Sergej Radlov

Sergej Ėrnestovič Radlov (in russo Серге́й Эрне́стович Ра́длов?; San Pietroburgo, 23 settembre 1892 – Riga, 27 ottobre 1958) è stato un regista teatrale e direttore artistico sovietico, importante figura del teatro d'avanguardia russo prima e dopo la Rivoluzione d'ottobre.[1]

Biografia

Figlio del filosofo Ėrnest Leopol'dovič Radlov, Sergej Radlov studiò alla Facoltà di Storia e Geografia dell'Università statale di San Pietroburgo, dove si laureò nel 1916. Tra il 1913 e il 1917 fu un assiduo collaboratore e allievo di Vsevolod Ėmil'evič Mejerchol'd.[2] Nel 1918 fondò il Teatro delle Produzioni Sperimentali, che ebbe vita breve. Tra il 1919 e il 1922 diresse il Teatro dell'Intrattenimento Artistico e poi si dedicò all'opera lirica al Teatro Kirov, dove portò in scena L'amore delle tre melarance (1926), Wozzeck (1926) e Boris Godunov (1928).

Dal 1931 al 1934 e ancora dal 1936 al 1938, fu il direttore artistico del Teatro Aleksandrinskij. Qui si dedicò soprattutto alle opere di William Shakespeare, portando in scena tragedie come Otello (1932), Romeo e Giulietta, (1934, 1939) e Amleto (1938), spesso con le traduzioni in lingua russa realizzate dalla moglie Anna Dmitrievna Radlova. Negli stessi anni curò la regia di allestimenti di alto profilo di opere di Shakespeare, come l'Otello al Teatro Malyj (1935) e Re Lear al Teatro Ebraico di Mosca con Solomon Michajlovič Michoėls.[3] Nel 1933 fu nominato Artista del popolo della RSFSR e a metà degli anni Trenta collaborò con Sergej Sergeevič Prokof'ev alla stesura del libretto del suo balletto Romeo e Giulietta.[4]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, i coniugi Radlov furono catturati a portati a Berlino, per poi raggiungere la Francia meridionale. Al ritorno in patria nel 1945 i due furono arrestati, processati per tradimento e condannati a dieci anni di lavori forzati nei campi presso Rybinsk.[5] Anna morì nel 1949, stroncata da un infarto, mentre Sergej fu rilasciato nel 1953, dopo la morte di Iosif Stalin.[6] Dato che non fu riabilitato prima del 1957, anche dopo la scarcerazione non ebbe il permesso di risiedere a Mosca e Leningrado.[5] Lavorò quindi come regista al Teatro Drammatico Russo di Daugavpils, dove curò la regia di opere di Shakespeare, Henrik Ibsen (Spettri) e Carlo Goldoni (Il matrimonio per concorso).

Morì a Riga nel 1958, un anno dopo essere stato riabilitato dal governo sovietico. La sua lapide riporta le ultime parole di Amleto, nella traduzione russa realizzata alla moglie:

(russo)
«Pust' budet tak… Goracio, ja mërtv.

A ty živëš' — tak rasskaži pravdivo
Vsë obo mne i o moich delach

Vsem, kto zachočet znat'»
(italiano)
«Ma basta... Orazio, io sono morto,

Tu vivi – racconta fedelmente
Di me e della mia causa,

A chi non sa»

Onorificenze

Note

  1. ↑ (EN) Harlow Robinson, Sergei Prokofiev: A Biography, Plunkett Lake Press, 2019.
    «Sergei Radlov, an important figure in the Russian theatrical avant-garde both before and after the 1917 Revolution»
  2. ↑ (EN) Edward Braun, Meyerhold on Theatre, Bloomsbury Publishing, 2016, pp. 269, 310-311, ISBN 978-1-4742-3022-3.
  3. ↑ Claudia d'Angelo, Re Lear: Storia di uno spettacolo yiddish sovietico, Accademia University Press, 2020, p. 17, ISBN 978-88-99982-35-5.
  4. ↑ (EN) Daniel Jaffé, Historical Dictionary of Russian Music, Bloomsbury Publishing USA, 2012, p. 269, ISBN 979-8-216-20808-2.
  5. 1 2 (EN) David Zolotnistky, Sergei Radlov: The Shakespearian Fate of a Soviet Director, Routledge, 2021 [1996], ISBN 978-1-134-36073-4.
  6. ↑ (EN) Ludmila Miklashevskaya, Gender and Survival in Soviet Russia: A Life in the Shadow of Stalin's Terror, Bloomsbury Publishing, 2020, ISBN 978-1-350-13923-7.

Collegamenti esterni

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