Bono (Italia)
| Bono comune | |
|---|---|
| (IT) Bono (SC) Bòno | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Michele Solinas (lista civica) dal 13-6-2022 |
| Territorio | |
| Coordinate | 40°24′55″N 9°01′43″E |
| Altitudine | 540 m s.l.m. |
| Superficie | 74,54 km² |
| Abitanti | 3 227[1] (31-5-2026) |
| Densità | 43,29 ab./km² |
| Comuni confinanti | Anela, Benetutti, Bonorva, Bottidda, Bultei, Burgos, Nughedu San Nicolò, Oniferi (NU), Orotelli (NU) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 07011 |
| Prefisso | 079 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 112008 |
| Cod. catastale | A977 |
| Targa | SS |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa)[2] |
| Nome abitanti | (IT) bonesi[3] (SC) bonesos |
| Patrono | san Michele Arcangelo |
| Giorno festivo | 29 settembre |
| Cartografia | |
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| Sito istituzionale | |
Bono (Bono in sardo[4]) è un comune italiano di 3 227 abitanti[1] della città metropolitana di Sassari, situato nella regione storica del Goceano. Patria di Giovanni Maria Angioy.
Geografia fisica
Territorio
Orografia e paesaggio
Bono sorge a 540 m al di sopra del livello del mare, ai piedi del massiccio del monte Rasu. Abitato fin dall'epoca preistorica, il suo territorio si estende per circa 74,54 km² nella regione storica del Goceano ed è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, in un continuo alternarsi di pianure, colline e montagne. L'escursione altimetrica spazia dalla valle del fiume Tirso fino alla cima di monte Rasu la cui vetta, "Sa Punta Manna", raggiunge i 1259 metri s.l.m.,[5] rappresentando il rilievo più elevato dell'intera provincia di Sassari.
Questa spiccata eterogeneità altimetrica e la ridotta antropizzazione delle aree in quota hanno preservato un ambiente incontaminato, di forte richiamo paesaggistico. Dalla sommità del massiccio, accessibile grazie a una fitta rete di sentieri tracciati per l'escursionismo, si gode di un ampio panorama che domina la valle e gran parte della Sardegna centro-settentrionale, fino a scorgere a sud i rilievi del Gennargentu. Geologicamente, i rilievi montuosi del territorio bonese sono costituiti da formazioni antiche, prevalentemente scisti paleozoici e intrusioni granitiche.

Idrografia
I versanti del monte Rasu sono solcati da una fitta rete di limpide sorgenti, ruscelli e torrenti a regime stagionale che scorrono all'interno dei boschi primigeni. Queste acque montane defluiscono verso sud, andando ad alimentare il bacino del Tirso, il fiume più lungo della Sardegna, che lambisce la parte meridionale e più mite del territorio comunale. La zona montana è inoltre caratterizzata e impreziosita dalla presenza di numerosi laghetti.


Flora e aree naturali protette
La maggior parte del territorio di Bono, per il rilevante interesse naturalistico, è protetto e salvaguardato dall'intensa attività svolta dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale e dell'Agenzia Forestas (ex Ente foreste della Sardegna). Il cuore verde del comprensorio è il Complesso forestale di Monte Pisanu, costituito da fitte e antiche foreste di leccio (Quercus ilex), roverella (Quercus pubescens) e acero minore.
A poca distanza dal paese si trovano monte Pisanu e l'area di sosta "Sa Puntighedda". Queste zone, provviste di servizi per l'accoglienza all'aria aperta, costituiscono un ideale punto di partenza per attività di trekking, mountain bike e turismo equestre. Presso l'ex-caserma del Corpo forestale di monte Pisanu, a 861 metri d'altezza, sono state impiantate diverse specie arboree quali il cedro atlantico, la roverella, le tuie giganti; tra esse emerge un notevole esemplare di abete bianco.
Di eccezionale importanza naturalistica è la località di "Sos Nibberos", posta alle pendici nord-ovest del monte Rasu a circa 1.000 metri di quota, che comprende la foresta di Taxus baccata più estesa d'Italia[6], dichiarata monumento naturale nel 1994. Alcuni esemplari millenari raggiungono i 16 metri d'altezza ed hanno un diametro superiore al metro. Il fitto sottobosco di quest'area boschiva primaria, di grande interesse scientifico e didattico, ospita agrifogli, felci e rari endemismi botanici locali, come il rovo di Arrigoni (Rubus arrigonii).
Fauna montana ed ecoturismo
L'integrità di questi ecosistemi garantisce un rifugio ideale per la fauna selvatica, rendendo l'area una meta di spicco per l'ecoturismo e l'osservazione naturalistica, frequentata da molti visitatori. Nei boschi incontaminati trovano infatti habitat mammiferi come il cinghiale sardo, la volpe, la martora, la donnola, la lepre sarda e il raro gatto selvatico sardo. Molto ricca è anche l'avifauna: le pareti rocciose e le alte chiome degli alberi secolari offrono riparo e siti di nidificazione a numerosi rapaci di quota, tra cui lo sparviere, la poiana, il gheppio, l'astore sardo e l'aquila reale.
Storia
L'antico villaggio di Lorthia e l'origine del nome
Il territorio di Bono è abitato sin dall'epoca preistorica, ma la genesi e lo sviluppo dell'odierno centro abitato sono strettamente legati alle condizioni ambientali e sanitarie che hanno caratterizzato la valle del Tirso nel corso dei secoli.
In epoca antica e alto-medievale, i primi nuclei insediativi erano concentrati a valle. Tra questi spiccava il fiorente villaggio di Lorthia (o Lortzia)[7] (AFI: /ˈloɾθja/, /ˈloɾt͡sja/), un centro di fondovalle che arrivò a contare una vasta popolazione. Con il passare del tempo, la diffusione endemica della malaria nelle zone pianeggianti e i cicli di gravi pestilenze decimarono gli abitanti, spingendo i superstiti ad abbandonare definitivamente l'insediamento originario. La popolazione cercò rifugio ad altitudini maggiori, spostandosi verso le pendici boscose del massiccio del monte Rasu, a oltre 500 metri di quota, dove fondò un nuovo centro.
Per celebrare la ritrovata salubrità dell'aria montana, lontana dalle febbri malariche, e l'abbondanza di sorgenti pure, i fuggiaschi battezzarono inizialmente il nuovo insediamento con il nome di Bidda Sana ("Paese sano") (AFI: /ˈbiɖːa ˈzana/). Successivamente, il toponimo mutò in Bono Loco ("Luogo buono"), per poi contrarsi definitivamente nell'odierno nome di Bono.
Una tangibile e affascinante testimonianza storica di questo progressivo spostamento demografico verso la montagna è rappresentata dalla presenza delle cosiddette "chiese di Lorzia al campo" (tra cui San Gavino, Sant'Ambrogio, Santa Restituta, San Nicola di Bari e Santa Barbara)[8], antiche chiesette campestri sparse nelle campagne bonesi nei pressi del fiume. Questi piccoli edifici di culto sorgono proprio sul sito dove un tempo si estendeva il villaggio di Lorthia, fungendo oggi da impronta indelebile di quell'antica comunità prima del suo definitivo trasferimento nell'odierno centro montano.
Età Giudicale
Durante il medioevo Bono apparteneva al giudicato di Torres e precisamente alla curatoria del Goceano con Bottidda, Burgos, Anela, Esporlatu, Bultei e Benetutti. Nei primi decenni del XII secolo l'isola si arricchì di chiese, monasteri e castelli. Anche Bono ebbe la nuova chiesa, in stile romanico pisano, oggi parrocchia di San Michele Arcangelo, il suo convento, uno dei più antichi della Sardegna, a Monte Rasu e a pochi chilometri di distanza il Castello del Goceano.
Età Moderna
Sotto la dominazione spagnola Bono seguì la sorte del resto della Sardegna: spopolamento e depressione economica; ma, nel 1721, dopo la cessione del Regno di Sardegna ai Savoia, la situazione migliorò con un notevole incremento dell'attività agricola. Nel 1796, in seguito alla partecipazione ai moti antifeudali di Giovanni Maria Angioy, nativo del luogo, il centro venne attaccato dalle truppe piemontesi che dopo averlo bombardato lo conquistarono. I bonesi aspettarono i soldati sulla via del ritorno, li attaccarono e ne fecero prigionieri alcuni. Agli inizi del secolo scorso per qualche anno il paese fu capoluogo di provincia, poi venne inserito nella provincia di Sassari, sebbene tutt'oggi mantenga maggiori rapporti culturali ed economici con quella di Nuoro.
Simboli
Lo stemma del comune di Bono è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 13 maggio 2003.[9]
Il gonfalone municipale è un drappo partito di verde e di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Il paese e il suo territorio ospitano un numero eccezionale di edifici di culto, testimonianza di una profonda e radicata devozione popolare nel corso dei secoli.
- Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo
È l'edificio di culto principale del paese. L'esterno è caratterizzato da un'elegante facciata in stile romanico-gotico del XIV secolo, realizzata in blocchi di trachite rosa, sormontata da archetti pensili e impreziosita da un rosone centrale e da portoni in bronzo. All'interno si conservano tesori di inestimabile valore storico e artistico: un'imponente statua lignea policroma di San Michele risalente alla fine del Trecento (tra i manufatti più antichi del Goceano) e un prezioso calice in argento dorato del XIV secolo. Quest'ultimo, tradizionalmente attribuito a una donazione dal castello di Burgos, fu trafugato dalle truppe regie durante il saccheggio del paese nel 1796 ai tempi della "Sarda Rivoluzione", per poi essere restituito alla comunità solo grazie alla tenacia del parroco locale.
- Ex Convento dei Francescani
Situato in posizione panoramica sulle pendici del massiccio montuoso, è uno degli insediamenti monastici più antichi della Sardegna (fondato intorno al 1220).
- Chiesa di San Raimondo Nonnato
Importante chiesa del centro abitato, attorno alla quale, tra la fine di agosto e i primi di settembre, si tengono i grandi festeggiamenti patronali che richiamano visitatori da tutta l'isola.
- Altre chiese cittadine
Il tessuto urbano è arricchito dalla chiesa di Sant'Efisio Martire Guerriero, dalla chiesa di Santa Caterina Vergine (teatro di una sentita festa tra maggio e giugno con sfilate in costume e gruppi folk), dalla chiesa di Sant'Antonio Abate e dalla chiesa di San Giovanni Battista.
- Le chiese campestri (ex villaggio di Lorthia)
Nelle campagne verso la valle del Tirso sorgono piccoli edifici di culto che segnano il luogo in cui un tempo si trovava l'antico villaggio di fondovalle poi abbandonato. Tra queste spiccano la chiesa di San Nicola di Bari, la chiesa di Santa Barbara (restaurata per un voto dei reduci della Seconda guerra mondiale) e la chiesa di Santa Restituta, che custodisce le reliquie della santa e un altare ligneo del Seicento.

- I Murales e il centro storico
Le vie e le piazze dell'antico nucleo abitato di Bono sono arricchite dalla presenza di numerosi murales, che trasformano il paese in un vero e proprio museo a cielo aperto. I dipinti narrano le tradizioni agropastorali del Goceano, il folklore e le scene di vita quotidiana del passato. Una parte significativa di queste opere è dedicata alla rievocazione dei moti antifeudali sardi e alla "Sarda Rivoluzione".
- I luoghi di Giovanni Maria Angioy
In Piazza Bialada è collocato un busto in bronzo dedicato all'illustre magistrato Giovanni Maria Angioy, nato proprio a Bono. La piazza e i suoi edifici storici fanno da cornice alle celebrazioni commemorative e ai percorsi storici del paese. Alle spalle della piazza si trova inoltre una storica fontana di pubblica utilità edificata nel 1886.
- Complesso di Monte Pisanu
Situato a poca distanza dal paese, è un'autentica oasi naturale e meta privilegiata per il turismo ecosostenibile, l'escursionismo e la mountain bike. Presso l'ex-caserma del Corpo forestale, situata a 861 metri d'altezza e dotata di un centro servizi, si possono ammirare rimboschimenti storici con maestosi esemplari di cedro atlantico, tuie giganti e un notevole esemplare di abete bianco. Il monte, sorvegliato dall'alto dai resti dell'antico convento, accoglie l'area di sosta di Sa Puntighedda e innumerevoli fonti d'acqua pura.
- Monumento naturale Tassi di Sos Nìbberos
Inserito all'interno della foresta di Monte Pisanu, a circa 1.000 metri di quota, è un'area protetta istituita nel 1994 che custodisce una delle foreste di tassi (Taxus baccata) più antiche ed estese d'Italia, con esemplari millenari.
Società
Evoluzione demografica
Bono rappresenta storicamente il centro più popoloso e il capoluogo di riferimento socio-economico della regione storica del Goceano. Pur mantenendo un ruolo di centralità territoriale, a partire dalla seconda metà del Novecento il comune ha registrato una flessione demografica, in linea con il generale fenomeno di spopolamento che interessa le aree interne della Sardegna a favore delle zone costiere e dei grandi centri urbani. Nonostante ciò, Bono conserva un tessuto sociale vitale e un forte attaccamento alle proprie radici culturali[10].
Lingue e dialetti
La lingua parlata a Bono, affiancata all'italiano, è il sardo nella sua variante logudorese. Il dialetto bonese presenta tratti fonetici e lessicali tipici dell'area del Goceano, conservando una notevole purezza linguistica. L'amministrazione e la comunità locale sono molto attive nella tutela e nella valorizzazione della lingua sarda (Bono è stato teatro, ad esempio, di uno dei primi matrimoni istituzionali celebrati interamente in sardo[11]). La lingua locale è inoltre il veicolo principale delle espressioni poetiche e musicali della tradizione.
Tradizioni e folclore
La società bonese è profondamente legata alle proprie tradizioni agro-pastorali, che trovano espressione nei momenti di festa e nelle usanze popolari[12]:
Sant’Antonio Abate
Sant’Antonio Abate è venerato come protettore degli animali e figura centrale di numerose tradizioni popolari. Secondo la leggenda, in un tempo remoto in cui sulla terra mancava il fuoco, il santo discese negli inferi accompagnato dal suo maialino e armato di un bastone di ferula, riuscendo a sottrarre il fuoco al diavolo per donarlo agli uomini. A questo gesto eroico si lega un’antica invocazione popolare, augurio di diffusione del fuoco e della prosperità in ogni casa.[13]
Nel paese di Bono, le celebrazioni in suo onore iniziano il 16 gennaio. Nei giorni precedenti, un comitato organizzatore, con il contributo dei giovani, prepara il grande falò rituale (su Fagarone), utilizzando legna e sughero. La struttura, di forma conica, è sormontata da una croce decorata con arance; durante l’accensione, i più giovani si arrampicano per afferrarle, in un gesto simbolico di coraggio e sfida.
La festa si articola tra momenti religiosi e conviviali. Dopo i vespri, i fedeli si riuniscono in chiesa, dove vengono offerti dolci tipici come sas tiliccas e sas cogones, preparati con “su pistiddu” ossia dolci ripieni di mosto cotto aromatizzato con agrumi. Questi dolci, spesso decorati con motivi simbolici, sono associati a riti propiziatori e credenze popolari legate alla salute e alla fertilità.
Il falò viene benedetto e, prima che le fiamme si innalzino, i partecipanti compiono giri rituali attorno ad esso, tre in senso orario e tre in senso antiorario. La festa prosegue fino allo spegnimento del fuoco. Un gesto simbolico diffuso è quello di segnare la fronte con la fuliggine dei tizzoni ormai spenti. In passato i giovani usavano questo rito anche come forma di corteggiamento.
La festa di S. Antonio è tipica di tutti i paesi del Goceano, ma a Bono presenta caratteristiche diverse: negli altri paesi si prepara un unico falò e lì convergono tutti gli abitanti. A Bono si preparano vari falò, il più grande, sul sagrato della chiesa del santo e altri nei vari rioni del paese. Alle 17, dopo i vespri, si da fuoco al falò principale e il fumo che sale nell’aria e viene avvistato dagli abitanti vengono accesi tutti gli altri falò.
Queste pratiche testimoniano un intreccio di religiosità, tradizione e identità comunitaria, che rende la festa di Sant’Antonio Abate un evento di grande valore culturale.[14]
• L'abito tradizionale: Il costume tipico di Bono[15][16], sia maschile che femminile, è uno dei più rigorosi e antichi del centro-nord dell'isola. Realizzato con tessuti pregiati (orbace, panno, velluto e seta) e finemente ricamato, viene indossato con orgoglio durante le processioni religiose e le sfilate folcloristiche in tutta la Sardegna.
• Canto e musica: Bono vanta una solida tradizione musicale legata al canto corale e al canto a tenore[17], espressione tra le più arcaiche della cultura sarda (patrimonio immateriale dell'UNESCO). Nel paese operano diversi cori polifonici e gruppi di tenores che si esibiscono durante le feste paesane e tramandano i canti tradizionali in lingua sarda.
• La tradizione equestre: Il legame con il cavallo è un elemento centrale della cultura di Bono. L'allevamento e l'addestramento dei cavalli vantano antiche radici, e i cavalieri bonesi in abito tradizionale sono una presenza immancabile e scenografica in tutte le principali ricorrenze religiose del paese, come le feste di San Raimondo Nonnato[18] e Santa Caterina.
Evoluzione demografica
Abitanti censiti[19]

Lingue e dialetti
La variante del sardo parlata a Bono è quella logudorese centrale o comune.
Economia
L'economia di Bono si basa storicamente sul settore primario, in particolare sull'allevamento e sull'agricoltura, a cui si affiancano un solido comparto artigianale e un settore terziario in costante sviluppo, legato al ruolo del paese come centro di servizi per l'intero Goceano e al turismo emergente.
• Agricoltura e allevamento: Il settore primario rappresenta ancora oggi una voce fondamentale dell'economia locale. L'allevamento è prevalentemente ovino (destinato alla produzione di latte e carne), affiancato da quello bovino e suino. L'attività agricola si concentra maggiormente nelle aree pianeggianti e collinari a ridosso della valle del Tirso, dove si coltivano foraggi, cereali, vigneti e uliveti. Data la vasta estensione dei boschi montani, tra cui il complesso di Monte Pisanu, riveste un ruolo storico ed economico rilevante anche la silvicoltura e la gestione delle risorse forestali.
• Artigianato e piccola industria: Il settore secondario è strettamente legato alla trasformazione dei prodotti agro-pastorali. Sul territorio operano aziende casearie per la lavorazione del latte e la produzione di formaggi tipici sardi (in primis il pecorino), e panifici artigianali rinomati per la produzione dei pani tradizionali locali, come la tipica spianata e il pane carasau. L'abbondanza di materia prima boschiva ha inoltre favorito storicamente l'artigianato del legno e la falegnameria.
• Servizi e turismo: In ambito terziario, Bono funge da polo di riferimento amministrativo per i comuni limitrofi. Negli ultimi anni sta assumendo un'importanza crescente anche il settore turistico: le ricchezze naturalistiche del Monte Rasu, le antiche foreste di tassi e il patrimonio storico-culturale (legato ai murales e alla figura di Giovanni Maria Angioy) stanno favorendo lo sviluppo di un turismo lento, legato all'escursionismo, all'ecoturismo e alla valorizzazione delle tradizioni.
Il ruolo di capoluogo del Goceano e la Comunità Montana
Bono è storicamente, geograficamente e demograficamente considerato il centro principale e il "capoluogo" della regione storica del Goceano. Questa sua spiccata centralità non ha solo una valenza culturale, ma si traduce in un ruolo amministrativo e di servizio fondamentale per tutto il territorio circostante.
Il paese è infatti la sede istituzionale della Comunità montana del Goceano (Zona n. 5), l'ente pubblico sovracomunale che riunisce e coordina i nove comuni dell'area (Anela, Benetutti, Bono, Bottidda, Bultei, Burgos, Esporlatu, Illorai e Nule). L'ente ha lo scopo di tutelare il vasto patrimonio ambientale della catena montuosa, promuovere lo sviluppo economico e turistico della vallata e gestire i servizi associati per contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Grazie a questa posizione di riferimento e di coordinamento, Bono funge da polo aggregatore ed erogatore di servizi per le popolazioni dei paesi limitrofi. Il centro abitato ospita infatti le principali infrastrutture pubbliche e i servizi sovralocali della zona, tra cui istituti scolastici superiori (scuole secondarie di secondo grado), presidi sanitari e poliambulatori territoriali, la sede della Compagnia dei Carabinieri e gli uffici direzionali e di coordinamento dell'Agenzia Forestas per il territorio del Goceano.
Amministrazione
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 6 giugno 1993 | 27 aprile 1997 | Cesare Nurra | DC | Sindaco | [20] |
| 27 aprile 1997 | 13 maggio 2001 | Mariano Marteddu | liste civiche di centro-sinistra | Sindaco | [21] |
| 26 maggio 2002 | 27 maggio 2007 | Giuseppe Pietrino Molotzu | lista civica | Sindaco | [22] |
| 27 maggio 2007 | 10 giugno 2012 | Giuseppe Pietrino Molotzu | lista civica | Sindaco | [23] |
| 10 giugno 2012 | 11 giugno 2017 | Michela Sau | lista civica "Rinnovamento e Rinascita" | Sindaco | [24] |
| 11 giugno 2017 | 13 giugno 2022 | Elio Mulas | lista civica "Impegno per Bono" | Sindaco | [25] |
| 13 giugno 2022 | in carica | Michele Solinas | lista civica "Rinnovamento e rinascita" | Sindaco | [26] |
Note
- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Comune di Bono : Amministrazione comunale e sindaco - Comune di Bono e città, Sassari, Sardegna, su www.comune-italia.it. URL consultato il 5 agosto 2026.
- ↑ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 87, ISBN 88-11-30500-4.
- ↑ Altezza Monte Rasu, su fotosardegna.it.
- ↑ Sos Nibberos, su claudiazedda.it.
- ↑ Lorthia, su villaggiscomparsi.weebly.com.
- ↑ Chiese campestri, su chiesecampestri.it.
- ↑ Bono (Sassari) D.P.R. 13.05.2003 concessione di stemma e gonfalone, su presidenza.governo.it. URL consultato il 6 gennaio 2022.
- ↑ Bono (SS), su Tuttitalia.it. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Matrimonio in sardo, su castedduonline.it.
- ↑ Bono, su www.sardegnaturismo.it, 7 novembre 2017. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Sant’Antonio, su comune.bono.ss.it.
- ↑ Comune di Bono, su comune.bono.ss.it. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Comune di Bono, su www.comune.bono.ss.it. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ (EN) SardegnaCultura - Bono, abito tradizionale, su SardegnaCultura. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Coro, su luigiladu.it.
- ↑ San raimondo, su comune.bono.ss.it.
- ↑ Dati tratti da:
- Popolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (PDF), su ebiblio.istat.it, ISTAT.
- Popolazione residente per territorio – serie storica, su esploradati.censimentopopolazione.istat.it.
Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
- ↑ Comunali 06/06/1993, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 27/04/1997, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 26/05/2002, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 27/05/2007, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 10/06/2012, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 11/06/2017, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
- ↑ Comunali 12/06/2022, su elezioni.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 27 agosto 2022.
Bibliografia
- Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X.
- Francesco Floris (a cura di), La grande enciclopedia della Sardegna: eventi storici, politici e culturali, artistici, letterari, sportivi, religiosi, soldati e attori, gastronomia, costumi e bellezze naturali dalle culture prenuragiche fino ai grandi avvenimenti del nostro secolo, Roma - Cagliari, Newton & Compton - Edizioni della Torre, 2002, ISBN 9788882897482, OCLC 879899382.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Sito ufficiale, su comune.bono.ss.it.
- Bòno (Sassari), su sapere.it, De Agostini.
- La scheda del comune nel portale Comunas della Regione Sardegna, su comunas.it.




