Dalida

Dalida
Dalida nel 1961
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
Francia (bandiera) Francia
GenereMusica leggera
Yéyé
Musica d'autore
Disco
Periodo di attività musicale1955 – 1987
Etichetta
Studio38
Live4
Colonne sonore1
Raccolte80
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Dalida, pseudonimo di Iolanda Cristina Gigliotti (Il Cairo, 17 gennaio 1933 – Parigi, 3 maggio 1987), è stata una cantante e attrice italiana naturalizzata francese.

Popolare sia in Italia sia in Francia, con circa 140 milioni di dischi venduti è tra gli artisti di maggior successo nella storia della musica italiana.[1] Nel 1981 si aggiudicò il primo disco di diamante della storia, che fu creato appositamente per lei.[2]

A causa della depressione di cui soffriva da lungo tempo[3], la cantante si tolse la vita la notte tra il 2 e il 3 maggio 1987 nella sua abitazione, tramite ingestione di barbiturici[3], a distanza di vent'anni da un primo tentativo di suicidio avvenuto poco dopo la morte del cantante italiano Luigi Tenco, con il quale, secondo la stampa dell'epoca, aveva avuto un legame sentimentale[3].

Biografia

Dalida all'età di quattro anni, nel 1937

Iolanda Cristina Gigliotti nacque il 17 gennaio 1933 presso l'Ospedale Umberto I, l'ospedale italiano del Cairo, e crebbe a Choubrah, un quartiere popolare del Cairo[4], in una grande comunità italiana. I genitori erano calabresi originari di Serrastretta, provincia di Catanzaro. Aveva un fratello maggiore, Orlando (1930-1992), ed un fratello minore, Bruno (29 luglio 1936), che, con il nome d'arte di Orlando (lo stesso del fratello maggiore), diventerà il manager di Dalida. Il padre, Pietro Gigliotti (1904-1945), era primo violino all'Opera del Cairo[5]; la madre, Filomena Giuseppina d'Alba (1904-1971), era sarta.

All'età di 4 anni un medico le prescrisse di portare una benda sugli occhi per 40 giorni per curare un'oftalmite. Al termine del periodo di bendaggio risultò gravemente strabica e venne sottoposta a diverse operazioni chirurgiche di correzione durante l'infanzia, non del tutto risolutive; all'inizio degli anni 1980 subì altri interventi[6]. Ha frequentato la Scuola Tecnica Commerciale Maria Ausiliatrice, una scuola cattolica italiana situata nel Nord di Shubra.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, suo padre, come tutti gli immigrati italiani, fu internato dalle truppe del Regno Unito nel campo di Fayed, nel deserto vicino al Cairo. Tornò dal campo di prigionia nel 1944; la famiglia che aveva tanto atteso il suo ritorno rimase però profondamente delusa e amareggiata, perché Pietro tornò completamente cambiato, collerico, violento, con forti emicranie e l'amarezza per la fine della carriera. Morì l'anno dopo a causa di un ictus.

A diciassette anni Iolanda partecipò al concorso di bellezza Miss Ondine, arrivando prima, e le si aprirono le porte del mondo del cinema[7]. In La regina delle piramidi del 1954 fu controfigura di Joan Collins[8]. Nel 1954 fece parte del cast di Le Masque de Toutankhamon (La maschera di Tutankhamon) e di Sigara wa kass (Un bicchiere e una sigaretta).

Carriera

Gli esordi

Per affermarsi nel mondo dello spettacolo, decise di lasciare l'Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa. Il 26 dicembre 1954 si trasferì a Parigi dove prese dimora in un appartamento di rue Ponthieu, vicino agli Champs Elysées[5].

Aveva adottato il nome d'arte Dalila, molto popolare all'epoca fra le ragazze del Cairo[9], che nel 1956 cambiò in Dalida su consiglio dello scrittore Alfred Machard ("Dalila... fa troppo Sansone e Dalila, cambiamo una L con una D, come Dio Padre", dirà lui)[6] e registrò il suo primo vinile con Madona, versione francese di Barco negro di Amália Rodrigues, cui seguì Bambino (traduzione della famosissima canzone napoletana Guaglione, portata al successo da Aurelio Fierro), che ebbe grande successo arrivando prima in Francia per 39 settimane nel 1957, tant'è che Dalida fu soprannominata "mademoiselle Bambino". Con Bambino vinse il suo primo disco d'oro[10].

Firma di Dalida
Dalida nel 1959

Recitò in Rapt au deuxième bureau (Rapimento al secondo ufficio) di Jean Stelli con Frank Villard e cominciò a esibirsi in un recital al Cairo; interpretò Come prima (prima posizione nelle Fiandre in Belgio), Piove di Domenico Modugno e Gli zingari (Les gitans), canzone creata da Hubert Giraud per il Coq d'Or de la chanson française del 1958 e che cantò in Italia nella trasmissione Il Musichiere, condotta da Mario Riva; seguirono La canzone di Orfeo e Milord (cantata poi, in italiano, anche da Milva), le incisioni di Les enfants du Pirée (di Melina Merkouri), seconda nei Paesi Bassi e nelle Fiandre, incisa in italiano come I ragazzi del Pireo (Uno a te, uno a me), 'O sole mio, L'arlecchino gitano, T'aimer follement (T'amerò dolcemente), Garde-moi la dernière danse (Chiudi il ballo con me), Dans le bleu du ciel bleu (Nel blu dipinto di blu, di Modugno) che arriva quinta nelle Fiandre, Du moment qu'on s'aime (Piccolissima serenata, di Teddy Reno) nona nelle Fiandre e Romantica (di Renato Rascel), decima nelle Fiandre nel 1960[11].

Il successo internazionale e la morte di Tenco

Nel 1964 Dalida fu la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto oltre 10 milioni di dischi; sempre nel 1964, seguì il Tour de France (vinto da Jacques Anquetil), cantando più di duemila canzoni lungo i 2 900 km percorsi. Nel 1965 recitò in Ménage all'italiana (con Ugo Tognazzi, Paola Borboni) e incise La danse de Zorba (La danza di Zorba), su una base di sirtaki, Amore scusami, Cominciamo ad amarci e La Vie en rose, cavallo di battaglia di Édith Piaf, scomparsa due anni prima. Pubblicò anche il singolo Un grosso scandalo che sul lato B presenta una sua interpretazione di Il silenzio, brano portato al successo da Nini Rosso.

La danza di Zorba diventa un grosso successo anche in Italia[12].

Partecipò a Scala reale (ex Canzonissima) e conobbe Luigi Tenco a casa di Mario Cantini, responsabile delle edizioni musicali RCA[13]. Con il cantante, dopo aver inciso Bang Bang (al primo posto nella prima hit parade radiofonica condotta da Lelio Luttazzi), decise di tentare Sanremo con Ciao amore, ciao. Sanremo non è stato un successo né dal punto di vista professionale né personale. La tragedia della morte di Tenco[14] – sulla quale Dalida stessa disse molto poco – ebbe numerose versioni che con il tempo si andarono mischiando alla leggenda Dalida.

Dalida durante l'esibizione della celebre Ciao amore, ciao al Festival di Sanremo 1967
Dalida nel 1967

Dopo aver deposto davanti agli inquirenti, fece ritorno a Parigi, dove cantò Ciao amore, ciao. Il 26 febbraio 1967 tentò di togliersi la vita nell'albergo Prince de Galles a Parigi, dove aveva soggiornato con lo stesso Tenco prima di Sanremo; venne salvata da una cameriera[15], la quale notò la luce che filtrava dalla fessura inferiore della porta della camera occupata costantemente da più tempo del consueto. Dalida fu trasportata d'urgenza in ospedale dove fu salvata e rimase in coma per cinque giorni. Fu poi successivamente ricoverata in una clinica psichiatrica.

Dopo la convalescenza, alla fine del 1967 tornò al Palmares, in Francia, interpretando alcuni brani, tra cui Les grilles de ma maison; in Italia incise Mama e partecipò alla nuova Canzonissima (che si chiamerà Partitissima) con Alberto Lupo. Il singolo Mama in italiano arrivò primo in classifica. Vinse Partitissima con la canzone Dan dan dan il 6 gennaio del 1968. Fu un periodo di grande successo: ebbe ben tre canzoni nella hit parade: Mama, L'ultimo valzer e Dan dan dan[12]. Sempre nel 1968 recitò nel film Io ti amo di Antonio Margheriti con Alberto Lupo.

Il 18 giugno le venne conferito il titolo di Commendatore delle Arti, delle Scienze e delle Lettere dal presidente francese Charles de Gaulle, e il 5 dicembre in Italia ricevette la medaglia della Presidenza.

Dalida a Senigallia durante una tappa del Cantagiro, 1968

La sua carriera italiana e internazionale si arricchì di successi, partecipazioni televisive e clamorosi rifiuti (Si dice che rifiutò di partecipare a Sanremo 1970 con La prima cosa bella, che incise poi sia in francese con il titolo Si c'était à refaire sia in versione italiana. Quest'ultima sarebbe uscita soltanto postuma nel cofanetto Dalida Italia Mia del 1991).

Dopo il Cantagiro 1968 (dove si classificò terza) fu ospite d'onore nelle trasmissioni italiane più importanti del tempo (Studio uno, Doppia Coppia, Io Agata e tu...). In seguito, altre tre Canzonissime e tre partecipazioni alla prestigiosa Mostra internazionale di musica leggera a Venezia.

Registrò a Napoli due spettacoli live con Little Tony nel 1970 e con Morandi nel 1971 per la storica Senza rete, fino ancora a Domenica in (nel 1978 e nel 1980).

Dalida e Gianni Morandi nel 1968

Con il repertorio in lingua italiana, Dalida è arrivata in prima posizione per due settimane nel 1967 con Bang Bang, ha interpretato brani di Paolo Conte (La speranza è una stanza, 1968), Herbert Pagani, Bruno Lauzi (Uomo di sabbia, traduzione di Salma ya salama), Gino Paoli (Un uomo vivo, 1960), Umberto Bindi (Non mi dire chi sei, 1960), Piero Ciampi (La colpa è tua, 1970), Luigi Tenco (Vedrai Vedrai, 1979, Ciao amore ciao, 1967).

I successi in hit parade: Gli zingari, Ascoltami, I ragazzi del Pireo, La danza di Zorba, Mama, L'ultimo valzer, Dan dan dan, Quelli erano giorni, Un po' d'amore, Oh lady Mary e Darla dirladada. L'ultima presenza di Dalida nella hit risale al 1974 con il brano Diciotto anni.

Dalida esegue La danza di Zorba dal vivo a Napoli durante la registrazione dello spettacolo televisivo Senza rete, estate 1970

Fra gli altri autori italiani che Dalida ha interpretato in francese: Lucio Dalla (Jésus Bambino, 1970), Ivano Fossati (Dédié à toi, 1979), Pino Donaggio (Comme symphonie, 1960), oltre ai già citati Paoli (Je me sens vivre, 1961), Bindi, Tenco (Loin dans le temps, versione in francese di Lontano lontano, 1967) e le reinterpretazioni dei brani di Mina, (Tintarella di luna, in Francia con titolo Le petit clair de lune, Un anno d'amore in versione francese col titolo C'est irréparable e il brano Paroles... paroles... con testo in francese, in coppia con l'amico Alain Delon, quest'ultimo pezzo nel 1973[16]). Tutte le reinterpretazioni sono contemporanee ai successi di Mina in Italia.

Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta intraprese una serie di viaggi in Nepal come percorso di ricerca interiore.

Gli anni settanta la videro impegnata in tre recital all'Olympia di Parigi. Il primo, nel 1971, segnò il cambiamento della cantante che passò gradualmente a testi più impegnati (come Avec le temps di Léo Ferré). Ritornò all'Olympia nel 1974 e nel 1977. Furono anni in cui Dalida fu ai vertici delle classifiche francesi con Darla dirladada, Il venait d'avoir 18 ans e Gigi l'amoroso[17].

Svolta disco e nuovi successi

In Italia gli anni settanta iniziarono con buoni successi e presenze che via via andarono diradandosi. 18 anni (Il venait d'avoir 18 ans) e Gigi l'amoroso la portarono spesso in televisione (18 anni sarà l'ultima sua presenza nella classifica dei dischi più venduti). Incise Tornerai (in Francia J'attendrai, al primo posto in hit parade), Ciao come stai (in Francia Ne lui dis pas), Tua moglie (in Francia Ta femme) e l'LP Sempre più Dalida[11].

Furono gli anni dei grandi successi francesi e internazionali. Con J'attendrai iniziò a ballare. Monday Tuesday... Laissez-moi danser la portò a una serie di recital al Palais des Sports nel 1980[5] e negli Stati Uniti al Carnegie Hall[18]. Nel marzo 1981 ritornò all'Olympia di Parigi.

A cavallo fra gli anni settanta e ottanta Dalida fu accusata di essere politicizzata a causa della sua vicinanza a François Mitterrand, del quale era amica da una decina di anni e che in effetti sostenne apertamente durante le elezioni presidenziali del 1981. I socialisti di Mitterrand vinsero le elezioni e Dalida, per evitare di fomentare sospetti che la sua apparizione sui media fosse frutto di favoritismi politici, decise di intraprendere una lunga tournée all'estero[19].

In un sondaggio di Paris Match del 1982, Dalida risultò fra i personaggi più amati subito dopo Simone Weil, mentre in un sondaggio del 1985 di Télé 7 jours risultò la seconda cantante più amata dai francesi (al primo posto Mireille Mathieu).

Nel 1982 incise La chanson du Mundial per sostenere la nazionale di calcio francese ai Mondiali 1982. Inoltre, pubblicò Danza (in lingua italiana) che raggiunse anche il mercato italiano (con un 45 giri formato da Danza e Tony), prodotta nuovamente da Paolo Dossena, l'artefice dei suoi maggiori successi italiani.

Il 1983 è l'anno di Les p'tits mots/Mourir sur scène. Mourir sur scène ottenne grande successo (soprattutto dopo la morte dell'artista) e divenne presto una delle canzoni emblematiche del suo repertorio. La interpretò ininterrottamente sino al suo ultimo concerto (il 29 aprile 1987). Altri tre brani autobiografici vennero pubblicati, nell'83, all'interno del 33 giri Les p'tits mots: Lucas, Bravo e Téléphonez-moi. A partire da quest'anno Dalida iniziò a diradare progressivamente gli impegni lavorativi.

Nel 1984 registrò per la televisione francese un programma dal titolo Dalida Idéale, con la regia di Jean-Christophe Averty. Kalimba de Luna, del celebre percussionista e musicista napoletano Tony Esposito, è il 45 giri del 1984, che ottenne buona visibilità e parecchie apparizioni in televisione[12]. Per l'estate arrivò L'innamorata/Soleil, nuovo 45 giri. Incise Soleil e Les P'tits Mots anche in italiano (Mediterraneo/Le parole di ogni giorno), e fu la penultima incisione in italiano (vi sarà ancora Semplicemente così nel 1986) oltre che l'ultimo vinile singolo uscito in Italia, con le sue due ultime relative apparizioni alla televisione italiana, una al Maurizio Costanzo Show e una al varietà Fascination.

Sempre nel 1984, anche un nuovo album, il penultimo, intitolato semplicemente Dali. Contiene, tra le altre, una cover di I just called to say I love you di Stevie Wonder, chiamata Pour te dire je t'aime.

"Le jeu de la Vérité" e gli ultimi anni

Dalida nel 1974

Nel 1985 accettò l'invito di Patrick Sabatier al programma "Le jeu de la Vérité" ("Il gioco della verità"), il più celebre del momento in Francia. Si rispondeva in diretta a domande poste dal pubblico in studio e dai telespettatori. Cantò la prima canzone, Le temps d'aimer, e le venne posta una domanda sul suo strabismo; apparentemente rilassata, raccontò della sua infanzia e degli ultimi interventi agli occhi. Parlò di omosessualità, che accettava ("Non è una tara, non è una malattia, ciascuno è libero di fare ciò che vuole del proprio corpo")[20]; sulla sua vita privata disse semplicemente: "Oggi sono sola", sul suicidio dei suoi tre compagni: "Non ne sono responsabile", e ricordò che Lucien Morisse si suicidò dieci anni dopo la fine della loro relazione, come pure Richard Chanfray (tre anni dopo, mentre stava già con un'altra donna). Non mancarono domande sulla politica e su Mitterrand. Dichiarò di essere amica di Mitterrand e di essere stata accusata a torto di essersi schierata politicamente, perché l'aveva sostenuto come uomo e amico e non come partito[19]. La trasmissione si rivelò un successo.

Altri due 45 giri: Reviens-moi/La pensione bianca (oltre a un maxi 45 giri con Reviens-moi/C'était mon ami) e Le temps d'aimer/Le Vénitien de Levallois. Successivamentw arrivò il progetto del regista Youssef Chahine: un film in Egitto[21].

Registrò il suo ultimo album in studio Le Visage de l'amour (pubblicato all'inizio del 1986), titolo di una canzone scritta appositamente per lei da Charles Trenet, e già pensava al film che avrebbe girato al Cairo.

Nel 1986, in Egitto, recitò nel film Le Sixième Jour (Il sesto giorno) di Youssef Chahine, per la prima volta in un ruolo drammatico e come protagonista. Per la prima internazionale del film si scelse un cinema a Choubra, il quartiere dove la cantante aveva vissuto da bambina. Fu un trionfo. A Parigi il film venne accolto positivamente dalla critica ma non dal pubblico; in seguito venne commercializzato un 45 giri con la canzone omonima ispirata al film[21], oltre all'album Le Sixième Jour.

A Los Angeles Liz Taylor, insieme a molti altri artisti, iniziò una crociata contro l'AIDS. Vennero coinvolti altri paesi, compresa la Francia, e Dalida con Nana Mouskouri, Thierry Le Luron, Line Renaud e altri partecipò alla campagna.

Dal gennaio 1987 non risultano appuntamenti nell'agenda della cantante. Esce pochissimo. L'ultima uscita ufficiale risale al 7 marzo 1987 per la serata dei Premi César, gli Oscar del cinema francese.

La sua ultima apparizione televisiva, avvenuta in data postuma, risale al novembre 1987 in Germania nel programma musicale Melodien für Millionen, registrato nell'aprile dello stesso anno, in cui interpreta il brano J'attendrai, con l'unica differenza dell'omissione della parte solitamente ballata.

L'ultimo concerto è ad Adalia, in Turchia, il 29 aprile 1987, alla presenza del Presidente della Repubblica Turca Kenan Evren[10]

Lutti e depressione

Nella sua vita dovette affrontare diversi lutti che, con il conseguente aggravarsi della depressione, portarono al suo suicidio.

Nel 1967 il suicidio del cantautore Luigi Tenco (vedi anche: Caso Tenco), con cui era sentimentalmente impegnata; Nel 1970 il suicidio dell'ex marito Lucien Morisse; nel 1983 il suicidio di Richard Chanfray, compagno della cantante dal 1972 al 1981; nel 1986 un viaggio al Cairo, nei luoghi della sua infanzia, per l'interpretazione del personaggio di Saddika nel film Le Sixième Jour, minò ulteriormente il suo equilibrio; Dalida si immedesimò nella protagonista disperata al punto da non poter uscire dal personaggio[21]. La depressione a questo punto è radicata in Dalida.

La morte

Così, dopo vent’anni dal primo tentativo, il sabato del 2 maggio 1987, Dalida chiamò il fratello minore e manager Bruno (conosciuto come “Orlando”, che è anche il nome del fratello più grande), per rinviare un previsto servizio fotografico a causa del freddo. Dopo aver comunicato alla cameriera che quella sera non avrebbe avuto bisogno di lei perché sarebbe andata a teatro, le diede la serata libera e la informò che sarebbe tornata verso le tre di notte e di non svegliarla prima delle 17 del giorno successivo. In seguito fece il giro dell'isolato e imbucò tre lettere: una per François Naudy, dove scrisse "Quando lunedì ti arriverà questa lettera, io non sarò certamente più di questo mondo. Questa lettera sarà il nostro segreto.", una per il fratello e una per un suo amico. Tornò poi nella propria abitazione e, rimasta sola in casa, si cambiò mettendosi un pigiama, si struccò, indossò gli occhiali da lettura e ingerì 6 tubetti di barbiturici corrispondenti a 120 pastiglie, accompagnati da un bicchiere di whisky, si coricò con la schiena contro due cuscini e appoggiò un biglietto sul suo Buddha d'oro, stante sul suo comodino, recante la scritta: "La vie m'est insupportable, Pardonnez moi" ("La vita mi è insopportabile. Perdonatemi"). Per la prima volta, spense la luce da comodino; era solita dormire con la luce accesa in quanto aveva una forte paura del buio a causa del periodo in cui, da bambina, fu bendata per curare l'oftalmite. Dalida morì, secondo i medici, intorno alle 11 del 3 maggio per sovradosaggio di barbiturici.

Lettera d'addio vergata a mano da Dalida

Le esequie

La salma non è stata esposta pubblicamente, bensì è rimasta all’interno della sua abitazione e visitata da familiari e conoscenti stretti fino alla mattina del 7 maggio 1987, quando i giornalisti e una folla di persone aspettarono l'uscita del feretro chiuso dall'abitazione (qui è presente il video: [22]), per poi proseguire verso la chiesa della Madeleine, dove migliaia di fan hanno partecipato e ringraziato la grande cantante e attrice (qui si trova il video del funerale: [23]).

Tomba

La tomba di Dalida

Dalida riposa nel cimitero di Montmartre a Parigi; la statua commemorativa a grandezza naturale, realizzata dallo scultore Alain Aslan, posta sulla tomba, la mostra con gli occhi chiusi rivolti allo spettatore. È sepolta insieme al fratello maggiore Orlando Gigliotti, morto il 5 settembre 1992, alla loro madre Filomena Giuseppina D’Alba, deceduta nel 1971, e alla zia Giorgia Gigliotti, sorella del padre, deceduta nel 1968. Con lei è sepolta anche la moglie del fratello maggiore Orlando, Maria Teresa Lava, deceduta il 14 aprile 2018.

Tributi

Sul muro di cinta della villa, vicino al cancello, è stata posta dagli amici della cantante una targa che recita “DALIDA a vécu dans cette maison de 1962 à 1987. Sés amis Montmartrois ne l’oublieront pas” (“DALIDA visse in questa casa dal 1962 al 1987. I suoi amici di Montmartre non la dimenticheranno”). Dopo la morte di Dalida la villa è stata venduta e sezionata in singoli appartamenti: nulla è rimasto della cantante e, trattandosi di abitazioni private, non è visitabile.

Nel 1997 Alain Aslan ha realizzato, per il decennale della morte, un busto in rame copia della statua sulla tomba, per posizionarlo nella Place Dalida inaugurata il 24 aprile 1997. [24]

L'annata 1997 del vino prodotto con le uve di Montmartre le fu dedicata col nome di Cuvée Dalida.[25]

Nel 2005 venne prodotta la miniserie TV Dalida, con Sabrina Ferilli nel ruolo della cantante.

Nel 2016 venne realizzato il film Dalida, diretto da Lisa Azuelos e con Sveva Alviti nel ruolo della cantante.

Vita privata

Lucien Morisse

Dalida e Lucien Morisse

Nel 1961 Dalida sposò Lucien Morisse, direttore di Radio Europe 1, conosciuto qualche anno prima ai tempi di Bambino; tuttavia questo matrimonio durò pochissimo, appena un mese, perché Dalida decise di divorziare dopo aver incontrato a Cannes Jean Sobieski, giovane pittore e attore alle prime armi, di cui si innamorò e con cui convisse a Neuilly per qualche mese. Secondo Dalida, il matrimonio era arrivato troppo tardi (Lucien era già sposato quando la conobbe e, fra le altre cose, gli servì del tempo per decidere di separarsi dalla prima moglie), quando ormai l'amore verso Lucien, dopo sei anni, si era esaurito; dopo il divorzio il rapporto fra Dalida e Lucien non si guastò e rimasero buoni amici. Con il matrimonio lei fu naturalizzata francese con il nome di Yolande Gigliotti, mantenendo comunque la cittadinanza italiana. Questo per Dalida è stato un periodo difficile da un punto di vista professionale perché decise di non avvalersi più del sostegno di Lucien, il quale l'aveva fino ad allora aiutata a farsi strada nello spettacolo; superato un periodo di incertezze, Iolanda dimostrò di essere ormai autosufficiente e ottenne l'approvazione di Lucien. Nel 1962 acquistò la villa in rue d'Orchampt, sulla collinetta di Montmartre, dove visse fino alla morte[26].

Nel 1970 Lucien Morisse si suicidò sparandosi un colpo in testa[27].

Luigi Tenco

Dalida e Luigi Tenco a Sanremo nel 1967

Dopo una storia di tre anni con Christian de la Mazière, nel 1966 instaurò, secondo i giornali dell'epoca, una relazione con Luigi Tenco, anche se per alcuni si trattò invece di una trovata pubblicitaria della loro casa discografica. In coppia con Tenco, Dalida partecipò al Festival di Sanremo del 1967 con la canzone Ciao amore ciao, scritta dallo stesso Tenco. La giuria eliminò dalla finale il brano, sconfortando Tenco che, alla notizia, decise di ritirarsi in solitudine in albergo; Dalida, preoccupata, decise poco dopo di raggiungerlo, ma entrando nella stanza scoprì che Tenco si era suicidato con un colpo di pistola[15].

Dopo un interrogatorio della polizia locale, Dalida fece ritorno a Parigi e tentò per la prima volta il suicidio: dicendo ai parenti di avere intenzione di partire da sola per l'Italia per far visita alla famiglia di Tenco, si recò invece all'hotel Prince de Galles, dove prese una stanza (la stessa dove Tenco soggiornava quando andava a Parigi) e ingerì una dose letale di barbiturici. Trovata per caso da una cameriera, insospettita dal fatto che la luce fosse sempre accesa, venne portata in ospedale, dove si risvegliò dal coma cinque giorni dopo[27].

Lucio e Arnaud Desjardins

Qualche mese dopo il tentativo di suicidio, iniziò una relazione con uno studente ventiduenne italiano di nome Lucio e restò incinta. Dalida decise di abortire, ma dal momento che l'aborto non era ancora legale si sottopose a un intervento clandestino in Italia; l'aborto riuscì, ma, a causa di complicazioni, Dalida rimase sterile. Il cambiamento nella sua vita causato dalla morte di Tenco, dal tentativo di suicidio e dalle conseguenze dell'aborto clandestino la spinsero verso l'introspezione e la psicoanalisi (iniziò a studiare Teilhard de Chardin e Sigmund Freud) e fra il 1969 e il 1971 ebbe una relazione col filosofo Arnaud Desjardins, che venne poi chiusa perché lui era già sposato.

Richard Chanfray: il "Conte di Saint-Germain"

Dalida e Richard Chanfray

Nel 1972 incontrò Richard Chanfray, noto sotto il nome d'arte di Conte de Saint-Germain, con il quale iniziò la relazione (seppur burrascosa a causa del carattere di lui) più lunga della sua vita: 9 anni.

Nel 1981 la relazione terminò e nel 1983 Chanfray si suicidò insieme alla sua nuova compagna.

François Naudy

L'ultima relazione, iniziata alla fine del 1985 con uno sfuggente medico di nome François Naudy, e terminata all'inizio del 1987, fu l'ennesima delusione per Dalida, tanto da aumentare quella depressione che la porterà a suicidarsi nel maggio dello stesso anno.[28]

Autori di canzoni scritte per Dalida

Il repertorio di Dalida include le opere di importanti esponenti della musica internazionale: Mikīs Theodōrakīs, Manos Hadjidakis (Grecia), Pete Seeger, Woody Guthrie (USA), Joaquin Rodrigo (Spagna), Michel Legrand, Georges Delerue (Francia), Kurt Weill, Kurt Tukolsky (Germania), Nino Rota, Ennio Morricone (Italia).

Molte canzoni interpretate da Dalida sono state scritte da autori che già all'epoca erano, o sarebbero in seguito divenuti, poeti, scrittori o giornalisti di chiara fama: Salah Jahine (Egitto), Abdel Chamass (Libano), Bertolt Brecht (Germania), Jacques Prévert, André Hardellet, Louis Amade, Gianni Esposito, Boris Bergman, Gérard Manset, Gilbert Sinoué, Marc Fabien-Bonnard, Pascal Sevran, Leila Chellabi, Marie-France Touraille, Jean-Loup Dabadie, Françoise Dorin, Françoise Sagan (Francia), Felix Leclerc (Canada).

Del repertorio in lingua francese della cantante fanno parte autori riconducibili al filone della chanson à texte, o chanson poétique, come Guy Béart, Charles Aznavour, Gilbert Bécaud, Charles Trenet, Serge Lama, Michel Sardou, Léo Ferré, Jacques Brel.

Da segnalare inoltre la collaborazione di Dalida con tre importanti registi: Michel Dumoulin (noto per i suoi lavori su Nathalie Sarraute e Jean Genet: con lui, Dalida gira il film Dalida pour toujours), Jean-Christophe Averty (considerato un precursore della video-arte: con lui Dalida gira Dalida idéale), Youssef Chahine (considerato da molti il "Fellini del mondo arabo": con lui Dalida gira il film Le Sixième Jour).

In Francia i suoi CD, gli LP e i vari DVD continuano ad avere un ottimo mercato.

Premi e riconoscimenti

Insieme a Édith Piaf, Dalida è la cantante che ha maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo. È stata tête d'affiche (nome di maggior richiamo) all'Olympia, tempio della musica leggera parigina, negli anni 1961, 1964, 1967, 1971, 1974, 1977 e 1981 (si prospettava un ritorno per il 1987, anno della sua morte).

Vinse due Oscar mondiali della canzone nel 1963 e nel 1974 per Gigi l'amoroso prima in Svizzera per due settimane e nelle Fiandre e seconda nei Paesi Bassi; nel 1975 vinse il Premio dell'Académie du Disque français per il brano Il venait d'avoir 18 ans (ispirato al romanzo di Colette Il grano in erba, è stato uno fra i suoi brani più conosciuti in Italia con il titolo 18 anni). Nel 1975 il Québec l'ha indicata come "personaggio più popolare", dopo Elvis Presley, e "donna dell'anno" insieme a Jackie Kennedy (cfr. bibliografia).

Inoltre nel 1981 le fu consegnato il primo disco di diamante della storia, grazie agli 85 milioni di album venduti in tutto il mondo[5].

Citazioni e tributi

Monumenti e commemorazioni

Insegna della Place Dalida, a Montmartre
Busto di Dalida nella Place Dalida
  • Nel 1997 è stata inaugurata a Montmartre una piazza in suo onore, Place Dalida[29], dove è stato posto un busto di bronzo dello scultore-disegnatore Aslan che la raffigura. Quest'ultimo scolpì anche la statua posta sulla tomba della cantante nel cimitero di Montmartre.
  • È stata posta dagli amici della cantante una targa sul muro della sua abitazione per onorarla. Attualmente la stessa è abitata da altri inquilini che l’hanno acquistata, e non è visitabile pubblicamente. La targa riporta la scritta: “DALIDA, a vécu dans cette maison de 1962 à 1987. Sés amis Montmartrois ne l’oublieront pas” (“DALIDA, visse in questa casa dal 1962 al 1987. I suoi amici di Montmartre non la dimenticheranno”).
  • Nel 2007, in occasione del ventennale della scomparsa dell'artista, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë ha predisposto una mostra commemorativa della figura di Dalida nei locali del Comune di Parigi (Mairie de Paris). Il ciclo di manifestazioni commemorative ha compreso la realizzazione di un cofanetto video in serie limitata composto da otto DVD dal titolo Une vie (20 ans déjà), con moltissimi filmati televisivi e documentaristici riguardanti l'artista, un cofanetto da collezione di forma piramidale (anch'esso in edizione limitata) contenente un DVD del film Le Sixième Jour e un DVD bonus con clip inedite, una versione per collezionisti del film Dalida di Joyce Buñuel, oltre a una versione rimasterizzata del film Io ti amo, mai pubblicato prima per il mercato dell'home video. In più, sono stati pubblicati tre album: un box set di cinque CD intitolato Les 101 plus belles chansons, una raccolta di brani per il mercato italiano chiamata L'Originale e una riedizione (con due ulteriori canzoni inedite) del cofanetto integrale in italiano Italia Mia, originariamente apparso nel 1991.
  • In Italia, a Serrastretta, paese delle radici italiane di Iolanda Cristina Gigliotti, a cura dell'Associazione Dalida l'artista viene ricordata con l'apertura della "Casa Museo Dalida", la posa dell'opera bronzea Dalida vista da Inis, l'intitolazione di un anfiteatro, la pubblicazione di un opuscolo intitolato Da Serrastretta a Dalida 1962/2007 e l'uscita di un DVD frutto di un progetto didattico della locale scuola media in collaborazione con la stessa Associazione Dalida. Nell'agosto del 2019 la Regione Calabria ha istituito il "Premio Dalida", consegnato a Carla Bruni il 21 agosto a Serrastretta.

Musica

  • Nel 2003 il cantante e compositore francese Serge Lama pubblica l'album Pluri((elles)). Al suo interno, tra gli altri, è contenuto un duo virtuale postumo con Dalida nel brano Je suis malade.
  • In ricordo dell'artista, il 23 settembre 2007 Patty Pravo ha inciso l'album Spero che ti piaccia... Pour toi..., in cui interpreta alcuni successi di Dalida.
  • Tra gli omaggi a Dalida si ricorda anche quello di Luz Casal (voce di Marisa Peredes in Tacchi a spillo di Almodovar). Nel 2007 omaggiò Dalida nel suo album Vida Toxica con "18 años", brano poi reinterpretato nell'album del 2011 con un nuovo arrangiamento. Nel 2017 dedica a Dalida un intero album: Luz Casal charte Dalida: A mi manera.
  • Il 17 novembre 2008 è uscito l'album Fleurs 2 di Franco Battiato che contiene, in omaggio a Dalida, la reinterpretazione di Il venait d'avoir 18 ans, interpretata con la partecipazione di Sepideh Raissadat.
  • Nel maggio 2009 esce l'album Toutes les femmes en moi di Lara Fabian, contenente un omaggio a Dalida: la reinterpretazione del brano Il venait d'avoir 18 ans.
  • Per il venticinquennale della scomparsa di Dalida, nel 2012, viene pubblicato l'album Depuis qu'elle est partie... che presenta, oltre a un CD di brani cantati da Dalida, un secondo CD con canzoni del repertorio di Dalida interpretate da altri artisti che le rendono omaggio.
  • Nel mese di febbraio 2017, dopo la programmazione su Rai 1 della fiction dedicata a Dalida, realizzata da Lisa Azuelos, vengono pubblicate alcune raccolte discografiche per il mercato italiano. La Saar Records ristampa il primo 33 giri italiano della cantante che comprende dodici canzoni in italiano (Gli zingari, Milord, Uno a te uno a me, Pezzettini di bikini). Il vinile, di colore rosso, è a tiratura limitata. Viene inoltre pubblicato un cofanetto della serie Original Recordings dal titolo Retrospective 1956-1961, composto da cinque CD.
  • Nel 2017 l’illustratrice cantautrice Ottavia Brown omaggia Dalida con una reinterpretazione, in chiave western, del celebre brano Bang Bang.
  • Nel 2018 il cantante algerino Soolking pubblica il singolo Dalida, un omaggio all'artista franco-italiana. Il brano è stato certificato disco di platino in Francia.
  • Nel 2021 un brano di Dalida viene scelto per essere inserito nella colonna sonora del nuovo film di 007, No time to die (Mourir peut attendre, in francese). Si tratta di un brano del 1968 di nome Dans la ville endormie (tradotto: Nella città addormentata). In Italia la cantante incise il brano, sempre nel 1968, con il titolo L'aquilone.
  • Nel 2024 viene realizzato in Italia un album interpretato da Giovanni Nuti e Grazia Di Michele. Lui interpreta le canzoni di Dalida, lei quelle di Tenco più due inediti[30].
Dalida gira per le strade di Milano nel 1966

Cinema e televisione

Teatro

Discografia

Album in studio

Album dal vivo

Colonne sonore

Raccolte

Discografia postuma

Album e raccolte

Videografia

Album video

Postumi

Filmografia

Cinema

Televisione

  • Komm mit auf den Rummelplatz - film TV (1963)
  • Teuf-teuf - film TV (1963)
  • Ni figue ni raisin - serie TV, 1 episodio (1965)
  • La morale de l'histoire - film TV (1966)
  • Tête de bois et tendres années - serie TV, 1 episodio (1968)
  • Dalida Idéale - show televisivo (1984)

Pubblicità

  • Permaflex (Italia) (1960)
  • Wizard Sec (Francia) (1986)

Onorificenze

Note

  1. ↑ Watch: Dalida and Orlando, brother and sister forever (ARTE), su timesofmalta.com, 28/08/2023. URL consultato il 18 ottobre 2024.
  2. ↑ (FR) Biographie de Dalida, su Universal Music France. URL consultato il 1º luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2016).
  3. 1 2 3 Maria Pia Fusco, Un addio a Dalida con tanto rispetto, in la Repubblica, 5 maggio 1987. URL consultato il 21 giugno 2014.
  4. ↑ (FR) Dalida Forever, La carte d'identité de Dalida faite en 1961 (photo de l'expo) - Dalida, Eternelle..., in Dalida, Eternelle.... URL consultato il 27 gennaio 2018.
  5. 1 2 3 4 (FR) Dalida - Biographie, discographie et fiche artiste, su RFI Musique. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  6. 1 2 Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 2005
  7. ↑ Le journal d'Egypte June 9, 1954; Dalida: Mythe et mémoire ISBN 978-2361393977
  8. ↑ in Catherine Rihoit, Dalida, Plon, 2005. La Rihoit nel libro sbaglia però l'attrice e nomina Rita Hayworth (che in origine avrebbe dovuto avere il ruolo di Joan Collins), ma il film è Terre des pharaons, cioè La regina delle piramidi.
  9. ↑ youtube.com, https://www.youtube.com/watch?v=AjhzOLBv-FQ&ab_channel=DalidaOfficiel.
  10. 1 2 Biografia di Dalida sul sito ufficiale, su dalida.com (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2011).
  11. 1 2 (FR) Dalida site Officiel - Son histoire||du Caire à Paris, su dalida.com. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  12. 1 2 3 DALIDA, su artisteschartsventes.blogspot.fr. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  13. ↑ Ennio Melis, Storia della RCA, Lavagna (Italia), Editrice Zona, 2016, p. 133.
  14. ↑ Tenco: confermata l'ipotesi del suicidio, in Il Corriere, 16 febbraio 2006. URL consultato il 12 maggio 2017.
  15. 1 2 (FR) Dans les archives - Dalida, ses confidences après sa tentative de suicide. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  16. ↑ (FR) Alain Delon met en lumière son histoire d'amour avec... Dalida !. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  17. ↑ (FR) Dylan Voutat, Concert de légende: Dalida à l'Olympia 1971 - Dalida, L'Histoire d'un amour, in Dalida, L'Histoire d'un amour. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  18. ↑ (FR) Dylan Voutat, Chronique: Dalida à New York (1958 et Carnegie Hall 1978) - Dalida, L'Histoire d'un amour, in Dalida, L'Histoire d'un amour. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  19. 1 2 (FR) Marc Fourny, Dalida et François Mitterrand : une passion secrète, in Le Point, 11 gennaio 2017. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  20. ↑ Estratto del Jeu de la vérité su YouTube
  21. 1 2 3 (FR) [Critique] "Le Sixième Jour" (1986) de Youssef Chahine : Dalida, fête ses 30 ans - Bulles de Culture, su bullesdeculture.com. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  22. ↑ TV Souvenirs, Inédit - Les Obsèques de Dalida, le 7 mai 1987, 7 giugno 2021. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  23. ↑ flosa12 Damien, disparition de dalida (05/1987), 26 marzo 2009. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  24. ↑ (FR) Sur les pas de Dalida à Montmartre - Histoires de Montmartre Montmartre-Guide.com, in Montmartre-Guide.com. URL consultato il 13 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2018).
  25. ↑ Dalida site Officiel - Cuvée DALIDA, su dalida.com. URL consultato l'11 gennaio 2026.
  26. ↑ (FR) Dalida site Officiel - Maison de Dalida, su dalida.com. URL consultato il 27 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2018).
  27. 1 2 (FR) Biographie de Dalida - Universal Music France, su Universal Music France. URL consultato il 13 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2016).
  28. ↑ (FR) Dalida : 25 ans après son suicide, sa lettre d'adieu et sa facette intime. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  29. ↑ Dalida: Voci Divine: Index, su vocidivine.altervista.org.
  30. ↑ Grazia Di Michele e Giovanni Nuti, lei canta lui e insieme rifanno Tenco e Dalida: “Sentimenti universali, cantando fierezza e bellezza”, su repubblica.it. URL consultato il 16 marzo 2024.
  31. ↑ Dalida - film 2005 - Movieplayer.it, su movieplayer.it.
  32. ↑ La Stampa, La Repubblica, Il Tempo, su facebook.com.
  33. ↑ Ossia "Dalida canta in arabo". Contiene le canzoni داليدا داليدا Dalida Dalida, حلوة يا بلدي Ḥelwa yā baladī (in egiziano), أحسن ناس ’Aḥsan nās (in egiziano), سالمة يا سلامة Sālma yā salāma (in egiziano), لبنان Lebnān (in libanese), أغاني أغاني ’Aġānī ’Aġānī (in egiziano), جميل الصورة Gamīl eṣ-ṣūra (in egiziano).
  34. ↑ Dalida site Officiel - CD: Dalida chante en arabe, su dalida.com.

Bibliografia

  • Alessandro Bolli, Dizionario dei Nomi Rock, Padova, Arcana Editrice, 1998, ISBN 978-88-7966-172-0.
  • (FR) Catherine Rihoit, Dalida "Mon frère, tu écriras mes mémoires…", Plon, 1995-1998-2005 (biografia ufficiale autorizzata da Orlando).
  • Henry-Jean Servat, Dalida, Albin Michel, 2003, 2007.
  • (FR) Daniel Lesueur, Hit-Parades, 1950-1998, Editions Alternatives et Parallèles, 1999
  • (FR) Daniel Lesueur, L'argus Dalida: Discographie mondiale et cotations, Editions Alternatives, 2004.
  • (FR) David Lelait, Dalida, d'une rive à l'autre, Payot, 2004.
  • (FR) Bernard Pascuito, Dalida, une vie brûlée, L'Archipel, 2007.
  • (FR) Jacques Pessis, Dalida: une vie..., Dargaud, 2007.
  • Colette Fellous, Dalida, Flammarion.
  • (FR) Isaline, Dalida, entre violon et amour, Editions Publibook, 2002.
  • (FR) A. Gallimard, Orlando, Dalida, mon amour, Edition NRJ, 1989.
  • (FR) M. Rheault, Dalida, une œuvre en soi, Editions Va bene, 2002.
  • C. Daccache, I. Salmon, Dalida, Editions Vade Retro.
  • (FR) E. Bonini, La véritable Dalida, Editions Pygmalion, 2004.
  • (FR) J. Barnel, Dalida, la femme de cœur, Editions du Rocher, 2005.
  • (FR) A. Ravier, Dalida passionnément, Editions Favre, 2006
  • (FR) J. Pitchal, Dalida, tu m'appelais petite sœur..., Editions Carpentier, 2007.
  • (FR) L. Rioux, 50 ans de chanson française, de Trenet à Bruel, Editions L'Archipel, 1992.
  • (FR) P. Saka, Y. Plougastel, La Chanson française et francophone, Editions Larousse, 1999.
  • (FR) M. Gilbert Carpentier, Merci les artistes, Editions Anne Carrère, 2001.
  • (FR) J. Peigné, Salut les Sixties, Editions de Fallois, 2003.
  • (FR) J.-M. Boris, J.-F. Brieu, E. Didi, Olympia. Bruno Coquatrix, 50 ans de Music-Hall, Editions Hors Collection, 2003.
  • (FR) G. Verlant, L'odyssée de la chanson française, Editions Hors Collection, 2006.
  • Mario Luzzatto Fegiz, Morte di un cantautore. Biografia di Luigi Tenco, Gammalibri, 1977.
  • Gianni Borgna, L'Italia di Sanremo, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 978-88-04-43638-6, LCCN 98164344, OCLC 38746423, OL 24966009M.
  • A. Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, A. Mondadori, 2002.
  • A. Montellanico, Quasi sera: una storia di Tenco, Stampa Alternativa/NuoviEquilibri, 2005.
  • R. Tortarolo, G. Carozzi, Luigi Tenco: ed ora avrei mille cose da fare, Arcana, 2007.
  • (FR) C. Nérac, C. Naïmi, Dalida. Ses fans, ses amis ont la parole, Éditions du Rocher, 2008.
  • S. Julienne, L. Gigliotti, Mia zia, ma tante Dalida, Ramsay, 2009.
  • (FR) F. Quinonero, Les années 60. Rêves et Révolutions, Carpentier, 2010 (libro in cui Dalida è molto presente).

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