Archaeolepidotus

Archaeolepidotus
Olotipo di Archaeolepidotus leonardii
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
ClasseActinopterygii
SottoclasseNeopterygii
Ordine?Semionotiformes / ?Parasemionotiformes
Genere†Archaeolepidotus
B. Accordi, 1955
Specie†Archaeolepidotus leonardii

Archaeolepidotus è un genere di pesci ossei estinto, appartenente agli Actinopterygii e di incerta collocazione sistematica. L'unica specie nota, Archaeolepidotus leonardii, è conosciuta per un singolo fossile incompleto proveniente dalla zona di Santa Cristina in Val Gardena (Trentino-Alto Adige) ed è stato variamente attribuito a terreni del Permiano superiore o del Triassico inferiore. Questo taxon rappresenta uno dei più antichi Neopterygii conosciuti e costituisce un elemento importante per comprendere l’evoluzione iniziale dei pesci attinotterigi dopo l'estinzione di massa del Permiano-Triassico.

Descrizione

Il fossile consta di un'impronta corporea incompleta, in cui si è conservata soprattutto la parte anteriore dell'animale. L'esemplare in vita doveva essere lungo circa 16 centimetri, di forma ovale e con dorso alto e gibboso. La testa era subtriangolare e tozza, con un profilo anteriore lungo e inclinato. L'opercolo era ridotto, di forma trapezoidale e con ornamentazioni vermicolari. Il subopercolo era alto e grande quanto l'opercolo, con bordi arrotondati e ornamentazione a placchette semilunari. L'interopercolo era piccolo e subtriangolare. I denti marginali erano piccoli e appuntiti, di forma conica e con strie longitudinali nella sola parte distale.

I raggi branchiostegi delle pinne erano rivestiti da scagliette triangolari, mentre le scaglie del tronco erano piccole e spesse, di forma variabile a seconda della posizione lungo il corpo. Possedevano un aculeo articolare e margini lisci, ed erano formate da uno strato basale rivestito da abbondante ganoina.

La pinna dorsale era in posizione molto arretrata, con raggi che si biforcavano a metà lunghezza, ben distanziati fra loro. La pinna dorsale iniziava con un raggio protetto da due robusti fulcri e da una scaglia basale.[1][2]

Classificazione

Archaeolepidotus leonardii venne descritto per la prima volta nel 1955 da Bruno Accordi, sulla base di un fossile incompleto proveniente dalla Val Gardena.

Archaeolepidotus è generalmente considerato un rappresentante primitivo dei neopterigi. In diverse analisi filogenetiche è stato collocato tra i Semionotiformes, un gruppo di pesci attinotterigi mesozoici appartenenti al clado dei Ginglymodi. Tuttavia, altri studi lo hanno interpretato come un membro dei Parasemionotiformes, un altro gruppo basale di neopterigi diffuso nel Triassico[3][4].

A causa della scarsità di materiale fossile e della limitata conoscenza dell’anatomia del taxon, la sua posizione sistematica rimane incerta.

Provenienza e contesto geologico

I fossili di Archaeolepidotus provengono dalle Dolomiti nel nord Italia. In origine il taxon era stato attribuito alla Formazione di Werfen, di età Triassico inferiore. Studi stratigrafici più recenti hanno però suggerito che questa attribuzione sia improbabile[5].

Secondo analisi più recenti, il fossile potrebbe invece provenire dalla più antica Formazione a Bellerophon, datata al Lopingiano (Permiano superiore). Se questa interpretazione è corretta, Archaeolepidotus rappresenterebbe uno dei più antichi neopterigi conosciuti[6].

Importanza paleontologica

La possibile età permiana di Archaeolepidotus rende questo genere particolarmente significativo per lo studio dell’origine e della diversificazione iniziale dei Neopterygii. I neopterigi diventeranno infatti il gruppo dominante tra i pesci ossei durante il Mesozoico e daranno origine alla grande radiazione evolutiva dei Teleostei.

La presenza di questo taxon nel tardo Permiano suggerisce che alcune linee di neopterigi fossero già diversificate prima della crisi biologica alla fine del Permiano.

Note

  1. ↑ Accordi, B. 1955. Archaeolepidotus leonardii, n. gen. n. sp. e altri pesci permo-werfeniani delle Dolomiti. Memorie degli Istituti di geologia e mineralogia dell'Università di Padova, vol. 19, fasc. 4. 28 p. Padova, Società Cooperativa Tipografica.
  2. ↑ Accordi, B. 1956. A new genus of Lower Triassic holostean fish from the Dolomite Alps. Journal of Paleontology 30(2):345-351
  3. ↑ Sun, Z.-Y., Tintori, A., Lombardo, C. e Jiang, D.-Y., New miniature neopterygians from the Middle Triassic of Yunnan Province, South China, in Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen, vol. 282, n. 2, 2016, pp. 135–156, DOI:10.1127/njgpa/2016/0610.
  4. ↑ Tintori, A., Hitij, T., Jiang, D., Lombardo, C. e Sun, Z., Triassic actinopterygian fishes: the recovery after the end-Permian crisis, in Integrative Zoology, vol. 9, n. 4, 2014, pp. 394–411, DOI:10.1111/1749-4877.12077.
  5. ↑ Ronchi, A., Santi, G., Marchetti, L., Bernardi, M. e Gianolla, P., First report on swimming trace fossils of fish from the Upper Permian and Lower Triassic of the Dolomites (Italy), in Annales Societatis Geologorum Poloniae, vol. 88, n. 2, 2018, pp. 111–125, DOI:10.14241/asgp.2018.013.
  6. ↑ Brinkmann, W., Romano, C., Bucher, H., Ware, D. e Jenks, J., Palaeobiogeography and stratigraphy of advanced gnathostomian fishes (Chondrichthyes and Osteichthyes) in the Early Triassic and from selected Anisian localities, in Zentralblatt für Geologie und Paläontologie, vol. 2009, 2010, pp. 765–812, DOI:10.5167/uzh-34071.

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