Suasoriae
La suasoria - nella retorica antica, un "discorso mirante a convincere" - è un tipo di orazione fittizia praticata nelle scuole di declamazione soprattutto nel periodo tardo-repubblicano e imperiale. Il precedente più prossimo di questo genere oratorio sono le quaestiones infinitae.
Esempi letterari della latinità
L'aspirante oratore doveva fingere di persuadere un personaggio della storia o del mito a compiere un determinato atto, adducendo tutti i possibili argomenti a favore (il discorso poteva anche essere di tipo dissuasorio); in ogni caso, l'oratore simulava di volere orientare le decisioni del personaggio in riferimento a una questione aperta e incerta quanto agli sviluppi successivi.[1]
La testimonianza principale di questo tipo di esercizio scolastico-oratorio è rappresentata dalla raccolta Suasoriae di Seneca padre. In particolare la prima suasoria verte sul tema "deliberat Alexander, an Oceanum naviget" e in essa si citano 23 esametri di un poema epico perduto di Albinovano Pedone, ove si tenta di convincere la ciurma di Germanico a desistere dalla navigazione nell'Oceano del Nord (intrapresa nell'estate del 16 d.C. e segnata dall'esperienza di una tempesta alla foce dell'Ems): l'argomentazione si fonda sulla descrizione terrificante dei pericoli del mare (le tenebre, la presenza di mostri, l'assenza di vento, la natura ignota e ostile) e sull'ipotesi di punizioni divine.[2] Tra gli altri temi, il dilemma dei trecento spartani alle Termopili, che meditano se cercare di resistere ai persiani o fuggire, oppure Cicerone, che riflette se bruciare i propri scritti in cambio della salvezza dalla vendetta di Antonio.[3]
Note
Voci correlate
Collegamenti esterni
- suasoria, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.