Carlo Stanghellini

Autoritratto con teschio, 1922, olio su tela 58x44 cm, Forlì, collezione privata

Carlo Stanghellini (Forlì, 17 febbraio 1901 – Forlì, 8 settembre 1956) è stato un pittore italiano. Membro del Cenacolo Artistico Forlivese, segnato dalla malattia e dall'ombra della morte, ha uno stile legato al simbolismo. Fu maestro nel genere del ritratto.

Biografia

Nasce a Forlì in un rione del quartiere Schiavonia, in via Bacilina, da Ermete e Teresita Lanzoni. La casa paterna, dove vivrà tutta la vita, si trovava a poca distanza dalla bottega dove aveva lavorato in gioventù il tenore Angelo Masini. Chiamato affettuosamente Carluccio dagli abitanti del quartiere, presenta un carattere schivo e riflessivo, che lo avvicina alla pittura, portandolo a frequentare i corsi serali di disegno alla Scuola di Arti e Mesteri e poi l'Accademia di Belle Arti prima a Ravenna , poi, nel 1918-20 a Firenze.

Nel 1920 viene chiamato a svolgere il servizio militare. Sono gli anni subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Rientrato a Forlì comincia a manifestare i sintomi dell'encefalite letargica. La malattia porta a un incupirsi dei temi e della tecnica artistica. Tuttavia partecipa attivamente alla vita artistica romagnola, vincendo la medaglia d'oro nell'ambito delle Esposizioni Romagnole Riunite nel 1921 e partecipando alla Mostra di Belle Arti di Rimini. Fa parte del Cenacolo Artistico Forlivese ed espone nelle collettive con gli artisti del gruppo fra il 1922 e il 1923.

Nel 1935 la malattia è ormai evidente e invalidante, così Stanghellini viene ricoverato a Roma, nella clinica Regina Margherita, che ha un reparto apposito per la malattia, nella speranza di un miglioramento che non avviene. Progressivamente paralizzato è costretto a smettere di dipingere. Rientrato a Forlì muore nella clinica Villa Serena, vicino alla casa natale nel 1956. È sepolto in una tomba nel Cimitero Monumentale di Forlì.

La sua città gli dedica una mostra nel 1968 e una nel 2005.

Stile

Medusa, 1921, tempera grassa su tela, 62x40 cm, Forlì

Lo stile di Stanghellini rientra in alcune tendenze degli anni '20 che oscillano fra una ricerca del vero (è un grande disegnatore) e stilemi simbolisti. Durante gli anni in cui frequenta l'Accademia di Ravenna il direttore è Giovanni Guerrini che fa parte del Cenacolo Artistico Faentino, incentrato sulla figura di Domenico Baccarini. Baccarini e Stanghellini sono accomunati da una morte precoce e da una tendenza al maledettismo legato al simbolismo. Con il progredire della malattia le opere di Stanghellini si fanno più cupe e diviene ricorrente il tema della morte. Questo è evidente nell'Autoritratto con il teschio del 1922. Rifacendosi a opere come l'Autoritratto con la morte che suona il violino di Arnold Böcklin, Stangellini unisce alla propria immagine l'elemento macabro del teschio, si presenta con sguardo torvo e intenso, comunicando la consapevolezza dell'inesorabilità della propria fine. L'atmosfera cupa è resa anche tramite i colori foschi e terrosi[1].

Sempre della stessa matrice è una delle sue opere più note, la Medusa del 1921. Ispirata al dipinto di Caravaggio è anch'essa, come l'autoritratto, caratterizzata da un senso di dramma, reso ancora più intenso dall'espressione di angoscia[2].

Un simbolismo più delicato e dolce si ha, invece, ne La Lucciola, del 1923, dove viene raffigurata una donna incinta che accarezza il proprio ventre su cui brilla luminosa una lucciola.

Stanghellini è anche grande ritrattista, come dimostra la produzione di disegni e opere a olio presente nelle collezioni della Pinacoteca civica di Forlì[3].

Notevoli sono anche gli studi di nudo a matita, le nature morte con toni sospesi di suggestione metafisica e, fra i paesaggi, il piccolo ed evocativo Luna sul mare[4].

Opere principali

  • Giovane Violinista 1919
  • Medusa 1921
  • Autoritratto con teschio 1922
  • Natura morta con fiasca 1922
  • Natura morta con drappo rosso 1922
  • La Lucciola 1923
  • Il bacio 1923
  • Autoritratto in abito da pittore 1923
  • Medusa 1924
  • Cristo 1926
  • Ritratto di Achille Fortunato (Rigoletto) 1926
  • Savonarola 1927
  • Il mendicante (Ritratto di viandante) 1929
  • Violinista 1931
  • Ritratto maschile 1933

Note

  1. ↑ Carlo Stanghellini, su galleriarecta.it.
  2. ↑ La Medusa, su bbcc.regione.emilia-romagna.it.
  3. ↑ Carlo Stanghellini, su bbcc.regione.emilia-romagna.it.
  4. ↑ Carlo Stanghellini - Luna sul mare, su bbcc.regione.emilia-romagna.it.

Bibliografia

  • Catalogo della mostra d'arte emiliano-romagnola, 1933.
  • G.Turroni, Nella polemica delle varie tendenze operano artisti ricchi di personalità, in Il Resto del Carlino, 8 marzo 1956.
  • Catalogo della mostra di Stanghellini inaugurata a Palazzo Gaddi, 1968.
  • AA.VV., Pittura dell'Ottocento e del Novecento a Forlì, 1997, pp. 134-138.
  • Flavia Bugani e Pierluigi Moressa (a cura di), Carlo Stanghellini - opere, Forlì, 2005.

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