Chiose trecentesche

Chiose trecentesche
Autorevari
PeriodoXIV secolo
Generecommento
SottogenereEsegesi dantesca
Lingua originalelatino e volgare

Chiose trecentesche è un’espressione della critica moderna utilizzata in senso collettivo[1] per indicare l’insieme delle glosse e annotazioni, in volgare o in latino, che nel corso del XIV secolo accompagnarono e interpretarono la "Commedia" di Dante Alighieri. Si tratta di materiali eterogenei, spesso di natura scolastica o para-esegetica, conservati in forma marginale o interlineare nei manoscritti oppure riorganizzati in nuclei di commento più estesi. Le diverse famiglie di Chiose (fiorentine, veronesi, cassinesi, palatine, vernoniane, selmiane, anonime, e altre) documentano la precoce fortuna dell’opera e l’attivarsi, già nel Trecento, di una tradizione esegetica stratificata.

Denominazione e uso del termine “chiosa”

Il termine “chiosa” deriva dal greco antico "γλῶσσα", tramite il latino tardo "glosa", con il significato originario di “vocabolo raro, difficile”.[2]

Nel Medioevo il lemma passò a indicare stabilmente le note marginali o interlineari apposte quale chiarimento di una parola o di un passo oscuro, o di passi problematici di un testo,[3] oppure per aggiungere un commento di carattere erudito ai margini dei codici.[4]

Nella tradizione letteraria medievale, “chiosa” viene a designare una forma specializzata di annotazione, in continuità con le glosse scolastiche e come fase preparatoria verso il commento autonomo.[3]

La pratica delle chiose si intensifica infatti nei secoli come forma di supporto alla lettura e allo studio, fino a costituire veri e propri commenti organizzati.[5]

In ambito dantesco, la definizione di “Chiose trecentesche” non dipende da titoli medievali, ma è una dizione di genesi critica che raccoglie nuclei diversi di glosse coeve o quasi coeve alla diffusione della "Commedia".

Folio del ms. "Yates Thompson 36" (British Library), manoscritto quattrocentesco della "Commedia".

I commenti a Dante: un paratesto strutturale trecentesco

Fin dagli anni immediatamente successivi alla morte di Dante, la "Commedia" si configura come un testo accompagnato stabilmente da un paratesto esplicativo. La critica moderna ha osservato che l’opera è «forse l’unica grande opera della letteratura occidentale che non può essere letta senza un commento».[6] La prima esegesi nasce quasi contestualmente al poema stesso, già con Pietro Alighieri e Jacopo Alighieri.[7] Nei manoscritti trecenteschi, margini e interlinee si popolano di glosse, notabilia, segni di richiamo e postille, che testimoniano un dialogo serrato fra testo e lettori, elemento fondativo dell’antica esegesi dantesca.

Questa pratica, radicata nella cultura scolastica medievale,[8] evolve presto in compilazioni autonome: parafrasi, spiegazioni sistematiche, raccolte di chiose e veri e propri commenti redatti in latino o in volgare.[9]

Le testimonianze più antiche comprendono:

Il loro insieme costituisce un vero e proprio paratesto strutturale: un corredo esegetico che cresce con il diffondersi del poema, accompagnandolo nella sua trasmissione manoscritta e modellandone la ricezione.

Osip Mandel’štam paragona i commenti alle conchiglie attaccate alla carena della nave della "Commedia": nascono dal “chiacchiericcio” della città fiorentina, e seguono il poema come un uccello marino segue un vascello.[12]

Persino il provocatorio invito di Benedetto Croce a “leggere Dante gettati via i commenti” rivela implicitamente quanto la mediazione esegetica sia parte integrante dell’opera, e quanto sia difficile — forse impossibile — prescindere da quel fitto apparato di spiegazioni che il Trecento ha lasciato in eredità.[13]

Tipologie formali delle chiose trecentesche

Le chiose trecentesche si presentano in diverse forme:

  • marginali: note ai margini, coordinate a segni di richiamo;
  • interlineari: spiegazioni poste tra le righe;
  • a blocchi: fascicoli aggiunti o nuclei più ampi di annotazioni;
  • derivate: raccolte di glosse riorganizzate in una proto-struttura di commento.

Sul piano contenutistico queste glosse comprendono:

  • spiegazioni lessicali, soprattutto di termini tecnici e di realia;
  • chiarimenti del senso letterale;
  • interpretazioni morali, simboliche e allegoriche;
  • rinvii a tradizioni scolastiche e a fonti latine;
  • annotazioni pragmatiche o riferimenti alla realtà cittadina e sociale del Trecento.

In molti casi la distinzione fra “chiosa” e “commento” non è netta: famiglie di glosse molto articolate possono costituire la base per una redazione più coerente di commento, oppure rappresentarne un estratto adattato a un uso scolastico.

Principali famiglie di chiose trecentesche

Gli studiosi hanno isolato diversi nuclei di glosse, riconoscibili per lingua, stile, ambiente di produzione e tradizione manoscritta. Le denominazioni moderne sono in larga misura convenzionali.

Chiose fiorentine

Le Chiose fiorentine, gruppo di glosse in volgare di ambiente fiorentino, prodotte nel XIV secolo, presentano forte impronta scolastica, attenzione al lessico tecnico e riferimenti alla vita cittadina.

Chiose veronesi

Le Chiose veronesi, annotazioni legate alla circolazione della "Commedia" in area veronese, si rendono riconoscibili per tratti linguistici e interpretativi.

Glossa di Pietro Alighieri su un manoscritto della Commedia conservato nella Biblioteca di Montecassino.

Chiose cassinesi

Le Chiose cassinesi, glosse in latino e in volgare conservate nel codice 512 della biblioteca abbaziale di Montecassino, testimoniano la lettura della "Commedia" nell'ambiente monastico cassinese.

Documento con la registrazione del compenso a Boccaccio per la sua lectura dantis, 1373, BNCF.

Chiose palatine

Le Chiose palatine, annotazioni in volgare presenti nel "Palatino 313" della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, sono databili al secondo quarto del XIV secolo.[14]

Chiose filippine

Le Chiose filippine, tramandate dal Codice omonimo custodito nel Fondo Filippino della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli.[15]

Chiose Vernon (falso Boccaccio)

Le Chiose Vernon, note anche come Falso Boccaccio, glosse in volgare tramandate dal manoscritto Vernon, già attribuite erroneamente a Giovanni Boccaccio, sono oggi riconosciute come opera anonima trecentesca.

Chiose Selmi

Le Chiose Selmi, glosse in volgare dell’"Inferno", furono trasmesse dal cosiddetto "codice Selmi" (Modena, Biblioteca Estense Universitaria).

“Inferno” XVI: Dante e Virgilio con i tre sodomiti (ms. “Palatino 313”, BNCF), miniatura attribuita all’Anonimo fiorentino.

Chiose dell’Anonimo Fiorentino

Le Chiose dell’Anonimo fiorentino, attribuibili a un ignoto commentatore fiorentino attivo tra XIV e XV secolo, sono tramandate da almeno quattro manoscritti (due con l’"Inferno", uno con "Inferno"–"Purgatorio", uno con parte di "Purgatorio" e "Paradiso").

Chiose dell’Amico dell'Ottimo

Le Chiose sopra la Comedia, note come dell'Amico dell'Ottimo" consistono in un commento trecentesco già ricondotto alla cosiddetta "terza redazione" dell'"Ottimo Commento" e in seguito distinto come autonomo progetto commentariale, pur strettamente connesso alla tradizione esegetica dell'Ottimo.

Rapporti con i commenti coevi

Commedia con l'Ottimo commento, 1350 ca., chiosa attr. a Accursio Bonfantini, teologo.

Le chiose sono in rapporto diretto con i principali commenti del Trecento, di:

Manoscritti come il "Laurenziano Pluteo 40.7" mostrano la compresenza, nello stesso testimone, del poema e di un ricco apparato esegetico.[16]

Manoscritti e circolazione

I principali manoscritti che tramandano chiose trecentesche includono:

Le tradizioni mostrano spesso contaminazioni e riorganizzazioni, che complicano la ricostruzione delle famiglie.

Una stampa d'epoca con i leggii per i codici miniati.

Primi repertori e consapevolezza autoriale

Nel proemio dell’"Expositione sopra l’Inferno di Dante Alligieri" (1369), Guglielmo Maramauro cita Jacopo della Lana, Graziolo de’ Bambaglioli, Petrarca, Boccaccio e altri tra gli “aiutanti”, segnalando la percezione, già nel Trecento, di un corpus esegetico plurale.[17][18]

Una rassegna analoga si trova nelle note di «tal» Bartolomeo Ceffoni, ai margini del manoscritto "1036" della Biblioteca Riccardiana, che menziona Boccaccio, Petrarca, Buti e Benvenuto da Imola.[19][20]

Stato degli studi moderni

Gli studi moderni includono:

  • repertori dei commenti medievali;[21]
  • progetti di edizione nazionale;[22]
  • studi sulla funzione del commento;[23]
  • indagini sulle singole famiglie di glosse, sulla loro lingua e sulla loro trasmissione.

Bibliografia

  • Francesco Mazzoni, La critica dantesca del secolo XIV, Roma, Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche, 1965.
  • Enrico Malato, Studi su Dante: lecturae Dantis, chiose e altre note dantesche, Cittadella, Cittadella, 2005.
  • Giancarlo Mazzacurati, Quando il testo si spoglia e si riveste. Funzioni e stagioni del commento, in Macchine per leggere, 1994, pp. 23-37.
  • Paolo Procaccioli (a cura di), I commenti danteschi dei secoli XIV, XV e XVI. CD-ROM, Lexis Progetti Editoriali, 1999.
  • Federico Sanguineti, Testo e esegesi della Comedia, in Arzanà, n. 7, 2001, pp. 17-33.
  • Claudio Giunta, Perché continuiamo a leggere la “Commedia”, in Nuova rivista di letteratura italiana, vol. 12, n. 1-2, 2009, pp. 269-281.
  • Guglielmo Maramauro, Expositione sopra l'Inferno di Dante Alligieri, a cura di Pier Giacomo Pisoni, Saverio Bellomo, Padova, 1998.
  • Saverio Bellomo, Dizionario dei commentatori danteschi. L’esegesi della “Commedia” da Iacopo Alighieri a Nidobeato, Firenze, Olschki, 2004.

Note

  1. ↑ Treccani Vocabolario on line Collettivo1, su treccani.it.
  2. ↑ Chiòṡa¹ Vocabolario on line, su treccani.it.
  3. 1 2 Lucia Onder, Chiosa Enciclopedia Dantesca, su treccani.it, 1970.
  4. ↑ Chiosa, su dizionari.corriere.it.
  5. ↑ Il commento ai testi in età medioevale (PDF), su research.unipd.it.
  6. ↑ Claudio Giunta, Perché continuiamo a leggere la “Commedia”, in Nuova rivista di letteratura italiana, vol. 12, n. 1-2, 2009, pp. 269-281.
  7. ↑ Claudio Giunta, Perché continuiamo a leggere la "Commedia", in Nuova Rivista di Letteratura Italiana, 2009, pp. 269–281.
  8. ↑ Giancarlo Mazzucchi, Il commento ai testi in età medioevale, in Il commento ai testi in età medievale, 2003, pp. 131-150.
  9. ↑ Claudia Villa, I classici come modello, in “Intorno al testo. Tipologie del corredo esegetico e soluzioni editoriali” Atti del Convegno Urbino 2001, Roma, Salerno editrice, 2003, pp. 61-75.
  10. ↑ Jacopo Alighieri, Chiose all’Inferno, a cura di Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1990.
  11. ↑ Aldo Vallone, Bambaglioli, Graziolo Dizionario Biografico degli Italiani, su treccani.it, 1963.
  12. ↑ Osip Mandel'štam, Conversazione su Dante, a cura di R. Faccani, traduzione di R. Faccani – R. Giaquinta, Genova, Il Melangolo, 1994, pp. 149-150.
  13. ↑ Benedetto Croce, La poesia di Dante, Bari, Laterza, 1921.
  14. ↑ Rudy Abardo (a cura di), Chiose Palatine ms. Pal. 313 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, su labibliotecadidante.com, Roma, Salerno, 2005.
  15. ↑ Il codice Filippino della Biblioteca dei Girolamini, su Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini.
  16. ↑ Edizioni dei commenti danteschi, su centropiorajna.it.
  17. ↑ Arianna Terzi, Maramaldo, Guglielmo Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007), su treccani.it.
  18. ↑ Guglielmo Maramauro, Expositione sopra l'Inferno di Dante Alligieri, a cura di Pier Giacomo Pisoni, Saverio Bellomo, Padova, 1998, pp. 81-82, ISBN 978-88-8455-086-6.
  19. ↑ Saverio Bellomo, Ceffoni, Bartolomeo, Firenze, Olschki, 2004, pp. 207-208.
  20. ↑ Giacomo Ferraú, Zanobi da Strada Enciclopedia Dantesca (1970), 1970.
  21. ↑ Paolo Procaccioli (a cura di), I commenti danteschi dei secoli XIV, XV e XVI. CD-ROM, Lexis Progetti Editoriali, 1999.
  22. ↑ Enrico Malato, Il “secolare commento” alla “Commedia”, in Rivista di studi danteschi, n. 2, 2005, pp. 272-327.
  23. ↑ Giancarlo Mazzacurati, Quando il testo si spoglia e si riveste. Funzioni e stagioni del commento, in Macchine per leggere, 1994, pp. 23-37.

Collegamenti esterni