Ellobius

Ellobius
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
SuperordineEuarchontoglires
OrdineRodentia
SottordineMuroidea
FamigliaCricetidae
SottofamigliaArvicolinae
TribùEllobiusini
GenereEllobius
J.Fischer, 1814
Sinonimi

Chthonergus, Lemmomys

Specie
Vedi testo

Ellobius (J.Fischer, 1814) è un genere di roditori della famiglia dei Cricetidi.

Descrizione

Dimensioni

Al genere Ellobius appartengono roditori di piccole dimensioni, con lunghezza della testa e del corpo tra 85 e 131 mm, la lunghezza della coda tra 7 e 20 mm e un peso di 88 g.[1]

Caratteristiche craniche e dentarie

Il cranio mostra estreme specializzazioni fossorie, avendo un profilo a cuneo, con gli incisivi superiori bianchi che si estendono fuori dal muso oltre le ossa nasali e il rostro assottigliato. É privo di cresta sagittale. Il terzo molare superiore ed inferiore è molto ridotto, più dei secondi.

Sono caratterizzati dalla seguente formula dentaria:

3 0 0 1 1 0 0 3
3 0 0 1 1 0 0 3
Totale: 16
1.Incisivi; 2.Canini; 3.Premolari; 4.Molari;

Aspetto

Il corpo è cilindrico, adattamento ad una vita prevalentemente fossoria. La pelliccia è corta, densa e vellutata. Le parti dorsali sono bruno-rossicce, rosate, giallo-brunastre op brunastre, mentre quelle inferiori variano dal grigiastro al biancastro. Talvolta è presente una maschera facciale più scura. Gli occhi sono piccoli, le orecchie sono rudimentali. Le zampe non sono particolarmente sviluppate, le dita sono munite di artigli veramente piccoli. I lati delle zampe sono frangiati con corte setole. Il pollice non è particolarmente ridotto. La coda è molto corta e completamente ricoperta di setole che formano un lungo ciuffo all'estremità. Le femmine hanno 4 paia di mammelle. In E.tancrei è assente il cromosoma Y.

Distribuzione

Il genere è diffuso nell'Ecozona paleartica dall'Ucraina attraverso tutta l'Asia centrale fino alla Cina.

Tassonomia

Il genere comprende 2 specie[2].

  • Ellobius talpinus
  • Ellobius tancrei

Note

  1. ↑ Novak, 1999.
  2. ↑ Mammals Diversity Database, su mammaldiversity.org.

Bibliografia

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