Biagio Lisci
Biagio Lisci (Volterra, 1425 circa – Firenze, 1515 circa) è stato un notaio, storico e poeta italiano, stato una figura di rilievo nella Volterra del XV secolo, principalmente per il suo ruolo di testimone oculare e cronista degli eventi politici e militari che scossero la città negli anni 70 del quattrocento.
Biografia
Nacque a Volterra intorno al 1423 da messer Benedetto di Iacopo e da Bartolomea di Moisatto Rapucci; dal cui matrimonio nacquero anche Niccolò, Antonio, Iacopo e Girolamo.[1]
Suo padre, per il ruolo di primo piano avuto nelle sommosse anti-fiorentine verificatesi in Volterra intorno al 1430 quando era priore, venne condannato a morte in contumacia essendo lui riuscito a fuggire per rifugiarsi con la famiglia a Siena. Subì però, come anche il fratello Giovanni, la confisca di parte dei considerevoli beni che facevano dei Lisci una delle famiglie più ricche di Volterra. La loro casata tuttavia riacquistò ricchezze e prestigio già prima della metà del secolo, grazie anche al favore dei Medici.
Biagio Lisci dovette così compiere gli studi notarili a Siena, ma sappiamo che nel luglio del 1443 era a Firenze come giovane precettore. Ne dà egli stesso notizia in un codice che fu in sua mano tra il 1443 e il 1472 [N 1] sul quale. tra altre cose trascrisse, sei carmi latini da lui composti a partire dal 1444, la lirica in volgare "Non è in Firenze tanti Neci o Lapi" del 1459 e alcune epistole scambiate soprattutto con il suo cugino Niccolò di Nanni, legato pontificio e segretario dei reali di Ungheria. Inoltre, in detto codice, annota che si trovava a Pistoia nel febbraio del 1449, forse in qualità di segretario del capitano del popolo, e anche che venne designato cancelliere di Pescia nell'agosto 1450.
Il Lisci seguì quindi la carriera notarile del padre e si iscrisse all'Arte dei Giudici e Notai di Volterra nel 1462. Ma sappiamo che esercitava questa professione da tempo in quanto si conservano suoi atti già a partire dal 1454.
Biagio Lisci era vicino, per amicizia e parentela, alla fazione sostenitrice dei Medici a Volterra, che faceva capo agli Inghirami e ai Barlettani e fu coinvolto nei disordini legati al caso delle miniere di allume del 1470. Per questo, dopo essere stato aggredito nell'estate del 1471, fu costretto, quando scoppiarono i più gravi tumulti del febbraio 1472, a riparare precipitosamente con Paolo Inghirami, Romeo Barlettani e altri importanti esponenti della sua parte nel palazzo del capitano fiorentino Bernardo Corbinelli. Nell'assalto di quel palazzo, avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 febbraio, il Lisci rimase intrappolato e si rifugiò dentro un camino dove, raccontò, rimase per circa dieci ore, mentre l'Inghirami e il Barlettani venivano uccisi dai rivoltosi. Scampato il pericolo, si recò a Loreto, per sciogliere un voto fatto alla Madonna in cambio della salvezza ottenuta, e rientrò soltanto poco dopo la fine del "sacco" di Volterra, avvenuto il 18 giugno 1472, che si ritiene abbia colpito anche i suoi beni.
Da quella vicenda scaturì il suo ''Libellus de direptione suae patriae", un resoconto in latino composto prima del 18 maggio 1473, intorno alle vicende riguardati Volterra e il saccheggio subito a opera delle truppe fiorentine guidate da Federico da Montefeltro, al quale il libello è dedicato. In esso Il Lisci riporta inizialmente avvenimenti che egli aveva visto o addirittura vissuto direttamente almeno fino alle uccisioni del 23 febbraio 1472, mentre la seconda parte è composta in base a notizie di seconda mano ma reputate attendibili. Così, accanto a episodi che lo avevano toccato personalmente, vengono descritte le cause e lo svolgimento dei fatti in un'ottica certo filo-medicea moderata, distante da quella dello stesso Inghirami, cui pure il Lisci era legato, cioè non così totalmente ossequiosa nei confronti di Lorenzo de' Medici, se l'umanista Antonio Ivani, amico e corrispondente del Lisci che, già cancelliere di Volterra dal gennaio 1466 al marzo 1471, si premurò di scrivere una sua versione, destinata invece ad essere adottata come ufficiale, in cui l'intromissione del Medici appare molto sfumata. Ma la chiave di lettura dell'opera sta nella convinzione del Lisci che Volterra avesse perso le sue ultime libertà a causa delle divisioni interne. Tra le varie posizioni, l'atteggiamento che riscuote la sua simpatia è infatti quello di quei "boni cives" che hanno cercato sempre l'accordo tra gli interessi della patria e le richieste di Firenze, mettendo in secondo piano il tornaconto privato.
Poco dopo essere rientrato a Volterra, il Lisci si trasferì a Firenze insieme con i capi della fazione medicea colpiti dai bandi emanati. Comunque, ben presto - almeno dopo il maggio 1473 - dovette fare ritorno in patria: per i danni patiti e la fedeltà dimostrata a Firenze, fu tra i beneficiati dalla Signoria fiorentina che, dal 29 luglio 1472, aveva esentato, tra gli altri, lui e i suoi figli Mariotto e Anna per venti anni dalle "gravezze", cioè da tasse, decime e altri tributi che gravavano sui cittadini a Volterra e a Firenze.
La fiducia di Lorenzo de' Medici per il Lisci è dimostrata anche in due lettere del Magnifico, la prima indirizzata direttamente a lui per una raccomandazione il 18 novembre 1481, la seconda inviata ai governanti di Volterra il 12 dicembre successivo, in cui è il Lisci a essere raccomandato da Lorenzo, come suo "singolare amico", per la carica di sostituto provvisorio del cancelliere ser Pier Francesco di Filippo da San Miniato. Per quanto riguarda la professione notarile, il Lisci rogò, dal marzo 1482, per lo più nel palazzo del capitano di Volterra.
Purtroppo mancano notizie sul periodo successivo, e di conseguenza non ci è nota la data sicura della sua morte, ma è certo che continuò a svolgere la professione notarile in Firenze fino in età veneranda dato che l'ultimo atto da lui sottoscritto risale all'8 dicembre 1514.[N 2]
Note
- Esplicative
- Bibliografiche
- ↑ Roberto Ruini, Biagio Lisci, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003. URL consultato il 30 aprile 2026.
Bibliografia
- Roberto Ruini, Biagio Lisci, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 65, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003. URL consultato il 30 aprile 2026.
- Biagio Lisci, "Poesie storiche contemporanee e commentario inedito di Biagio Lisci volterrano tratto dal Codice Vaticano-Urbinate 1202", a cura di Luigi Frati, Bologna, 1886, pp. XXVIi s., 113-169.
- Enrico Fiumi , "L'impresa di Lorenzo de' Medici contro Volterra (1472)", Firenze, 1948, pp. 48-50.
- Lorenzo de' Medici a cura di M. Mallet, Lettere VI - 1481-1482, Firenze, 1990, pp. 144 segg.
- Elisabetta Insabato - Sandro Pieri, "Il controllo del territorio nello Stato fiorentino del XV secolo. Un caso emblematico: Volterra, in Consorterie politiche e mutamenti istituzionali in età laurenziana", Firenze, Paolo Viti, 1992, p. 207.
- Antonio Ivani Sarzanensis, "Historia de Volaterrana calamitate" a cura di F.L. Mannucci", in Rerum Italicorum Scriptorum, 2a ed., XXXIII.4, 1994, p. 15.
- R. S. Maffei, "Due lettere e un sonetto di Biagio Lisci", in Rassegna mensile di storia, letteratura ed arte per la città di Volterra e suo territorio, LXx, 1994, pp. 187 - 214.
- M. Martelli, "Il sacco di Volterra un caso di politica culturale", in Rassegna Volterrana, LXx, 1994, pp. 187 - 214.
- Tommaso Cangini, . "Il sacco di Volterra e i suoi perché, in Rassegna Volterrana, II, 1925, p. 7.
- Alessandro D'Ancona, "Il sacco di Volterra", in Rivista storica italiana, IV, 1887, pp. 76 - segg..
Voci correlate
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 12697255 · BAV 495/87066 · CERL cnp00296824 · GND (DE) 102563519 · BNE (ES) XX1791222 (data) |
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