Castello Ursino

Castello Ursino
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
LocalitàCatania
IndirizzoPiazza Federico di Svevia
Coordinate37°29′56.29″N 15°05′03.79″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1239-1250
Stilegotico
UsoMuseo
Realizzazione
ArchitettoRiccardo da Lentini
CommittenteFederico II di Svevia
Stemma della Città di Catania
Mura di Carlo V
Storia di Catania

Municipalità - Architetture - Chiese principali - Piazze principali - Terme romane - Giardini - Musei - Teatri - Sport - Personalità - Lingua siciliana - Cucina catanese

Galleria fotografica

Il castello Ursino (in siciliano casteḍḍu Ursinu) di Catania fu costruito dal re Federico II di Svevia nel XIII secolo. Il maniero ebbe una certa visibilità nel corso dei Vespri siciliani come sede del parlamento siciliano e, in seguito, come residenza dei re di Sicilia della dinastia aragonese, fra i quali Federico III. Oggi è sede del Museo Civico della città etnea, formato principalmente dalle collezioni della famiglia Biscari e del Monastero dei Benedettini.

Storia

Prima del castello

Sul sito dove sorge l'edificio attuale è testimoniato uno dei nuclei più antichi dell'abitato catanese, risalente alla prima fase abitativa della polis greca di Katane[1]. Sebbene in passato sia stata ipotizzata sul luogo la presenza di una torre di epoca normanna - la Torre di Don Lorenzo - non solo di essa non c'è traccia alcuna ma gli studiosi tendono a ritenere l'ipotesi di una preesistenza normanna sul sito del castello priva di fondamenti scientifici ed, eventualmente, di ricercarla in altro sito del centro storico cittadino[2]. Gli studiosi ritengono che il castello sia il castrum menzionato nella lettera indirizzata da Federico II al suo architetto, Riccardo da Lentini, quando il cantiere doveva ancora avviarsi.

Medioevo

Il castello Ursino fu voluto da re Federico II di Svevia e la sua edificazione iniziò nel 1239[3]. L'imperatore aveva pensato il maniero come parte di un più complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale, che includeva, fra gli altri, anche il castello Maniace, a Siracusa, e quello di Augusta, e come residenza imperiale in città. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati all'architetto militare Riccardo da Lentini. Secondo il Correnti sarebbe stato costruito sulla costa per volontà di Federico II e il nome "Ursino" deriverebbe da Castrum Sinus, ovvero il "castello del golfo"[4][5][6][7]. Qualcuno, tuttavia, ritiene che in origine il castello non si trovasse sulla costa e la denominazione Ursino sarebbe legata all’omonima famiglia che, nel corso del XIII secolo, lo avrebbe occupato[8].

All'interno del castello avvennero alcuni dei momenti più importanti delle Guerre del Vespro. Nel 1295 vi si riunì il Parlamento siciliano, che dichiarò decaduto Giacomo II come re di Sicilia, ed elesse Federico III con il nuovo titolo indipendente di re di Trinacria. Nel 1296 il castello fu preso dalle truppe francesi di Roberto d'Angiò ma espugnato dagli aragonesi nello stesso anno. Re Federico abitò il maniero a partire dal 1296, facendo di esso il centro della corte aragonese e così fecero anche i suoi successori Pietro II, Ludovico I, Federico IV e Maria. Inoltre, nel 1337, la Sala dei Parlamenti funse anche da camera ardente per la salma di re Federico III. Nel 1347, nella stessa sala, venne firmata la cosiddetta Pace di Catania fra Giovanni d’Aragona e Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli, ponendo così fine alle guerre del Vespro.

Il castello Ursino fu dimora reale dei sovrani del casato degli Aragona di Sicilia (ramo parallelo siciliano del casato spagnolo) e ne ospitò tutti i re dal 1296 al 1415, quando ospitò la regina Bianca d'Evreux, di origine normanna, ereditaria del Regno di Navarra e sposa di Martino I.

Nei primi anni del XV secolo l'edificio risulta circondato dalla città e diverse casupole vi si addossano. Sarà re Martino I, nel 1405, a far eseguire lo sgombero dello spazio intorno al maniero per ricavare una piazza d’armi, demolendo, tra gli altri, il convento di San Domenico costruito nel 1313[9].

Il castello, dimora di Maria di Sicilia, fu teatro del rapimento della regina da parte di Guglielmo Raimondo Moncada, nella notte del 23 gennaio 1379, per evitare il matrimonio di quest’ultima con Gian Galeazzo Visconti.

Alfonso V riunì, il 25 maggio del 1416, nella sala dei Parlamenti del castello, i baroni e i prelati dell'isola per il giuramento di fedeltà al sovrano e fino al 30 agosto vi si svolsero gli ultimi atti della vita politica che videro Catania città capitale del regno di Sicilia. Nel 1434 lo stesso re Alfonso firmò nel castello l'atto con cui concedeva la fondazione dell'Università degli Studi di Catania.

Nel 1460 si riunirà nel castello il primo Parlamento del periodo aragonese-castigliano presieduto dal viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea. Al suo interno morì, nel 1494, don Ferdinando de Acuña viceré di Sicilia, il quale verrà sepolto in Cattedrale, nella cappella di Sant'Agata.

Età Moderna

Dal XVI secolo, con l'introduzione della polvere da sparo, il castello vide sempre più indebolito il suo ruolo militare, diventando dimora del castellano e, temporaneamente del viceré, mentre parte di esso fu adibita a prigione.

Si deve a questo periodo, in particolare sotto la reggenza di Carlo V, una massiccia manipolazione dell'edificio atta a ricavarne una fortezza integrata con il sistema difensivo moderno: a difesa del castello vengono costruiti il Bastione di San Giorgio, sul lato sud, e il Bastione di Santa Croce, verso nord-est, mentre al suo interno vengono eseguite alcune modifiche nello stile proprio del periodo[10].

L'eruzione del 1669 in uno storico affresco di Giacinto Platania: sulla sinistra, il castello Ursino circondato dalla lava

L'11 marzo 1669, da una frattura sopra Nicolosi, ebbe inizio la più imponente eruzione dell'Etna di epoca storica che, dopo aver distrutto orti e casali dell’hinterland, giunse alle mura della città, che riuscì a superare da Nord-Ovest, nella zona del Monastero di San Nicolò l'Arena, per poi dirigersi verso il Bastione di San Giorgio. Il 16 aprile la lava arrivò attorno al castello e, pur non intaccandone le strutture, ne colmò il fossato, coprì i bastioni e spostò per alcune centinaia di metri anche la linea della costa.

Infine, il terremoto del 1693 provocò una serie di danni alle strutture e alcuni crolli, compromettendo definitivamente il ruolo militare del castello.

Restaurato all’inizio del XVIII secolo, continuò ad ospitare le guarnigioni militari, prima piemontesi (1714) e poi borboniche, assumendo anche il nome di Forte Ferdinandeo. Rimase tuttavia una prigione fino al 1838, quando il governo borbonico, riconoscendone il ruolo come fortilizio, vi apportò restauri e vi aggiunse nuove fabbriche che finirono con l'occultare sempre di più l'originaria struttura sveva.

In tale stato il maniero rimase fino agli anni 1930, quando fu oggetto di un radicale restauro, in vista della sua trasformazione in Museo civico .

Museo Civico

Acquisito nel 1932 dal comune e sottoposto a restauri, oggi il castello si trova in pieno centro storico e, dal 20 ottobre 1934, è adibito a Museo Civico di Catania. Nel mese di novembre del 2009 sono stati ultimati alcuni lavori di restauro. Conserva ed espone principalmente la collezione della famiglia Paternò Castello di Biscari e del Monastero dei Benedettini.

Architettura

Pianta del primo piano del castello Ursino.
Castello Ursino: particolare della stella a cinque punte

La struttura è a pianta quadrata e ogni lato misura circa 50 m. I 4 angoli sono dotati di torrioni circolari con diametro poco superiore ai 10 m e altezza massima di 30, mentre le 2 torri mediane sopravvissute (in origine erano 4) hanno un diametro di circa 7 m. Le mura sono realizzate, tramite opus incertum, in pietra lavica e presentano uno spessore di 2.50 m. Originariamente il castello presentava, alla base, delle scarpate che lo slanciavano, dandogli un aspetto decisamente imponente[11]. Esse sono visibili nel fossato del lato sud del castello grazie agli ultimi scavi effettuati. Il progetto originale probabilmente non prevedeva una merlatura, rara nei castelli federiciani, ma successive modifiche e ricostruzioni della parte sommitale di alcune torri, hanno probabilmente previsto l'inserimento di merlature. La pianta originale si basa sulla relazione tra quadrato e ottagono, con possibile riferimento alla cabala ebraica[12].

Nel corso dei secoli la struttura originale non ha subito cambiamenti notevoli. Trovandosi a breve distanza dalla principale via d'accesso a sud della città, la Porta della Decima, sita in località Muro Rotto, e circondato da ruderi di antica memoria (dal Bolano in poi, si identificavano a ovest la Naumachia e ad est il Ginnasio), si integrava con i quartieri meridionali della città, i quali si trovarono addossati all'edificio fino ad inizio del XV secolo. Nel 1405 infatti l’abitato che ormai lo soffocava, venne sventrato e il castello fu dotato, inizialmente di una piazza d'armi e poi di un fossato, venendo fortificato e circondato dalla cortina muraria cittadina lungo la quale, in prossimità del castello, si spingevano i 2 bastioni di San Giorgio e Santa Croce. Sul lato settentrionale, che è quello principale ed è ben conservato, era sita l'entrata principale del castello, difesa da un ponte levatoio e da mura, i cui resti sono ancora visibili nel fossato di fronte all'ingresso. Sempre nel lato settentrionale vi sono 4 finestre che originariamente non erano previste per renderlo meno vulnerabile agli attacchi nemici. Una base a scarpa venne poi realizzata per rafforzare la struttura del castello.

Il lato sud subi alcuni cambiamenti nel tempo, data la scomparsa della torre mediana e delle numerose finestre aperte nel tempo. Qui troviamo una porta secondaria detta "porta falsa" che, per mezzo di uno scivolo (che probabilmente era in legno e pietra), conduceva all'imbarcadero a mare, ricavato oltre il bastione[13]. Le manipolazioni cinquecentesche e la colata lavica del 1669, purtroppo, non ci consentono di stabilire esattamente ove fossero previste eventuali estensioni di mura che raggiungessero il maniero: il lato sud del castello fino alla metà del XVI secolo doveva affacciarsi imponente, pur a una certa distanza, sul mar Jonio, dal quale era separato da una larga riva sabbiosa[14]. La realizzazione del bastione di San Giorgio e della piattaforma di Santa Croce, resero più efficiente l'edificio per l'uso dei cannoni, fortificando il castello e rendendolo parte di un sistema difensivo ben più articolato che non in età medioevale. Il definitivo allontanamento dal mare e l'innalzamento del livello del terreno circostante al castello fu dovuto alla colata lavica del 1669 che lo cinse quasi totalmente e sommerse i bastioni. Il castello così, una volta dominante sul golfo, ne sembrò quasi appiattito al suolo.

Anche il lato est non presenta più la semi torre centrale, ma vi si trova una meravigliosa finestra di fattura rinascimentale con un pentalfa in pietra lavica. I moderni lavori di restauro hanno portato alla luce fino ad ora parte dei bastioni cinquecenteschi, una garitta perfettamente conservata e gli originari basamenti a scarpa che oggi restituiscono l'originaria maestosità alle torri angolari del castello.

L'ingresso, di fattura semplice, si trova nel prospetto nord ed ha sopra, in una nicchia, una scultura raffigurante un'aquila sveva, simbolo del potere di Federico II, che afferra una lepre, erroneamente scambiata talora per agnello[15]. Come si evince dalle planimetrie cinque e secentesche, tale ingresso, nel XVI secolo, venne occultato da una torretta semicilindrica a baionetta aperta sul lato occidentale, di cui oggi resta solo il muro di fondazione.

Al suo interno si sviluppava la corte; ad oggi rimane un cortile con scala esterna in stile gotico, costruita in età rinascimentale. Attorno al cortile interno c'erano le 4 grandi sale fiancheggiate da sale minori, dalle quali si accedeva alle torri angolari. Ogni grande sala è divisa da 3 campate, coperte da volte a crociera costolonate, che si dipartono da semicolonne con capitelli ornati a foglie; tale fuga di crociere quadrate dona l'aspetto di "campate di un maestoso tempio gotico".

Dal piano inferiore al piano superiore si accedeva attraverso scale a chiocciola posizionate all'interno delle semitorri nord e sud. Funzionalmente il castello combinava sia la funzione di reggia (palatium) che quella di maniero (castrum).

L'aspetto complessivo del castello nel suo ambiente circostante è notevolmente cambiato nel tempo; era prossimo al mare nei lati sud ed est, probabilmente in una vasta area aperta ridottasi ad uso agricolo dopo il progressivo abbandono dei quartieri meridionali nel corso della tarda antichità[14]. In seguito, forse nel corso del XIV secolo, durante l'espansione della Giudecca di Catania, la campagna su cui sorgeva venne occupata da fabbricati e conventi, tra cui quello di San Domenico eretto nel 1313[9]. Dal 1405 intorno all'edificio fu ricavata un'ampia piazza d'armi.

Dopo la colata lavica del 1669 il castello si trovò allontanato dalla linea di costa di molte centinaia di metri e con il livello del terreno circostante più elevato di una decina di metri, così che la sua imponenza e la sua magnificenza vennero occultate per sempre.[16][17]

I graffiti dei carcerati

Il lungo periodo durante il quale il castello fu adibito a carcere, tra il XVI ed il XIX secolo, comportò notevoli modifiche strutturali, poiché il maniero federiciano, nonostante la sua ampiezza, non aveva un numero sufficiente di locali che si prestassero ad essere usati come carceri. Così, le grandi sale del piano terra, furono suddivise da nuovi muri e solai, che crearono ambienti minori, in cui i prigionieri stavano come l'anime dannate[18] nei cosiddetti dammusi, cioè celle piccole, oscure e infestate da topi, scorpioni e tarantole.

Una traccia di questa pagina della storia del castello, si trova nelle centinaia di graffiti che riempiono i muri e gli stipiti di porte e finestre di tutti gli ambienti del piano terra (ad eccezione di quelli sul lato nord) ed il cortile interno.

  • Disegni: si tratta di stemmi, ma anche di teste e volti generalmente disegnati di prospetto, talvolta con intento caricaturale. Fra le rappresentazioni figurate, quelle di maggiore interesse si trovano nel cortile. Si tratta di una torre merlata e di 4 imbarcazioni a 3 alberi, tipi di galeoni in voga fra XVI e XVII secolo, descritti con grande precisione. Molto frequenti anche i simboli di carattere religioso, in particolare la croce e gli strumenti della Passione, nella cui rappresentazione il carcerato ravvicinava la propria sofferenza a quella di Cristo. L'esempio più interessante si trova nel cortile, una grande croce con Nodi di Salomone ai vertici, con scala, spugna, tenaglie e martello.
  • Iscrizioni: spesso si tratta solo di un nome, una data (la più antica riporta il 1526) e la frase Vinni carceratu. Ma il repertorio è vastissimo e comprende riferimenti alla colpa attribuita al prigioniero, rispetto alla quale egli si dichiara innocente, vittima di complotti o tradimenti, e poi sentenze o riflessioni dettate dalla durezza della vita in carcere. Fra queste un tale Don Rocco Gangemi, che scrive: Miseru cui troppu ama e troppu cridi. Particolarmente interessanti, sul portale del lato sud del cortile, 2 lunghe frasi che mostrano dei precisi e puntuali riferimenti con la contemporanea produzione dei poeti Antonio Veneziano e Antonio Maura, ed una lapidaria incisione sul senso della vita: Mundus rota est. La lingua di queste iscrizioni è per lo più il siciliano, ma con uso anche del latino, dello spagnolo e di un misto di siciliano e latino.

Il Castello nella cultura di massa

Nel 198 le Poste Italiane dedicarono al Castello Ursino un francobollo da 40 lire, che fa parte della serie nota come "Castelli d’Italia".

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Note

  1. ↑ A. Patanè, Saggi di scavo all’interno del castello Ursino di Catania, Kokalos XXXI-XL, 1993-94, pag. 906.
  2. ↑ G. Agnello, L’architettura sveva in Sicilia, 1935, pag. 416; L. Arcifa, La città nel Medioevo: sviluppo urbano e dominio territoriale, in Catania, l’identità urbana dalle origini al Settecento, Catania 2010, pag. 91.
  3. ↑ Castello Ursino: la storia, su comune.catania.it. URL consultato il 14 febbraio 2018.
  4. ↑ Santi Correnti, Castello Ursino, su Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Sicilia, books.google.it. URL consultato il 12 luglio 2015.
  5. ↑ Roberto La Paglia, Catania segreta
  6. ↑ La sua costruzione a protezione dell'antico porto catanese è citata Capozzo, Memorie su La Sicilia, pp. 467-468
  7. ↑ Il castello del golfo, su museocivicocastelloursino.comune.catania.it. URL consultato il 30 dicembre 2025.
  8. ↑ Giovanni Andrea Massa, O; Orsino, in La Sicilia in prospettiva, Parte prima, Palermo, Francesco Ciché, con licenza dei superiori, 1709, p. 252.
  9. 1 2 Giuseppe Rasà-Napoli, Guida alle chiese di Catania, Galati, Catania 1900, pagine 151 e 304.
  10. ↑ Società di storia patria per la Sicilia orientale, Archivio storico per la Sicilia orientale, Volumi 23-25, Catania, La Società, 1927, p. 119.
  11. ↑ Castello Ursino, in Itinerari culturali del medioevo siciliano. URL consultato il 14 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2018).
  12. ↑ "La struttura a pianta quadrata è costruita intorno a un cortile scoperto. Su tre lati del cortile si aprono tre grandi sale rettangolari, una per ciascun lato. Sul lato orientale vi sono tre sale centrali e due, alle estremità, di raccordo. Agli angoli del castello si ergono quattro torri cilindriche, mentre nei punti medi di ciascun lato si ergevano quattro torri semicilindriche più piccole, delle quali sono sopravvissute al terremoto del 1693 solo le due del lato nord e del lato ovest. Dalle sale rettangolari è possibile accedere alle torri mediane rimaste integre, mentre alle torri angolari si accede da quattro piccoli ambienti a pianta quadrata. Ne risulta un percorso continuo e dal ritmo regolare, incernierato attorno al cortile, costituito dal susseguirsi di otto ambienti. Le torri angolari, circolari all’esterno, risultano a pianta ottagonale all’interno, sormontate da volte a ombrello. Studioso della matematica e dell’astronomia, Federico II ha probabilmente voluto che la costruzione avesse un chiaro riferimento alla cabala (forma di mistica esoterica per rivelare il Creatore agli esseri creati). L’ottagono è infatti il risultato dell’intersezione di un cerchio, che rappresenta il potere divino, con un quadrato, che simboleggia il potere temporale. La figura ottagonale allude al potere divino sulla terra dell’imperatore." Vedi La pianta quadrata e l'ottagono Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  13. ↑ Federico De Roberto, Opere, IV, su books.google.it. URL consultato il 10 luglio 2015.
  14. 1 2 Lina Scalisi (a cura di), Catania. L'identità urbana dall'antichità al Settecento, Catania, Domenico Sanfilippo, 2009, ISBN 88-85127-50-9.
  15. ↑ Come ad es. il Coco in Carmelo Coco, Cani, elefanti, dee e santi. La storia dello stemma e del gonfalone di Catania, Giovane Holden edizioni, 2011, p. 21. Tuttavia l'errore è evidente alla semplice osservazione del gruppo statuario.
  16. ↑ Copia archiviata, su catania.spacespa.it. URL consultato il 12 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011)..
  17. ↑ Il terremoto del 1693 provocò danni relativi rispetto al resto della città; la colata lavica del 1669 invece ne aveva stravolto tutta la prospettiva: svettava infatti imponente a varie decine di metri sul livello del mare e si ritrovò ad essere quasi incassato in un fossato rispetto al nuovo livello stradale.
  18. ↑ V. Casagrandi, Il Castello Ursino di Catania nel sec. XVII in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, a. II, 1905, fasc. II, pp. 203 e segg.
  19. ↑ Il gruppo è legato alla tradizione della resa di Catania all'Imperatore e alla locuzione latina Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est.

Bibliografia

  • Museo civico Castello Ursino - Piazza Federico di Svevia , Pagine tematiche sul Sito internet ufficiale del Comune di Catania.
  • Giuseppe Agnello, L'architettura sveva in Sicilia, pp. 381–472. Roma, 1935,
  • Giuseppe Bellafiore, Architettura dell'età sveva in Sicilia tra 1194-1266, pp. 103–106. Palermo, 1993
  • Libertini, Relazione sul restauro del castello Ursino, in: Archivio Storico per la Sicilia Orientale, pp. 63–83, 1935
  • Santoro, La Sicilia dei castelli, la difesa dell'Isola dal VI al XVIII secolo, storia e architettura, pp. 50–51. Palermo 1985
  • Guido Libertini, "Iscrizioni e disegni sui muri del Castello Ursino di Catania", Catania, in Bollettino storico catanese XVIII, 1940.
  • Guglielmo Capozzo, Memorie su La Sicilia, vol. I, Palermo, Tipografia di Bernardo Virzì, 1840, pp. 467-468.

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