De Thori


I De Thori furono un'importante famiglia sarda dell’età giudicale di rango principesco, furono un'importantissima famiglia dell'età giudicale sarda, particolarmente influente tra l'XI e il XIII secolo. Nota anche, per differenza di pronuncia del "th" in lingua sarda, nelle varianti Zori, Thuri, Thurio, Tori, Çori, Zori, Zoris e, infine, nelle due varianti univerbate moderne che formano gli attuali cognomi Dettori e Atzori[1], il primo diffuso maggiormente nel Nord Sardegna ed il secondo nella parte meridionale dell'isola.
Nel XI e XII secolo, tra il 1065 e il 1246, i de Thori sono regnanti nel Giudicato di Torres, Giudicato di Gallura e Giudicato di Arborea[2]. In questo preciso periodo essi espressero ben sei re ed altrettante regine, due delle quali si unirono con la dinastia dei Lacon-Gunale che allora regnava nel giudicato di Calari.
Il 10 agosto 1164 l'imperatore Federico II di Barbarossa incoronò Barisone I de Lacon de Thori Serra Re di Sardegna, in una cerimonia nella cattedrale di San Siro a Pavia.
| nome | figlio del giudice | data | note |
|---|---|---|---|
| Andrea Tanca Lacon de Thori. | Barisone I | 1064 - 1073 | |
Mariano I di Torres Lacon de Thori![]() |
1073 -1082 | ||
| Costantino I di Torres Lacon de Thori | Mariano I di Torres Lacon de Thori | 1082 - 1113 | |
Gonario II di Torres Lacon de Thori![]() |
Costantino I di Torres Lacon de Thori | 1127 - 1153 | |
Barisone II di Torres de Thori![]() |
Gonario II di Torres Lacon de Thori | 1153 - 1190 | |
Costantino II di Torres de Thori![]() |
Barisone II di Torres de Thori | 1191 - 1198 | |
Comita II di Torres de Thori![]() |
Barisone II di Torres de Thori | 1198 - 1218 | Fratello di Costantino II |
Mariano II di Torres de Thori![]() |
Comita II di Torres de Thori | 1218 - 1232 | |
| Barisone III di Torres de Thori | Mariano II di Torres de Thori | 1232 - 1236 | Assassinato a Sorso a seguito di una
rivolta popolare fomentata dalle famiglie |
| Adelasia do Torres de Thori | Mariano II di Torres de Thori | 1238 - 1246 | Sorella di Barisone III. È Regina di Sardegna
Ha sposato Enzo figlio dell'Imperatore del Sacro romano Impero Federico II di Svevia. Dopo di lei il Regno di Torres è estinto. |
| nome | figlio del giudice | data | note |
|---|---|---|---|
| Mariano I de Lacon-Zori | Barisone I de Lacon-Gunale di Arborea e Torres | + 1073 | |
| Orzocco I Lacon-de Thori | Mariano I Lacon-de Thori d'Arborea | 1050 - 1110 | trasferì la sede giudicale da
Tharros ad Oristano |
| Torbeno Lacon-de Thori | Orzocco I Lacon-de Thori d'Arborea | 1070 - 1120 | |
| Orzocco II Lacon-de Thori | Torbeno Lacon-de Thori d'Arborea | 1090 - 1150 | Autore della "Carta di Conferma" |
| Comita III de Lacon de Thori Serra | Costantino Lacon-de Thori d'Arborea | 1112 - 1170 | Figlio di Anna de Zori, questa sorella
di Pretziosa moglie di Mariano-Torchitorio II de Lacon-Gunale di Cagliari |
Potere politico e base fondiaria
Le genealogie dei primi due secoli del secondo millennio attestano la presenza contemporanea dei Thori ai vertici di tutti e quattro i regni sardi, soprattutto nel settantennio compreso fra il 1065 e il 1135. In questo periodo la famiglia espresse ben sei re nei giudicati di Arborea, Gallura e Torres, e altrettante regine, due delle quali si unirono con la dinastia dei Lacon-Gunale, che allora regnava nel giudicato di Calari.
Il potere e il prestigio politico espresso da questa grande famiglia poggiava, in larga misura, su una solidissima base fondiaria. Lo storico Alberto Boscolo osservava che i Thori costituivano "la più importante famiglia del Logudoro".
Connessione con la dinastia Lacon-Gunale
La dinastia Lacon-Gunale si innestò nel tronco dei Thori dopo che Mariano de Thori, figlio di Barisone I di Torres e a sua volta giudice d'Arborea, lasciò vacante il trono avendo avuto tre figlie femmine. Una di queste, Susanna, andò sposa a Mariano de Lacon-Gunale, giudice di Logudoro. La linea dinastica rappresentata dal giudice Gunnari, figlio di Costantino I, si identificava pienamente con questa famiglia.
Il potere e il prestigio politico espresso da questa famiglia poggiava, in larga misura, su una solidissima base fondiaria.
Altri rami, della stessa famiglia, appartenevano alla classe detta dei "Majorales" ed alcuni dei suoi membri ricoprirono importanti incarichi nell'amministrazione pubblica giudicale, come "Curadores" dati attestati nei vari condaghi particolarmente del Logudoro e nella regione storica del Nurkara e del Caput Abbas[4].
I possedimenti principali di questo casato in epoca Giudicale si estendevano principalmente in due macro aree, la prima si estendeva tra gli attuali comuni di Pozzomaggiore, Padria, Bosa e Villanova Monteleone[5] e la seconda nella bassa Anglona[6] (Santa Maria Coghinas, Valledoria, Castelsardo, Tergu), secondo quanto attestato dalle varie donazioni fatte da membri di questa famiglia a diversi monasteri della zona.
Altri riscontri di queste proprietà li troviamo nella toponomastica locale, vedasi il Ponte romano denominato "Ponte de Thori" e la Chiesa dedicata a "San Giorgio de Thori" ubicati in agro di Padria e "Pedra Ettori" in agro di Villanova Monteleone.
Esponenti principali
Re e giudici
- Mariano I de Thori (XI secolo) - Giudice di Logudoro, completò la costruzione della Basilica di Porto Torres
- Barisone I de Thori - Giudice di Torres
- Mariano de Thori - Giudice d'Arborea
- Costantino I de Thori (morto prima del 1127) - Giudice di Torres
- Gonario II de Lacon-Gunale de Thori (1110-1114 – Ville-sous-la-Ferté, dopo il 1182) - Giudice di Torres dal 1127 al 1153
- Barisone II de Lacon-Thori (1153-1190) - Giudice di Torres
Gonario II e i Cistercensi
Gonario II de Lacon-Gunale de Thori ebbe un ruolo particolarmente significativo nella storia religiosa della Sardegna. Durante un viaggio verso Gerusalemme nel 1147, sostò a Montecassino confermando le donazioni fatte dai suoi predecessori. Durante il viaggio di ritorno, in Puglia, incontrò Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'ordine Cistercense. Nel 1153 Gonario II abdicò in favore del figlio Barisone II e nel 1154 si ritirò nell'abbazia cistercense di Clairvaux, in Champagne, dove trascorse il resto della vita come monaco. Morì dopo il 1182 a Ville-sous-la-Ferté, presso Clairvaux[7].
Nel 1149 Gonario fondò l'abbazia di Cabuabbas (Sindia), favorendo la penetrazione nel regno di Torres dei monaci Cistercensi. Nel 1154, il pio giudice abbandonò ogni bene terreno, compresi i diritti giudicali (ereditati dal figlio Barisone), e si ritirò a vita religiosa nel monastero di Clairvaux, dove morì dopo il 1182.
La Lettera di Pietro del 1205 [8][9], conservata nel Grand Cartulaire di Clairvaux (Archives départementales dell'Aube en Champagne), rappresenta l'«unico documento noto che attesti una donazione diretta da parte di un giudice-sovrano sardo all'abbazia cistercense di Clairvaux».[9]
Nel 1205, Comita II de Thori donò ai Cistercensi proprietà situate in Romangia (Save, Osilo, Taverra, Septempalmas, Enene) e fondò l'abbazia di S. Maria di Paulis, dotandola di un ingente patrimonio di beni mobili e immobili.
Antroponimia e soprannomi
Nel casato le numerose omofonie nei rami collaterali costituivano occasione per l'insorgenza di soprannomi, fenomeno caratteristico dell'antroponimia sarda medievale. Fra i più notevoli si ricordano:
- Serie dei Comita: Gardis, Leriane, Thipircu, Camba Curtha, Gavisatu, Perras
- Serie dei Gosantine: Errecane, Variu, Coke e Mandica, Divite, Ispentumatu, Radongiu
- Serie dei Mariane: Aspru, Bardeiu, Cavallare, Grassu, Mannu, Mutatu, Zurrumpis, Oglospintos, Pedinkellu, Cantarellu, e per le professioni clericu e previteru
- Altri: Gunnari Pellincari, Barusone Iudas, Dorgotori Manosvarias, Ithocor Rubiu
Documentazione storica
Le fonti dell'XI-XIII secolo documentano circa centotrenta personaggi della famiglia, una ventina dei quali sono donne. Quattro quinti degli esponenti conosciuti sono originari del Logudoro, mentre un 20% risulta oriundo dell'Arborea.
La ricostruzione genealogica risulta complessa: l'albero riportato nel volume delle genealogie medievali di Brook, Casula et al. (1984) comprende soltanto il 15% dei Thori documentati nelle fonti. Della maggior parte degli esponenti di questo casato non si conoscono i relativi rapporti di parentela.
Possedimenti fondiari
I Thori possedevano estese proprietà fondiarie, documentate principalmente attraverso:
- Il Codice diplomatico sardo-cassinese (ed. Saba)
- Il Codex Diplomaticus Sardiniae (ed. Tola)
- I Condaghes di Silki, Trullas e Salvennor
- I fundaghes cinquecenteschi
Principali donazioni monastiche
Le fonti documentano oltre cinquanta schede dei condaghes in cui sono ricordate proprietà che una lunga serie di esponenti dei Thori (sessantadue individui) donarono, scambiarono o vendettero alle congregazioni monastiche. Le unità fondiarie ricordate nei condaghes superano largamente il centinaio; aggiungendo le proprietà documentate in altre fonti, il totale supera le centosessanta unità.
Donazioni ai Benedettini Cassinesi (Montecassino):
- 1113-1120: Chiesa di S. Pietro di Simbranos (Bulzi) - donata da Costantino di Carbia e Giorgia de Zori
- 1120-1126: Domo presso Bosove - donata da Comita de Azzen e Musconiona de Zori
- 1121: Chiesa di S. Maria di Tergu con pertinenze - donata da Mariano de Zori e Giusta de Serra
- 1122: Chiesa di S. Nicola de Soliu (Sedini) - donata da Furatu de Gitil e Susanna de Zori
- 1122: Vasti possedimenti in Anglona - donati da Susanna de Thori (vigna a Barranca, domestica di Pruna Zonca, terre di Concas e Laccos, salto di Nuse)
- 1122: Domo a Cocinas - donata da Vera de Thori
- 1122: Tutti i beni in Anglona e Montiferru - donati da Susanna de Thori in cambio di vitto e vestimenta
- 1153: Conferma di tutte le donazioni precedenti da parte di Gonario II de Lacon de Thori. Il territorio stralciato dal demanio regio documenta le notevoli estensioni di pertinenza degli stati giudicali: nel caso in questione la superficie trasferita dal demanio alla congregazione cassinese si aggira sugli ottomila ettari, tra Tergu, Sennori e Sorso (Romangia). Al suo interno, lungo il limite occidentale, sorgevano i monasteri cassinesi di S. Pietro de Trecinglo (o Trighinzos) e di S. Pietro d'Othari passando "verso su monumentu dessu gigante" nota oggi come la Tomba dei Giganti di Oridda-Badde Nigolosu.
Donazioni ai Camaldolesi:
- 1210: Territorio di Orrea Manna e Orrea Pitzinna (circa 2.000 ettari nel settore sud-occidentale dell'Anglona) - donato da Maria de Thori
Donazioni ai Vallombrosani (Abbazia S. Michele di Salvennor):
- Interi territori di Salvennor e Agustàna nella curatoria di Figulinas (circa 1.200 ettari nella curatoria di Caputabbas)
Distribuzione geografica dei possedimenti
I possedimenti documentati dei Thori si estendevano principalmente nel Giudicato di Logudoro, nelle seguenti curatorie:
- Anglona: La più documentata, con circa 4.000-4.500 ettari trasferiti ai Cassinesi e Camaldolesi
- Figulinas: I Thori possedevano quasi da soli i territori di Salvennor e Agustàna
- Caputabbas: Circa 1.200 ettari (area dove ancora oggi i discendenti Dettori possiedono notevoli estensioni fondiarie)Congregazione vallombrosana
- Romangia e articolazioni di Fluminargia e Montes
- Coros, Nurra, Ogianu, Oppia, Montiverru, Meilogu, Marghine, Lerron, Valles, Ulumetu, Anela
Per le curatorie di Dore, Nughedu, Nugor, Nulàuro, Nùrcara e Frussìa le fonti non hanno conservato notizie, ma ciò non significa che i Thori non vi avessero possedimenti.
Aneddoti storici
La passione per il vino
La Cronaca Logudorese (Libellus Iudicum Turritanorum) riferisce della passione smodata per il vino del giudice Mariano I de Thori (XI secolo), così intensa da costringere la madre a ricorrere a sortilegi per allontanarlo dal bere. Mariano, "guarito" dal vizio, si ammalò tuttavia a causa dell'acqua (infetta) bevuta in eccesso.[7]
Mariano I de Thori possedeva la domus di Gennor (situata in Romangia), con servi, terre e vigneti, che donò all'istituzione ecclesiastica di San Pietro di Silki. Le prime citazioni di Gennor sono contenute nei Condaghi di San Michele di Salvennor e di San Pietro di Silki, dove compaiono riferimenti alla chiesa di Santa Maria di Gennor e a personaggi come Gosantine de Paludes de Genor e Johanne Gusai, amministratore di Gennor.[4][10]
L'omicidio dell'accolito
Nel 1204, Ithocor de Thori si trovava in stato di scomunica per aver ucciso un accolito del vescovo di Ampurias che gli stava distruggendo una vigna. L'accolito non era riconoscibile come ecclesiastico perché vestiva come un laico e non portava la chierica. Papa Innocenzo III, su richiesta di Ithocor che dichiarava di non poter recarsi presso la Sede apostolica, incaricò l'arcivescovo di Torres Biagio di verificare la veridicità delle affermazioni e di procedere eventualmente alla sua assoluzione, obbligandolo a usare per opere di pietà il denaro che avrebbe speso per il viaggio a Roma.[11]
Persistenza contemporanea
Ancora oggi, a distanza di molti secoli, la variante agglutinata Dettóri non tradisce l'antica gloria: nell'area che corrisponde alla curatoria di Caputabbas sono ancora notevoli le estensioni fondiarie possedute da questa famiglia.
Osservazione
Le fonti del periodo giudicale consentono di individuare la maggior parte dei possedimenti che il casato dei Thori donò alle congregazioni benedettine. Di una parte di tali proprietà - concentrata nelle curatorie d'Anglona, Figulinas e Caputabbas - è possibile individuare le relative località e stimare con buona approssimazione anche le relative superfici.
Origine
Come afferma il professor Mauro Maxia TOPONOMASTICA L'origine del casato si perde nei secoli altomedioevali. Il cognome presenta un'origine toponomastica, come gran parte dei gentilizi dell'età giudicale sarda, e rimanda all'antico toponimo Thori, Zori, Thuri, corrispondente al centro arborense di Zuri, piccolo villaggio della curatoria di Gulcier, nell'odierno territorio arborense.
Il cognome vige tuttora con le forme Zori e Zuri nella stessa area arborense, mentre nell'area logudorese si è affermata la variante Dettori. Una variante aferetica, Ettóri, documentata già nel Cinquecento, si è cristallizzata nella toponimia di alcuni comuni del nord Sardegna (Osilo: punta Marettóri; Nulvi: nuraghe Marettóri; Villanova Monteleone: punta Ettóri). La forma si è in seguito diffusa anche in Corsica meridionale, dove vige tuttora con elevata frequenza.
Bibliografia
- Alberto Boscolo, Studi sulla Sardegna bizantina e giudicale, Sassari, 1985
- L. L. Brook, F. C. Casula, M.M. Costa, A. Oliva, R. Pavoni, M. Tangheroni, Genealogie medioevali di Sardegna, Roma, 1984
- Pasquale Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae, Historiae Patriae Monumenta, Torino, 1861 (ristampa Roma, 1990)
- A. Saba, Montecassino e la Sardegna medioevale. Note storiche e codice diplomatico sardo cassinese, Montecassino-Sora, 1927
- Mauro Maxia, I possedimenti logudoresi dei Thori nelle fonti dell'XI-XIII secolo, in Atti del Convegno Nazionale di Studi "La civiltà giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII. Fonti e documenti scritti", Sassari-Usini 2001, Stampacolor, Sassari-Muros, 2002
- Il condaghe di San Pietro di Silki, ed. Giuliano Bonazzi, Roma, 1900 (ristampa Sassari, 1979)
- Il Condaghe di San Nicola di Trullas, a cura di Paolo Merci, Roma, 1992
- Il condaghe di S. Michele di Salvennor, a cura di Virgilio Tetti, Roma, 1997
- Alessandro Soddu, Silvio De Santis, Signorie monastiche nella Sardegna medievale: il priorato camaldolese di S. Nicola di Trullas, in Annali della Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Sassari, Vol. 1, 2009
- La Cronaca Logudorese (Libellus Iudicum Turritanorum)
Note
- ↑ Francesco Floris, Dizionario delle Famiglie Nobili della Sardegna, Edizione Della Torre, Cagliari 2009, Vol. 1 A-M.
- ↑ Gian Giacomo Ortu, La Sardegna dei Giudici, 2005 p.88-89
- ↑ L.L Brook - F.C. Casula - M.M. Costa - A.M. Oliva - R. Pavoni - M. Tangheroni, Genealogie medievali di Sardegna, Due D Editrice mediterranea, Cagliari 1984.
- 1 2 Ignazio Delogu, Il Condaghe di San Pietro in Silky, Libreria Dessì Editrice, Sassari 1997.
- ↑ Francesco Floris e Sergio Serra, Storia della Nobiltà in Sardegna, Edizioni Della Torre, Cagliari 1986.
- ↑ Mauro Maxia, “I possedimenti logudoresi dei Thori nelle fonti dei secc. XI-XII. Contributo onomastico”
- 1 2 Libellus Iudicum Turritanorum. Il Libellus Iudicum Turritanorum è una cronaca medievale in latino che narra le gesta dei re-giudici del Regno di Torres (Logudoro), in Sardegna, rappresentando uno dei primi e più significativi esempi di letteratura sarda medievale, offrendo preziose informazioni sulla storia, la lingua e le istituzioni dell'epoca giudicale, con studi importanti da studiosi come Alberto Boscolo e Patrizia Serra.
- ↑ Secolo XIII – V – Repertorio informatizzato delle fonti documentarie e letterarie della Sardegna, su www.reisar.eu. URL consultato il 27 dicembre 2025.
- 1 2 Pierluigi Dentoni, Lettera di Pietro (1205), su cistercensisardegna.eu.
- ↑ Mauro Maxia, Il condaghe di San Michele di Salvennor, collana Condaghes, Cagliari, 2012, ISBN 9788873561859.
- ↑ Mauro G. Sanna, Innocenzo III e la Sardegna, edizione critica e commento delle fonti storiche, CENTRO DI STUDI FILOLOGICI SARDI - CUEC Editrice, 2003, ISBN 88-8467-136-1.





