Apollonio Bona
Apollonio Bona o Boni (fl. XV-XVI secolo) è stato un politico italiano esponente della nobiltà bresciana, attivo nella vita pubblica cittadina tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo.
Biografia
Appartenente alla nobiltà bresciana, nel 1491 fu incaricato insieme a Giacomo Coltrino di intervenire sui danni provocati dalle esondazioni del Mella presso i «ponti san Jacobi», lungo il confine tra i territori di Brescia e Cremona.[1]
Il 16 febbraio 1509 fu tra gli undici cittadini nominati dal Consiglio generale di Brescia per affiancare i rettori veneziani nella tutela degli interessi pubblici e degli antichi privilegi cittadini. Insieme a Pietro Porcellaga, Sigismondo Bocca, Giacomo Feorilli, Lodovico Nassini, Giovanni Battista Appiani, Giovanni Antonio Monti, Emanuele Lana, Giovanni Francesco Cazzago, Gerolamo Ducco e Gerolamo Gavardo, entrò a far parte della magistratura straordinaria degli XI ad negocia belli, che assunse un ruolo centrale nel governo della città durante la crisi del 1509.[2]
Dopo la sconfitta veneziana nella battaglia di Agnadello, fu tra i cittadini che sostennero una linea di accomodamento con i francesi. Il 21 giugno 1509 partecipò infatti a una delegazione di dodici ambasciatori bresciani inviata presso Luigi XII di Francia, allora accampato a Travagliato da Chiari, per presentare i capitoli della resa della città e chiedere la conferma degli antichi privilegi comunali, oltre a nuove concessioni da parte della monarchia francese. Il sovrano accolse favorevolmente alcune delle richieste avanzate dalla delegazione.[3]
Durante la breve restaurazione del dominio francese su Brescia, prima della rivolta poi sfociata nel sacco del 1512, Apollonio Bona figurava tra i principali esponenti della fazione ghibellina bresciana favorevole a Luigi XII. Pur appartenendo all'antica aristocrazia urbana, essi sostennero il nuovo dominio francese, distinguendosi all'interno di un gruppo comprendente, fra gli altri, Gerolamo Ducco, Pietro Porcellaga, Sigismondo Bocca e Giovanni Francesco Cazzago. La storiografia ha osservato come molti dei ghibellini bresciani dell'epoca provenissero dalle antiche famiglie feudali del contado, trasferitesi in città e particolarmente radicate nei quartieri occidentali di Brescia.[4]
Note
Bibliografia
- Carlo Pasero, Francia Spagna Impero a Brescia 1509-1516, in Supplemento ai Commentari dell'Ateneo di Brescia per il 1951, Brescia, Ateneo di Brescia, 1957.
- Alberto Pérez Negrete, Jacopo de Rota detto Coltrino al servizio della Repubblica di Venezia in Terraferma e in Adriatico (PDF), in Ars Adriatica, vol. 14, 2024, pp. 165-186.
Collegamenti esterni
- BONA Apollonio, su enciclopediabresciana.it. URL consultato il 1º giugno 2026.