Chongra Peak
| Chongra Peak | |
|---|---|
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| Stato | |
| Altezza | 6 830 m s.l.m. |
| Prominenza | 690 m |
| Catena | Karakorum |
| Coordinate | 35°11′34.08″N 74°24′09.72″E |
| Data prima ascensione | 14 giugno 1932 |
| Autore/i prima ascensione | Peter Aschenbrenner (Austria) e Hugo Hamberger (Germania) |
| Mappa di localizzazione | |
Chongra Peak è una cima della catena dell'Himalaya del Gilgit-Baltistan, Pakistan. È una delle tante vette sussidiarie del massiccio del Nanga Parbat. Oltre alla cima principale, la montagna ha altre vette: la Cima Nord (6565 m), la Cima Sud (6448 m), la Cima di Mezzo (6455 m) e la Cima Ovest (6554 m). A nord-nordest del Monte si trova un'altra cima secondaria del massiccio, il Rakhiot Peak (6.830 metri). Il Chongra Peak si trova appena a sud del fiume Indo nel distretto di Diamer. Non lontano a nord si trova l'estremità occidentale della catena del Karakorum[1].
Conformazione della montagna
Il nucleo del Nanga Parbat è una lunga cresta che si estende da sud-ovest a nord-est. La parte sud-occidentale di questa cresta principale è nota come Mazeno Ridge e presenta numerose vette sussidiarie. Nella direzione opposta rispetto alla cima, la cresta principale inizia come East Ridge prima di svoltare più a nord-est al Rakhiot Peak (7070 m), circa 4 km a nord-est della cima del Nanga Parbat. La Silver Saddle (Silbersackel) si trova circa a metà strada tra Rakhiot Peak e la cima del Nanga Parbat. Il lato sud/sud-est della montagna è dominato dalla Rupal Face, spesso definita la parete montuosa più alta del mondo: si eleva per ben 4600 m (15 100 piedi) sopra la sua base. Il lato nord/nord-ovest della montagna, che conduce all'Indo, è più complesso. È diviso nella parete Diamir (ovest) e nella parete Rakhiot (nord) da una lunga cresta. Vi sono numerose vette secondarie, tra cui la Cima Nord (7816 m), circa 3 km a nord della vetta principale[2].
Prime ascensioni
La prima scalata della vetta fu effettuata da Peter Aschenbrenner insieme a Hugo Hamberger il 14 giugno nell'ambito della spedizione alpinistica tedesco-americana al Nanga Parbat del 1932 guidata dall'alpinista tedesco Willi Merkl. Non è chiaro se abbiano effettivamente scalato la vetta principale e non una vetta secondaria inferiore. La scalata della vetta principale ebbe luogo il 20 agosto 1971 da parte di una spedizione giapponese (Masahiko Kaizu, Kiyoshi Hara e Tamiya Takahashi) attraverso il Rama Peak[3][4].
Note
- ↑ Jochen Hemmleb, Nanga Parbat 1970, Versante Sud, 2012, ISBN 978-88-96634-61-5.
- ↑ Gian Luca Gasca, Nanga Parbat. La Montagna leggendaria, Alpine Studio, 2016, ISBN 9788899340278
- ↑ Fritz Bechtold, Al Nanga Parbat, Tararà, 2002, ISBN 978-88-86593-34-2.
- ↑ Reinhold Messner, Razzo rosso sul Nanga Parbat, Corbaccio, 2010, ISBN 978-88-6380-060-9.
Bibliografia
- Fritz Bechtold, Al Nanga Parbat, Tararà, 2002, ISBN 978-88-86593-34-2.
- Reinhold Messner, La montagna nuda, Corbaccio, 2004, ISBN 978-88-7972-579-8.
- Hermann Buhl, È buio sul ghiacciaio, Corbaccio, 2007, ISBN 978-88-7972-871-3.
- Reinhold Messner, Nanga Parbat. La montagna del destino, Mondadori Electa, 2008, ISBN 978-88-370-6501-0.
- Simon Kehrer, Walter Nones, È la montagna che chiama, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-58841-2.
- Reinhold Messner, Razzo rosso sul Nanga Parbat, Corbaccio, 2010, ISBN 978-88-6380-060-9.
- Reinhold Messner, Solitudine bianca, Priuli & Verlucca, 2012, ISBN 978-88-8068-589-0.
- Jochen Hemmleb, Nanga Parbat 1970, Versante Sud, 2012, ISBN 978-88-96634-61-5.
- Silke Unterkircher, Cristina Marrone, L'ultimo abbraccio della montagna, BUR, 2012, ISBN 978-88-586-2892-8.
- Gian Luca Gasca, Nanga Parbat. La Montagna leggendaria, Alpine Studio, 2016, ISBN 9788899340278
- Daniele Nardi con Alessandra Carati, La via perfetta, Einaudi 2019.
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