Chthamalus stellatus
| Chthamalus stellatus | |
|---|---|
![]() | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Arthropoda |
| Subphylum | Crustacea |
| Superclasse | Multicrustacea |
| Classe | Thecostraca |
| Sottoclasse | Cirripedia |
| Infraclasse | Thoracica |
| Superordine | Thoracicalcarea |
| Ordine | Balanomorpha |
| Superfamiglia | Balanoidea |
| Famiglia | Balanidae |
| Sottofamiglia | Concavinae |
| Genere | Chthamalus |
| Specie | C. stellatus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Chthamalus stellatus (Poli, 1791) | |
| Sinonimi | |
|
Lepas stellatus | |
| Nomi comuni | |
|
(EN) Poli's stellate barnacle | |
| Sottospecie | |
| vedi testo | |
Chthamalus stellatus (Poli, 1791) è una specie di cirripede balanomorfo marino.[1] Frutto di una profonda revisione della classe Thecostraca redatta nel 2021 da un gruppo di ricercatori coordinati dal taiwanese Benny Kwok-Kan Chan, è una delle 65 famiglie e le oltre 2 100 specie in cui si suddivide l'intera classe in base ai principali eventi morfologici nell'evoluzione dei cirripedi proposti alla comunità scientifica.[2][3]
Descrizione e habitat
C. stellatus è, come tutti i cirripedi, un organismo sessile che usa come punto di ancoraggio rocce e altri materiali solidi nella zona intertidale grazie alla sostanza adesiva secreta alla base del sottile disco d’adesione membranoso. Pur avendo fondamentalmente una forma conica, può assumere una forma più tubolare in una colonia affollata. Come altri cirripedi sessili, da adulto il C. stellatus è un filtratore che rimane nel suo guscio fisso e utilizza le sue appendici piumate, i cirri, in realtà zampe modificate, che battono ritmicamente per attirare plancton e altri detriti organici al suo interno per la sua alimentazione.[4][5]

La parte esterna, di colore bianco gesso, ha un'apertura opercolare a forma di aquilone quando è giovane e un'apertura opercolare ovale quando è adulto. Il carapace, o più propriamente muraglia, è costituito da sei piastre a parete solida di dimensioni approssimativamente uguali. Le sue placche rostrali relativamente strette rimangono separate dalle piastre rostrolaterali e non si fondono. Il C. stellatus ha un tessuto blu brillante con macchie nere e arancioni che possono essere scorte quando la sua apertura opercolare non è ben chiusa. A seconda delle condizioni ambientali e della quantità di cibo disponibile, può raggiungere fino a 14 mm di diametro.[4][5]
Gli esemplari di questa specie sono presenti sulle coste rocciose esposte nella zona eulitorale medio-bassa dell'Oceano Atlantico nord-orientale, prediligendo in particolare le isole e i promontori rispetto alle baie e alle zone più protette.[6] È una specie meridionale, che vive in acque calde, ma è stata scoperta anche più a nord, nelle Isole Shetland, e più a est, nell'Isola di Wight.[4] Un esame del 2021 su esemplari provenienti dalle isole di Capo Verde ha rivelato che, sebbene morfologicamente simili al C. stellatus, le differenze genetiche tra loro sono maggiori di quelle riscontrate tra diverse specie del genere Chthamalus, giustificando potenzialmente l'assegnazione di queste popolazioni come unità evolutivamente significativa e clade sorella del C. stellatus.[7]
La distribuzione verticale di C. stellatus si sovrappone a quella di Chthamalus montagui (considerato la stessa specie di C. stellatus fino al 1976)[4] e Semibalanus balanoides, con la prevalenza specifica di una specie rispetto all'altra in una data località, forse correlata alle differenze nella distribuzione degli stadi larvali delle specie.[6][8]
Riproduzione
Come la maggior parte dei cirripedi, il C. stellatus è ermafrodita e in grado di auto-fecondarsi quando isolato, ma gli individui assumono tipicamente un ruolo maschile o femminile per accoppiarsi. I loro peni sono significativamente più lunghi dei loro corpi e vengono utilizzati dai “maschi funzionali” stazionari per cercare nella zona una vicina “femmina funzionale” altrettanto stazionaria da fecondare.[4]
I cirripedi di questa specie producono da 1 000 a 4 000 uova per covata quando fungono da femmine.[4] Le uova fecondate rimangono all'interno del carapace dell'adulto fino a quando non vengono rilasciate come nauplii, larve libere di nuotare che galleggiano sulle correnti insieme ad altro plancton. Dopo diverse mute si trasformano in cypris, uno stadio in cui non possono nutrirsi. Il cypride nuota alla ricerca di una superficie adatta su cui attaccarsi, a testa in giù, per trasformarsi nella forma familiare, dal guscio duro e immobile.[4][9] La durata della sua stagione riproduttiva può dipendere dalla temperatura e produce meno covate vicino al limite settentrionale del suo areale.[4]
Tassonomia
Di questa specie sono note due sottospecie, qui di seguito elencate:[1]
- Chthamalus stellatus bisinuatus Pilsbry, 1916
- Chthamalus stellatus cornutus Nilsson-Cantell, 1925
Una terza, indicata anche come Chthamalus stellatus thompsoni Henry, 1958, è stata in seguito riclassificata come Chthamalus angustitergum Pilsbry, 1916.
Note
- 1 2 (EN) Chthamalus stellatus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 31 gennaio 2026.
- ↑ Chan et al, 2021
- ↑ Pitombo, 2017
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Riley, 2002.
- 1 2 Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2013.
- 1 2 Burrows, Hawkins, Southward, 1999.
- ↑ Tikochinski et al, 2021.
- ↑ Ross et al, 2003.
- ↑ Barnacles, su pznow.co.uk.
Bibliografia
- (EN) Benny K.K. Chan et al., The evolutionary diversity of barnacles, with an updated classification of fossil and living forms, in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 193, n. 3, Londra, Oxford University Press, 25 febbraio 2021, pp. 789-846, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa160, ISSN 1096-3642. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- (EN) Victor A. Pitombo, Revision of the Balanid Barnacle Genus Concavus Newman, 1982, with the Description of a New Subfamily, Two New Genera, and Eight New Species, in Journal of Paleontology, vol. 66, S27, Londra, Cambridge University Press, 11 agosto 2017, pp. 1-46, DOI:10.1017/S0022336000060947, ISSN 0022-3360. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- M. T. Burrows, S. J. Hawkins e A. J. Southward, Larval development of the intertidal barnacles Chthamalus stellatus and Chthamalus montagui (PDF), in Journal of the Marine Biological Association of the United Kingdom, vol. 79, n. 1, 1999, pp. 93-101, DOI:10.1017/S0025315498000101. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- Yaron Tikochinski, Uzi Motro, Noa Simon-Blecher e Yair Achituv, Yair, Molecular analysis reveals a cryptic species of Chthamalus (Crustacea: Cirripedia) in the Cape Verde Islands (PDF), in Zoological Journal of the Linnean Society, vol. 193, n. 3, 2021, pp. 1072-1087, DOI:10.1093/zoolinnean/zlaa159. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- (EN) P. M. Ross, M. T. Burrows, S. J. Hawkins, A. J. Southward e K. P. Ryan, A key for the identification of the nauplii of common barnacles of the British Isles, with emphasis on Chthamalus, in Journal of Crustacean Biology, vol. 23, n. 2, maggio 2003, pp. 328-340, DOI:10.1651/0278-0372(2003)023[0328:AKFTIO]2.0.CO;2. URL consultato il 30 gennaio 2026.
Altri progetti
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Chthamalus stellatus
Wikispecies contiene informazioni su Chthamalus stellatus
Collegamenti esterni
- (EN) Chthamalus stellatus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Chthamalus stellatus, su ITIS.
- (EN) Chthamalus stellatus, su WoRMS.
- (EN) Karen Riley, Chthamalus stellatus (Poli's stellate barnacle), su marlin.ac.uk, 2002. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- (EN) Chthamalus stellatus (Poli's stellate barnacle), su istitutoveneto.org, 9 ottobre 2013. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- (EN) Barnacles, su pznow.co.uk. URL consultato il 30 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2004).
- (EN) The influence of climate on intertidal reef biotopes, su ukmarinesac.org.uk. URL consultato il 30 gennaio 2026.
