Chamelea gallina

Vongola lupino
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
PhylumMollusca
SubphylumConchifera
ClasseBivalvia
SottoclasseHeterodonta
OrdineVeneroida
SuperfamigliaVeneroidea
FamigliaVeneridae
GenereChamelea
SpecieC. gallina
Nomenclatura binomiale
Chamelea gallina
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Chione schottii Dall, 1902
Ortygia gallina (Linnaeus, 1758)
Venus corrugatula Siemaschko, 1847
Venus corrugatula Krynicki, 1837
Venus gallina Linnaeus, 1758
Venus gallina var. alba
Bucquoy, Dautzenberg & Dollfus, 1893
Venus gallina var. articulata
Pallary, 1900
Venus gallina var. flava
Bucquoy, Dautzenberg & Dollfus, 1893
Venus gallina var. major
Bucquoy, Dautzenberg & Dollfus, 1893
Venus gallina var. minor
Bucquoy, Dautzenberg & Dollfus, 1893
Venus nucleus Statuti, 1880
Venus nuculata Locard, 1891
Venus sinuata Born, 1778
(Fonte: WoRMS)

Nomi comuni

Vongola comune
Vongola gallina
Bibarasa
Peverazza/Peverassa

La vongola lupino[1] (Chamelea gallina (Linnaeus, 1758)), detta anche vongola comune o vongola gallina, è un mollusco bivalve marino commestibile del Mar Mediterraneo, Mar Nero e Atlantico orientale.

Caratteri distintivi

La conchiglia è equivalve, solida, di forma subtriangolare-ovale, con margine ventrale arrotondato ed evidenti costolature concentriche. La superficie può presentare sottili strie radiali che, intersecandosi con le linee di accrescimento, conferiscono una debole reticolatura. La colorazione varia dal bianco-grigiastro al bruno, spesso con macchie o striature irregolari bianche, brune o violacee; l’interno è generalmente biancastro, talvolta con sfumature porpora. La lunghezza massima raggiunge circa 4,5 cm, mentre la dimensione più comune è compresa tra 2 e 3 cm. La cerniera è dotata di denti cardinali ben sviluppati, tipici dei Veneridae.

Note biologiche

La specie si distribuisce su fondali sabbiosi o sabbioso-fangosi, da 0 a 15 m di profondità. Nella cavità intervalvare si sviluppa la circolazione dell'acqua, che entra dal sifone inalante ed esce dal sifone esalante. Filtrando l'acqua dalle branchie le vongole riescono quindi a trattenere nutrimento sotto forma di particellato organico. I sessi sono separati e dopo una fase iniziale durante la quale le gonadi sono bipotenziali, avviene la differenziazione. L'apparato riproduttore è composto da gonadi pari, la gametogenesi è continua ed il ciclo riprende poco dopo l'emissione dei gameti che avviene dall'inizio primavera fino al termine dell'estate con un massimo a inizio estate; quindi il periodo di riposo è quello autunno-invernale. Dopo la fecondazione si ha la formazione di due forme larvali in successione, entrambe planctoniche, la deposizione sul fondo della larva e quindi l'avvio della vita bentonica a circa un mese dalla nascita. Nel mar Adriatico al termine del primo anno di età presenta una dimensione massima (larghezza) tra i 12 e i 17 mm ed è già in grado di riprodursi, mentre raggiunge la taglia commerciale di 22 mm verso il secondo-terzo anno, arrivando alla taglia massima di 40-45 mm verso i 5-6 anni.

Sistema di sfruttamento

Vongolara

La pesca di Chamelea gallina rappresenta una delle principali attività della piccola pesca costiera italiana, in particolare nel Mar Adriatico, dove la specie costituisce una risorsa economica di grande rilievo. La cattura avviene prevalentemente mediante draghe idrauliche o turbosoffianti, attrezzi che vengono trainati sul fondale sabbioso e che, grazie a un getto d’acqua, permettono di smuovere il sedimento e raccogliere i molluschi presenti nei primi centimetri del substrato .[2]

Gli esemplari raccolti vengono successivamente selezionati per taglia direttamente a bordo; solo quelli che hanno raggiunto dimensioni adeguate, tali da garantire almeno un ciclo riproduttivo, vengono commercializzati . In Italia, la normativa prevede una taglia minima di cattura generalmente fissata a 22 mm, in deroga ai limiti europei, al fine di conciliare sostenibilità e continuità della filiera produttiva .[3]

La pesca delle vongole ha una lunga tradizione nell’Adriatico e si è evoluta nel tempo da sistemi manuali a tecniche meccanizzate, fino all’attuale utilizzo diffuso delle draghe idrauliche, che costituiscono oggi uno dei principali segmenti della flotta peschereccia italiana .

L’attività è regolamentata da piani di gestione nazionali e locali che prevedono limitazioni dello sforzo di pesca, periodi di fermo biologico e un numero controllato di imbarcazioni autorizzate, con l’obiettivo di garantire lo sfruttamento sostenibile della risorsa .

Note

  1. ↑ Mipaaf - Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su politicheagricole.it. URL consultato il 5 marzo 2018.
  2. ↑ Piccola pesca artigianale | HelloFish, su www.hellofish.it. URL consultato il 19 marzo 2026.
  3. ↑ Marcello Guadagnino, La piccola pesca costiera – Scaricalo gratis - Il giornale dei marinai, su ilgiornaledeimarinai.it, 18 novembre 2025. URL consultato il 19 marzo 2026.

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