Arrephorion

Arrephorion
 greco Αρρηφόριον
Arreforio
Casa delle arrefore
Planimetria dell'Acropoli di Atene: l'Arrephorion è il numero 11 (in alto).
CiviltàGrecia antica[1]
UtilizzoResidenza delle arrefore e sede del rito dell'Arreforia[1][2]
StileClassico[1]
Epocadopo il 470 a.C.
Localizzazione
StatoGrecia (bandiera) Grecia
ComuneAtene[1]
Altitudine156 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie144 m²
Scavi
Data scoperta1919-1920
ArcheologoWilhelm Dörpfeld
Amministrazione
PatrimonioAcropoli di Atene
Sito webwww.ysma.gr/
Mappa di localizzazione
Map

L'Arrephorion (Αρρηφόριον) o Arreforio o Casa delle arrefore era un piccolo edificio edificio identificato nelle fondazioni sul margine nord-occidentale dell'Acropoli di Atene, addossato alla cortina settentrionale, in prossimità dell'Eretteo (a nord-ovest).[1]

La sua costruzione è generalmente collocata nel V secolo a.C. (periodo classico), verosimilmente dopo il 470 a.C., sulla base dell'inquadramento cronologico dei lavori sull'Acropoli e della tipologia delle fondazioni.[1][3]

Le fondazioni affiorarono durante le grandi campagne di sgombero e scavo dell'Acropoli del 1882–1890[4] e vennero identificate nel 1919-1920 dall'archeologo tedesco Wilhelm Dörpfeld.[5]

Funzione

L'edificio forniva gli alloggi per le arrefore (arrephorae)[6], quattro fanciulle, tra i sette e gli undici anni, ogni anno scelte tra le famiglie più distinte dall'Arconte Re. Delle quattro fanciulle, due lavoravano per un intero anno appena sotto l'acropoli per tessere il nuovo peplo per le processioni panatenaiche.[7] Questi abiti erano portati in processione alla statua di Atena Poliàs nel tempio antico e, dopo la distruzione del 480 a.C., nell'Eretteo, dove lo xoanon di Atena fu collocato e divenne il fulcro della festa.[8][9][10]

Tra le arrefore, due prendevano parte al rito notturno dell'Arreforia, trasportando lungo un passaggio sotterraneo gli arrhēta consegnati dalla sacerdotessa di Atena fino al recinto di Afrodite «nei Giardini» e riportando altri oggetti velati; la presenza di quattro arrefore, di cui due addette all'avvio della tessitura del peplo, è attestata anche dalla documentazione epigrafica.[2][11]

Le Arreforie si svolgevano nel mese di Sciroforione (giugno–luglio).[12]

Pausania descrive due arrefore che «abitano non lontano dal tempio di Atena Polias» e che, al tempo della festa, compiono di notte il trasporto di oggetti a loro stessi ignoti, lungo un passaggio sotterraneo, scambiandoli con altri da riportare coperti; il passo è ritenuto la più antica testimonianza sul rito e sul ruolo delle fanciulle nel culto di Atena.[2] La documentazione epigrafica successiva ricorda inoltre il servizio di arrefore in dediche onorarie, che delineano la selezione di fanciulle d'alto rango e i compiti in rapporto ai riti e al peplo panatenaico.[13][14]

Descrizione

Della costruzione si conservano l'alto zoccolo di fondazione in poros assai friabile e tracce del recinto (peribolos); l'unità architettonica comprendeva una sala quadrangolare e un'area perimetrale scoperta.[1] L'identificazione con l'Arrephorion è sostenuta dalla presenza, nel vicino muro nord, di una scala che conduceva a un livello inferiore esterno all'Acropoli, coerente con la "discesa delle arrefore" menzionata dalle fonti.[1][2]

A pianta quadrata di 12 m per lato, l'Arrephorion era costituito da un unico vano di 8,50 x 4,50 metri, con un portico di 4 m di lunghezza,[15] un cortile con una uscita posteriore da una scala che lo collegava con il tempio di Afrodite nella parte inferiore della rocca dell'Acropoli attraverso alcuni passaggi sotterranei. Al centro del suo lato lungo dava accesso su una stoà di 4 m di larghezza.[16]

Scavi

Le fondazioni affiorarono durante le grandi campagne di sgombero e scavo dell'Acropoli del 1882–1890, documentate nei taccuini e nei disegni originali pubblicati da J. A. Bundgaard.[4]

L'identificazione della struttura con l'Arrephorion fu proposta da Wilhelm Dörpfeld negli anni 1919–1920 ed è ripresa dalla letteratura successiva; la collocazione accanto a una scala nel muro nord, che consente l'accesso a quota inferiore, è coerente con la "discesa" delle arrefore descritta dalle fonti.[5][1][17]

Conservazione

Per proteggere le fondazioni in calcare tenero dell'Arrephorion, tra il 2005 e il 2007 il Servizio per il Restauro dei Monumenti dell'Acropoli (YSMA) ha eseguito un reinterro di protezione delle stesse; l'intervento, basato sullo studio architettonico approvato di B. Manidaki e sulla relazione geotecnica di D. Egglezos, ha previsto la copertura del calcare con materiale di riempimento rinforzato per limitare le spinte laterali sul muro nord e mitigare erosione e sfarinamento.[18][19] Le analisi petrografiche indicano calcare a grana molto fine e dolomia come componenti principali del litotipo, con fenomeni di erosione, fessurazioni e polverizzazione superficiale (sfarinamento) alla base dei corsi di pietra.[19]

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Arrephorion, su Acropolis Restoration Service (YSMA). URL consultato il 30 agosto 2025.
  2. 1 2 3 4 (EN) Pausanias, Description of Greece 1.27.3, su Center for Hellenic Studies (Harvard) – Pausanias Reader. URL consultato il 30 agosto 2025.
  3. ↑ (EN) Archaeology of the City of Athens – Classical period (Acropolis), su National Hellenic Research Foundation (EIE). URL consultato il 30 agosto 2025.
  4. 1 2 J. A. Bundgaard, The Excavation of the Athenian Acropolis 1882–1890. The original drawings edited from the papers of Georg Kawerau, Copenhagen, Gyldendal, 1974.
  5. 1 2 (DE) Wilhelm Dörpfeld, Das Hekatompedon in Athen, in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, vol. 34, 1919, pp. 1–40.
  6. ↑ arrephoroi, ersephoroi, errephoroi: Aristofane, Lisistrata, 642
  7. ↑ Aristofane, Gli uccelli, (1973) Manuel Balasch, Fundació Bernat Metge, p.137, ISBN 84-7225-063-6
  8. ↑ (EN) Parthenon. West frieze. Block 7 (VII), su Acropolis Museum. URL consultato il 30 agosto 2025.
  9. ↑ (EN) Old temple of Athena, su Hellenic Ministry of Culture and Sports. URL consultato il 30 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2026).
  10. ↑ (EN) Erechtheion, su Acropolis Restoration Service (YSMA). URL consultato il 30 agosto 2025.
  11. ↑ (EN) IG II² 3488 – Statua in onore di Panarista per il servizio di arrefore (note esplicative), su Attic Inscriptions Online. URL consultato il 30 agosto 2025.
  12. ↑ (EN) Efrosyni Boutsikas; Robert Hannah, Aitia, Astronomy and the Timing of the Arrhēphoria, in Annual of the British School at Athens, vol. 107, 2012, pp. 233–245, DOI:10.1017/S0068245411000141.
  13. ↑ (EN) IG II² 3488 – Statua in onore di Panarista per il servizio di arrefore, su Attic Inscriptions Online. URL consultato il 30 agosto 2025.
  14. ↑ (EN) AIUK 1, 1 – Onori per le fanciulle che lavorarono al peplo di Atena, su Attic Inscriptions Online. URL consultato il 30 agosto 2025.
  15. ↑ (EN) Maria Brouskari, The monuments of the Acropolis, Arenas: Archaeological Receipts Fund Directorate of Publications, 2001, p. 44, ISBN 960-214-158-1.
  16. ↑ Papathanassopulos, G., La Acrópolis: Guía de sus monumentos, Atenas: Ediciones Crini, 2006, p. 44, ISBN 960-89242-5-1.
  17. ↑ (EN) The Acropolis of Athens – Arrephorion, su Archaeology Magazine (AIA). URL consultato il 30 agosto 2025.
  18. ↑ (EN) Timeline of Interventions – 2005 (inizio) e 2007 (completamento) del backfilling dell'Arrephorion, su Acropolis Restoration Service (YSMA). URL consultato il 30 agosto 2025.
  19. 1 2 (EN) Arrephorion – Completed interventions, su Acropolis Restoration Service (YSMA). URL consultato il 30 agosto 2025.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni