Emanuela Savio
| Emanuela Savio | |
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| Deputato della Repubblica Italiana | |
| Legislatura | II, III, IV, V |
| Gruppo parlamentare | Democratico Cristiano |
| Collegio | Torino |
| Incarichi parlamentari | |
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| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Democrazia Cristiana |
| Professione | insegnante |
Emanuela Savio (Saluzzo, 17 dicembre 1916 – Torino, 6 febbraio 1989) è stata una politica italiana.
Biografia
Nacque a Saluzzo il 17 dicembre 1916. Laureata in lettere e filosofia, durante la seconda guerra mondiale fu infermiera volontaria e partecipò alla Resistenza nelle formazioni autonome operanti nel territorio di Pinerolo. Nel 1945 esercitava la professione di insegnante presso il liceo classico Gerolamo Porporato di Pinerolo e partecipò all'organizzazione locale della Democrazia Cristiana.
Apparteneva alla famiglia piemontese Savio, i cui componenti sono registrati con il titolo di nobile nell’Elenco storico della nobiltà italiana. Era la settima di sette figli di Augusto Savio, figlio di Felice.[1]
Entrò nel comitato provinciale della Democrazia Cristiana e successivamente negli organismi dirigenti nazionali del partito, facendo parte del Consiglio nazionale e della commissione femminile. Eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1953, fu riconfermata nelle tre legislature successive, rimanendo in Parlamento fino al 1972.
Dal 26 giugno 1968 al 26 marzo 1970 ricoprì l'incarico di sottosegretaria di Stato all'Industria, commercio e artigianato nei governi Leone II, Rumor I e Rumor II.
Nel corso della propria attività politica si occupò in particolare della condizione femminile e della tutela delle lavoratrici, sostenendo il diritto delle donne al lavoro e il divieto di licenziamento per causa di matrimonio.[2][3] Pur definendo il proprio orientamento «non femminista, non settoriale e non rivendicazionista», sostenne un più ampio inserimento delle donne nella vita economica e lavorativa, collocando tale impegno nell'ambito della cultura sociale cattolica.
Sostenne inoltre lo sviluppo degli asili nido, considerandoli un servizio necessario per l'assistenza all'infanzia e per consentire alle lavoratrici di conciliare il lavoro con la vita familiare.[4]
Conclusa l'esperienza parlamentare, nel gennaio 1972 assunse la presidenza della Cassa di Risparmio di Torino. Fu inoltre presidente dell'Istituto federale di credito agrario per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta e consigliera dell'Istituto Mobiliare Italiano.
Il 4 febbraio 1989, durante il congresso regionale della Democrazia Cristiana tenuto all'Hotel Atlantic di Borgaro Torinese,[5] rimase gravemente ferita in seguito a una caduta dalle scale. Ricoverata dapprima all'ospedale di Cirié e successivamente trasferita al CTO di Torino, morì il 6 febbraio per le conseguenze del trauma cranico.[6]
Note
- ↑ Sovrano Militare Ordine di Malta, Elenco storico della nobiltà italiana, Roma, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1960, p. 475.
- ↑ Francesco Barbagallo, Storia dell'Italia Repubblicana. La trasformazione dell'Italia: sviluppi e squilibri, Einaudi, 1995, pp. 197 e ss.
- ↑ La Civiltà Cattolica, vol. 118, 1967, p. 400.
- ↑ Marisa Rodano, Memorie di una che c'era: una storia dell'Udi, Il Saggiatore, 2010, p. 152.
- ↑ La Stampa, 6 febbraio 1989.
- ↑ La Stampa, 7 febbraio 1989.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
- Emanuela Savio, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
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