Filippo Palizzi

Filippo Palizzi

Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 11 settembre 1899) è stato un pittore italiano, nativo dell'Abruzzo ma di formazione napoletana. Fu uno dei maggiori artisti italiani della seconda metà del XIX secolo[1] e uno dei precursori più originali del verismo in pittura.

Biografia

I viggianesi, da Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, F. Palizzi dis, F. P. inc[2]

Filippo Palizzi nacque a Vasto il 16 giugno 1818, quinto di tredici figli. Il padre era stato avvocato, poi si era impiegato.[3][4]

Nel 1836 Filippo poté raggiungere il fratello Giuseppe a Napoli e l'anno seguente fu ammesso alla Reale Accademia di belle arti.[5] Quando Filippo arrivò all'Accademia, la cattedra di paesaggio era tenuta da Gabriele Smargiassi, proveniente da una benestante famiglia reazionaria di Vasto, in conflitto con la famiglia Palizzi, di idee carbonare.[6] Anche per divergenze artistiche, Filippo abbandonò l'Accademia qualche mese dopo la sua ammissione; i motivi di tale scelta furono esplicitati anni dopo, intorno al 1862, in un saggio polemico dal titolo Un artista fatto dall'Istituto di Belle Arti, scritto subito dopo aver abbandonato una commissione incaricata di riformare l'Istituto.

Abbandonata l'Accademia, Filippo iniziò a frequentare lo studio del pittore abruzzese Giuseppe Bonolis, che indirizzava i suoi allievi allo studio del vero. Insoddisfatto, intraprese uno studio personale sul tema "ritrarre animali dal vero".[3] Nel 1839 espose per la prima volta un quadro nell'esposizione biennale al Reale Museo borbonico, uno Studio di animali, n. 152 del catalogo, che venne acquistato dalla Duchessa di Berry.[6] Il 25 ottobre 1842 intraprese il suo primo viaggio all'estero, seguendo un itinerario che lo portò a visitare La Valletta, Smirne, Costantinopoli, Galaţi, giungendo fino a Iași, dove era stato invitato dal principe Mourouzis per insegnare pittura al figlio.[7] Dopo due anni Filippo tornò a Napoli. S'interessò agli avvenimenti risorgimentali nel regno delle Due Sicilie intorno al 1848, come manifestato dai dipinti Sera del 18 febbraio 1848 a Napoli e Barricate del 15 maggio 1848.

Nel 1855 si recò dal fratello Giuseppe a Parigi, in vista dell'Esposizione universale. Qui Filippo conobbe artisti francesi, tra cui paesaggisti della scuola di Barbizon. Di ritorno dalla Francia, a Firenze incontrò Giovanni Fattori e altri pittori che avrebbero dato vita al movimento dei macchiaioli, ai quali mostrò gli studi dei barbizonniers che aveva portato dal recente viaggio nella capitale francese.[6]

Usi e costumi di Napoli

Autoritratto, 1860 ca., Musei di palazzo d'Avalos (Vasto)
Pastorello Abruzzese, olio su tela, 65x51 cm, collezione privata

Nei primi anni Cinquanta Filippo meritò una medaglia d'argento, ex aequo con l'Achille Vertunni, dall'Accademia di belle arti di Napoli e uno stipendio che permetteva ai due pittori di studiare a Roma.

Francesco de Bourcard, editore svizzero amante di Napoli, ideò una raccolta di acqueforti, tirate a torchio e colorate, che raffiguravano scene di vita popolare napoletana, Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti. De Bourcard si interessò della parte letteraria, coinvolgendo molti scrittori e giornalisti dell'epoca, mentre il Palizzi, con altri pittori e disegnatori, si occupò di quella artistica con i suoi disegni. Si trattava di testi cui si accompagnavano cento acqueforti (di cui realizzò i disegni per 49), in tiratura limitata di 100 copie. La raccolta, in due volumi, 1857 e 1866, diventò subito rara.[6] Dei due volumi esiste anche un esemplare in bianco e nero, in collezione privata[8].

Il rapporto di Palizzi con l'incisione non rimase limitato alla partecipazione editoriale a Usi e costumi di Napoli e contorni. Nel contesto napoletano fu particolarmente significativo il suo rapporto con gli artisti che si distaccavano dall'Accademia e, in particolare, con Francesco Di Bartolo[9], che pure si era formato nell'ambiente dell'Accademia di Belle Arti di Napoli ed era legato alla scuola di Tommaso Aloysio Juvara. Di Bartolo tradusse all'acquaforte diversi soggetti animalistici da Palizzi[10], ma il rapporto fra i due non si esaurì nella semplice collaborazione dell'incisore col pittore: Palizzi seguì da vicino in pittura il giovane artista e i suoi compagni, mentre Di Bartolo gli offrì consigli tecnici sull'incisione[11]. Ne risultò un dialogo concreto fra pittura e calcografia, nel quale l'osservazione del vero da parte di Palizzi trovò nell'acquaforte una diversa possibilità di resa, affidata alla traduzione autonoma del segno.

Dopo l'unità d'Italia

La vivace temperie napoletana produsse nel 1861 la fondazione della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, al fine di mettere in mostra e diffondere le opere degli artisti, poiché le esposizioni governative borboniche erano cessate. Filippo Palizzi fu il primo presidente della Società; presidente onorario fu il Principe Oddone di Savoia. La Società Promotrice napoletana si dimostrò una palestra vivace di discussione e di promozione dell'arte e non solo a Napoli[12].

Come critico, Palizzi fu severo contro la prima Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, commentandola in una lettera all'amico Eleuterio Pagliano, del 28 ottobre 1861:

«L'Esposizione è un caos di Passato, Presente e Avvenire. Di opere buone poche, di mediocri molte, di pessime moltissime.»

Nel 1864 fondò, insieme all'incisore siciliano Saro Cucinotta, il giornale L'arte moderna, dal sottotitolo Foglio da pubblicarsi finché non si sciolga il Reale Istituto di belle arti.[14]

Filippo Palizzi ritratto da Francesco Di Bartolo, acquaforte, Napoli, Collezione Natalia Di Bartolo

Nel 1867 in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi, presentò sei dipinti, tra cui il Dopo il diluvio, commissionato nel 1861 da Vittorio Emanuele II e che ebbe un lungo periodo di incubazione, durante il quale il pittore dubitò di riuscire a realizzarlo. L'opera riscosse immediatamente un inatteso successo. La morte dei fratelli Nicola e Francesco Paolo, nel 1870 e nel 1871, segnarono il pittore vastese, che diventò solitario e scontroso ma che continuò a dipingere, ritirato nel suo studio. Si recò a Vienna nel 1873 per l'Esposizione Universale.

Nel 1878 Filippo si lasciò convincere da Francesco De Sanctis ministro della Pubblica Istruzione e da Morelli ad assumere la presidenza del Reale Istituto di belle arti di Napoli, con lo scopo di riformarlo e di rendere i metodi di insegnamento al passo coi tempi. Affrontò con impegno l'indisciplina degli alunni, la fiacchezza dell'insegnamento, l'anarchia del personale e il disordine amministrativo. Vennero istituite nuove materie, tra cui anatomia e studio delle piante, e vennero assunti due nuovi insegnanti. Nel 1880 chiese le dimissioni, che vennero inizialmente rifiutate[15], venendo accettate l'anno successivo.[16]

Il 24 ottobre 1881, su proposta del Morelli, ottenne la direzione dei Museo Artistico Industriale di Napoli e diede inizio all'officina di ceramica. Nel 1891 accettò di tornare alla presidenza dell'Istituto di Belle Arti, per un quinquennio, convinto dall'allora ministro della Pubblica istruzione Pasquale Villari. Nel 1896 il suo ruolo di presidente venne rinnovato per altri cinque anni.[6] L'11 settembre 1899 Filippo Palizzi morì a Napoli, all'età di ottantuno anni.

Stile e traduzione grafica

Dopo il diluvio

Rappresenta con il fratello Giuseppe, il primo tentativo di un indirizzo verista nella pittura italiana dell'Ottocento.

Sulla scia della Scuola di Posillipo e di una spontanea inclinazione orientò il suo lavoro verso una dettagliata osservazione del vero.[16]

Fu tra i primi pittori a interessarsi di fotografia e a praticarla, sulla base di conoscenze tecniche molto approfondite. Sappiamo infatti che fin dall'inizio degli anni cinquanta era in grado di preparare da solo le lastre fotografiche e utilizzava normalmente le immagini fotografiche, proprie o di altri, come modello per i suoi dipinti. Dalle sue lettere sappiamo che condivise la pratica con tutti i suoi fratelli.

La primavera, 1868 (Fondazione Cariplo)

Il suo stile, affine a quello del fratello che si formò indipendentemente da lui, si orientò verso una tecnica più minuta e statica, con dipinti di piccole vedute e angoli rustici dei dintorni di Napoli. Fu definito anche "il pittore degli animali".

La fortuna delle opere di Palizzi passò anche attraverso la loro traduzione grafica. I suoi soggetti di animali, fondati sull'osservazione diretta del vero e sulla resa minuta dei corpi, dei manti, degli atteggiamenti, trovarono nell'acquaforte un mezzo particolarmente adatto alla trasposizione del suo segno pittorico.

Francesco Di Bartolo, Asinello, capro e capretto con gallina, da Filippo Palizzi, acquaforte, Collezione Natalia Di Bartolo

Fra gli incisori che tradussero opere di Palizzi ebbe un ruolo Francesco Di Bartolo, autore di acqueforti tratte dai suoi soggetti animali. In queste traduzioni la pittura di Palizzi entrò nel linguaggio della calcografia, conservando la precisione naturalistica dell'immagine e trasformandola in tessitura lineare, chiaroscuro inciso e valore autonomo del segno[17].

Omaggi

Il comune di Vasto gli ha intitolato il corso di Porta Nuova e la Pinacoteca d'arte moderna dei Musei di palazzo d'Avalos.

Opere

Sue opere sono conservate a Roma (Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea), a Napoli (Accademia di belle arti di Napoli, Museo nazionale di Capodimonte, Palazzo Reale), a Milano (Galleria Carruti), a Vasto (Museo civico), a Lucera (Pinacoteca comunale presso l'ex convento del Santissimo Salvatore), a Giulianova (Pinacoteca civica Vincenzo Bindi), a Genova (Raccolte Frugone in Villa Grimaldi, Nervi), a Feltre (Galleria d'arte moderna Carlo Rizzarda). Nella Galleria d'arte moderna di Roma esiste una "sala Palizzi" a lui dedicata, dove è collocato un busto modellato in suo onore dallo scultore Achille D'Orsi.

La Galleria dell'Accademia di belle arti di Napoli possiede 120 opere di Filippo Palizzi, da lui donate nel 1898. Si tratta di 116 oli su tela, di un pastello e di tre disegni. Si tratta della più numerosa collezione di opere di questo pittore. Di particolare interesse, per lo studio della genesi di molte sue opere, sono le cinque tele che contengono una serie di schizzi ad olio, ripresi dal veroː animali, contadini, soldati, l'arcobaleno.[18]

Al M.A.I. (Museo Artistico Industriale) dell'Istituto d'Arte di Napoli (piazza Salazar, 6) esiste una vasta campionatura della sua opera in ceramicaː maioliche policrome, elaborate quali modelli operativi, per gli allievi delle Scuole-Officine della ceramica. Ebbe anche influsso sulla modellistica dei gioielli della Scuola-officina dei metalli. Ciò nell'ambito del "Sogno del Principe" di Gaetano Filangieri, principe di Satriano, che fondò nel 1882 il Museo Scuole-Officina napoletano, insieme con Domenico Morelli e Filippo Palizzi.

Molte sue opere, insieme a quelle dei fratelli Nicola e Francesco Paolo, sono conservate nella Galleria d'arte moderna "F. Palizzi" nei musei civici del palazzo d'Avalos a Vasto. Spicca l'Ecce Homo, di cui si conserva il cartone preparatorio.

Tre tele del ciclo Predicazione di San Francesco Saverio nelle Indie - Madonna Addolorata- Martirio di Santa Cordula, si conservano nella chiesa di Santa Chiara a Lanciano, con una tela attribuita a Teresa Palomba di Napoli.

Scritti

  • Relazione dei signori Filippo Palizzi e Cesare Mariani sulla pittura, s.l., s.e., 1873.

Note

  1. ↑ Filippo Palizzi, in L'Unificazione, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  2. ↑ Francesco De Bourcard, Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, SBN BVE0691273.
  3. 1 2 Carteggio palizziano, Autobiografia, fascio 6.4.9., c.50, Biblioteca Comunale Gabriele Rossetti, Vasto.
  4. ↑ Francesco Del Greco, La famiglia Palizzi e il genio, in La Rivista moderna di cultura, III (1900).
  5. ↑ Cartella Palizzi, Lettera del ministro Santangelo, del 28 agosto 1837, Archivio dell'Accademia di Belle Arti, Napoli.
  6. 1 2 3 4 5 Angelo Ricciardi, Filippo Palizzi e il suo tempo, Vasto, Palazzo D'Avalos, 1988.
  7. ↑ Carteggio palizziano, Biblioteca Comunale Gabriele Rossetti, Vasto.
  8. ↑ Natalia Di Bartolo, “Usi e costumi di Napoli e contorni” - OperaeOpera, 2026, su operaeopera.com, 7 aprile 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  9. ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO, incisore italiano dell'Ottocento - OperaeOpera, su operaeopera.com, 6 maggio 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  10. ↑ Natalia Di Bartolo, FRANCESCO DI BARTOLO reinventa gli animali di FILIPPO PALIZZI - OperaeOpera, su operaeopera.com, 22 aprile 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  11. ↑ Natalia Di Bartolo, OTTOCENTO NAPOLETANO - OperaeOpera, su operaeopera.com, 1º marzo 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  12. ↑ Natalia Di Bartolo, Accademia e Promotrice alla prova delle fonti coeve - OperaeOpera, su operaeopera.com, 27 aprile 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  13. ↑ Carteggio palizziano, lettera ad Eleuterio Pagliani, pubblicata da Picone Petrusa, 1991.
  14. ↑ M. Picone Petrusa, Fra Napoli e Parigi: i Palizzi e la poetica della "macchia", in Dal vero. Il paesaggismo napoletano da Gigante a De Nittis, a cura di M. Picone Petrusa, Torino, 2002.
  15. ↑ Carteggio palizziano, lettera a De Sanctis, dicembre 1880, Biblioteca Comunale Gabriele Rossetti, Vasto.
  16. 1 2 Filippo Palizzi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 gennaio 2026.
  17. ↑ Natalia Di Bartolo, PALIZZI e la GABBIA CRITICA degli ANIMALI - OperaeOpera, su operaeopera.com, 18 aprile 2026. URL consultato il 23 giugno 2026.
  18. ↑ Galleria dell'Accademia, pp. 116-119, tav. XL-LIII.

Bibliografia

  • Gabriele D'Annunzio, La Sala Palizzi nell'Accademia di B. A. Di Napoli: Filippo Palizzi e la pittura moderna, Napoli, Tip. Antonio Amoroso, 1931, SBN CUB0571390.
  • Eduardo Alamaro, La Querelle Palizzi/Tesorone: sull'idealmente nobile e praticamente utile nella produzione delle scuole-officine del Museo Artistico Industriale di Napoli, LAF-Faenza, Faenza 1988 (estratti dalla rivista "Faenza", bollettino del MIC di Faenza, a. LXX (1984), n. 1-2 3-4 5-6; a. LXXI (1985), n. 1-3.
  • Eduardo Alamaro, Barbara Ceramica, Filippo Palizzi e la scuola/officina di ceramica del Museo Artistico Industriale di Napoli (1880 - 1899) in "K (Keramikos)", rivista bimestrale, agosto 1988, n. 5, Alberto Greco Editore - Milano, inserto monografico di 12 pp. a colori, al centro della rivista, fuori numerazione pagine.
  • Guglielmo Aurini, Filippo Palizzi, Teramo, Rivista Abruzzese, 1900, estratto dalla Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, anno 15 (1900), fasc. 1 e 2, gennaio-febbraio.
  • Raffaele Aurini, Palizzi Filippo, in Dizionario bibliografico della gente d'Abruzzo, vol. I, Teramo, Ars et Labor, 1952, ora in Nuova edizione a cura di Fausto Eugeni, Luigi Ponziani, Marcello Sgattoni, Colledara, Andromeda editrice, 2002, vol. IV, pp. 301–321.
  • Anna Caputi, Raffaello Causa, Raffaele Mormone (a cura di), La Galleria dell'Accademia di Belle Arti in Napoli, Napoli, Banco di Napoli, 1971, SBN NAP0178087.
  • Giovanna di Matteo, Cosimo Savastano, Palizzi del Vasto: Filippo, Giuseppe, Nicola, Francesco Paolo, S. Atto (Teramo), Edigrafital, 1999, SBN RMS0082789.
  • Corrado Anelli e Fausto Eugeni (a cura di), Fotografi abruzzesi dell'Ottocento e del primo Novecento, S. Atto di Teramo, Edigrafital, 2002, pp. IX-XIII, SBN TER0004687. Saggio introduttivo di Cosimo Savastano.
  • Cosimo Savastano, Palizzi Filippo, in Gente d'Abruzzo. Dizionario biografico, Castelli, Andromeda editrice, 2006, vol. 7, pp. 235–242.
  • Antonio Menna e Vittorio Menna, Giuseppe Palizzi - Celebrazione del bicentenario della nascita (1812-2012), Vasto, Edizioni Cannarsa, 2012.
  • Natalia Di Bartolo, Corpus fondante e corpus di saggi per il Bicentenario della nascita di Francesco Di Bartolo (1826-1913) incisore e pittore, OperaeOpera, 2026

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