Dreissena bugensis
| Dreissena bugensis | |
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| Intervallo geologico | |
Recente
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| Stato di conservazione | |
![]() Rischio minimo | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Mollusca |
| Classe | Bivalvia |
| Sottoclasse | Pteriomorphia |
| Ordine | Myida |
| Superfamiglia | Dreissenoidea |
| Famiglia | Dreissenidae |
| Genere | Dreissena van Beneden, 1835 |
| Specie | D. rostriformis |
| Sottospecie | D.r. bugensis |
| Nomenclatura binomiale | |
| Dreissena rostriformis bugensis (Andrusov, 1897) | |
| Sinonimi | |
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Dreissena bugensis | |
| Nomi comuni | |
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Cozza quagga | |
La cozza quagga (Dreissena bugensis)[1][2] è una specie di cozza d'acqua dolce, un mollusco bivalve acquatico appartenente alla famiglia delle Dreissenidae. Ha un'aspettativa di vita compresa tra 3 e 5 anni[3]. In passato è stata talvolta considerata una sottospecie del fossile vivente Dreissena rostriformis, con il nome Dreissena rostriformis bugensis, ma oggi è generalmente riconosciuta come una specie distinta[4].
La specie è originaria del bacino idrografico del fiume Dnipro, in Ucraina, e prende il nome, per analogia con la strettamente imparentata cozza zebra, dal quagga, una sottospecie estinta della zebra africana. Il nome deriva probabilmente dal fatto che, come nel quagga, le sue "strisce da zebra" tendono a sbiadire verso il lato ventrale.
La cozza quagga è attualmente motivo di grande preoccupazione come specie invasiva nelle aree in cui si è diffusa nei fiumi e nei laghi d'Europa e nei Grandi Laghi del Nord America[5], dove è stata introdotta attraverso il traffico marittimo internazionale che utilizza la Saint Lawrence Seaway.
Aspetto
Il guscio della cozza quagga presenta un'ampia variabilità di forma e colorazione. Generalmente è di colore crema, giallastro o brunastro, con bande scure o motivi a zig-zag simili a quelli della Dreissena polymorpha, anche se tali disegni possono essere poco evidenti o del tutto assenti in alcuni individui. In alcune popolazioni, come quelle osservate nel lago Erie, sono presenti esemplari molto chiari o addirittura completamente bianchi[6].
Il guscio è generalmente più arrotondato e meno angoloso rispetto a quello della cozza zebra. È caratterizzato da una carena arrotondata e da una superficie ventrale convessa, caratteristiche che contribuiscono a distinguerlo da quello della specie affine. A differenza della cozza zebra, la cozza quagga non riesce normalmente a mantenersi in posizione verticale quando viene appoggiata su una superficie piana, proprio a causa della maggiore convessità del lato ventrale. Le dimensioni sono simili a quelle della cozza zebra: gli adulti raggiungono comunemente una lunghezza di 2–4 cm, sebbene in condizioni ambientali favorevoli possano svilupparsi esemplari leggermente più grandi. La colorazione, la forma e lo spessore del guscio possono variare in funzione dell'età dell'animale e delle caratteristiche dell'ambiente in cui vive[7].
Alimentazione
La cozza quagga è un organismo filtratore. Si alimenta filtrando l'acqua grazie all'azione delle ciglia presenti sulle branchie, che convogliano l'acqua all'interno della cavità del mantello attraverso il sifone inalante. Durante questo processo vengono trattenute le particelle alimentari sospese nell'acqua. Ogni individuo adulto è in grado di filtrare decine di litri al giorno d'acqua al giorno, rimuovendo una vasta gamma di organismi e particelle, tra cui fitoplancton, zooplancton, alghe microscopiche e persino le proprie larve planctoniche (veliger)[8].
Le particelle non commestibili o indesiderate vengono inglobate in una secrezione mucosa formando le cosiddette pseudofeci, che vengono espulse all'esterno senza attraversare l'apparato digerente. Questo meccanismo consente all'animale di selezionare il materiale alimentare prima dell'ingestione. Dopo il processo digestivo, l'acqua filtrata e ormai quasi priva di particelle viene infine espulsa attraverso il sifone esalante, completando il ciclo di filtrazione. Grazie a questa intensa attività filtrante, la cozza quagga può influenzare profondamente la trasparenza dell'acqua e la disponibilità di nutrienti negli ecosistemi acquatici in cui è presente[9].
Riproduzione
La cozza quagga è una specie estremamente prolifica, caratteristica che contribuisce in modo significativo alla sua diffusione e al suo successo come specie invasiva. Come tutte le specie del genere Dreissena, è dioica, ossia gli individui sono distintamente maschi o femmine, e la fecondazione avviene all'esterno del corpo mediante il rilascio di gameti nell'acqua. Una femmina completamente matura può produrre fino a un milione di uova all'anno. Dopo la fecondazione, nel giro di pochi giorni si sviluppano larve microscopiche planctoniche chiamate veliger, che ben presto acquisiscono un minuscolo guscio bivalve. Le larve veliger conducono una vita libera nella colonna d'acqua per circa tre-quattro settimane, durante le quali vengono trasportati dalle correnti e si alimentano grazie alle ciglia presenti sul loro corpo. In questa fase cercano un substrato adatto sul quale insediarsi definitivamente. Una volta individuata una superficie idonea, vi si fissano mediante robusti filamenti proteici chiamati fili bissali (o byssus). La transizione dalla fase larvale planctonica a quella giovanile bentonica è particolarmente critica: la mortalità può superare il 99%, a causa della predazione, delle condizioni ambientali sfavorevoli e della difficoltà nel trovare substrati adeguati per l'insediamento[10].
Nel 2019 è stato sequenziato il genoma di un esemplare di cozza quagga proveniente dal Danubio in Austria. Lo studio ha evidenziato che le larve utilizzano uno speciale sistema di cavità intercellulari, insieme a un ampio repertorio di acquaporine (proteine di membrana che regolano il passaggio dell'acqua), per mantenere l'equilibrio osmotico negli ambienti di acqua dolce a bassa salinità durante le prime fasi dello sviluppo. Questo adattamento rappresenta uno dei fattori che hanno favorito il successo evolutivo della specie negli ecosistemi d'acqua dolce[11].
Specie invasiva
Europa
Si ritiene che la cozza quagga abbia avuto origine nella parte ucraina del bacino del Mar Nero. Probabilmente iniziò a espandersi verso altre regioni dell'Europa orientale già negli anni Quaranta del XX secolo. Oggi è considerata una delle principali specie invasive delle acque interne europee ed è diffusa in gran parte dell'Europa occidentale[12].
È presente almeno dalla fine degli anni 2000 nel bacino della Mosa e in altri corsi d'acqua collegati ai sistemi olandesi e tedeschi[13].
In Romania, la specie è stata segnalata per la prima volta nel 2004 nel Danubio[14]. In Germania, i primi ritrovamenti risalgono al 2005; da allora la cozza quagga ha colonizzato numerosi corsi e bacini d'acqua interni, tra cui il canale Reno-Meno-Danubio, il fiume Meno e il Reno.
Nel 2014 è stata segnalata nel Wraysbury Reservoir, nei pressi dell'aeroporto di Londra-Heathrow, nella valle del fiume Tamigi[7].
In Svizzera, la specie è stata identificata per la prima volta nel 2015 e nel 2016 è stata rinvenuta nel lago Constance, dove si è successivamente diffusa in modo massiccio[15]. La sua presenza ha causato notevoli problemi alle infrastrutture idriche, in particolare agli impianti di captazione e trattamento dell'acqua[16].
In Italia è stata segnalata nel lago di Garda nel 2023[17][18].
In Irlanda, la specie è stata scoperta per la prima volta nel 2021 in due laghi del bacino dello Shannon: Derg e Ree[19]. Gli esperti prevedono che possa competere sia con la cozza zebra sia con numerose specie autoctone, grazie alla sua elevata tolleranza ecologica e alla buona adattabilità alle condizioni climatiche irlandesi[20]. Entro il 2025 la specie si era già diffusa anche in Irlanda del Nord[21].
Nord America

La cozza zebra, introdotta in Nord America prima della cozza quagga, si diffuse rapidamente nei principali sistemi fluviali e nei Grandi Laghi, provocando significativi impatti ecologici ed economici. La cozza quagga fu osservata per la prima volta in Nord America nel settembre 1989, quando venne rinvenuta nel lago Erie vicino a Port Colborne, in Ontario. Tuttavia, fu riconosciuta come specie distinta soltanto nel 1991. Entro il 2021 la biomassa delle cozze quagga presenti nei quattro Grandi Laghi inferiori aveva raggiunto livelli tali da influenzare profondamente il ciclo del fosforo, diventando uno dei principali regolatori della sua circolazione nell'ecosistema[22][23].
L'introduzione delle specie del genere Dreissena nei Grandi Laghi è attribuita principalmente allo scarico delle acque di zavorra delle navi transoceaniche, che trasportavano larve, giovani o adulti. Il genere Dreissena è caratterizzato da una notevole plasticità ecologica, elevata fecondità e grande capacità di adattamento, fattori che hanno favorito la sua rapida espansione. La diffusione in Nord America è stata ulteriormente facilitata dal trasporto passivo delle larve lungo i corsi d'acqua e dalle attività umane, in particolare la pesca e la navigazione da diporto, che possono trasferire accidentalmente gli organismi tra diversi bacini idrografici. Gli studi indicano che gli adulti possono sopravvivere all'esposizione all'aria per circa 3-10 giorni durante il periodo estivo, caratteristica che aumenta il rischio di diffusione attraverso imbarcazioni e attrezzature contaminate[10].
Attualmente la cozza quagga è presente in tutte le aree del lago Powell, al confine tra Utah e Arizona, e in numerosi bacini dell'ovest degli Stati Uniti, inclusi alcuni laghi e bacini artificiali di Nevada e California. La sua presenza era stata sospettata anche nel Deer Creek Reservoir, ma dopo tre anni consecutivi di monitoraggi con esito negativo questo bacino è stato rimosso dall'elenco delle acque considerate a rischio di infestazione[24].
Ecologia e impatti ambientali
La cozza quagga è un filtratore estremamente efficiente e può modificare profondamente il funzionamento degli ecosistemi acquatici in cui si insedia. Attraverso la filtrazione dell'acqua rimuove grandi quantità di fitoplancton, particelle sospese e materia organica, alterando la disponibilità di risorse alimentari per numerosi organismi acquatici. La riduzione del fitoplancton comporta una diminuzione del cibo disponibile per lo zooplancton, con conseguenti modifiche della rete trofica. Tra gli effetti più evidenti della sua attività filtrante vi sono l'aumento della trasparenza dell'acqua, la diminuzione della concentrazione di clorofilla e l'accumulo di pseudofeci sul fondale. L'incremento della limpidezza dell'acqua consente una maggiore penetrazione della luce negli strati più profondi, favorendo la crescita di piante acquatiche e alghe bentoniche. Questo fenomeno può modificare la composizione delle comunità biologiche e alterare in modo significativo l'equilibrio degli ecosistemi lacustri e fluviali. Le pseudofeci prodotte durante il processo di filtrazione si accumulano sul fondo e, durante la decomposizione, consumano ossigeno, favoriscono l'acidificazione locale dell'acqua e possono generare sottoprodotti potenzialmente tossici. Inoltre, le cozze quagga sono in grado di accumulare nei propri tessuti elevate concentrazioni di inquinanti organici, raggiungendo livelli centinaia di migliaia di volte superiori a quelli presenti nell'ambiente circostante[25].

Tali contaminanti possono essere trasferiti lungo la catena alimentare attraverso il consumo delle cozze da parte di altri organismi. Un'altra minaccia rilevante riguarda l'impatto sulle comunità native di molluschi d'acqua dolce. Le cozze quagga si attaccano frequentemente ai gusci delle specie autoctone, ostacolandone i movimenti, l'alimentazione e la respirazione, fino a provocarne spesso la morte. In questo modo contribuiscono al declino delle popolazioni indigene di bivalvi. Dalla loro comparsa nel lago Michigan negli anni '90, le cozze quagga hanno inoltre modificato importanti processi ecologici del lago[26].
In particolare, hanno ridotto le concentrazioni di plancton associate ai cosiddetti "anelli di plancton" generati dal passaggio delle tempeste, alterando la dinamica naturale dell'ecosistema. Ogni individuo adulto può filtrare fino a circa un litro d'acqua al giorno, sottraendo dall'ambiente grandi quantità di plancton che costituiscono la base alimentare di molte specie ittiche. Una parte significativa di questa biomassa viene trasferita e accumulata sul fondale, modificando la distribuzione dell'energia e dei nutrienti all'interno dell'ecosistema[27].
Impatti economici
Come altre specie del genere Dreissena, la cozza quagga colonizza rapidamente qualsiasi superficie dura sommersa. Questa caratteristica provoca notevoli problemi economici e gestionali. Le colonie possono ostruire tubazioni, griglie di aspirazione, condotte e sistemi di raffreddamento utilizzati da centrali elettriche, impianti di trattamento delle acque e infrastrutture industriali. L'accumulo di individui riduce l'efficienza degli impianti, aumenta i costi di manutenzione e richiede frequenti interventi di pulizia[8].
Anche il settore ricreativo risulta fortemente interessato dall'invasione. Pontili, frangiflutti, boe, imbarcazioni e spiagge possono essere rapidamente colonizzati da dense aggregazioni di cozze, causando danni alle strutture e disagi alle attività nautiche e turistiche. La capacità della specie di adattarsi a condizioni ambientali molto diverse e di colonizzare anche habitat profondi suggerisce che i suoi effetti ecologici ed economici potrebbero continuare a manifestarsi per molti decenni[28][29].
Predatori e controllo biologico

Nonostante il loro successo invasivo, le cozze quagga possono essere consumate da diverse specie ittiche. Tuttavia, poiché accumulano elevate concentrazioni di contaminanti nei tessuti, il loro consumo può favorire il trasferimento di sostanze inquinanti lungo la catena alimentare, con possibili effetti negativi su pesci, uccelli acquatici e altri predatori[30].
Nel 1994 il biologo delle invasioni biologiche Anthony Ricciardi osservò che il Perca flavescens consumava le specie invasive del genere Dreissena. Dieci anni più tardi rilevò che questa specie aveva sviluppato una significativa preferenza alimentare anche per la cozza quagga. Tuttavia, l'utilizzo dei pesci come strumento di controllo biologico risulta limitato dal rischio di trasferimento dei contaminanti e di agenti patogeni, tra cui il batterio Clostridium botulinum[31].
In alcune aree del bacino del fiume Colorado viene inoltre introdotto il pesce Lepomis microlophus, una specie specializzata nel consumo di molluschi, come possibile misura di contenimento delle popolazioni di cozza quagga[32].
Note
- ↑ Cozza quagga - Organismi (TICH) - Repubblica e Cantone Ticino, su www4.ti.ch. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ S. W.I. swissinfo.ch, La cozza quagga, un mollusco dai poteri insospettabili, su SWI swissinfo.ch, 14 marzo 2026. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ Dreissena bugensis - the Quagga Mussel, su el.erdc.usace.army.mil. URL consultato l'11 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 18 giugno 2009).
- ↑ WoRMS - World Register of Marine Species - Dreissena bugensis Andrusov, 1897, su www.marinespecies.org. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ Journal Aquatic Invasions - Volume 16, Issue 1 (2021), su www.reabic.net. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ A Review of the Biology and Ecology of the Quagga Mussel (Dreissena bugensis), a Second Species of Freshwater Dreissenid Introduced to North America, su academic.oup.com.
- 1 2 (EN) Quagga mussel: 'Dangerous' mollusc found near Heathrow Airport, in BBC News, 11 ottobre 2014. URL consultato l'11 giugno 2026.
- 1 2 Alexander Y. Karatayev e Lyubov E. Burlakova, What we know and don't know about the invasive zebra (Dreissena polymorpha) and quagga (Dreissena rostriformis bugensis) mussels, in Hydrobiologia, 13 ottobre 2022, pp. 1–74, DOI:10.1007/s10750-022-04950-5. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ Zhiqiang Xia, Hugh J. MacIsaac e Robert E. Hecky, Multiple factors regulate filtration by invasive mussels: Implications for whole-lake ecosystems, in Science of The Total Environment, vol. 765, 15 aprile 2021, pp. 144435, DOI:10.1016/j.scitotenv.2020.144435. URL consultato l'11 giugno 2026.
- 1 2 Buck Albert, Dreissena FAQs, su cars.er.usgs.gov. URL consultato l'11 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2003).
- ↑ Andrew D. Calcino, André Luiz de Oliveira e Oleg Simakov, The quagga mussel genome and the evolution of freshwater tolerance, in DNA research: an international journal for rapid publication of reports on genes and genomes, vol. 26, n. 5, 1º ottobre 2019, pp. 411–422, DOI:10.1093/dnares/dsz019. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ Journal Aquatic Invasions - Volume 2, Issue 3 (2007), su www.aquaticinvasions.net. URL consultato l'11 giugno 2026.
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- ↑ Un "mollusco killer" infesta il lago di Garda: ecco cosa succede, in ilGiornale.it, 29 gennaio 2023. URL consultato l'11 giugno 2026.
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- ↑ (EN) Andrea Leontiou published in News, Destruction of Giant Algae Doughnut Threatens Lake Michigan, su Live Science, 8 settembre 2010. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ (EN) Marketing Communications: Web // University of Notre Dame, 'The lake left me. It's gone.' // Environmental Change Initiative // University of Notre Dame, su Environmental Change Initiative. URL consultato l'11 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 23 luglio 2024).
- ↑ (EN) Invasive mussels causing massive ecological changes in Great Lakes, su Michigan Today, 13 aprile 2011. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ (EN) Alexander Y. Karatayev, Lyubov E. Burlakova e Dianna K. Padilla, Zebra versus quagga mussels: a review of their spread, population dynamics, and ecosystem impacts, in Hydrobiologia, vol. 746, n. 1, 2014-03, pp. 97–112, DOI:10.1007/s10750-014-1901-x. URL consultato l'11 giugno 2026.
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- ↑ Perch discover nature's junk food, su www.reporter-archive.mcgill.ca. URL consultato l'11 giugno 2026.
- ↑ (EN) Stephanie Tavares, Popular sport fish could solve Lake Mead's clam infestation, su Las Vegas Sun, 18 novembre 2009. URL consultato l'11 giugno 2026.
Collegamenti esterni
- (EN) quagga mussel, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Dreissena bugensis, su Catalogue of Life.
- (EN) Dreissena bugensis, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Dreissena bugensis, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Dreissena bugensis, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Dreissena bugensis, su WoRMS.

