Etopea

L'etopea (in greco antico ἠθοποιΐα?, ēthopoiía) - nella retorica antica, l'immedesimazione in un personaggio - è un termine usato spesso in correlazione allo stile oratorio di Lisia, maestro nell'arte di immedesimarsi nei caratteri (come emerge, per esempio, nell'orazione Per Mantiteo).[1]

Teorizzazione greca

L'etopea - teorizzata nel trattato Progymnasmata di Elio Teone e chiamata anche “prosopopoeia” in convergenza con Quintiliano[2] - è un esercizio scolastico nel quale l'aspirante oratore finge di assumere la voce di un personaggio illustre. È, dunque, un discorso mimetico in cui l'imitazione deve saper riprodurre il genere, l’età, la condizione sociale e la psiche del soggetto parlante. Al contrario della suasoria, l’etopea non ha uno statuto aperto e non si applica a situazioni dagli incerti sviluppi futuri: la sfida è quella di rendere le caratteristiche espressive di un personaggio, non di influenzarne le azioni e le decisioni.

Esempi letterari della latinità

La pratica dell'etopeia innerva abbondantemente la scrittura delle Heroides ovidiane ed è evocata sia nelle Satire di Persio (quando il poeta narra di come il suo precettore lo forzasse a “imparare le parole di Catone prossimo alla morte”[3]) sia nelle Confessioni agostiniane (quando il santo ricorda di essere stato chiamato, tra i banchi di scuola, a simulare il discorso di Giunone adirata contro i Teucri[4]).

Bibliografia

  • N. Corlito, Note e Ov. epist. 6: a scuola di ethopoeia, «La Biblioteca di ClassicoContemporaneo», 14 (2022), pp. 36-59.
  • L. Pirovano, Persio e il suicidio di Catone, in «Erga Logoi», 1/2013, pp. 41-60.

Note

  1. ↑ Marco Conti, Phronémata, Sansoni, 1997, ISBN 9788838319990.
  2. ↑ «…prosopopoeiae, id est fictae alienarum personarum orationes» (Quint. inst. 6, 1, 25).
  3. ↑ Pers. III vv. 45-46.
  4. ↑ August. Conf. 1 27.