FAMH
| FAHM | |
|---|---|
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| Descrizione | |
| Tipo | carro armato pesante |
| Equipaggio | 3 (comandante/mitragliere della torretta, pilota/mitragliere, caricatore) |
| Costruttore | |
| Data impostazione | 1921 |
| Data primo collaudo | 1924 |
| Data ritiro dal servizio | 1925 |
| Utilizzatore principale | |
| Esemplari | 1 |
| Dimensioni e peso | |
| Lunghezza | 5,20 m |
| Larghezza | 2,43 m |
| Altezza | 2,40 m |
| Peso | 17 t |
| Capacità combustibile | 230 L |
| Propulsione e tecnica | |
| Motore | Panhard |
| Potenza | 120 CV |
| Rapporto peso/potenza | 9,59 hp/t |
| Trazione | cingoli |
| Sospensioni | molle a balestra; molle elicoidali |
| Prestazioni | |
| Velocità max | 18,2 km/h |
| Autonomia | 75 km |
| Armamento e corazzatura | |
| Armamento primario | 1 × obice da 75 mm |
| Armamento secondario | 2 × mitragliatrici Hotchkiss Mle 1914 da 8 mm in torretta |
| Corazzatura | 25 mm |
| dati tratti da Char de Bataille FAMH[1] | |
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Il veicolo chiamato FAMH fu uno dei prototipi realizzati per il concorso relativo a un carro armato da battaglia "Char de Bataille" voluto dal generale Jean Baptiste Eugène Estienne negli anni venti del XX secolo, e rimasto però allo stadio di prototipo. Da questo concorso fu poi derivato e prodotto in serie lo Char B1 impiegato durante la seconda guerra mondiale dall'Armée de terre.
Storia
Alla fine della prima guerra mondiale il generale Jean Baptiste Eugène Estienne continuò a ricoprire il ruolo di figura di spicco nello sviluppo dei mezzi corazzati francesi, ricoprendo gli incarichi di direttore dell'AS (Artillerie Spéciale) e di comandante della Subdivision des chars de combat dell'Armée de terre.[1] In seguito fu anche nominato Ispettore dei carri armati da combattimento.[1]
Dotato di ampio potere decisionale sul futuro sviluppo dell'arma corazzata francese, Estienne vedeva un ampio divario tra i carri leggeri Renault FT, in servizio in grande quantità, e i superpesanti FCM 2C.[1] Tuttavia vi era una carenza di carri armati d'assalto ("char de rupture"), poiché i carri armati Schneider CA1 e Saint-Chamond avevano lasciato il servizio alla fine della Grande Guerra e, sebbene l'esercito francese avesse ricevuto carri armati Mark V dagli inglesi prima della fine del conflitto, questi presentavano limitazioni tattiche e non furono mai progettati per una lunga vita operativa.[2] Ciò che mancava all'Armée de terre, a suo avviso, era un veicolo intermedio tra i carri leggeri e quelli pesanti: un "Char de Bataille" (carro armato da battaglia), pensato come un veicolo di peso medio, dotato di un cannone fisso da 75 mm in grado di ingaggiare fortificazioni e posizioni nemiche e di muoversi attraverso il terreno devastato tipico della guerra di trincea, in un campo di battaglia saturo di artiglieria.[1] Estienne pensava che questo modello avrebbe offerto il compromesso ideale, montando un armamento sufficiente a distruggere fortificazioni e trincee nemiche, in quanto l'armamento dell'FT, costituito da una mitragliatrice o da un cannone da 37 mm, risultava insufficiente, mentre le dimensioni e il peso dello Char 2C, 69 tonnellate e 10 metri di lunghezza, lo rendevano poco maneggevole.[1] Se avesse avuto successo, lo "Char de Bataille" sarebbe diventato il cavallo di battaglia delle forze corazzate francesi, progettato per essere in grado di sfondare le linee nemiche, distruggere le fortificazioni, i nidi di mitragliatrice e i carri avversari.[1] Il concetto dello "Char de Bataille" venne sviluppato da Estienne nel maggio 1919, all'interno del suo memorandum 'Mémoire sur les missions des chars blindés en campagne.[1]
Nel 1921 Estienne riunì cinque delle più grandi aziende industriali francesi in Francia: Schneider, Renault, FAMH/Saint-Chamond, FCM e Delaunay-Belleville, e sottopose loro i requisiti dello "Char de Bataille" richiedendo loro la progettazione di un prototipo ciascuna.[3] Nel gennaio 1921 una commissione, capeggiata dal generale Edmond Buat che ne stilò i requisiti. Le specifiche richieste erano:
- peso massimo di 13 t;
- armatura massima di 25 mm;
- scafo più basso possibile;
- rapporto peso/potenza di almeno 8 CV per tonnellata
- autonomia di 8-10 ore
- presenza di una torretta da utilizzare come punto d'osservazione per il capocarro e dotata di mitragliatrice per contrastare la fanteria;
- equipaggio formato da almeno 3 uomini;
- arma principale installata in casamatta, per limitare i costi di produzione;
- arma principale brandeggiabile solo in verticale, per limitare la larghezza dello scafo.[2]
Le versioni di tale veicolo sarebbero state due: una dotata di obice da 75 mm con una velocità alla volata di 350 m/s per il supporto alla fanteria, l'altra dotata di cannone anticarro MLE 1902 da 47 mm con una velocità alla volata di 750 m/s.[2]
Sviluppo
Il programma non era pianificato per portare all'adozione immediata del mezzo vincitore della specifica.[1] Il piano prevedeva che, una volta prodotti i prototipi, le caratteristiche più interessanti di ciascuno veicolo sarebbero state prese in considerazione per poi essere adattate su un nuovo progetto di carro armato che non sarebbe stato di proprietà di un'azienda, ma dello Stato. L'obiettivo di tale iniziativa era ridurre la concorrenza e incoraggiare i produttori a innovare senza il rischio che un concetto non ancora completamente padroneggiato portasse al rifiuto della proposta.[1] Una volta adottato il veicolo che combinava le migliori caratteristiche di ciascuna proposta, ciascuno dei produttori coinvolti avrebbe preso parte alla produzione. Questa politica originale fu denominata "accordo Estienne".[1]
- La Delaunay-Belleville offrì un loro progetto riguardante un FT ingrandito con un cannone da 37 mm e una torretta, che aveva poco a che fare con i requisiti del programma e fu rapidamente abbandonato;
- la Renault, in collaborazione con la Schneider, presentò due prototipi: l'SRA e l'SRB;
- la FAMH (Forges et Aciéries de la Marine et d'Homécourt) presentò un prototipo, il FAHM;
- la FCM (Forges et Chantiers de la Méditerranée) presentò un prototipo denominato FCM 21.[3]
I prototipi si differenziavano notevolmente per forma e dimensione, ma tutti prevedevano un equipaggio composto da 3 membri.[3][2]
Lo Char de Bataille FAMH
Lo Char de Bataille FAHM aveva un peso di 17 tonnellate, una lunghezza di 5,20 m, una larghezza di 2,43 m, e un'altezza di 2,40 m.[1] L'altezza da terra era di 0,45 m. La costruzione dello scafo del carro utilizzava piastre rivettate.[1] Il motore Panhard erogava una potenza di 120 CV a 1500 giri/min, abbinato a una trasmissione idraulica Jeanny che azionava i cingoli in modo indipendente.[2] Il carro raggiungeva una velocità massima di 18,2 km/h.[1] Il serbatoio conteneva 230 litri di carburante, e dato il consumo orario medio di 30 litri, l'autonomia era di 75 km.[1]
L'armamento del prototipo consisteva in un obice Saint-Chamond da 75 mm montato centralmente in una casamatta.[1] La torretta, che utilizzava una struttura rivettata come lo scafo, era armata con due mitragliatrici Hotchkiss Mle 1914 da 8 mm Lebel.[1] Le funzioni di questa torretta erano principalmente quelle di fungere da posto di comando e di difesa ravvicinata del veicolo, con il comandante in servizio nella torretta, mentre gli altri due membri dell'equipaggio trovavano posto nello scafo, che ospitava l'armamento principale del veicolo, l'obice da 75 mm.[1]
Il veicolo FAMH era dotato di sospensioni molto basse, con lo scafo che si estendeva al di sopra di esse.[1] Vi erano sistemi antiurto a protezione delle sospensioni. Il disegno del sistema di sospensioni rimane sconosciuto, ma e noto che utilizzava sei sistemi pneumatici, ciascuno del peso di 55 kg, e molle di smorzamento.[1]
l prototipo FAMH venne sperimentato insieme agli altri tre "Char de Batailles" dal maggio 1924 al marzo 1925, presso l'Atelier de construction de Rueil (ARL).[2] Uno dei test di valutazione fu un percorso di 20 km su un tracciato prestabilito; tutti i prototipi si guastarono, il che suggeriva che essi fossero tecnologicamente immaturi.[2] Le prove del FAHM evidenziarono alcune caratteristiche interessanti, soprattutto per quanto riguarda i comandi pneumatici, ma il mezzo non fu adottato.[2]
Note
Bibliografia
- (FR) Pierre Touzin, Les Engins Blindés Français, 1920–1945, Volume 1, Paris, SERA, 1976.
- (FR) Pierre Touzin, Les véhicules blindés français, 1900–1944, Paris, EPA, 1979, ISBN 2-85120-094-1.
- (FR) Jean-Gabriel Jeudy, Chars de France, Boulogne-Billancourt, ETAI, 1997, ISBN 978-2726883693.
- (EN) James Bingham, AFV No. 58 - French Infantry Tanks:Part I (Chars 2C, D and B), Windsor, Profile Publications, 1973.
- (FR) François Vauvillier, Tous les blindés de l'armée française des origines à 1940, Paris, Histoire et Collections, 2020, ISBN 978-2352505280.
- Periodici
- (FR) Paul Malmassari, Les projets de chars de forteresse français 1921-1940, in La Revue historique des armées, n. 234, Vincennes, Service Historique de la Défense (SHD, 1er trimestre 2004, pp. 11–24.
Collegamenti esterni
- (EN) Marisa Belhote, Char de Bataille FAMH, su Tanks Encyclopedia.
- (EN) Char de Bataille Project, su Landships.
- (FR) 1924 Chars de Bataille, su Chars Francais.
