Benedetto Bembo

Pier Maria II de' Rossi e Bianca Pellegrini nella Camera d'Oro del castello di Torrechiara.

Benedetto Bembo (Brescia, 1423 circa – 1489) è stato un pittore italiano esponente della pittura rinascimentale lombarda, attivo tra Lombardia ed Emilia nel XV secolo.

Biografia

Benedetto Bembo, Polittico di Torchiara.

Le notizie documentarie relative a Benedetto Bembo sono piuttosto scarse. Figlio del pittore Giovanni Bembo, capostipite di una famiglia cremonese di pittori e documentato a Brescia tra il terzo e il quarto decennio del Quattrocento, Benedetto nacque probabilmente tra il 1420 e il 1425, forse nella stessa Brescia. Fu fratello minore dei pittori Bonifacio Bembo e Andrea Bembo, anch'essi documentati nel corso del XV secolo.[1]

La prima opera sicuramente documentata dell'artista è il polittico di Torchiara, firmato e datato maggio 1462. Originariamente collocato nella cappella di San Nicomede presso il castello di Torrechiara, il dipinto è oggi conservato nella Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano. L'opera raffigura la Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate, Nicomede, Caterina d'Alessandria e Pietro Martire, mentre nella predella compaiono apostoli a mezzo busto.[1]

Alla medesima fase dell'attività del pittore viene generalmente ricondotta anche la decorazione ad affresco della cosiddetta Camera d'Oro del castello di Torrechiara.[2][3] Il ciclo decorativo, probabilmente anteriore al 1463, anno in cui fu ricordato dal poeta Gerardo Rustici, celebra la relazione amorosa tra Pier Maria II de' Rossi e Bianca Pellegrini attraverso un ciclo figurativo di carattere cortese e celebrativo.[1] Le scene sono ambientate entro architetture di gusto rinascimentale e si aprono su un paesaggio continuo nel quale compaiono numerosi castelli appartenenti alla famiglia Rossi.[3]

Tra le altre opere attribuite all'artista figura un gruppo di tre tavole provenienti da un polittico smembrato, conservate presso il Museo civico Ala Ponzone, raffiguranti la Madonna col Bambino con offerente, san Giorgio e san Tommaso d'Aquino. Discussa è invece l'attribuzione del frammento ad affresco con la Fuga in Egitto proveniente dalla basilica di San Michele Vetere a Cremona, ricondotto da alcuni studiosi a Benedetto Bembo e da altri alla cerchia del fratello Bonifacio.[1]

La critica ha inoltre attribuito all'artista ulteriori opere di carattere non sempre omogeneo, tra cui la cosiddetta Natività Frascione, la Predica del Battista già nella collezione Kress di New York e alcuni affreschi monocromi raffiguranti l'Annunciazione e Storie di eremiti, provenienti dal castello di Monticelli d'Ongina e oggi conservati presso la Galleria nazionale di Parma.[4][1] Secondo parte della critica, Benedetto avrebbe collaborato con il fratello Bonifacio anche alla decorazione della cappella del medesimo castello.[4]

Stile

Madonna dell'umiltà e angeli musicanti, Museo civico Amedeo Lia, La Spezia

La personalità artistica di Benedetto Bembo si distingue da quella del fratello Bonifacio Bembo e di altri pittori cremonesi contemporanei ancora fortemente legati alla tradizione tardogotica lombarda. La critica ha infatti individuato nella sua produzione un orientamento maggiormente aperto verso la cultura figurativa padovana e squarcionesca, probabilmente mediata attraverso esperienze venete provinciali.[1]

Nel polittico di Torchiara tali influenze emergono nella costruzione plastica delle figure, nella definizione incisiva dei panneggi e nella ricerca di una maggiore solidità volumetrica rispetto alla tradizione gotica ancora dominante nell'Italia settentrionale della metà del Quattrocento.[1] Alcuni studiosi hanno inoltre riconosciuto nella sua pittura elementi riconducibili alla cultura ferrarese del secondo Quattrocento.[5]

Nella decorazione della Camera d'Oro del castello di Torrechiara il linguaggio dell'artista assume caratteri più apertamente rinascimentali, evidenti soprattutto nell'organizzazione prospettica dello spazio e nella continuità paesistica che collega le diverse scene del ciclo.[1] Le figurazioni sono inserite entro architetture di gusto antiquario e si sviluppano su sfondi popolati dai castelli della famiglia Rossi, secondo un impianto di carattere celebrativo e cortese.[3]

La critica ha inoltre accostato alcune soluzioni prospettiche e spaziali adottate da Benedetto Bembo alle esperienze dei Canozzi da Lendinara.[6] Parallelamente permane nella sua produzione un marcato gusto decorativo lombardo, evidente soprattutto nell'ampio impiego di dorature a rilievo, nelle decorazioni a pastiglia e nella persistenza di componenti araldiche e cortesi tipiche del tardo gotico.[1]

La produzione attribuita a Benedetto Bembo appare nel complesso disomogenea e non sempre di agevole definizione critica, anche a causa della scarsità di opere documentate e della stretta vicinanza stilistica con il fratello Bonifacio e con altri pittori attivi nell'Italia settentrionale del secondo Quattrocento.[1]

Opere

Opere documentate

Opere attribuite

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Mazzini.
  2. ↑ Ricci 1894, pp. 8-9.
  3. 1 2 3 Mordacci, p. 86.
  4. 1 2 Quintavalle, pp. 36-45.
  5. ↑ Longhi, p. XXXII.
  6. ↑ Quintavalle, pp. 36-45.

Bibliografia

  • Carlo Baroni e Sergio Samek Ludovici, La pittura lombarda del '400, Messina-Firenze, 1952, pp. 117-122.
  • Cesare Bonetti, I Bembo pittori cremonesi, in Bollettino storico cremonese, I, 1931, pp. 23-25.
  • Anna Maria Brizio, La pittura in Piemonte, Torino, 1942, p. 165.
  • Irene Camelli, La Pinacoteca del Museo civico, in Cremona, II, 1930, pp. 81, 296.
  • Nicola Gabrielli, Le Pitture della cappella di S. Margherita nel Santuario di Crea, in Bollettino storico bibliografico subalpino, XXXVI, 1934, pp. 437-443, 451.
  • Franco Mazzini, BEMBO, Benedetto, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 8, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1966.
  • Francesco Malaguzzi Valeri, Pittori lombardi del '400, Milano, 1902, pp. 95, 102, 120.
  • Alessandra Mordacci (a cura di), Il Castello di Torrechiara, Parma, Gazzetta di Parma Editore, 2009.
  • Nicola Pelicelli, P. M. Rossi e i suoi castelli, Parma, 1911, p. 18.
  • Arturo Carlo Quintavalle, Problemi bembeschi a Monticelli d'Ongina, in Arte antica e moderna, n. 21, 1963, pp. 36-45.
  • Carlo Ludovico Ragghianti, Studi sulla pittura lombarda del '400, in La critica d'arte, VIII, 1949, pp. 288-300.
  • Corrado Ricci, Il castello di Torrechiara e la Sala d'oro, in Arte italiana decorativa e industriale, III, n. 1, 1894, pp. 8-9.
  • Corrado Ricci, La cappella di S. Nicomede, in Arte italiana decorativa e industriale, III, n. 3, 1894, pp. 23-24.
  • Mario Salmi, Un nuovo Benedetto Bembo, in Dedalo, VII, 1926, pp. 43-50.
  • Wilhelm Suida, Zum Werk des Benedetto Bembo, in Belvedere, XI, 1932, pp. 33-35.
  • Pietro Toesca, La pittura e la miniatura in Lombardia, Milano, 1912, pp. 573-574.
  • Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana, VII, 1, Milano, 1911, pp. 288-291.
  • Adolfo Venturi, Storia dell'arte italiana, VII, 4, Milano, 1915, pp. 822-823.
  • Fernanda Wittgens, Note ed aggiunte a Bonifacio Bembo, in Rivista d'arte, XVIII, 1936, pp. 345-346.
  • Roberto Longhi, Prefazione (catalogo della mostra), in Arte lombarda dai Visconti agli Sforza, Milano, 1958, p. XXXII.

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • Benedetto Bembo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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