Castello di Aymavilles

Castello di Aymavilles
(FR) Château d'Aymavilles
La facciata del castello fotografata dal viale d'ingresso nel 2018, a conclusione dei lavori di restauro.
Ubicazione
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
Regione  Valle d'Aosta
CittàAymavilles
IndirizzoLocalité Le Château, 1 - 11010 Aymavilles AO
Coordinate45°42′08.59″N 7°14′53.46″E
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Aymavilles
Informazioni generali
TipoCastello
Stilerococò
Costruzione1287 circa-1728
Materialepietra, tufo e bardiglio
Primo proprietarioAimone di Challant
Condizione attualeAperto al pubblico
Proprietario attualeRegione Valle d'Aosta
VisitabileSi
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Il castello di Aymavilles è un maniero situato nel comune omonimo della media valle valdostana.

La sua pianta originaria risale al XIII secolo, sebbene lo stato attuale si discosti notevolmente da essa. La struttura è ubicata su una collina morenica che degrada verso il punto di confluenza tra la Dora Baltea e la Grand Eyvia, circondata soprattutto da vigneti. È caratterizzata da una pianta quadrangolare con agli angoli quattro torri cilindriche dotate di merli e beccatelli, aspetto assunto da quando ha completamente perso la sua funzione difensiva a partire dal 1728 per divenire più simile nelle forme ad un maniero residenziale.

Nel 2022 ha riaperto al pubblico divenendo un polo museale che, oltre alla propria parte storica, tipica di ciascun castello della Regione, integra alcune collezioni risalenti all'Ottocento e parte della collezione dell'Académie Saint-Anselme.

Storia

Le origini (XIII secolo)

Il castello e il borgo di Aymavilles in una foto aerea del 2023

Il castello è stato costruito su una collina morenica, in una posizione strategica sia per controllare il passaggio nella valle centrale dove si sviluppava la via delle Gallie che collegava Mediolanum (l'attuale Milano) a Lugdunum (oggi Lione), sia per sorvegliare l'accesso alla val di Cogne, nella cui direzione si trova l'antica cava sfruttata per l'estrazione di marmo bardiglio.[1]

Le originarie tracce dell'edificio sono attestate al 1287. Questo antico ed originario fabbricato risultava profondamente diverso dalle forme attuali in quanto più somigliante a una casaforte, le cui forme possono essere rintracciate in come appaiono oggi il castello di Écours a La Salle o il castello di La Mothe ad Arvier.

La struttura era inoltre dotata di un muro di cinta per raccogliere e proteggere la popolazione in caso di pericolo, sul modello dei castelli di Cly e di Graines.

Il periodo degli Challant (1354-1804)

Il castello in inverno

Nel 1354 i conti di Savoia affidarono il castello a un ramo della famiglia Challant, che da allora assunse il nome di Challant-Aymavilles. In questo periodo il dongione fu sopraelevato di un piano e ampliato verso ovest, mentre Aimone di Challant dispose il potenziamento delle strutture difensive mediante la costruzione di una seconda cinta muraria, di un fossato e di un ponte levatoio.

Ricostruzione della sezione trasversale del castello alla fine del XIV secolo (Carlo Nigra).

All'inizio del XV secolo, per iniziativa di Amedeo di Challant, il castello fu ulteriormente ampliato con la costruzione delle quattro torri angolari, munite di beccatelli e merlature, due delle quali con motivi guelfi e le altre due con motivi ghibellini. Le torri, di dimensioni leggermente differenti, furono collegate mediante un sistema di logge e gallerie e integrate con ulteriori elementi difensivi lungo la cinta muraria. Tali interventi contribuirono a definire l'aspetto architettonico che ancora oggi caratterizza il complesso. Tra i materiali impiegati nella costruzione figurano il tufo e il bardiglio.[2]

Nel 1728, per volontà del barone Giuseppe Felice di Challant (Joseph-Félix de Challant), il castello fu oggetto di una profonda trasformazione che ne modificò la funzione da prevalentemente militare a residenziale. Le opere difensive esterne furono in gran parte eliminate e il complesso venne dotato di un parco, di uno scalone monumentale d'accesso e di una fontana. Nello stesso periodo furono realizzate le logge barocche che collegano le torri, conferendo all'edificio caratteristiche riconducibili allo stile rococò. La configurazione assunta nel XVIII secolo è rimasta sostanzialmente invariata nei secoli successivi. A tale fase risalgono inoltre numerosi apparati decorativi interni, attribuiti a Vittorio Cherasco Oscasco di Challant e riportati alla luce durante i restauri eseguiti tra il 2013 e il 2021, comprendenti velari e decorazioni raffiguranti castelli, animali, personaggi e paesaggi.

Il 18 ottobre 1804, all'età di sette anni, morì nel castello di Aymavilles Maurice-Philippe de Challant-Châtillon.[3][4]

I passaggi di proprietà nel XIX secolo

Una litografia del castello di Enrico Gonin pubblicata a metà Ottocento

A seguito di questo evento il castello cominciò a essere progressivamente venduto ad uno svariato numero di acquirenti privati. Tra i primi si ricordano il conte Clemente Asinai Verasis di Castiglione, nel 1870, a cui seguì nel 1882 il senatore Giovanni Bombrini. Risale a questo periodo il ritrovamento, nelle soffitte del castello, di due tavole rappresentanti la Madonna e l'Arcangelo Gabriele.

Il castello come museo (dal XX secolo ad oggi)

Nel 1970 il castello fu acquistato dallo Stato che, in data imprecisata, ne cedette quasi subito la proprietà all'Amministrazione Regionale[5]. Dal 2004 quest'ultima si adoperò per cominciare la progettazione della cospicua e complessa serie di lavori di restauro mirati alla conservazione del sito nelle sue parti storiche e al contempo ad una sua riconversione d'uso, al fine di riaprirlo al pubblico come percorso museale: l'intento fu di ottenere la riapertura al pubblico, sfruttando pertanto il bene a fine turistico o come luogo di aggregazione per iniziative locali. Tali lavori tuttavia, in considerazione della loro dispendiosità e complessità, vennero costantemente rimandati nel primo decennio del 2000 ed iniziarono ufficialmente solo a maggio 2013 per concludersi nel dicembre 2021. La difficoltà principale fu costituita dal recupero dell'intero complesso architettonico, suddiviso in quattro parti: l’edificio principale (costituito dal castello vero e proprio), un edificio più piccolo e rurale (denominato in patois valdostano grandze), un altro fabbricato di servizio adibito originariamente a scuderia e il vasto parco, creato sullo sperone roccioso mediante la costruzione di diversi livelli di terrazzamenti[6].

L'allestimento nel 2023

I complessi interventi hanno consentito parallelamente anche lo svolgimento delle analisi per rintracciare ed attestare le fasi archeologiche e architettoniche, specie sugli elevati e sulle decorazioni interne alla struttura, al fine di individuare l’epoca dei diversi corpi dell’edificio e, in particolare, le fasi storiche di evoluzione più antiche dello stesso. A tal proposito furono effettuate profonde ripuliture sia all'esterno, sulle pareti e alle merlature sulla sommità delle torri, dove gli agenti esogeni avevano agito maggiormente, nel corso dei decenni, sia alle parti lignee interne oltre che analisi stratigrafiche sugli intonaci decorati presenti nelle stanze, a seguito di un loro consolidamento, per comprenderne l'evoluzione e le varie fasi di creazione degli stessi[6].

Nel febbraio del 2018 l'assessore all'istruzione e cultura della Regione conferma la fine della porzione più consistente dei lavori di restauro e di allestimento del percorso di visita museale entro giugno dello stesso anno e la probabile riapertura del sito per la stagione turistica estiva del 2019. Ancora a settembre 2020 tale evento, tuttavia, non si è verificato[5], provocando un'ulteriore proroga per la riapertura[7]. Durante il mese di marzo 2018 vengono inoltre effettuate due aperture straordinarie nelle giornate FAI di primavera. Constatato il notevole successo in numero di visitatori[8], viene promossa una nuova apertura del cantiere-evento nel mese di agosto dello stesso anno per un periodo più prolungato, di tre settimane, nell'ambito della manifestazione Châteaux ouverts[9], arrivando a superare i 15.000 visitatori[10]. All'interno del percorso di visita, presso le sale del castello, si è riusciti a collocare stabilmente anche una parte dell'imponente collezione dell'Académie Saint-Anselme, che precedentemente risultava priva di una sede e quindi non esposta al pubblico[11]. Tra le opere più importanti della collezione esposte in loco si possono citare la scultura di Santa Caterina di Stefano Mossettaz[12].

Terminati anche gli interventi di allestimento del percorso espositivo, il castello fu aperto al pubblico in anteprima dal 22 dicembre 2021 al 9 gennaio 2022. L'inaugurazione e la definitiva ripertura al pubblico del sito museale avvenne invece il 14 maggio 2022, dopo 17 anni complessivi di lavori[13]. L'esposizione permanente si sviluppa su quattro livelli: partendo dalla storia delle famiglie che si sono avvicendate nel castello, si prosegue con le raccolte del collezionismo ottocentesco, i cui spazi sono condivisi con la collezione dell'Académie Saint-Anselme, per concludersi con l'esplicazione delle fasi evolutive della struttura stessa.

Descrizione

Il castello

La sala al quarto piano nel 2023: si notano i modellini che mostrano le fasi evolutive del castello e, in alto, la copertura lignea del soffitto

All'interno del castello, il percorso di visita si sviluppa su quattro livelli.[14]

Piano terra (o livello I)

Al piano terra, subito dopo l’ingresso nel salone principale, si trovano le sale che ripercorrono la storia del castello attraverso le casate che ne furono proprietarie fino al 1970. Per questo motivo, le stanze sono denominate 'Sala Challant' e 'Sala Bombrini'. Dalla veranda laterale è possibile godere di una vista sui giardini e sul paesaggio alpino circostante.[14]

Primo piano (o livello II)

Al primo piano, il visitatore viene accolto in un salone speculare a quello del piano terra. Le stanze ospitano le collezioni che hanno arricchito il castello nel XIX secolo, in linea con la moda neoclassica e romantica di riscoprire il mondo classico e luoghi esotici. Gran parte delle collezioni fu raccolta da Vittorio Cacherano della Rocca Challant; ad esse sono state aggiunte, per continuità museale, le raccolte dell'Académie Saint-Anselme. Le sale prendono il nome dai contenuti esposti: 'Naturalia e terre lontane' (collezione naturalistica e oggetti provenienti da fuori Valle), 'Aosta medioevale e lapidea' (cippi e lapidi provenienti dagli scavi archeologici ad Aosta), 'Monete e medaglie' (collezioni numismatiche) e 'Oreficerie e arredi sacri' (tesori religiosi).[14]

Secondo piano (o livello III)

Al secondo piano si trovano le stanze di Madama Giovane, con cimeli personali che offrono scorci sulla vita quotidiana nel castello. Le altre sale proseguono l’esposizione delle collezioni ottocentesche non collocate ai piani inferiori. Anche qui, le sale sono denominate in base ai contenuti: 'Armi', 'Mobili ed oggetti d’uso' e 'Tesoretto'.[14]

Terzo piano (o livello IV)

Al terzo piano si trova una sala suddivisa in due spazi. Nel primo, tre plastici e pannelli illustrativi murali illustrano le fasi evolutive più significative della storia del castello, che ne hanno trasformato l’aspetto esteriore. Nell’altro spazio sono presenti proiezioni video complementari. Alzando lo sguardo, si possono inoltre ammirare le capriate lignee originali che sostengono il soffitto quattrocentesco e il tetto dell’intera struttura, mentre dalle finestre si apre una vista panoramica sulla vallata dominata dal castello.[14]

Le scuderie

Accanto alla struttura principale sorge un edificio di dimensioni minori, sviluppato su un solo piano, con tetto tradizionale in pietra che un tempo ospitava le stalle e risulta al 2025 ristrutturato.

La grandze

L'edificio più piccolo è anche detto grandze termine traducibile in "fattoria" dal patois valdostano[15]. Esso ospita sin dal 2020 mostre temporanee ed eventi.

Il parco

Il parco che circonda il castello si estende per decine di ettari ed è liberamente accessibile al pubblico. Durante le stagioni primaverile ed estiva ospita frequentemente eventi, tra cui il tradizionale e annuale Marché aux fleurs (mercato dei fiori)[16].

Sito di interesse comunitario

Un esemplare di Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), tra le specie protette del sito di interesse comunitario

Il castello e le miniere dismesse di Pompiod, che occupano una superficie di 1,6 ettari, sono stati riconosciuti come siti di interesse comunitario con codice SIC IT1205034[17][18].

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ Francesca Filippi 2012, p. 230.
  2. ↑ Francesca Filippi, Il bardiglio di Aymavilles in Valle d'Aosta, in Bollettino Soprintendenza per i beni e le attività culturali, n. 8, 2011-2012.
  3. ↑ Il Castello di Aymavilles (AO), su italiamedievale.org, 17/09/2015. URL consultato l'8 giugno 2026.
  4. ↑ Il Castello di Aymavilles dagli Challant a museo regionale, su italiani.it, 02/04/2019. URL consultato l'8 giugno 2026.
  5. 1 2 lovevda.it.
  6. 1 2 comune.aymavilles.ao.it.
  7. ↑ Pier Carlo Sommo, Castello di Aymavilles, terminati i restauri, nel 2020 l’apertura al pubblico, su viavaiblog.it, 26 settembre 2019. URL consultato il 24 aprile 2024.
  8. ↑ Redazione, Castello Aymavilles aprirà estate 2019, su ansa.it, 6 febbraio 2018. URL consultato il 24 aprile 2024.
  9. ↑ Châteaux Ouverts, il cantiere evento al castello di Aymavilles, su comune.aymavilles.ao.it. URL consultato il 17 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2018).
  10. ↑ Silvia Savoye, Castello di Aymavilles, successo di pubblico per il cantiere evento, in AostaSera, 28 agosto 2018.
  11. ↑ (FR) Le château d'Aymavilles. Le projet pour le musée (PDF), su comune.aymavilles.ao.it, Regione Valle d'Aosta - Assessorato alla cultura, 2018?. URL consultato il 24 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2023).
  12. ↑ Scultura di Santa Caterina, su Valle d'Aosta Heritage, Regione autonoma Valle d'Aosta, 15 marzo 2023. URL consultato il 24 aprile 2024.
  13. ↑ Terminati i restauri, il castello di Aymavilles riapre in anteprima per Natale, in La Stampa, 11 novembre 2021. URL consultato il 24 aprile 2024.
  14. 1 2 3 4 5 Castello di Aymavilles, su Balteus, sito dedicato al Cammino Balteo, Regione Valle d'Aosta. URL consultato il 24 aprile 2024 (archiviato il 22 settembre 2023).
  15. ↑ Cfr. il lemma francese Grandze, su www.patoisvda.org. URL consultato il 6 giugno 2022., tratto dal (FR) Dictionnaire du patois francoprovençal de Aymavilles. Traductions et exemples.
  16. ↑ Al Castello di Aymavilles torna il Marché aux Fleurs, su gazzettamatin.com, 12 aprile 2024.
  17. ↑ Decreto 7 marzo 2012 (PDF), in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, n. 79, 3 aprile 2012. (quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE)
  18. ↑ Castello e miniere abbandonate di Aymavilles (PDF), su regione.vda.it, Regione Valle d'Aosta. URL consultato il 24 aprile 2024.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • (IT, FR, ES, EN, DE, RU) Castello di Aymavilles, su sito ufficiale del Turismo in Valle d'Aosta, Regione Valle d'Aosta, ultimo aggiornamento 10 aprile 2024. URL consultato il 24 aprile 2024 (archiviato il 18 dicembre 2023).
  • (IT, FR) Il castello di Aymavilles, su comune.aymavilles.ao.it, Comune di Aymavilles. URL consultato il 24 aprile 2024 (archiviato il 6 aprile 2023).