e Giulietta,[1] Amleto,[4] Macbeth e Riccardo III.[5] Per quanto Kornej Ivanovič Čukovskij fosse critico delle sue traduzioni, esse ottennero grande popolarità.[1]

Insieme al marito, fu portata a Berlino dai nazisti nel corso della seconda guerra mondiale e trascorse poi il resto del conflitto in Francia. La coppia tornò in Unione Sovietica nel 1945, ma qui furono arrestati, processati per tradimento e condannati a dieci anni di lavori forzati nei campi di lavoro presso Rybinsk. Qui morì nel 1949, stroncata da un infarto.[6] Il governo sovietico la riabilitò il 20 dicembre 1957.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 (EN) Christine D. Tomei, Russian Women Writers, Taylor & Francis, 1999, ISBN 978-0-8153-1797-5.
  2. ↑ (DE) Olga Martynova, Kühnheit und Exstase, in Die Zeit, 2007.
  3. ↑ Lev Trockij, Letteratura e rivoluzione, BookRix, 2025, ISBN 979-12-239-8767-4.
  4. ↑ (EN) Aleksei Semenenko, Hamlet the Sign: Russian Translations of Hamlet and Literary Canon Formation, Stockholm University, 2007, p. 92, ISBN 978-91-89315-76-1.
  5. ↑ (EN) Kenneth McClellan, Whatever Happened to Shakespeare?, Barnes & Noble, 1978, p. 146, ISBN 978-0-06-494683-4.
  6. ↑ (EN) Irena Makaryk e Joseph G. Price, Shakespeare in the World of Communism and Socialism, University of Toronto Press, 2013, ISBN 978-1-4426-1651-6.

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