Rakhiot Peak
| Rakhiot Peak | |
|---|---|
![]() | |
| Stato | |
| Altezza | 7,070 m s.l.m. |
| Catena | Karakorum |
| Coordinate | 35°09′11.52″N 74°22′53.4″E |
| Data prima ascensione | 16 luglio 1932 |
| Autore/i prima ascensione | Peter Aschenbrenner (Austria) e Herbert Kunigk (Germania) |
| Mappa di localizzazione | |
Il Rakhiot Peak è una cima di 7.070 m. della catena dell'Himalaya del Gilgit-Baltistan, in Pakistan. È una delle tante vette sussidiarie del massiccio del Nanga Parbat. A nord-nordest del Rakiot Peak si trova un'altra cima secondaria del massiccio, il Chongra Peak (6.830 metri). Si trova appena a sud del fiume Indo nel distretto di Diamer. Non lontano a nord si trova l'estremità occidentale della catena del Karakorum[1].
Conformazione della montagna
Il nucleo del Nanga Parbat è una lunga cresta che si estende da sud-ovest a nord-est. La parte sud-occidentale di questa cresta principale è nota come Mazeno Ridge e presenta numerose vette sussidiarie. Nella direzione opposta rispetto alla cima, la cresta principale inizia come East Ridge prima di svoltare più a nord-est al Rakhiot Peak (7.070 m), circa 4 km a nord-est della cima del Nanga Parbat. La Silver Saddle (Silbersackel) si trova circa a metà strada tra Rakhiot Peak e la cima del Nanga Parbat. Il lato sud/sud-est della montagna è dominato dalla Rupal Face , spesso definita la parete montuosa più alta del mondo: si eleva per ben 4.600 m (15.100 piedi) sopra la sua base. Il lato nord/nord-ovest della montagna, che conduce all'Indo, è più complesso. È diviso nella parete Diamir (ovest) e nella parete Rakhiot (nord) da una lunga cresta. Vi sono numerose vette secondarie, tra cui la Cima Nord (7.816 m), circa 3 km a nord della vetta principale[2].
Prima ascensione
La prima scalata della vetta fu effettuata da Peter Aschenbrenner insieme a Herbert Kunigk il 16 luglio nell'ambito della spedizione alpinistica tedesco-americana al Nanga Parbat del 1932 guidata dall'alpinista tedesco Willy Merkl. Durante una spedizione tedesca sul Nanga Parbat, nella notte tra il 14 e il 15 giugno 1937, tutti e sette i membri della spedizione e nove sherpa morirono sul versante settentrionale della montagna quando una grande valanga di ghiaccio seppellì un accampamento. Gli scienziati sopravvissuti Luft e Troll , che stavano conducendo ricerche nella valle vicina, scoprirono il disastro il 18 giugno mentre salivano al campo IV[3].
Note
- ↑ Hermann Buhl, È buio sul ghiacciaio, Corbaccio, 2007, ISBN 978-88-7972-871-3.
- ↑ Reinhold Messner, La montagna nuda, Corbaccio, 2004, ISBN 978-88-7972-579-8.
- ↑ Fritz Bechtold, Al Nanga Parbat, Tararà, 2002, ISBN 978-88-86593-34-2.
Bibliografia
- Fritz Bechtold, Al Nanga Parbat, Tararà, 2002, ISBN 978-88-86593-34-2.
- Reinhold Messner, La montagna nuda, Corbaccio, 2004, ISBN 978-88-7972-579-8.
- Hermann Buhl, È buio sul ghiacciaio, Corbaccio, 2007, ISBN 978-88-7972-871-3.
- Reinhold Messner, Nanga Parbat. La montagna del destino, Mondadori Electa, 2008, ISBN 978-88-370-6501-0.
- Simon Kehrer, Walter Nones, È la montagna che chiama, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-58841-2.
- Reinhold Messner, Razzo rosso sul Nanga Parbat, Corbaccio, 2010, ISBN 978-88-6380-060-9.
- Reinhold Messner, Solitudine bianca, Priuli & Verlucca, 2012, ISBN 978-88-8068-589-0.
- Jochen Hemmleb, Nanga Parbat 1970, Versante Sud, 2012, ISBN 978-88-96634-61-5.
- Silke Unterkircher, Cristina Marrone, L'ultimo abbraccio della montagna, BUR, 2012, ISBN 978-88-586-2892-8.
- Gian Luca Gasca, Nanga Parbat. La Montagna leggendaria, Alpine Studio, 2016, ISBN 9788899340278.
- Daniele Nardi con Alessandra Carati, La via perfetta, Einaudi 2019.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Rakhiot Peak

