Calcoteca (acropoli di Atene)
| Calcoteca Chalkotheke | |
|---|---|
![]() | |
| Civiltà | Antica Grecia |
| Utilizzo | calcoteca |
| Epoca | V secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Periferia | Atene |
| Dimensioni | |
| Superficie | 860 m² |
| Larghezza | 20 m |
| Lunghezza | 43 m |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Acropoli di Atene |
| Mappa di localizzazione | |
| |
La Calcoteca o Chalkotheke (Χαλκοθήκη, greco per "deposito di bronzi", dalla radice greca della parola chalkós, "bronzo") era un edificio dell'Acropoli di Atene destinato al deposito di artefatti in metallo, in particolare armi e corazze, documentato dalle iscrizioni del IV secolo a.C.[1][2][3] I resti riconducibili all'edificio sono stati individuati a est del Santuario di Artemide Brauronia e immediatamente a sud-ovest del Partenone; si conservano fondazioni in pietra calcarea e trincee scavate nella roccia del portico di un complesso che misurava circa 43 × 20 m.[4]
Storia
Fonti epigrafiche e funzione
Le iscrizioni inventariali della Calcoteca costituiscono la fonte primaria per localizzazione, pianta e funzione dell'edificio, con attestazioni sicure dal 371-370 a.C. e un decreto–inventario nel 353-352 a.C. (Inscriptiones Graecae II2 120).[5][6] Il decreto dispone un nuovo conteggio dei materiali custoditi nell'edificio e il confronto con gli inventari dei nove anni precedenti, specificando che tale conteggio avverrà sull'Acropoli.[7]
Le liste inventariali documentano soprattutto armi e paramenti processionali in bronzo, tra cui scudi (inclusa la famosa epidosis di Pasione) e parti di catapulte; alla fine del IV secolo a.C. l'edificio svolse un ruolo di arsenale, con immagazzinamento di armamenti ed equipaggiamenti navali.[8] Un brano dell'inventario del 353-352 a.C. distingue scudi appesi "contro il muro" da quelli "nella Calcoteca stessa", indicazione coerente con l'esistenza di un portico sulla facciata.[9]
Archeologia
Il complesso, denominato "Edificio VII" nella documentazione di scavo, fu riconosciuto come Calcoteca già da Wilhelm Dörpfeld (1889) e l'identificazione è stata generalmente accettata; precedenti proposte (Edifici I e IV) sono state respinte per ragioni planimetriche e cronologiche.[10] Le indagini ottocentesche sull'Acropoli (1882–1890), pubblicate da P. Kavvadias e G. Kawerau, forniscono il contesto di scavo e la principale documentazione fotografica e grafica utilizzata nelle ricerche successive.[11]
Cronologia
La datazione dell'edificio è stata oggetto di discussione: la critica recente, sulla base delle evidenze topografiche ed epigrafiche, propende per una costruzione nel IV secolo a.C. (con riorganizzazione dei tesori tra il 374 e il 370 a.C. circa), in contrasto con una tradizionale attribuzione dovuta a Pericle di metà V secolo a.C..[2][5]
Sembra che in età romana l'edificio abbia subìto interventi, come indicano gli studi che collocano una fase edilizia in epoca antonina e la documentazione di numerosi membri architettonici rinvenuti nell'area della Calcoteca.[12][13][14][15]
Descrizione

I resti della Calcoteca si dispongono lungo il margine meridionale del pianoro dell'Acropoli, immediatamente a est del Santuario di Artemide Brauronia e a sud-ovest del Partenone, con un impianto allungato e un portico sul lato settentrionale affacciato verso il Partenone.[4] La facciata settentrionale è in parte scavata nella roccia: l'angolo nord-est del portico si inserisce nel taglio dei gradini rupestri a ovest del Partenone e una trincea di fondazione corre lungo il margine meridionale della terrazza ai piedi di tali gradini.[4] La costruzione sfruttò strutture preesistenti: il muro occidentale fungeva da parete di partizione con il Brauroneion e il muro sud si impostava sul paramento interno della cortina meridionale dell'Acropoli, mentre il muro di fondazione settentrionale reimpiega elementi architettonici (tra cui un tamburo di colonna).[16] Le dimensioni complessive sono di circa 43 × 20 m; l'ampiezza interna ricostruita è di ca. 15 m.[4]
Rimangono visibili in sito soltanto fondazioni in calcare e tagli di fondazione nella roccia, che consentono la ricostruzione del perimetro e del portico settentrionale.[4]
Note
- ↑ Inscriptiones Graecae II² 120, 1430.
- 1 2 (EN) Chalkotheke: a Pleiades place resource, su Pleiades, 30 aprile 2024.
- ↑ La Follette 1986, pp. 75–87
- 1 2 3 4 5 La Follette 1986, p. 79
- 1 2 La Follette 1986, pp. 75–78
- ↑ (EN) IG II² 120 – Decree and inventory of the Chalkotheke (353/2 BCE), su Center for Epigraphical and Palaeographical Studies, The Ohio State University.
- ↑ La Follette 1986, p. 77
- ↑ La Follette 1986, pp. 78–80
- ↑ La Follette 1986, p. 78
- ↑ La Follette 1986, pp. 75–77
- ↑ La Follette 1986, p. 75
- ↑ (DE) Friedrich Versakis, Das Brauronion und die Chalkothek im Zeitalter der Antoninen, Atene, 1910.
- ↑ La Follette 1986, pp. 75–76
- ↑ (EN) Scattered Architectural Members – Completed interventions, su Acropolis Restoration Service (YSMA). URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ (EL) Χαλκοθήκη (Chalkotheke), su Odysseus – Ministero ellenico della cultura. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ La Follette 1986, pp. 79–80
Bibliografia
- (EN) Laetitia A. La Follette, The Chalkotheke on the Athenian Akropolis (PDF), in Hesperia, vol. 55, n. 1, 1986, pp. 75–87.
- (EN) Eugene Schweigert, Inscriptions from the North Slope of the Acropolis (PDF), in Hesperia, vol. 7, n. 3, 1938, pp. 264–310 (in part. 281–289 su IG II² 120).
Voci correlate
Collegamenti esterni
- (DE) Calcoteca / Calcoteca (altra versione), su Arachne.
- (EL) Χαλκοθήκη (Chalkotheke), su Odysseus – Ministero ellenico della cultura. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- (EN) IG II² 120 – Decree and inventory of the Chalkotheke (353/2 BCE), su Center for Epigraphical and Palaeographical Studies (OSU).
- (EN) Chalkotheke, su pleiades.stoa.org.
