Chulsanbaatar

Chulsanbaatar
Stato di conservazione
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseTetrapoda
(clade)Mammaliaformes
Classe?Mammalia
Superordine†Allotheria
Ordine†Multituberculata
Sottordine†Cimolodonta
Superfamiglia†Djadochtatherioidea
Genere†Chulsanbaatar
Kielan-Jaworowska, 1974
Specie†C. vulgaris

Chulsanbaatar (Kielan-Jaworowska, 1974)[1] è un genere di mammiferi fossili nell'ordine estinto dei Multituberculata. I resti noti provengono dal Cretaceo superiore dell'Asia Centrale. Condivise il suo habitat con i dinosauri. È compreso nel sottordine dei Cimolodonta ed è membro della superfamiglia Djadochtatherioidea. Fu classificato nel 1974 da Z. Kielan-Jaworowska.

I resti fossili della specie Chulsanbaatar vulgaris(Kielan-Jaworowska, 1974), riferibili al Campaniano, furono rinvenuti negli strati della formazione rocciosa Hermiin Tsav (Khermeen Tsav, parte della formazione geologica Barun Goyot, in Mongolia.

Questo animale era un piccolo multitubercolato con una lunghezza del cranio di 2 cm. La mandibola troverebbe spazio sulla punta di un dito. Eccezionalmente è stato possibile studiare le ossa dell'orecchio, che mostrano come si siano conservati egregiamente alcuni dei fossili. Chulsanbaatar è ora ospitato nell'accademia polacca delle scienze a Varsavia, in Polonia (eg. ZPAL MgM-1/84). Questa collezione ospita numerosi esemplari, che difficilmente si adattano al nome della specie (vulgaris = comune).

Tassonomia

Note

  1. ↑ GBIF, su gbif.org.

Bibliografia

  • Kielan-Jaworowska (1974), "Multituberculate succession in the Late Cretaceous of the Gobi Desert (Mongolia)". Palaeontologica Polonica 30, p.23-44.
  • Kielan-Jaworowska Z & Hurum JH (2001), "Phylogeny and Systematics of multituberculate mammals". Paleontology 44, p.389-429.
  • Zofia Kielan-Jaworowska, Richard L. Cifelli, Zhe-Xi Luo (2005). "Mammals from the age of dinosaurs : origins, evolution, and structure" p. 300-349. ISBN 0-231-11918-6

Collegamenti esterni