Carcharhinus borneensis

Squalo del Borneo
Stato di conservazione
Critico[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseChondrichthyes
OrdineCarcharhiniformes
FamigliaCarcharhinidae
GenereCarcharhinus
SpecieC. borneensis
Nomenclatura binomiale
Carcharhinus borneensis
(Bleeker, 1858)
Sinonimi

Carcharias borneensis
Bleeker, 1858

Areale

Areale attuale (blu scuro) e possibile areale storico (blu chiaro) dello squalo del Borneo[1][2]

Lo squalo del Borneo (Carcharhinus borneensis (Bleeker, 1858)) è una specie di squalo carcarinide appartenente alla famiglia dei Carcharhinidae. Estremamente raro, è noto solo nelle acque costiere attorno a Mukah, nel Borneo nord-occidentale, sebbene in passato potesse avere una distribuzione più ampia. Piccolo squalo grigio che raggiunge i 65 cm di lunghezza, questa specie è l'unico membro del suo genere a presentare una fila di pori ingranditi sopra gli angoli della bocca. Ha un corpo slanciato, con un muso lungo e appuntito, e una seconda pinna dorsale bassa, posta posteriormente rispetto all'origine della pinna anale.

Non si conosce quasi nulla della storia naturale dello squalo del Borneo. Come altri carcarinidi, è viviparo: le femmine partoriscono nidiate di sei piccoli, nutriti durante la gestazione tramite una connessione placentare. L'Unione internazionale per la conservazione della natura ha classificato più recentemente questa specie come in pericolo critico. Sebbene da allora sia stata individuata una popolazione ancora esistente, lo squalo del Borneo continua a destare preoccupazione dal punto di vista conservazionistico, dato il suo areale estremamente limitato in acque soggette a intensa attività di pesca.

Tassonomia e filogenesi

L'ittiologo olandese Pieter Bleeker descrisse originariamente lo squalo del Borneo come Carcharias (Prionodon) borneensis in un numero del 1858 della rivista scientifica Acta Societatis Regiae Scientiarum Indo-Neêrlandicae. La sua descrizione si basava su un maschio neonato lungo 24 cm, catturato al largo di Singkawang, nel Kalimantan occidentale, nel Borneo.[3] Autori successivi hanno riconosciuto questa specie come appartenente al genere Carcharhinus.[4] Prima del 2004 erano noti soltanto cinque esemplari di squalo del Borneo, tutti immaturi e raccolti prima del 1937.[1] Nell'aprile e nel maggio 2004, ricercatori dell'Universiti Malaysia Sabah scoprirono diversi esemplari aggiuntivi durante indagini sulle risorse ittiche di Sabah e Sarawak.[2]

Le relazioni evolutive dello squalo del Borneo sono incerte. Jack Garrick, nel suo studio morfologico del 1982, non lo collocò vicino ad alcun altro membro del genere.[5] Leonard Compagno, nel 1988, lo raggruppò provvisoriamente con lo squalo dalla coda piccola (C. porosus), lo squalo dalla macchia nera (C. sealei), lo squalo dalla coda macchiata (C. sorrah), lo squalo del Golfo di Carpentaria (C. fitzroyensis), lo squalo dalla guancia bianca (C. dussumieri), lo squalo dal naso duro (C. macloti) e lo squalo di Pondicherry (C. hemiodon).[6] Lo squalo del Borneo ricorda gli squali dal muso affilato (Rhizoprionodon) per alcuni caratteri, ad esempio i pori ingranditi ai lati della bocca. Tuttavia, altri aspetti della sua morfologia lo collocano saldamente all'interno di Carcharhinus.[2]

Descrizione

Lo squalo del Borneo presenta un corpo slanciato, con un muso lungo e appuntito e narici oblique, a forma di fessura, precedute da sottili lembi cutanei a forma di capezzolo. Gli occhi sono piuttosto grandi e circolari, dotati di membrane nittitanti. Gli angoli della bocca, relativamente ampia, mostrano solchi brevi e poco evidenti; immediatamente al di sopra si trova una serie di pori ingranditi, caratteristica unica all'interno del genere. Sono presenti 25-26 file di denti superiori e 23-25 inferiori. I denti superiori hanno una singola cuspide stretta e obliqua, con margini fortemente seghettati e grandi cuspidi secondarie sul lato posteriore; quelli inferiori sono simili, ma più sottili e finemente seghettati. Le cinque paia di fessure branchiali sono corte.[2][4]

Le pinne pettorali sono corte, appuntite e falcate (a forma di falce), mentre le pinne pelviche sono piccole e triangolari, con margine posteriore quasi rettilineo. La prima pinna dorsale è piuttosto grande e triangolare, con apice smussato e margine posteriore sinuoso; la sua origine si trova sopra le estremità posteriori libere delle pinne pettorali. La seconda pinna dorsale è piccola e bassa, e ha origine sopra la parte centrale della base della pinna anale. Non è presente alcuna cresta tra le pinne dorsali. Il peduncolo caudale presenta una profonda fossetta a forma di mezzaluna all'origine del lobo superiore della pinna caudale. La pinna caudale, asimmetrica, possiede un lobo inferiore ben sviluppato e un lobo superiore più lungo e stretto, con una marcata incisura ventrale vicino all'estremità. I denticoli dermici sono piccoli e sovrapposti, ciascuno con tre creste orizzontali che terminano in denti marginali. Questa specie è grigio ardesia dorsalmente, con colorazione che si scurisce verso le estremità delle pinne dorsali e del lobo superiore della pinna caudale; alcuni esemplari presentano file irregolari di piccole macchie bianche, probabilmente dovute alla manipolazione. La parte ventrale è bianca e si estende sui fianchi formando una banda chiara indistinta. I margini posteriori delle pinne pettorali, pelviche e anali presentano deboli bordature più chiare. L'esemplare più grande noto misura 65 cm di lunghezza.[2][4]

Distribuzione e habitat

Lo squalo del Borneo è noto solo nelle acque costiere del Sarawak.

Tutti gli esemplari recenti di squalo del Borneo sono stati raccolti esclusivamente nei punti di sbarco del pescato di Mukah, nel Sarawak, nonostante indagini approfondite nel resto del Borneo (compresa la località dell'esemplare tipo). Ciò suggerisce che il suo areale possa oggi essere limitato alle acque costiere poco profonde del Borneo nord-occidentale.[2][7] Dei cinque esemplari più antichi, quattro provenivano dal Borneo e uno dall'isola di Zhoushan, in Cina, indicando una distribuzione storicamente più ampia. La specie fu inoltre segnalata a Borongan, nelle Filippine, nel 1895, e a Giava nel 1933; tuttavia, queste segnalazioni non sono verificabili e non vi sono state osservazioni successive in tali aree.[2]

Record fossile

Fossili dello squalo del Borneo sono noti già a partire dal Miocene superiore. Presso il sito di Ambug Hill, nel Brunei, i suoi resti sono stati rinvenuti insieme a quelli di squali orlati e di membri dei generi Paragaleus, Chiloscyllium, Rhinobatos, Scoliodon e Lamiopsis.[8]

Biologia ed ecologia

I pesci ossei costituiscono probabilmente la principale fonte di nutrimento dello squalo del Borneo.[9] Come gli altri carcarinidi, è viviparo: gli embrioni in sviluppo vengono nutriti dalla madre tramite una connessione placentare derivata dal sacco vitellino esaurito. La nidiata è composta da sei piccoli, che alla nascita misurano circa 24-28 cm di lunghezza. Sulla base degli esemplari disponibili, la lunghezza alla maturità sessuale è stimata inferiore a 55-58 cm nei maschi e a 61-65 cm nelle femmine.[2][9]

Interazioni con l'uomo

L'Unione internazionale per la conservazione della natura ha valutato più recentemente lo squalo del Borneo come specie in pericolo critico.[1] In precedenza, diverse indagini ittiche condotte all'interno del suo presunto areale storico non erano riuscite a individuarlo.[1] Lo stato di conservazione di questa specie rimane precario, a causa dell'areale estremamente ristretto e della presenza in acque soggette a intensa pesca artigianale e commerciale.[2] Viene catturato con attrezzi a lenza ed è utilizzato per la carne, sebbene abbia un'importanza commerciale limitata.[7]

Note

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Dulvy, N.K., Bin Ali, A., Derrick, D., Dharmadi & Fahmi. 2021, Carcharhinus borneensis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 W. T. White, P. R. Last e A. P. K. Lim, Rediscovery of the rare and endangered Borneo Shark Carcharhinus borneensis (Bleeker, 1858) (Carcharhiniformes: Carcharhinidae), in P. R. Last, W. T. White e J. J. Pogonoski (a cura di), Descriptions of New Sharks and Rays from Borneo, CSIRO Marine and Atmospheric Research, 2010, pp. 17-28, ISBN 978-1-921605-57-4.
  3. ↑ P. Bleeker, Twaalfde bijdrage tot de kennis der vischfauna van Borneo. Visschen van Sinkawang, in Acta Societatis Regiae Scientiarum Indo-Neêrlandicae, vol. 5, n. 7, 1858, pp. 1-10.
  4. 1 2 3 L. J. V. Compagno, Sharks of the World: An Annotated and Illustrated Catalogue of Shark Species Known to Date, Food and Agricultural Organization, 1984, pp. 458-459, ISBN 92-5-101384-5.
  5. ↑ J. A. F. Garrick, Sharks of the genus Carcharhinus, in NOAA Technical Report, NMFS CIRC 445, 1982.
  6. ↑ L. J. V. Compagno, Sharks of the Order Carcharhiniformes, Princeton University Press, 1988, pp. 319-320, ISBN 0-691-08453-X.
  7. 1 2 P. R. Last, W. T. White, J. N. Caire, Dharmadi, Fahmi, K. Jensen, A. P. K. Lim, B. Mabel-Matsumoto, G. J. P. Naylor, J. J. Pogonoski, J. D. Stevens e G. K. Yearsley, Sharks and Rays of Borneo, CSIRO Publishing, 2010, pp. 92-93, ISBN 978-1-921605-59-8.
  8. ↑ László Kocsis, The Elasmobranch Fossil Record of the Indo-Australian Archipelago since the Miocene: A Literature Review and New Discoveries from Northern Borneo, in Diversity, vol. 16, n. 6, 29 maggio 2024, pp. 323, Bibcode:2024Diver..16..323K, DOI:10.3390/d16060323, ISSN 1424-2818.
  9. 1 2 M. Voigt e D. Weber, Field Guide for Sharks of the Genus Carcharhinus, Verlag Dr. Friedrich Pfeil, 2011, pp. 49-50, ISBN 978-3-89937-132-1.

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