Chiose filippine
| Chiose filippine alla Divina Commedia | |
|---|---|
| Autore | vari |
| Periodo | tra XIV e XV sec. |
| Genere | commento |
| Sottogenere | Esegesi dantesca |
| Lingua originale | italianolatino |
Chiose filippine è la denominazione convenzionale di un complesso di glosse e annotazioni esegetiche alla Commedia di Dante Alighieri, tramandato dal cosiddetto "Codice Filippino", conservato presso la Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli con la segnatura "CF 2.16" (in precedenza "4.20").[1]

Autore
Le Chiose non consistono in un commento unitario di attribuzione sicura:[2] incerti o controversi anzi sono stati a lungo considerati datazione e luogo di allestimento, copista o postillatore del manoscritto e delle Chiose di cui esso è latore. «Unica informazione» non opinabile era ritenuta la presenza sul codice «dello stemma della famiglia Poderico (o Pulderico), di Napoli»,[3] donde l'ipotesi[3] che primo possessore del codice e autore delle postille, o di uno "strato"[4] di esse, fosse stato Lorenzo Poderico, per alcuni anni, fino alla morte nel 1358, «canonico e rettore dello Studio napoletano»,[5][6][7][8] oltre che consigliere di corte della regina Giovanna I.[7]
Tale proposta è stata in seguito però variamente contestata da Mazzucchi, che le considera[9] anepigrafe[10] e adespote,[11] e altri studiosi.[12]

Le diatribe sull'autore
Santoro nella voce della Enciclopedia Dantesca del 1970,[7] riportava come dato più certo l'appartenenza del codice alla famiglia dei Poderico, «come risulta dallo stemma a piè della prima carta»[7] ma non tout court come altrove[3] la paternità delle Chiose in esso tramandate, che era stata attribuita a Poderico nel 1875 da Errico Mandarini.
La questione si interseca anche, come indicato dalla stessa voce della ED Treccani, con l'attribuzione delle chiose ad Andrea da Napoli, chiosatore «esegeta tre-quattrocentesco» della Commedia,[13] effettuata da Zito nel 1850[14] e respinta da Mandarini nel 1897[15] per identificarne l'autore con Lorenzo Pulderico o Poderico, morto nel 1358.
Tale ipotesi era però confutata all'incirca nello stesso periodo dagli studi di Savj-Lopez[16] e di Bellucci.[17]
Jean-Paul Boyer, curatore della voce su Lorenzo Poderico per il Dizionario Biografico dell'Enciclopedia Treccani,[18] ritiene conclusivi della querelle[19] l'edizione[20] e gli studi del 2002 e del 2020 di Andrea Mazzucchi[21][22] e di Giancarlo Savino[23] che al contempo definivano anche il carattere stratificato delle Chiose e la loro datazione.
Anche la presenza dello stemma di famiglia, ritenuta prova sicura almeno dell'appartenenza del codice ai Poderico se non della paternità di Lorenzo delle chiose, perse valore quando se ne accertò l'origine come un'apposizione successiva alla prima carta.[18][24] Di tale parere è anche la studiosa delle miniature del Codice Filippino Alessandra Perriccioli Saggese.[25]
La denominazione 'dei Girolamini' e 'dei Filippini': la Biblioteca
La sovrapposizione delle definizioni dei Girolamini e dei Filippini che caratterizza la Biblioteca così chiamata è collegata alle sue origini: ai primi anni Ottanta del XVI sec. risale infatti l'arrivo a Napoli di Filippo Neri e dei suoi collaboratori, e al decennio successivo la costruzione della Chiesa detta "dei Girolamini", dacché così essi erano chiamati dalla prima sede romana della loro Congregazione, la Chiesa di San Girolamo della Carità.[26]
A sua volta, anche la Biblioteca afferente allo stesso complesso monumentale prende da quest'ultimo il proprio nome.[27][28][29] Altresì la qualificazione di Oratoriana o dell'Oratorio deriva alla Biblioteca e alle realtà ad essa connesse dalla congregazione di Filippo Neri.[30]
I Fondi
Il patrimonio librario della biblioteca fu inizialmente soprattutto orientato a testi di «Teologia cristiana, Filosofia, Chiesa cristiana in Europa, Storia della Chiesa, Musica sacra e Storia generale dell'Europa».[29]
Dietro consiglio di Giambattista Vico, che ne era tra gli illustri frequentatori, nel 1727 i padri oratoriani[31] acquisirono la collezione del colto bibliofilo napoletano Giuseppe Valletta costituita da «testi giuridici, filosofici, religiosi e lettera[r]i [tra cui] classici latini e greci, [...] edizioni rare del XVI e XVII secolo [e testi di] storia e filosofia».[29]
Ad essi si aggiungono i «volumi del Fondo Agostino Gervasio, i cui testi trattano di archeologia, numismatica, bibliografia e letteratura classica, il Fondo Filippino, prevalentemente di storia ecclesiastica, sacre scritture e teologia [...] e i [...] volumi del Fondo Valeri che riguardano la storia di Napoli e dell'Italia meridionale».[29]
La tradizione manoscritta delle Chiose
La trasmissione delle Chiose filippine è affidata primariamente al ms. "CF 2.16" della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli; tuttavia, benché sia parte del Fondo Filippino e la sua determinazione di “Filippino” dipenda appunto dall’appartenenza del codice alla biblioteca dell’ordine dei Filippini, la provenienza antica del ms. "CF 2.16" non è del tutto chiarita:[32] non compare infatti nel catalogo della Biblioteca dei Girolamini compilato tra il 1668 e il 1677 da Girolamo Basilicapetri,[3][33][34] ma la prima notizia esplicita del manoscritto si trova nell’elogio funebre letto da Apostolo Zeno per Giuseppe Valletta nel 1715.[35][3][33]
Il codice è citato nel catalogo redatto all'acquisto del Fondo Valletta nel 1726,[36][34] sotto consulenza[37] o la supervisione[38] di Giambattista Vico,[36] che comprendeva sia il fondo Valletta sia il fondo primitivo dei padri oratoriani;[33][3][39] altro catalogo[33][34][33] fu stilato dieci anni dopo, nel 1736, da Giovan Paolo Gasparini.[40][41]
Apparve ancora nel censimento pubblicato, a metà del XIX secolo, nella Bibliografia dantesca di Paul Colomb de Batines.[42][33] Del 1875 è il quarto dei «cataloghi storici»,[41] quello di Alfonso Patturelli.
La prima descrizione vera e propria del manoscritto latore delle Chiose Filippine, secondo Mazzucchi,[33] è però da attribuirsi a Errico Mandarini, all'epoca direttore della Biblioteca dei Girolamini e poi autore di una panoramica sui Codici manoscritti in essa conservati,[43] nel suo studio che pubblicava il Codice Filippino in appendice alla propria edizione del Codice Cassinese della Divina Commedia del 1865.[44][45][46]
Nonostante il ms. "CF 2.16" sia il testimone principale delle Chiose filippine, la loro diffusione sembra fare capo anche ad altre fonti: è stato infatti studiato un volgarizzamento di fine Trecento nel ms. 10057 della "Biblioteca Nacional de España" di Madrid, posto in rapporto con il codice oratoriano, sebbene non attinente ain senso stretto alla loro tradizione diretta.[47][1]
ʍ Il "Codice Filippino" è un manoscritto pergamenaceo della Commedia, conservato presso la Biblioteca dei Girolamini di Napoli.
Dacché il commento si presenta vergato in più tipi di scrittura e in policromia di inchiostri, suggerendo una stratificazione sia per la datazione che quanto alle mani autoriali, si ritiene redatto in tempi e anni diversi e da più artefici.[2]
Datazioni
Secondo uno dei siti governativi relativi al Codice,[32] non sono in esso esplicitati elementi interni quali data o luogo di trascrizione come neppure una sottoscrizione apposta da copista o glossatori, né titolo e frontespizio.
Nel fascicolo-"Commentario" che riunisce più studi sul Codice Filippino pubblicato in facsimile nel 2021 dall'Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani,[48] sono riprese varie proposte di datazione avanzate da diversi studiosi, e vengono riportate anche le motivazioni addotte in sostegno delle loro tesi e via via le eventuali confutazioni.
- Intorno al 1350 e non oltre tale data, è la proposta di Errico Mandarini - il quale coniugava insieme «datazione, attribuzione e localizzazione» -[49] nel suo studio del 1897,[15] che tuttavia la basa solo su «opinabili argomenti interni».[9]
Su tale ipotesi si raggruma nel complesso la convergenza di:[50]
- (EN) Edward Moore, Contributions to the textual Criticism of the ‘Divine Comedy’, including the complete collation throughout the ‘Inferno’ of all the mss. at Oxford and Cambridge, Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1889, ISBN 9781022039919.
- Carl Täuber, I capostipiti dei manoscritti della ‘Divina Commedia’, Winterthur, Ziegler, 1889.
- (DE) Alfred Bassermann, Dantes Spuren in Italien. Wanderungen und Untersuchungen, München, 1897.
- Ludwig Volkmann, Iconografia dantesca; le rappresentazioni figurative della Divina commedia per Ludovico Volkmann, Firenze, Olschki, 1898.
- Mario Rotili, I codici danteschi miniati a Napoli, Napoli, Banca sannitica, 1972, pp. 15-17.
- Pompeo Giannantonio, I commentatori meridionali della Divina Commedia, pp. 389-415. in Dante e l'Italia meridionale Atti del Congresso nazionale di studi danteschi. [...], Firenze, Olschki, 1967, ISBN 9788822210531.; Pompeo Giannantonio, I commentatori meridionali della "Divina Commedia", in Filologia e Letteratura, n. 45, 1966, pp. [38]-67.. Mazzucchi cita però un contributo del 1990.
- Al linguista Sabatini Mazzucchi[51] attribuisce una proposta di datazione tra il 1350 e il 1355.[52]
- Mazzucchi[53] riprende anche la «stupefacente» «ipotesi di retrodatazione» di Antonio Bellucci addirittura al 1323, riproposta in studi che si protraggono dal 1921[17] al 1965, e i motivi, anche di ordine paleografico e legati allo stile delle miniature, che la rendono impraticabile.
- Alessandra Perriccioli Saggese[54] rileva dallo studio stilistico delle miniature del Codice Filippino la concordanza con le «più recenti analisi codicologiche che hanno potuto stabilire che il codice fu trascritto a Napoli da un amanuense fiorentino fra il 1355 e il 1360» in particolare nell'ambito di un «progetto dinamico» di «collaborazione» «probabilmente fornito dal committente stesso» quantunque questi non sia però «identificabile con Lorenzo Poderico, come era stato supposto, in quanto lo stemma della sua famiglia sembra essere un’aggiunta successiva all’epoca di realizzazione del manoscritto».[25]

Caratteri delle chiose
Il corpus era stato concepito per rispondere alla commissione di un destinatario colto come oggetto da collezione di pregio, donde si spiegherebbe il denso corredo figurativo, per poi divenire via via, sin verso il finire del XV sec., «uno strumento di studio attraverso l’aggiunta di postille e glosse».[2]
Le annotazioni sono sia interlineari sia marginali,[33] tese a chiarire la lettera del testo non meno che a sviluppare spiegazioni di carattere storico, filosofico, teologico, astronomico, geografico e mitologico.[2]
Le note più antiche sono in latino[33][2] e ricorrono in tutte e tre le cantiche, con maggiore densità nell'Inferno dove si intrecciano particolarmente con il corredo figurativo del manoscritto, rendendo la struttura del corpus complicata,[2] fino ad inquadrare il testo poetico o a fare da didascalia delle miniature, in maniera così fitta che l'elemento genericamente kenofobico si coniuga a quello artistico dell'horror vacui.[55][2] Addirittura, «nella complessa compagine testuale del Filippino si crea una sorta di procedimento circolare per cui dal testo si genera una immagine che a sua volta produce altri segmenti testuali».[2]
Le chiose non costituiscono un commento unitario nel senso stretto del termine, ma si presentano come un insieme stratificato di interventi, come approfondiscono Mazzucchi[22] e Savino[23] studiando il Codice Filippino.
Tali interventi, riconducibili a più mani e a momenti diversi, di fatto testimoniano lo svilupparsi della filologia ed esegesi dantesca già a breve tempo dopo la trascrizione della Commedia.[2][3][4]
Un insieme di stratificazioni
Mazzucchi[56] presenta un'ordinata identificazione delle diverse mani di scrittura che si sono stratificate sul manoscritto,[57] ben specificando sia che non è sempre possibile l'identificazione tout court dei «menanti», ossia degli scriventi, sia il carattere particolarmente rilevante del manoscritto, reso così un punto di raccolta di esegesi e talora un laboratorio: ma che è praticabile almeno il tentativo di «analizzar[e] dettagliatamente il contenuto del ricco corpus esegetico e procedere a un esame comparativo di questo con i commentatori danteschi del ’300 e ’400, al fine di individuare quelle corrispondenze non riconosciute o non adeguatamente valutate dalla precedente bibliografia, distinguendo così le glosse eventualmente originali, in cui ideatore e scriba coincidono, da quelle apposte da commentatori-copisti che invece trascrivono, rielaborandoli in varia misura, materiali preesistenti.
Lo studioso sottolinea, infatti, altresì:[58] «Poiché i copisti che si sono avvicendati sul manoscritto, trasformando un prezioso codice miniato in un collettore di materiali eterogenei, testimonianza di un’amatoriale fruizione dantesca, non hanno lasciato alcuna traccia della loro identità, con le lettere A, B, C, D ed E si indicheranno, per semplicità, non solo le varie mani, ma anche gli anonimi chiosatori dei differenti strati di glosse, che converrà analizzare partitamente, evidenziando però il dialettico confronto a distanza che talvolta si stabilisce tra loro».
Mazzucchi dunque scriveva:[56]
«Nel complicato congegno testuale del [CodiceFilippino] si sono potute distinguere [...] secondo le indagini paleografiche [...]:
- una mano α, fiorentina della seconda metà degli anni Cinquanta del Trecento, che verga il testo della Commedia e le rubriche dei canti dell’Inferno;
- una mano β, del primo Quattrocento, che trascrive a c. 164r gli epitafi Iura Monarchie e Theologus Dantes e, a c. 239v, subito dopo l’explicit, il distico Comicus hic Dantes iacet excelsusque poeta;
- una mano A1, ancora toscana, che aggiunge, intorno agli anni Sessanta del Trecento, un primo strato di chiose latine marginali e interlineari e le rubriche ai canti del Purgatorio;
- una, pressocché coeva mano A2, non sempre facilmente distinguibile dalla prima, cui si deve l’aggiunta di qualche altra sporadica glossa e uno schema del monte del Purgatorio con relative didascalie;
- una mano B, della prima metà del XV secolo, certamente posteriore – come si vedrà – al 1417, responsabile delle rubriche relative ai canti del Paradiso e del più cospicuo[59] intervento esegetico fino a Par., IX [...] con sporadiche annotazioni anche a Par., XI e XXXIII;
- una mano C, della metà del XV secolo che glossa alcuni versi di Par., X-XVI e XXV;
- una mano D, di fine Quattrocento, che deposita tre brevi annotazioni intorno ai primi versi di Par., XI;
- e infine una mano E, tardoquattrocentesca, che chiarisce il senso allegorico della lupa miniata a c. 2r.»
Rapporti con l'esegesi trecentesca
Le Chiose Filippine si collocano nella tradizione esegetica dantesca del XIV secolo e possono sia considerarsi parte del quadro complessivo delle Chiose trecentesche sia, per varie ragioni anche di ordine paleografico, essere accostate alla «tradizione fiorentina dei “Danti del Cento”».[60]
Le Chiose Filippine, Maramauro e Pietro di Dante
Sono state altresì poste in relazione anche con altri prodotti esegetici: Terzi, curando la voce di questi per il Dizionario Biografico Treccani,[61] osserva che il commento di Guglielmo Maramauro alla Commedia contrae forti debiti sia con quello di Pietro Alighieri nella redazione Ashburnhamiana[62] sia con le "Chiose filippine".
Su tale argomento, Mazzucchi[63] rileva l'importanza della «segnalazione» provvista da Saverio Bellomo[64] nella sua edizione[65] della Expositione sopra l'Inferno di Dante Alligieri, il commento in volgare alla prima cantica dantesca cui Maramauro aveva dedicato i suoi studi tra il 1369 e il 1373, ove l'editore aveva notato «evidenti legami testuali e coincidenze lessicali tra il commento» maramauriano «e numerose chiose presenti nel codice [filippino], ritenendo dunque che quest’ultimo fosse una delle fonti prevalenti di Maramauro ed escludendo» invece la relazione inversa, ossia che Maramauro potesse essere fonte del Filippino. Mazzucchi entra ancora nello specifico di tali rapporti[66] quando nota che, accostate fra loro le «adiacenze» fra i tre testi, l'indagine sui legami tra i commenti di Pietro, di Maramauro e il «secondo anonimo chiosatore del Filippino», potrebbe far risaltare un diaframma cronologico di scrittura compreso tra un «terminus ante quem» per la «elaborazione» da parte del chiosatore B fissabile «nel 1369, anno in cui Maramauro comincia a scrivere l’Expositione» e «un probabile terminus post quem» negli anni «tra il 1344 e il 1349»,[67] data della seconda redazione di Pietro.[59]
Nel quadro della più ampia tradizione esegetica trecentesca della Commedia, le chiose del Codice Filippino si collocano accanto ad altri apparati e commenti antichi, come le "Chiose sopra la Comedia" dell'Amico dell'Ottimo, caratterizzate da rielaborazione e compilazione di materiali esegetici connessi alla tradizione dell'Ottimo Commento.
Ricezione critica
- Andrea Mazzucchi, studioso di Dante e della sua tradizione esegetica,[68] ha sottolineato il rilievo del "Codice Filippino" e delle chiose in esso tramandate, che costituiscono, ribadisce, «un interessantissimo corpus», riconoscendovi una testimonianza significativa della ricezione e dell’esegesi della "Commedia" nell’ambiente napoletano fra XIV e XV secolo. Mazzucchi esprime almeno altri due giudizi di valore sul contenuto del manoscritto, definendo non solo quest'ultimo «un complesso, affascinante organismo - quasi, si direbbe, "multimediale" -»[60] ma «il più importante codice della tradizione manoscritta meridionale della Commedia».[33]
- Jean-Paul Boyer, studioso di Storia, Archeologia e Filologia,[69] nella voce su Lorenzo Poderico da lui curata per l'Enciclopedia Treccani definisce il Codice un «illustre manoscritto» e in specie «rilevante» il «corpus di chiose latine [...] che ne fanno il codice dantesco più ragguardevole del Meridione».[18]
- Nella sua presentazione per la pubblicazione del facsimile del manoscritto che veicola le Chiose da parte dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Massimo Bray[70] ne sottolinea[71] il valore e l'interesse oltre che l'arricchimento apportato alla collana «Tesori Svelati» specialmente nel contesto celebrativo del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri e considera il manoscritto «fra i più notevoli esemplari della tradizione partenopea – e in generale meridionale – della grande opera di Dante».
- L'importanza delle Chiose è ripresa anche in siti divulgativi sul patrimonio culturale della città partenopea.[72]
Note
- 1 2 Edizione Nazionale dei Commenti Danteschi, su Centro Pio Rajna.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Chiose filippine Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini, su girolamini.cultura.gov.it.
- 1 2 3 4 5 6 7 Storia del Codice Filippino, su Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini.
- 1 2 Mazzucchi Commentario, pp.17-18
- ↑ Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, su comune.napoli.it.
- ↑ Lo "Studium" era istituzione tipica della formazione trecentesca: attivo e rinomato era altresì quello di Bologna.
- 1 2 3 4 Mario Santoro, Poderico, Lorenzo Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
- ↑ Giangiuseppe Origlia, Istoria dello studio di Napoli (PDF), Bologna, Forni, 1753, pp. 200-201.; Giangiuseppe Origlia, Istoria dello studio di Napoli, Bologna, Forni, 1753.
- 1 2 Mazzucchi Commentario, p.13
- ↑ anepigrafo Vocabolario on line, su treccani.it.
- ↑ adespoto Vocabolario on line, su treccani.it.
- ↑ Mazzucchi Commentario, pp.14-16
- ↑ Francesco Mazzoni, Andrea da Napoli Enciclopedia Dantesca (1970), su treccani.it, 1970.
- ↑ Raffaele Zito, Sopra un passo della Divina Commedia. Dissertazione Criticofilologica, Napoli, Tipografia Manfredi, 1850.
- 1 2 Errico Mandarini, I codici manoscritti della Biblioteca oratoriana di Napoli, Napoli, Roma, Festa, 1897.; Errico Mandarini, I codici manoscritti della Biblioteca oratoriana di Napoli, Napoli, Roma, Festa, 1897.
- ↑ Paolo Savj-Lopez, Il commento d'Andrea da Napoli?, in Giornale dantesco, VI, 1897, pp. 164-171.
- 1 2 Antonio Bellucci, La raccolta dantesca della Biblioteca Oratoriana di Napoli, in Bollettino del Bibliofilo, III, 1921, pp. 1-64, in particolare contro l'attribuzione al Pulderico le pp.35-40.
- 1 2 3 Jean-Paul Boyer, Poderico, Lorenzo Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 84 (2015), su treccani.it, 2015.
- ↑ Querelle Vocabolario on line, su treccani.it.
- ↑ Andrea Mazzucchi (a cura di), Chiose Filippine. Ms.Cf 2 16 della Bibl.Oratoriana dei Girolamini di Napoli, Roma, Salerno, 2002.
- ↑ Andrea Mazzucchi, Leggere Dante a Napoli tra il XIV e il XV secolo: il codice Filippino, pp. 1-62. in Andrea Mazzucchi (a cura di), Il manoscritto CF 2 16. Il Dante svelato dei Girolamini. Commentario. Tesori svelati (PDF), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2021, ISBN 978-88-12-00904-6.
- 1 2 Andrea Mazzucchi, Il ms. CF 2 16 (detto Filippino) della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli: descrizione del manoscritto, pp. 63-72. in Andrea Mazzucchi (a cura di), Il manoscritto CF 2 16. Il Dante svelato dei Girolamini. Commentario. Tesori svelati (PDF), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2021, ISBN 978-88-12-00904-6.
- 1 2 Giancarlo Savino, Stratigrafia del Dante Filippino, pp. 73-83., in Andrea Mazzucchi, con una nota paleografico-codicologica di Giancarlo Savino e una nota iconografica di Alessandra Perriccioli Saggese (a cura di), Chiose Filippine. Ms. CF 2 16 della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli, Roma, Salerno, 2021.
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.19 n.51
- 1 2 Mazzucchi Commentario, p.75
- ↑ Chiesa dei Girolamini, su girolamini.cultura.gov.it.
- ↑ Biblioteca, su girolamini.cultura.gov.it.
- ↑ Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini, su girolamini.cultura.gov.it.
- 1 2 3 4 Complesso monumentale e Biblioteca dei Girolamini [Sito governativo], su biblioteche.cultura.gov.it.
- ↑ La Congregazione e gli Oratori, su girolamini.cultura.gov.it.
- ↑ Oratoriani, su oratoriosanfilippo.org.
- 1 2 Il codice Filippino della Biblioteca dei Girolamini, su Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Mazzucchi Commentario, p.12
- 1 2 3 Andrea Mazzucchi, Bernardo De Luca, Oggetto: Relazione conclusiva [...] progetto Cultural Heritage Informazioni System-CHIS PON "R&C" (n. identificativo: 05-2016 TIPB/DSU) (PDF), su studiumanistici.unina.it.
- ↑ Apostolo Zeno, Elogio del signor Giuseppe Valletta, napoletano, in Giornale de’ letterati d’Italia, XXIV, Venezia, Gio.Gabriello Ertz, 1716, pp. 49-105.
- 1 2 Gianluca Falcucci, L'antico catalogo del 1726 della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, in Bollettino del Centro di Studi Vichiani, n. 51, Napoli, 2021, pp. 265-290, in particolare 265-266.
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.12 e n.29
- ↑ E la valutazione economica: Giambattista Vico, Epistole con aggiunte le epistole dei suoi corrispondenti, a cura di Manuela Sanna, Roma, Edizioni di storia e letteratura, p. LXI.
- ↑ BCD - Bibliografia dei Commenti Danteschi - CNR, su CNR.; Il 25 marzo è il Dantedì, tutte le iniziative per celebrare il Sommo Poeta, su DIRE.; Codice CF 2.16: antica Divina Commedia, Biblioteca Girolamini, su Finestre sull'Arte.
- ↑ Giovan Paolo Gasparini, Index codicum manuscriptorum SM.27.1.5, Napoli, Biblioteca del Complesso Monumentale dei Girolamini, 1736.
- 1 2 Giancarlo Petrella con premessa di Andrea Mazzucchi (a cura di), Gli incunaboli della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini: un primo catalogo, Roma, Salerno, 2019, ISBN 9788869734007.
- ↑ Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca 1 vol, Firenze, Tip. Aldina, 1845–1846.; Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca 2 vol, Tip. Aldina, 1845.; Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca [3o vol., postumo], a cura di Guido Biagi, Roma, 1888.; Paul Colomb de Batines, Bibliografia dantesca, ossia catalogo delle edizioni, traduzioni, codici manoscritti e comenti della Divina Commedia e delle opere minori di Dante, seguito dalla serie de’ biografi di lui, nuova edizione anastatica con una postfazione e indici, a cura di Stefano Zamponi, Roma, Salerno, 2008.
- ↑ Errico Mandarini, I codici manoscritti della Biblioteca oratoriana di Napoli, Napoli, Roma, Festa, 1897.; Errico Mandarini, I codici manoscritti della Biblioteca oratoriana di Napoli, Napoli, Roma, Festa, 1897.
- ↑ Errico Mandarini, Del codice Filippino della ‘Divina Commedia’, in appendice a Il codice Cassinese della ‘Divina Commedia’ […], Montecassino, Tip. di Montecassino, 1865.
- ↑ Il codice cassinese della Divina Commedia per la prima volta letteralmente messo a stampa per cura dei monaci benedettini della badia di Monte Cassino, Montecassino, 1865, pp. 583-592.
- ↑ Divina Commedia (Cod. Cassinese 512) – scheda Manus OnLine, su ICCU – Manus OnLine.
- ↑ Fara Autiero, Un volgarizzamento di fine Trecento delle ‘Chiose Filippine’: prime osservazioni sul ms. 10057 di Madrid e i suoi rapporti con il codice Oratoriano, in Rivista di Studi Danteschi, n. 2, 2021, pp. 272-284..
Sul codice di Madrid: Enrico Malato e Andrea Mazzucchi (a cura di), Censimento dei commenti danteschi. 1. I commenti a tradizione manoscritta (fino al 1480), Roma, Salerno, 2011, pp. 844-845 t.II n. 434, ISBN 978-88-8402-705-4.; (DE) Marcella Roddewig, Dante Alighieri. Die ‘Göttliche Komödie’. Vergleichende Bestandsaufnahme der ‘Commedia’-Handschriften, Stuttgart, Hiersemann, 1984, p. 174 n. 422. - ↑ Andrea Mazzucchi (a cura di), Chiose Filippine. Ms. CF 2 16 della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli con una nota paleografico-codicologica di Giancarlo Savino e una nota iconografica di Alessandra Perriccioli Saggese, Roma, Salerno, 2021.
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.14
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.14, n.37
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.16
- ↑ Francesco Sabatini, Napoli Angioina. Cultura e società, Napoli, ESI Edizioni Scientifiche Italiane, 1975.
- ↑ Mazzucchi Commentario, pp.15-16
- ↑ Alessandra Perriccioli Saggese, Antonella Putaturo Donati Murano (a cura di), Codici miniati della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli, Edizioni Scientifiche, 1995, pp. 31-39, ISBN 9788881141814.
- ↑ La paura silenziosa degli spazi vuoti, su psichiatria.it.
- 1 2 Mazzucchi Commentario, pp.18-19
- ↑ Il passo è citato per chiarezza per intero e debitamente virgolettato, con elenchi e corsivi aggiunti per intelligibilità immediata
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.19
- 1 2 Mazzucchi Commentario, p.51
- 1 2 Mazzucchi Commentario, p.63
- ↑ Arianna Terzi, Maramaldo, Guglielmo Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007), su treccani.it, 2007.; Arianna Terzi, Maramaldo, Guglielmo, vol. 69, 2007, pp. 402-403.; Arianna Terzi, Maramaldo, Guglielmo. in Dizionario biografico degli italiani, su archive.org, 1960..
- ↑ Il Petri Aligherii super Dantis ipsius genitoris Comoediam commentarium [Commento di Pietro Alighieri alla Commedia di Dante suo padre]: Francesco Mazzoni, Alighieri, Pietro, collana Enciclopedia dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970, SBN LI30012137. URL consultato il 19 luglio 2018. è giunto in tre redazioni, di cui una è tradita da venti testimoni; la seconda, detta “ashburnhamiano-barberiniana” e realizzata fra il 1342 e il 1355, riprende la propria definizione dall'esser stata trasmessa solo da due testimoni conservati, ossia il manoscritto "Ashb. 841" della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e il "Barb. Lat. 4029" della Biblioteca Apostolica Vaticana: Pietro Alighieri, Comentum. Redazione ashburnhamiano-barberiniana, a cura di Giuseppe Alvino, Roma, Salerno, 2021.. Una pubblicazione meno recente è la trascrizione di Della Vedova e Silvotti: Pietro Alighieri, Il Commentarium di Pietro Alighieri Nelle redazioni ashburnhamiana e ottoboniana, a cura di Roberto Della Vedova e Maria Teresa Silvotti, 1978, ISBN 9788822214294.; una redazione è veicolata solo dal codice "Ottob. Lat. 2867" della Biblioteca Apostolica Vaticana. Sulle tre redazioni: Giuseppe Alvino, Appunti su un testimone poco noto della terza redazione del Comentum di Pietro Alighieri (Con uno specimen d'edizione) (PDF), su iris.unina.it.
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.17
- ↑ Docente accademico e studioso di critica e filologia dantesca: Saverio Bellomo, su einaudi.it.
- ↑ Guglielmo Maramauro, Expositione sopra l'"Inferno" di Dante Alligieri, a cura di Pier Giacomo Pisoni, Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1998, p. 41.
- ↑ Mazzucchi Commentario, pp.46-51
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.8
- ↑ Mazzucchi è attivo nella ricerca linguistica, filologica e letteraria e nella critica testuale dantesche: Mazzucchi Andrea TreccaniOO, su treccani.it.; Il Centro Pio Rajna Consiglio direttivo Prof. Andrea Mazzucchi – Presidente, su centropiorajna.it.; Accademici ordinari Mazzucchi Andrea, su accademiadellacrusca.it.
- ↑ Accademia Pontaniana Contatti soci, su accademiapontaniana.it.
- ↑ Direttore Editoriale e poi Direttore Generale dell'Enciclopedia Treccani: Massimo Bray, su treccani.it.
- ↑ Mazzucchi Commentario, p.XI
- ↑ La Divina Commedia a Napoli, su storienapoli.it.
Bibliografia
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- Andrea Mazzucchi, Leggere Dante a Napoli tra il XIV e il XV secolo: il codice Filippino, pp. 1-62. in Andrea Mazzucchi (a cura di), Il manoscritto CF 2 16. Il Dante svelato dei Girolamini. Commentario. Tesori svelati (PDF), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2021, ISBN 978-88-12-00904-6.
- Andrea Mazzucchi, «Percuotere e dilacerare la memoria del lettore». Le immagini del Filippino, pp. 89-129. in Andrea Mazzucchi (a cura di), Il manoscritto CF 2 16. Il Dante svelato dei Girolamini. Commentario. Tesori svelati (PDF), Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2021, ISBN 978-88-12-00904-6.
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Collegamenti esterni
- Edizioni dei commenti danteschi, su centropiorajna.it.
- Mirabile, su mirabileweb.it.
- Codice Filippino della ‘Commedia’ di Dante Alighieri, su centenaridanteschi.it. URL consultato il 25 agosto 2019.