Castello di Carona

Castello di Carona
Villa Carona, costruita nel XVIII secolo sui resti del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
RegioneEmilia-Romagna
CittàCarona, frazione di Fornovo di Taro
IndirizzoVia Carona
Coordinate44°41′35.99″N 10°06′37.21″E
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Carona
Informazioni generali
Tipocastello
Inizio costruzioneXIII secolo
Primo proprietariofamiglia Rossi
Condizione attualescomparso
Informazioni militari
Funzione strategicadifensiva abitativa
Castelli e borghi[1]
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Il castello di Carona, secondo vari storici identificabile nel Castelmaria e Roccamaria citato in documenti del XV e XVI secolo,[2] era un maniero medievale, che sorgeva su un rilievo collinare sul luogo della barocca villa Carona, nell'omonima località alle porte di Fornovo di Taro in provincia di Parma.

Storia

Il castello fu costruito entro il XIII secolo sul poggio di Carona, a presidio della val Taro e dell'abitato di Fornovo; la più antica testimonianza della sua esistenza risale probabilmente al 1248, quando il "castello di Fornovo" fu fortificato da Bernardo de' Rossi per difenderlo dalla fazione ghibellina.[2]

Nel 1373 ne risultava proprietario Giacomino de' Rossi del ramo di Qualatica, figlio di Bernardo, a sua volta probabilmente figlio di Pietro.[2][3][4][5]

Nel 1408, durante gli scontri che dagli inizi del XV secolo sconvolsero il Parmense coinvolgendo numerose famiglie nobili della zona, il maniero di Carona fu conquistato dalle truppe di Ottobuono de' Terzi.[2][5][6] I fratelli Giacomo e Pietro de' Rossi si allearono col marchese di Ferrara Niccolò III d'Este e gli presentarono istanza affinché, quando fosse diventato Signore di Parma, garantisse loro la restituzione dei castelli di Carona, di Castrignano, di Tiorre e di Pariano e delle bastie di Sant'Andrea e di Mattaleto, oltre all'autorizzazione alla riedificazione delle rocche di Mulazzano, di Alberi, di Porporano, di Antesica e di Mamiano oppure della vicina Basilicanova.[7] L'anno seguente, in conseguenza dell'uccisione di Ottobuono in un agguato a Rubiera, i Rossi rientrarono in possesso di Carona e altri castelli.[2][5]

Nei decenni successivi non fu più menzionato il castello di Carona, bensì Castelmaria o Roccamaria, che secondo alcuni storici sarebbe stato edificato nei pressi del primo; secondo altri, tra i quali Guglielmo Capacchi, Castelmaria era il nome dato da Pier Maria II de' Rossi al maniero di Carona, da lui fortificato in quegli anni e raffigurato da Benedetto Bembo verso il 1462 nella volta della Camera d'Oro del castello di Torrechiara.[2][8][9] All'epoca il maniero, come illustrato nel dipinto, era probabilmente costituito da due strutture vicine tra loro collegate da mura, di cui una situata a quota inferiore, caratterizzata dalla presenza di un alto mastio a pianta circolare e di due torri cilindriche lungo la cinta muraria, e una collocata più in alto, dominata da un dongione a base quadrata.[2]

Nel 1464 Pier Maria II destinò nel testamento al figlio Guido il maniero di Carona,[10] ma nel 1480 modificò le precedenti disposizioni, lasciando il castello, insieme a numerosi altri della fascia appenninica, al figlio naturale Bertrando,[11][12][13] che durante la guerra dei Rossi del 1482 si mantenne neutrale. Ciò nonostante in quell'anno il castello fu conquistato da Sforza Secondo Sforza, al quale i Rossi del ramo di Carona, castellani per conto del cugino, si arresero senza opporre alcuna resistenza; le truppe di Guido contrattaccarono il maniero e, dopo aver ucciso gli occupanti, arrestarono vari membri dei Rossi di Carona, rei di aver aperto le porte al nemico.[14][15] Nel 1483 Guido fu definitivamente sconfitto, mentre il castello di Carona fu riassegnato nel 1495 al legittimo erede Bertrando, conte di Berceto.[2]

Alla morte del Conte senza figli nel 1502, i suoi beni passarono per suo volere al nipote Troilo I, marchese di San Secondo, che riunì buona parte degli antichi domini del nonno Pier Maria.[16]

Il 30 settembre 1635 Troilo IV de' Rossi fu dichiarato reo di ribellione dal duca di Parma Odoardo I Farnese, che confiscò tutte le sue terre.[17] Il fratello Scipione I, che servì a lungo il regno di Spagna, nel 1653 riuscì con l'aiuto del re Filippo IV a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635,[18][19] a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento, che nel 1666 lo costrinse a cedere tutti i feudi appenninici alla Camera ducale di Parma, tra cui il castello di Carona, ormai in rovina.[2][9][20]

Nei primi anni del XVIII secolo sui pochi ruderi rimasti fu costruita per volere dei padri gesuiti di San Rocco di Parma un'ampia villa barocca, in seguito utilizzata quale residenza estiva del collegio dei Nobili.[5][21]

Note

  1. ↑ Calidoni et al., p. 67.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Capacchi, p. 257.
  3. ↑ Dall'Aglio, pp. 492-493.
  4. ↑ Pezzana, 1837, p. 104.
  5. 1 2 3 4 Raffaele Licinio, Carona (castello), su mondimedievali.net. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ↑ Pezzana, 1842, p. 102.
  7. ↑ Arcangeli, Gentile, p. 44.
  8. ↑ Gambara, p. 338.
  9. 1 2 Dall'Aglio, p. 493.
  10. ↑ Pezzana, 1852, p. 309.
  11. ↑ Pezzana, 1852, p. 312.
  12. ↑ Arcangeli, Gentile, p. 251.
  13. ↑ Litta, Tavola III
  14. ↑ Pezzana, 1852, pp. 282, 286.
  15. ↑ Arcangeli, Gentile, p. 239.
  16. ↑ Litta, Tavola III-Tavola IV
  17. ↑ Cherbi, pp. 173-174.
  18. ↑ Arcangeli, Gentile, p. 17.
  19. ↑ Litta, Tavola IV
  20. ↑ Castelli dell'Emilia-Romagna: Censimento e schedatura: Berceto, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 26 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).
  21. ↑ Gambara, p. 339.

Bibliografia

  • Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
  • Mario Calidoni, Maria Cristina Basteri, Gianluca Bottazzi, Caterina Rapetti e Sauro Rossi, Castelli e borghi. Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territori, fotografie a cura di Marco Fallini, Parma, MUP Editore, 2009, ISBN 978-88-7847-241-9.
  • Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
  • Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della chiesa vescovile di Parma, Tomo III, Parma, Tipografia Ferrari, 1839.
  • Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
  • Lodovico Gambara, Le ville Parmensi, Parma, La Nazionale Tipografia, 1966.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia, Rossi di Parma, Torino, 1835.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo primo, Parma, Ducale Tipografia, 1837.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quarto, Parma, Reale Tipografia, 1852.

Voci correlate