Fairey Gordon

Fairey Gordon
Un Fairey Gordon con le insegne del No. 40 Squadron RAF
Descrizione
Tipobombardiere leggero/utility
Equipaggio2
CostruttoreRegno Unito (bandiera) Fairey
Data primo volo3 marzo 1931
Data ritiro dal servizio1941 (RAF)
Utilizzatore principaleRegno Unito (bandiera) RAF
Altri utilizzatoriRegno Unito (bandiera) Fleet Air Arm
Esemplari186
Sviluppato dalFairey III
Dimensioni e pesi
Lunghezza11,20 m (36 ft 9 in)
Apertura alare13,94 m (45 ft 9 in)
Altezza4,32 m (14 ft 2 in)
Superficie alare40,69 m² (438 ft²)
Peso a vuoto1 588 kg (3 500 lb)
Peso carico2 679 kg (5 906 lb)
Propulsione
Motoreun radiale Armstrong Siddeley Panther IIa
14 cilindri doppia stella raffreddato ad aria
Potenza525 hp (391 kW)
Prestazioni
Velocità max233 km/h; 126 kn (145 mph)
Velocità di crociera177 km/h; 96 kn (110 mph)
Autonomia966 km; 521 nmi (600 mi)
Tangenza6 706 m (22 000 ft)
Armamento
Mitragliatriciuna Vickers .303 in (7,7 mm) anteriore
una Lewis .303 in (7,7 mm) in postazione posteriore
Bombefino a 227 kg (500 lb) subalari

dati riferiti alla versione Mk I tratti da Fairey Aircraft since 1915[1]

voci di aerei militari presenti su Wikipedia

Il Fairey Gordon fu un bombardiere leggero monomotore, biposto e biplano sviluppato dall'azienda aeronautica britannica Fairey Aviation Company Ltd. a cavallo degli anni trenta del XX secolo.

Evoluzione del Fairey III e destinato ai reparti della Royal Air Force, fu impiegato anche come aereo utility/multiruolo, anche dalla Fleet Air Arm che ne aveva adottato la versione imbarcata Fairey Seal, nel periodo interbellico. Velocemente superato da modelli più specializzati e tecnologicamente avanzati, quali il monoplano Vickers Wellesley di solo qualche anno più recente, rimase in servizio anche dopo l'inizio della Seconda guerra mondiale anche se già relegato a compiti di seconda linea.

Nonostante fosse stato sviluppato in un periodo di forte transizione tecnologica per l'aviazione, che lo rese velocemente obsoleto per il ruolo in cui fu originariamente concepito, il Gordon fu un moderato successo commerciale, venendo adottato, oltre che da alcune aeronautiche militari di paesi legati dal Commonwealth delle nazioni, anche da Cina e Brasile.

Storia del progetto

Dopo il termine della Prima guerra mondiale nelle due forze aeree britanniche, specificatamente la Royal Air Force (RAF) basata a terra e la Fleet Air Arm, originariamente solo componente aerea della Royal Navy ma dal 1924 diventata anch'essa forza armata indipendente, nei profili di missione trovarono sempre più spazio operazioni di bombardamento tattico delegato a modelli di dimensioni contenute, tipicamente bi/triposto, monomotori e dalla velatura biplana in grado di trasportare un carico bellico limitato a qualche ordigno da caduta da 250 lb (113 kg). Questi modelli per le loro caratteristiche erano comunque in grado di svolgere anche altri ruoli o in varianti dello stesso modello o in versioni leggermente diversificate ma sostanzialmente sviluppi di modelli già adottati in servizio.

In quest'ottica all'approssimarsi alla fine del secondo decennio l'Air Ministry, l'allora dipartimento del governo britannico deputato, tra l'altro, a gestire efficienza e livello tecnologico dell'intera aviazione nazionale, ritenne necessario trovare un degno successore al versatilissimo Fairey III, modello introdotto già, pur se nelle fasi finali, durante la Grande Guerra che seppur sufficientemente moderno nella sua ultima variante, la IIIF, che introduceva una costruzione mista tra legno e metallo, si sarebbe trovato a breve a confrontarsi con le prestazioni dei caccia dalla costruzione interamente metallica e dalla velatura monoplana. I nuovi modelli avrebbero inoltre dovuto essere in grado di affiancare al ruolo primario di bombardiere leggero, quello della ricognizione tattica e al supporto alle forze di terra.[2]

Per rispondere a tale esigenza la Fairey Aviation chiese al suo ufficio sviluppo di avviare un nuovo modello adatto allo scopo, il quale ritenne di abbinare l'ultima cellula a quel tempo in produzione a uno dei nuovi motori aeronautici a disposizione sul mercato, scegliendo per il prototipo l'Armstrong Siddeley Panther, un motore radiale 14 cilindri doppia stella raffreddato ad aria, in luogo del motore W12 Napier Lion raffreddato a liquido che equipaggiava i Fairey III dalla versione IIID. La scelta ricadde sul Panther sia per i vantaggi offerti dall'architettura radiale e dall'assenza di un circuito di raffreddamento, che in caso di malfunzionamento, anche dovuto ai colpi ricevuti in uno scontro a fuoco, consentivano al propulsore di mantenersi in funzione, sia perché il Lion era oramai a fine sviluppo.

L'Air Ministry decise quindi di emettere una specifica, indicata come 18/30, per la fornitura di un prototipo (o più) da testare in una serie di prove di volo, così l'azienda iniziò a modificare una cellula per adattarla a un nuovo propulsore radiale. Il velivolo scelto fu il Fairey IIIF immatricolato J.9154, indicato come versione Mk IVM, che equipaggiato con un radiale 14 cilindri Armstrong Siddeley Jaguar volò per la prima volta il 17 aprile 1929, per poi essere inviato al No. 207 Squadron RAF per essere testato in ambito operativo. Lo stesso velivolo fu in seguito equipaggiato con il più potente Armstrong Siddeley Panther[3], presumibilmente nel corso del 1930, sia perché alcune fonti non sono concordi nel primo volo dell'effettivo prototipo del nuovo modello predatando di un anno il volo inaugurale, sia perché il numero della specifica fa riferimento al 30 (quindi al 1930).

Ciò nonostante quel che è attestato il reale prototipo del futuro Gordon è il Fairey IIIF Mk IV B immatricolato K.1697, conversione già equipaggiata con un Napier Lion XIA.[3] Questo, in seguito denominato IIIF Mk.V, venne portato in volo per la prima volta il 3 marzo 1931[3], quindi dopo le consuete prove effettuate dai piloti collaudatori dell'azienda, presentato al pubblico il 27 giugno di quello stesso anno, in occasione della Royal Air Force Display, parata annuale della RAF, presso l'Aeroporto di Hendon (Hendon Aerodrome)[4]. In quell'occasione le riviste dell'epoca lo definirono un modello versatile, attrezzato per l'ambiente desertico, e che poteva superare la velocità massima di 225 km/h (121 kn) con un'autonomia di 1 000 km (540 nmi).[4][5]

Dopo aver ottenuto la definitiva approvazione da parte della commissione esaminatrice della Aeroplane and Armament Experimental Establishment (A&AEE), l'azienda, che diede la definitiva denominazione Gordon al modello, avviò la conversione di circa 80 esemplari già prodotti di IIIF per adattarli al nuovo standard. Nel contempo venne sottoscritta un contratto di fornitura per nuovi 178 esemplari da destinare ai reparti di volo, ai quali si aggiunsero una manciata di IIIF che furono convertiti direttamente sulla linea di produzione.

Della prima serie, indicata come Gordon Mark I (indicati anche come Mk I) furono prodotti 154 esemplari, ai quali si aggiunse una seconda serie modificata nell'impennaggio di coda, indicata come Gordon Mark II (o Mk II), che per ovviare a problemi di stabilità e controllo introdussero una pinna (fin) e un timone dalle dimensioni maggiorate. Di questa ultima versione, che faceva capo alla Specification 14/33, vennero completati solamente 24 esemplari prima che l'azienda si concentrasse sulla produzione del più recente aerosilurante Fairey Swordfish.

Dal modello venne derivata una versione adatta ad operare anche dei ponti delle portaerei dopo che la Royal Navy testò qualche esemplare per darlo in dotazione ai propri reparti della Fleet Air Arm. Il modello definitivo, che introduceva come di consueto per questo tipo di velivoli, un carrello d'atterraggio rinforzato e organi d'aggancio per consentire il decollo da catapulta e gli appontaggi, venne indicato dall'azienda come Fairey Seal.

Impiego operativo

I primi Gordon Mk I entrarono in servizio già nel corso del 1931, spesso affiancando per poi sostituire progressivamente i Fairey III più anziani, usurati e con una maggiore quantità di ore di volo operative negli Squadron della Royal Air Force No. 6, 14, , 29, 35, 40, 45, 47, 207 e 223[6], rivelandosi tuttavia ben presto obsoleti venendo in gran parte dismessi prima dell'inizio della Seconda guerra mondiale tranne per particolari contesti operativi. Allo scoppio del conflitto erano ancora in linea nei No. 6, 45 e 47 Squadron RAF di stanza in Egitto, sei esemplari dei quali vennero trasferiti ai reparti della Royal Egyptian Air Force.

Nel mese di aprile del 1939, 49 Gordon furono inviati alla Royal New Zealand Air Force, 41 dei quali entrarono in servizio per un breve periodo come velivoli da addestramento per piloti. La RNZAF riscontrò che gli aerei erano usurati e mostravano segni del loro servizio in Medio Oriente, tra cui almeno uno scorpione. L'ultimo di questi, nonché l'ultimo Gordon intatto in circolazione, fu ritirato dal servizio della RNZAF nel 1943.

Sette Gordon furono adattati al traino bersagli e stazionati presso la No 4 Flying Training School presso la RAF Habbaniyya nell'allora Regno dell'Iraq.[7] Alla fine di aprile del 1941 questi velivoli furono rapidamente riconvertiti in bombardieri e all'inizio di maggio presero parte alla difesa di Habbaniya contro le forze irachene che, a seguito del colpo di stato, minacciavano e poi attaccarono la scuola.[8]

Versioni

Fairey IIIF Mk V
designazione originale del prototipo.
Gordon Mk I
versione bombardiere leggero diurno/multiuso biposto.
Gordon Mk II
versione da addestramento biposto.
E1F
designazione adottata dalla Marinha do Brasil per la sua Força Aeronaval.[9]

Utilizzatori

Uno dei Gordon, in variante idrovolante a scarponi, adottati dall'aeronautica brasiliana.
Brasile (bandiera) Brasile
Cina
Egitto (bandiera) Egitto
Nuova Zelanda (bandiera) Nuova Zelanda
Regno Unito (bandiera) Regno Unito

Esemplari attualmente esistenti

Esiste un unico esemplare sopravvissuto noto, un Gordon Mk I marche NZ629 ex Royal New Zealand Air Force, al dicembre 2025 in un imprecisato ma avanzato livello di restauro, dichiarato, dal suo sito ufficiale, in vendita dal 2023.[10]

Note

  1. ↑ Taylor 1988, p. 221.
  2. ↑ avionslegendaires.net 2020, Fairey Gordon/Seal.
  3. 1 2 3 Philpott 2006
  4. 1 2 R. G., La parata aerea britannica e i nuovi velivoli presentati, in L'Aerotecnica, Vol. XI, n. 8, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, Agosto 1931, pp. 1034-1038. URL consultato il 9 dicembre 2025.
  5. ↑ L. A. O., I risultati della politica dei prototipi, in L'Ala d'Italia, Vol. XI, n. 10, Roma, Edizioni Italiane Aeronautiche, Ottobre 1931, p. 735. URL consultato il 9 dicembre 2025.
  6. ↑ Mason 1994, p. 224.
  7. ↑ (EN) Anthony Dudgeon, The War That Never Was, Shrewsbury, Airlife Publishing, 1991, ISBN 1-85310-256-3.
  8. ↑ (EN) Anthony Dudgeon, Hidden Victory: The Battle of Habbaniya, May 1941, Stroud and Charleston, Tempus Publishing, 2000, pp. 36, 90, ISBN 0-7524-2001-1.
  9. ↑ (EN) Brazilian Military Aircraft Designations, su designation-systems.net. URL consultato il 3 dicembre 2025.
  10. ↑ (EN) Fairey Gordon, su faireygordon.com. URL consultato il 3 dicembre 2025.

Bibliografia

  • (EN) Francis Crosby, The World Encyclopedia of Naval Aircraft, Lorenz Books, 2008, ISBN 978-0-7548-1670-6.
  • (EN) Francis K. Mason, The British Bomber since 1914, London, Putnam, 1994, ISBN 0-85177-861-5.
  • (EN) Ian M. Philpott, The Royal Air Force: Re-Armament 1930 to 1939, vol. 2, Pen & Sword Aviation, 2006, ISBN 9781473817425.
  • (EN) H A. Taylor, Fairey Aircraft since 1915, London, Putnam and Company, 1988, ISBN 0-370-00065-X.
  • (EN) Owen Thetford, British Naval Aircraft since 1912, 4ª ed., London, Putnam, 1978, ISBN 0-370-30021-1.

Altri progetti

Collegamenti esterni

  • (EN) Maksim Starostin, Fairey Gordon, su aviastar.org. URL consultato il 3 dicembre 2025.
  • (EN) David C. Eyre, Fairey Gordon, su aeropedia.com.au, 19 maggio 2019. URL consultato il 3 dicembre 2025.
  • (FR) Arnaud, Fairey Gordon/Seal, su avionslegendaires.net, 30 luglio 2020. URL consultato il 3 dicembre 2025.
  • (RU) Fairey Gordon, su airwar.ru. URL consultato il 3 dicembre 2025.
  • (RU) Fairey Gordon/Seal, su aviadejavu.ru. URL consultato il 3 dicembre 2025.