Arsoli sorge a poca distanza dal confine geografico del Lazio con l'Abruzzomarsicano; il territorio comunale è circondato dalla catena dei monti Simbruini.
Clima
Il clima presenta caratteri temperati con marcata escursione stagionale: le estati sono brevi, calde, asciutte e in prevalenza serene, mentre gli inverni sono lunghi, molto freddi e parzialmente nuvolosi; nel corso dell’anno la temperatura varia in genere da -1 °C a 29 °C, con valori raramente inferiori a -5 °C o superiori a 33 °C.[6]
Le temperature seguono un andamento nettamente stagionale: la stagione calda dura circa 2,7 mesi, dal 18 giugno all’8 settembre, con massime giornaliere medie superiori a 25 °C, e il mese più caldo è luglio, con massime medie di 28 °C e minime medie di 15 °C; la stagione fredda dura invece circa 4 mesi, dal 18 novembre al 18 marzo, con massime medie inferiori a 12 °C, e gennaio registra i valori più bassi, con massime medie intorno a 8 °C e minime medie intorno a -1 °C.[6]
Le precipitazioni sono presenti durante tutto l’anno, ma con una distribuzione stagionale evidente: la stagione più piovosa dura circa 7,7 mesi, dal 12 settembre al 2 maggio, con probabilità giornaliera di pioggia superiore al 23%, mentre la stagione più asciutta va dal 2 maggio al 12 settembre; novembre è il mese più piovoso, con circa 83 mm di pioggia media e 9,5 giorni piovosi, mentre luglio è il mese meno piovoso, con circa 20,5 mm di pioggia media e 4,1 giorni piovosi[6].
Nel territorio di Arsoli si trovavano le sorgenti captate dai romani per l'acquedotto dell'Acqua Marcia, il terzo acquedotto di Roma, costruito nel 144 a.C, come anche i ponti romani di ponte San Giorgio e del ponte Scutonico sulla via Valeria a significare la presenza dei romani in queste terre in età antica[7].
Appartenente già dal IX secolo ai monaci del monastero di Subiaco, come confermato da una bolla di Papa Gregorio IV dell'864[8], che edificarono un monastero, trasformato successivamente in castello, quando nel secolo XIII la signoria di Arsoli passò alla famiglia Passamonti, che forse a loro volta la ebbero per diritto di conquista, e la mantennero sino al 1536, eccetto il periodo dal 1495 al 1502 nel quale fu tenuta, per forza d'armi, dai Colonna. Durante l'ultima fase del dominio dei Passamonti, la stessa casata fu colpita da un grave dissesto finanziario, oltre al fatto che la peste dei lanzichenecchi aveva quasi completamente spopolato il borgo e che la famiglia aveva perso Amico Passamonti, signore di Arsoli, trucidato da Marzio Colonna. Queste ragioni indussero la famiglia Passamonti a vendere nel 1536 il castello di Arsoli alla famiglia bolognese dei Zambeccari[9].
La cittadina di Arsoli si trovava allora in tristissime condizioni dal momento che oltre alla mancanza di popolazione le case erano in rovina ed i terreni agricoli erano incolti o pantanosi, con pochissime attività ancora attive. A questa situazione disperata ed al sostanziale disinteresse manifestato dagli Zambeccari per il borgo, si aggiunse la guerra della Campagna Romana che infuriò sotto Paolo IV dal 1557, dal momento inoltre che il borgo era posto a breve distanza da Oricola, piazzaforte di tedeschi e spagnoli.
Dopo poco tempo, San Filippo Neri, che era confessore, direttore spirituale e consigliere per quelle materiali del principe Fabrizio Massimo, gli consigliò l'acquisto di Arsoli ed il contratto con Flaminio Zambeccari venne nel 1574. Seguì un periodo difficile per il paese segnato dalle azioni di brigantaggio di Marco Sciarra nel 1591 e dalla terribile pestedel 1656[9].
Poi però grazie all'azione dei Massimi il borgo iniziò a risplendere nuovamente[9] dal momento che Fabrizio si occupò del rifacimento della chiesa e della riordinazione dei benefici ecclesiastici, probabilmente su impulso dello stesso Neri. Si occupò inoltre come feudatario di emanare dei decreti per la corretta amministrazione della giustizia e fece costruire un acquedotto nuovo per rifornire di acqua il borgo e la rocca presente in loco.
Durante la seconda guerra mondiale il paese fu occupato dai nazisti e trasformato in città ospedaliera[10].
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del comune di Arsoli è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 13 novembre 2002.[11]
«D'azzurro, alla fenice d'oro, sulla sua immortalità, essa fenice fissante l'ombra di sole d'oro, posta nel cantone destro del capo. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'azzurro, il motto in lettere maiuscole d'oro post fata resurgo. Ornamenti esteriori da Comune.»
Il gonfalone è un drappo di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa di San BartolomeoChiesa del SS. Salvatore, ricostruita a partire dal 1580 su progetto di Giacomo della Porta, dopo che l’edificio precedente era risultato inadeguato; presenta una facciata a capanna divisa in due ordini da una cornice, con portale sormontato da un timpano, nicchie laterali, finestra superiore ad arco e frontone triangolare, mentre l’interno è a navata unica, con transetto, cappelle laterali, volta a botte, presbiterio rialzato e opere di rilievo come la Trasfigurazione attribuita al Domenichino[12].
Chiesa di San Lorenzo, ristruttura per volontà dei Massimo nel 1580, a navata unica, scandita da colonne e coperta da capriate lignee, con presbiterio rettangolare decorato da pitture che simulano un’architettura[13].
Chiesa di San Bartolomeo, risalente al XIII secolo, una chiesa a navata unica e capelle laterali, con torre sul lato sinistro della struttura[14].
Chiesa di San Rocco, una piccola chiesa de XVI secolo, con facciata a capanna, un piccolo campanile sul lato destro, e un'ula coperta da volta a botte in muratura[15].
Chiesa della SS. Trinità. Le nuove vetrate artistiche.Chiesa della SS. Trinità, una piccola chiesa in località Stazione edificata nel 1956[16] da un vecchio edificio fatiscente divenendo un punto di riferimento per tutta la comunità. Nella chiesetta, dalla semplice pianta rettangolare spicca, sopra l’altare, la raffigurazione della SS. Trinità dipinta da Paolina Morani cui si deve la costruzione dell'edificio; da notare come le “Tre Persone” impartiscano la benedizione con la tipica simbologia delle chiese bizantine e cioè usando le tre dita per rappresentare i tre elementi della Trinità che si riuniscono in Dio. Il soffitto della chiesa raffigura una volta stellata, ispirata dalla decorazione della navata della basilica di S. Francesco ad Assisi. La tradizione orale del posto vuole anche che le stelle rappresentino gli abitanti della Stazione che collaborarono alla edificazione della chiesetta. Nell’estate 2021 la chiesa ha avuto un importante intervento di restauro.
Architetture militari
Castello MassimoCastello Massimo, un edificio di origine tardo-medievale, già presente alla soglia dell’Anno Mille come monastero fortificato dei monaci sublacensi e poi passato dai Passamonti agli Zambeccari e, dal 1574, ai principi Massimo; l’edificio, più volte rimaneggiato, conserva un aspetto scenografico con torri, torrette e giardini pensili, mentre gli interventi promossi dai Massimo ne arricchirono la cappella con un portale cosmatesco, il giardino con agrumi, siepi e fontane, e gli ambienti interni con una sala principale decorata dagli affreschi settecenteschi di Marco Benefial, cui si aggiunsero nell’Ottocento ulteriori trasformazioni in stile neogotico[17]
Secondo i dati ISTAT[21] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 180 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Teatro La Fenice, che si trova all'interno del palazzo del Comune, che dal 1999 ospita una rassegna di spettacolo dal vivo con particolare attenzione al teatro per l'infanzia. Dal 2015 il teatro è diventato Residenza artistica nazionale riconosciuta dal MiBACT e dalla Regione Lazio.
Fa parte della Comunità montana dell'Aniene, un ente pubblico ad appartenenza obbligatoria, con funzioni di programmazione economico-sociale, dello sviluppo strategico e della tutela del territorio montano[32].
Fa parte poi dell'Unione Medaniene, una unione di comuni con funzione di gestione associata dei servizi pubblici quotidiani e delle funzioni fondamentali che i singoli piccoli comuni non riuscirebbero a gestire da soli in modo efficiente[33].