Acropoli di Atene
| Acropoli di Atene | |
|---|---|
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| Civiltà | Antica Grecia |
| Epoca | VI–V secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Periferia | Atene |
| Altitudine | 156[1] m s.l.m. |
| Dimensioni | |
| Superficie | 30 400[1] m² |
| Larghezza | 170 m[1] |
| Lunghezza | 350 m[1] |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Atene |
| Visitabile | sì |
| Visitatori | 4 557 693 (2024) |
| Sito web | www.acropolisofathens.gr/ |
| Mappa di localizzazione | |
| |
| Acropoli di Atene | |
|---|---|
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| Tipo | Culturali |
| Criterio | (i) (ii) (iii) (iv) (vi) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Riconosciuto dal | 1987 |
| Scheda UNESCO | (EN) Acropolis, Athens (FR) Acropole d'Athènes |
L'acropoli di Atene è un sito archeologico situato su uno sperone roccioso che domina la città di Atene; conserva i resti monumentali di numerosi edifici dell'Età antica, di grande rilevanza architettonica e storica, tra cui il Partenone, il più famoso monumento dell'antica Grecia e una delle massime espressioni dell'architettura greca classica.[1][2] L'altura raggiunge i 156 m s.l.m.; la sommità è pianeggiante, con pendii ripidi su tutti i lati tranne quello occidentale, ed è cinta da poderose mura da oltre 3 300 anni.[1]
Come tutte le acropoli, anche quella di Atene originariamente era un'area fortificata, che nel corso dei secoli divenne il principale luogo di culto della città. Sulla sommità pianeggiante si trovano i principali monumenti, tutti risalenti all'età classica greca: oltre al Partenone, i Propilei, il Tempio di Atena Nike e l'Eretteo.[3] Questi edifici furono realizzati nel V secolo a.C. nell'ambito del programma edilizio promosso da Pericle dopo le distruzioni dovute alle guerre contro i Persiani, per testimoniare la ritrovata grandezza di Atene.
Per il suo straordinario valore universale, l'Acropoli di Atene è iscritta dal 1987 nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[1] ed è il sito archeologico più visitato della Grecia, con oltre 4,5 milioni di visitatori nel 2024.[4][5]

Storia
Antefatti
Le evidenze materiali più antiche attestano l'occupazione della sommità rocciosa almeno dal Neolitico medio (circa 5000–4000 a.C.), mentre ceramiche dell'Età del Bronzo antico e medio rinvenute presso l'Eretteo indicano continuità d'uso dell'Acropoli in età preistorica.[6] In età micenea (XVI–XI secolo a.C.) la sommità fu sede del potere locale e nel XIII secolo a.C. venne rinforzata con una poderosa fortificazione.[6] Originariamente, l'Acropoli era detta Cecropia (Κεκροπία), dal leggendario uomo-serpente Cecrope, ritenuto il primo re di Atene.[7][8]
Alla rocca è legato il mito della contesa fra Atena e Poseidone per il patronato della città. Secondo il racconto dello Pseudo-Apollodoro, i due dèi comparvero davanti a Cecrope e offrirono ciascuno un dono: Poseidone colpì la roccia dell'Acropoli con il tridente facendo scaturire una sorgente di acqua salata, mentre Atena piantò un ulivo. Il dono di Atena fu giudicato più utile e la dea divenne divinità poliade della città, che prese il suo nome; anche Poseidone continuò però a essere venerato sull'Acropoli, in stretta associazione con il culto di Atena e di Eretteo.[8][9] La contesa era rappresentata nel frontone occidentale del Partenone, come testimoniato da Pausania.[9][10]
Nascita dell'Acropoli
Tra la fine dell'VIII e il VI secolo a.C. l'Acropoli si trasformò progressivamente da centro palaziale a santuario della polis, diventando il principale luogo di culto cittadino di Atena.[11][6] Nella prima metà del VI secolo a.C. vi fu edificato l'Hekatompedon, primo grande tempio arcaico in calcare dedicato ad Atena, sorto sulla sommità nella posizione in cui in seguito si sarebbe eretto il Partenone;[6] nella seconda metà dello stesso secolo fu costruito l'Antico tempio di Atena Poliàs (Archaios Neos), sede del culto della dea poliade e del suo xoanon ligneo, situato a sud dell'Eretteo.[11]
Dopo la vittoria di Maratona (490 a.C.) gli Ateniesi intrapresero, nella posizione dell'Hekatompedon, la costruzione di un nuovo tempio monumentale in marmo, il cosiddetto "pre-Partenone", ancora incompleto quando nel 480 a.C. i Persiani di Serse saccheggiarono Atene e devastarono i santuari della rocca, incendiando anche l'Antico tempio di Atena Poliàs.[6]
Dopo alcuni decenni di interruzione, nella seconda metà del V secolo a.C. un ampio programma edilizio promosso da Pericle e diretto artisticamente da Fidia trasformò la rocca con la costruzione del Partenone (447–432 a.C.), dei Propilei (437–432 a.C.), del Tempio di Atena Nike (circa 427–424 a.C.) e dell'Eretteo (421–406 a.C., con interruzioni).[1][11]
Il Partenone fu progettato dagli architetti Ictino e Callicrate con la supervisione di Fidia,[2] i Propilei da Mnesicle[12] e il Tempio di Atena Nike da Callicrate.[13]
Oblio
Nel corso dei secoli successivi i monumenti dell'Acropoli subirono profonde trasformazioni. In età bizantina il Partenone fu convertito in chiesa cristiana dedicata alla Vergine Maria sotto l'epiteto di Theotokos ("Madre di Dio"); dalle fonti medievali è attestato almeno dal VI secolo.[6][14] Dopo la Quarta crociata, a partire dal 1205, l'Acropoli divenne centro amministrativo del Ducato di Atene: il Partenone rimase la chiesa principale, sempre dedicata alla Madonna, mentre i Propilei furono inglobati in un palazzo fortificato a più piani costruito per i duchi.[14]
Si perse progressivamente in Occidente la memoria della natura antica della rocca, chiamata nei testi occidentali "palazzo dei duchi d'Atene" o semplicemente "rocca".[14]
Riscoperta


La riscoperta della vera natura dell'Acropoli avvenne in età umanistica ed è dovuta a Ciriaco d'Ancona, mercante-umanista considerato iniziatore dell'epigrafia moderna, che visitò Atene una prima volta nel 1436 allo scopo di vedere ciò che restava dell'antichità, facendosi guidare dalla lettura di Pausania; vi tornò nel 1444.[14]
In una lettera del 29 marzo 1444 all'amico mercante-umanista genovese Andreolo Giustiniani, Ciriaco riferisce di aver incontrato il signore della città in Acropoli summa civitatis arce, recuperando così, dopo secoli, il nome antico della rocca, nel frattempo chiamata "palazzo dei duchi d'Atene" o semplicemente "rocca".[14] Nella stessa lettera descrive il Partenone con un'accuratezza allora senza precedenti, assegnandone correttamente la paternità a Fidia sulla scorta di Plinio e dello pseudo-aristotelico De mundo, e identifica la "Thessalica Centaurorum et Lapitharum pugna" delle metope del fregio dorico.[14] La mancata identificazione iconografica delle figure frontonali suggerisce però che l'anconetano non conoscesse il passo di Pausania dedicato ai gruppi del Partenone.[14] I suoi appunti di viaggio hanno trasmesso all'Europa occidentale i primi disegni noti del tempio ateniese, fra i quali la copia di mano di Giuliano da Sangallo conservata nel codice Vaticano Barberiniano Latino 4424.[14]
«...il meraviglioso tempio della dea Atena, opera divina di Fidia, con 58 sublimi colonne di una tale grandezza che hanno sette palmi di diametro. È adornato dappertutto con le sculture più nobili che mai la meravigliosa abilità di uno scultore abbia potuto rappresentare, su entrambi i timpani, le pareti, i cornicioni, i fregi e gli epistili.»
Durante la dominazione ottomana
Durante la dominazione ottomana, insediatasi ad Atene dal 1458, la chiesa che riutilizzava le strutture del Partenone fu trasformata in moschea, con l'aggiunta di un minareto all'angolo sud-ovest.[6][2]
Nel 1687, durante l'assedio veneziano della rocca nell'ambito della Guerra di Morea, il tempio, utilizzato dagli ottomani come deposito di polveri, fu centrato da un colpo di mortaio: l'esplosione provocò il crollo della cella, di gran parte del colonnato e di buona parte dell'apparato scultoreo.[2][15]
Tra il 1801 e il 1804 Lord Elgin, ambasciatore britannico presso la Sublime porta, fece rimuovere da maestranze al suo servizio gran parte delle sculture superstiti del Partenone, comprese larghe porzioni del fregio e delle metope e alcune statue dei frontoni; i marmi furono trasferiti a Londra e nel 1816 acquistati dal Parlamento britannico per il British Museum, dove rimangono esposti.[6][15]
Età contemporanea
Dopo la Guerra d'indipendenza (1821–1832) e la nascita del Regno ellenico, l'Acropoli fu restituita alla sua funzione di sito archeologico: le strutture medievali e ottomane che si erano sovrapposte ai monumenti antichi vennero progressivamente rimosse, a partire dal minareto e dalle abitazioni addossate al Partenone, e furono avviate le prime campagne di scavo sistematico.[6]
Nel 1852–1853 Charles Ernest Beulé mise in luce la porta fortificata d'età tardoantica che costituisce l'accesso occidentale, detta Porta Beulé: fiancheggiata da due torri e inquadrata da una scalinata monumentale, era stata costruita nel III secolo circa riutilizzando elementi del monumento coregico di Nicia e inglobata nella fortificazione tardoantica.[16][17]
Nel 1865 sulla spianata fu fondato il primo Museo dell'Acropoli per accogliere i rinvenimenti delle campagne di scavo sulla rocca, ampliato con un secondo edificio nel 1888.[18] Fra le scoperte più note di fine Ottocento figurano le statue arcaiche delle korai, rinvenute nel 1886 nei cosiddetti "Pozzi delle Korai" a nord-ovest dell'Eretteo, parte della cosiddetta colmata persiana: il più ricco deposito archeologico della rocca, formato dagli Ateniesi con i resti dei monumenti distrutti dai Persiani nel 480 a.C., interrati cerimonialmente dopo la seconda guerra persiana.[6][18]
Una nuova sede museale, progettata da Bernard Tschumi, fu inaugurata ai piedi della rocca nel 2009: vi sono esposte le sculture dei frontoni, la maggior parte delle metope e le lastre originali del fregio del Partenone non conservate a Londra, oltre alle statue originali delle cariatidi dell'Eretteo, sostituite in situ da copie.[18] Le grandi campagne di restauro dei monumenti furono avviate nel 1975 sotto la supervisione del Comitato per la Conservazione dei Monumenti dell'Acropoli (ESMA) e del Servizio di Restauro dei Monumenti dell'Acropoli (YSMA).[19][20]
Nel 1987 l'Acropoli di Atene è stata inserita dall'UNESCO fra i patrimoni dell'umanità: il sito protetto misura 3,04 ha, la relativa zona di rispetto 116,71 ha.[1]
La disputa tra Atena e Poseidone, di Noël Hallé (Louvre, 1748)
Veduta dell'assedio veneziano di Atene del 1687; sulla sinistra è visibile il tracciato della palla di cannone che colpì il Partenone
Le statue originali delle cariatidi dell'Eretteo conservate al Museo dell'Acropoli
Resti archeologici
L'ingresso all'Acropoli è costituito da un portale monumentale, i Propilei, costruiti fra il 437 e il 432 a.C. su progetto dell'architetto Mnesicle.[21] A sud dell'ingresso, su un bastione al margine sud-occidentale della rocca, sorge il piccolo Tempio di Atena Nike, opera di Callicrate (circa 427–424 a.C.).[22]
Sulla sommità, un'area pianeggiante di circa 170×350 m, si trova il tempio di Atena Parthenos, il Partenone (447–432 a.C.), progettato da Ictino e Callicrate con la supervisione artistica di Fidia.[2] A nord del Partenone sorge l'Eretteo (421–406 a.C., con interruzioni), caratterizzato dalla loggia meridionale sostenuta dalle sei cariatidi.[23]
Sul pendio meridionale si conservano i resti del Teatro di Dioniso, più volte rimaneggiato in età antica e ritenuto il luogo di nascita del teatro occidentale, dove furono rappresentate per la prima volta le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide e le commedie di Aristofane.[24] Poco oltre, sullo stesso versante, si trova l'Odeo di Erode Attico, edificato nel 161 d.C. dal retore e benefattore Erode Attico: distrutto dagli Eruli nel 267 d.C., è stato restaurato a metà del XX secolo e rimane sede di spettacoli del Festival di Atene.[25]
Molti reperti provenienti dalla rocca e dalle sue pendici sono conservati nel Museo dell'Acropoli, situato a circa 300 m a sud-est del Partenone.[26]
La collina dell'Acropoli
Il Partenone, tempio principale
Il piccolo Tempio di Atena Nike
Resti del Teatro di Dioniso, sul pendio meridionale. Veduta da ovest.
Museo dell'Acropoli
Molti reperti provenienti dalla rocca e dalle sue pendici sono conservati ed esposti nel Museo dell'Acropoli, situato a poca distanza. Il museo tematico culmina nella Galleria del Partenone, concepita per accogliere il fregio, le metope e le sculture frontonali alle stesse dimensioni e nell'orientamento originale del tempio.[27]
Pianta del sito
Planimetria dell'Acropoli con i principali resti archeologici e il percorso del Peripatos:

Sulla sommità della rocca:
- Partenone
- Antico tempio di Atena Poliàs
- Eretteo
- Statua di Atena Promachos
- Propilei
- Tempio di Atena Nike
- Santuari di Afrodite Pandemos, Ghe Kourotrophos e Demetra Chloe[28]
- Santuario di Artemide Brauronia o Brauroneion
- Calcoteca
- Pandroseion
- Arrephorion
- Altare di Atena Poliàs
- Santuario di Zeus Polieus
- Santuario di Pandion
Sul pendio meridionale:
- Odeo di Erode Attico
- Stoà di Eumene
- Santuario di Asclepio o Asclepieion
- Teatro di Dioniso
- Odeo di Pericle
- Santuario di Dioniso
Sul pendio settentrionale e attorno alla rocca:
- Fonte micenea[29]
- Peripatos
- Klepsydra[30]
- Grotte di Apollo Hypoakraios, Pan e Zeus Olimpio[31]
- Santuario di Afrodite ed Eros[32]
- Iscrizione del Peripatos
- Grotta di Aglauro (Aglaureion)
- Via Panatenaica
Progetto di restauro dell'Acropoli







La protezione, la conservazione, il restauro e la valorizzazione dei monumenti dell'Acropoli di Atene sono realizzati dal Servizio di restauro dei monumenti dell'Acropoli (YSMA), istituito con il decreto presidenziale 97/1999; la responsabilità scientifica del progetto fa capo dal 1975 al Comitato per la conservazione dei monumenti dell'Acropoli (ESMA).[19][33]
Gli interventi presero avvio nel 1975 come operazione di salvataggio per porre rimedio ai gravi problemi strutturali dei monumenti e al rapido degrado delle superfici marmoree, dovuto fra l'altro all'ossidazione degli elementi di ferro impiegati nei restauri di inizio Novecento (condotti da Nikolaos Balanos) e all'inquinamento atmosferico crescente ad Atene nel secondo dopoguerra.[20][19]
Il progetto adotta i principi della Carta di Venezia, fondati su reversibilità degli interventi, rispetto del materiale autentico, mantenimento dell'autonomia strutturale dei membri architettonici, limitazione degli interventi allo stretto necessario, trasparenza e documentazione sistematica in tutte le fasi di lavoro.[34][35]
Dal punto di vista metodologico si procede, ove necessario, allo smontaggio delle parti lesionate (anastilosi), alla rimozione degli inserti metallici ossidati e dei cementi dei restauri Balanos, alla ricomposizione dei frammenti e al loro rinserimento con barre e grappe in titanio; le lacune essenziali sono colmate con nuovo marmo pentelico lavorato a misura e i membri sono ricollocati nella posizione originaria o in posizione equivalente, quando giustificato dallo stato di conservazione.[34][36]
Per evitare ulteriori danni dall'esposizione agli agenti atmosferici, le sculture originali superstiti vengono trasferite al Museo dell'Acropoli e sostituite sui monumenti con copie in pietra artificiale.[37]
Fra il 2001 e il 2010, con cofinanziamento dell'Unione europea e dello Stato greco, è stato realizzato un esteso programma che ha interessato il Partenone (pronao, opistodomo e lato nord), i Propilei (solai dell'edificio centrale, parete nord e portico orientale) e il Tempio di Atena Nike; il programma includeva inoltre interventi di conservazione delle superfici (compreso l'Eretteo), consolidamento e pulitura del fregio occidentale del Partenone, schedatura dei membri sparsi e consolidamento delle mura di cinta.[38][19]
Dalla fase avviata nel 2011 rientrano interventi sul Partenone (lato ovest, pareti occidentale e settentrionale della cella), sui Propilei (muro sud dell'edificio centrale e muro meridionale) e nell'area del Tempio di Atena Nike (cripta sotterranea e coronamento nord del bastione classico), oltre a conservazione delle superfici, registrazione dei membri sparsi e studi sul comportamento statico-sismico delle fortificazioni.[38][19]
Nell'ambito della conservazione delle superfici è stata sviluppata e applicata la pulitura a laser del fregio occidentale del Partenone, in collaborazione con l'IESL-FORTH, con rimozione controllata dei depositi e messa in evidenza di dettagli, tracce di colore e segni di strumenti antichi.[39]
Le attività comprendono inoltre la documentazione sistematica (rilievi, banca dati e archiviazione digitale), la pubblicazione dell'annuario Acropolis Restoration News e programmi educativi per scuole e pubblico.[40] I lavori di restauro dell'Acropoli sono stati riconosciuti a livello internazionale per l'approccio interdisciplinare, la ricerca scientifica e l'applicazione di tecnologie avanzate, ricevendo nel 2013 il Premio del patrimonio culturale dell'Unione europea / Premio Europa Nostra: un Award (poi Public Choice Award) al restauro del corpo centrale dei Propilei e un Grand Prix all'ESMA nella categoria Heritage Champions per il complesso dell'intervento sull'Acropoli.[41][42]
Significato culturale
Nella tradizione dell'Occidente e del classicismo l'Acropoli di Atene è considerata un simbolo universale dello spirito e della cultura classica, riconosciuto come patrimonio dell'umanità dal 1987 sulla base dei criteri I, II, III, IV e VI.[1] La sua immagine ha ispirato l'architettura neoclassica europea e americana a partire dalla fine del XVIII secolo: fra gli edifici modellati sui templi della rocca figurano il Walhalla di Ratisbona, progettato da Leo von Klenze sul modello del Partenone, e il Lincoln Memorial di Washington.[43]
Ogni quattro anni si celebravano le Panatenee maggiori, con una grande processione lungo la Via Panatenaica che culminava sull'Acropoli; la processione è generalmente identificata con il soggetto del fregio del Partenone.[44][45] Meta della processione era l'Antico tempio di Atena Poliàs, dove veniva offerto il peplo panatenaico destinato ad adornare l'antica statua di culto della dea.[46]
L'Acropoli ha ispirato artisti, scrittori e musicisti di molte epoche. Ne hanno lasciato celebri descrizioni, fra gli altri, Chateaubriand nell'Itinerario da Parigi a Gerusalemme e da Gerusalemme a Parigi (Itinéraire de Paris à Jérusalem et de Jérusalem à Paris, en allant par la Grèce et revenant par l'Égypte, la Barbarie et l'Espagne, 1811) e Ernest Renan nella Preghiera sull'Acropoli (Prière sur l'Acropole, 1883); Goethe e i romantici ne fecero un emblema della grecità, e Sigmund Freud vi dedicò il saggio Un disturbo della memoria sull'Acropoli (Eine Erinnerungsstörung auf der Akropolis, 1936). Nelle arti figurative, le vedute di Edward Dodwell (e del suo collaboratore Simone Pomardi), di William Gell e di Louis Dupré contribuirono fra l'inizio e la metà dell'Ottocento a fissare l'immagine della rocca nell'immaginario europeo.[47][48][49]

Lincoln Memorial, Washington
Chateaubriand, Itinéraire de Paris a Jérusalem et de Jérusalem a Paris, edizione 1821.
Geologia
Il rilievo dell'Acropoli è costituito da due principali unità litostratigrafiche: alla base gli "scisti di Atene", depositi flyschoidi di età compresa fra il Maastrichtiano e l'Eocene, con sedimenti originariamente deposti circa 72 milioni di anni fa; al di sopra, un banco di calcari cenomaniani–turoniani (spessore massimo circa 40 m), più antico di circa 30 milioni di anni rispetto allo scisto sottostante.[50]
Forze tettoniche compressive hanno spinto il calcare dell'Acropoli sopra gli scisti di Atene formando una «falda» o «klippe»; l'erosione di tale falda ha isolato il rilievo e ha dato origine anche ad altri colli dell'area urbana, fra cui il Licabetto, l'Areopago, la collina del Museo e la Pnice.[51][52] Al contatto fra calcare permeabile e scisti argillosi si sviluppano sorgenti e cavità carsiche, particolarmente evidenti sui fianchi settentrionale e meridionale del colle.[51]
I marmi impiegati nei grandi cantieri classici provengono dai giacimenti del Monte Pentelico, una decina di chilometri a nord-est di Atene: il marmo pentelico è un calcare metamorfico a grana fine, di colore bianco tendente all'ambrato per la presenza di ossidi di ferro, caratteristica che conferisce ai monumenti della rocca la loro tinta calda sotto la luce del sole.[51][53]
Instabilità geologica
La natura litologica e le discontinuità della massa rocciosa rendono i fronti acclivi dell'Acropoli suscettibili a fenomeni di instabilità locale quali distacchi e crolli, contrastati nel tempo con interventi di protezione e prevenzione.[54] Fra le misure documentate sono attestati interventi di consolidamento dei versanti, riempimento dei giunti e gestione delle acque meteoriche per ridurre l'infiltrazione e limitare il deflusso verso i fianchi del colle.[54]
Note
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Acropolis, Athens, su UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 16 ottobre 2025.
- 1 2 3 4 5 (EN) Parthenon, su Ministry of Culture and Sports – Odysseus. URL consultato il 18 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2013).
- ↑ (EN) The Acropolis Monuments, su Acropolis Museum. URL consultato il 18 ottobre 2025.
- ↑ Greek Museums and Archaeological Sites Attract Over 20 Million Visitors in 2024, su GTP Headlines, 14 aprile 2025. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ The Most-Visited Archaeological Sites in Greece for 2024, su Greek Reporter, 15 aprile 2025. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) The Acropolis of Athens (PDF), su ODAP – Hellenic Republic, Ministry of Culture and Sports, 2019. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ (EN) Tucidide, Tucidide, Storie, II, 15, 3, su Perseus Digital Library – Scaife Viewer. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Apollodoro, Apollodoro, Biblioteca, III, 14, 1 (traduzione inglese di J.G. Frazer, 1921), su Perseus Digital Library, Tufts University. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Pausania, Pausania, Periegesi della Grecia, I, 24, 5 (traduzione inglese di W.H.S. Jones, 1918), su Perseus Digital Library, Tufts University. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ (EN) Parthenon. West pediment. Athena, su Acropolis Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 3 (EN) The Acropolis transformed into a sacred space, su Acropolis Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- 1 2 3 4 5 6 7 8 Bordignon, 2009
- 1 2 (EN) The Parthenon sculptures, su British Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ↑ (FR) Jean Baelen, La porte Beulé et le prix de poésie de 1854, in Bulletin de l'Association Guillaume Budé, n. 2, 1958, pp. 92–116, DOI:10.3406/bude.1958.3823. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 3 (EN) Museum history, su Acropolis Museum. URL consultato il 18 aprile 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) The Acropolis Restoration Project, su Hellenic Ministry of Culture and Sports. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ↑ (EN) Erechtheion, su Ministry of Culture and Sports – Odysseus. URL consultato il 18 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2013).
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- ↑ (EN) Mycenaean Fountain, su Ministry of Culture and Sports – Odysseus. URL consultato il 18 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2013).
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- 1 2 (EN) The Restoration of the Monuments of the Athenian Acropolis (PDF), su ysma.gr, YSMA – Acropolis Restoration Service, 2011, p. 10. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ↑ (EN) Propylaea Central Building, su European Heritage Awards / Europa Nostra Awards. URL consultato il 18 aprile 2026.
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- ↑ Drinia, 2022, pp. 6–8
- 1 2 3 Drinia, 2022, p. 8
- ↑ Regueiro, 2014, p. 49
- ↑ (EN) Manolis Korres, From Pentelicon to the Parthenon: The Ancient Quarries and the Story of a Half-Worked Column Capital of the First Marble Parthenon, Atene, Melissa, 1995, ISBN 9789602041000.
- 1 2 Regueiro, 2014, pp. 47–50
Bibliografia
- Giulia Bordignon, "Ornatissimum undique": il Partenone di Ciriaco d'Ancona, in La Rivista di Engramma, n. 74, 2009, pp. 10–24, ISSN 1826-901X.
- (EN) Hara Drinia, Faidra Tripolitsiotou, Theodora Cheila e Giorgos Zafeiropoulos, The Geosites of the Sacred Rock of Acropolis (UNESCO World Heritage, Athens, Greece): Cultural and Geological Heritage Integrated, in Geosciences, vol. 12, n. 9, 2022, p. 330, DOI:10.3390/geosciences12090330.
- (EN) Evi Papakonstantinou, Athena Panou, Kyriaki Franzikinaki, Anthi Tsimereki e Georgia Frantzi, The Surface Conservation Project of the Acropolis Monuments: Studies and Interventions (PDF), in XXI International CIPA Symposium, Athens 2007, 2007.
- (EN) Manuel Regueiro y González-Barros, Michael Stamatakis e Konstantinos Laskaridis, The geology of the Acropolis (Athens, Greece) (PDF), in European Geologist, n. 38, 2014, pp. 45–51, ISSN 1028-267X.
Approfondimenti
- (EN) Edward W. Bodnar, Cyriacus of Ancona and Athens, Bruxelles-Berchem, Latomus, 1960.
- Emanuele Greco (a cura di), Topografia di Atene. Sviluppo urbano e monumenti dalle origini al III secolo d.C., tomo 1: Acropoli – Areopago – Tra Acropoli e Pnice, Paestum, Pandemos / Scuola Archeologica Italiana di Atene, 2010, ISBN 9788887744439.
- (EN) Jeffrey M. Hurwit, The Athenian Acropolis: History, Mythology, and Archaeology from the Neolithic Era to the Present, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, ISBN 9780521417860.
- (EN) Manolis Korres, From Pentelicon to the Parthenon: The Ancient Quarries and the Story of a Half-Worked Column Capital of the First Marble Parthenon, Atene, Melissa, 1995, ISBN 9789602041000.
- (EN) Jenifer Neils e Barbara A. Barletta, The Parthenon: From Antiquity to the Present, Cambridge, Cambridge University Press, 2005, ISBN 9780521820936.
- (EN) Panayotis Tournikiotis (a cura di), The Parthenon and its Impact in Modern Times, Atene, Melissa, 1994, ISBN 9789602041710.
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Collegamenti esterni
- Alessandro Della Seta, ACROPOLI d'Atene, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
- Acropoli di Atene, su archINFORM.
- (EN) Acropoli di Atene, su Structurae.
- (DE) Acropoli di Atene, su Arachne.
- (EN) The Restoration of the Monuments of the Athenian Acropolis (PDF), su ysma.gr, YSMA – Acropolis Restoration Service, 2011.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 436149196484374791673 · LCCN (EN) sh85000668 · GND (DE) 4068908-6 · BNE (ES) XX5383583 (data) · BNF (FR) cb119608725 (data) · J9U (EN, HE) 987007293960705171 |
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