Gasmuli
I gasmuli[1][2][3] (dal greco γασμοῦλοι, gasmouloi, al singolare γασμοῦλος, gasmoulos, o, più di rado, βασμοῦλοι, vasmuloi, al singolare βασμοῦλος, vasmoulos) erano i discendenti di unioni miste tra bizantini e "latini" (ossia europei occidentali, perlopiù italiani) negli ultimi secoli di esistenza dell'Impero bizantino. Poiché l'imperatore Michele VIII Paleologo (al poter dl 1259 al 1282) arruolò i gasmuli come fanti nella marina bizantina, il termine finì gradualmente per perdere la propria originaria connotazione etnica e, a partire dagli inizi del XIV secolo, venne impiegato in modo assai generico per designare coloro che erano obbligati a prestare servizio militare.
Storia

In seguito alla quarta crociata, le unioni miste tra greci e latini si verificarono in misura relativamente limitata nei territori dell'ex Impero bizantino, dove sorsero l'Impero latino e gli altri principati nati con l'instaurazione della francocrazia.[4] L'etimologia del termine gasmulo rimane incerta e la parola compare una prima volta nella seconda metà del XIII secolo. Non è tuttavia improbabile che essa sia collegata al termine francese garçon, "ragazzo", e quello latino mulus, ovvero "mulo".[3][5] Sebbene il vocabolo fosse generalmente utilizzato per indicare i figli di queste unioni miste, esso designava più precisamente i figli di una donna bizantina e di un padre latino, spesso veneziano.[6]
I gasmuli erano guardati con sospetto sia dai bizantini sia dai latini e si trovavano spesso emarginati sul piano sociale a causa della loro identità ambigua. Come afferma un trattato francese redatto intorno al 1330, essi «si presentano come greci davanti ai greci e come latini davanti ai latini, adattandosi a chiunque abbiano di fronte».[7] In un trattato stipulato nel 1277 tra Michele VIII e Venezia, i gasmuli di origine veneziana furono considerati cittadini della Serenissima,[8] ma nei decenni successivi molti di essi tornarono a riconoscersi sudditi dell'Impero bizantino.[9] Poiché alcuni loro discendenti rivendicarono in seguito il ripristino della cittadinanza veneziana, la questione dei gasmuli continuò a influenzare le relazioni tra Bisanzio e Venezia fino agli anni Venti del XIV secolo.[6][10]
Dopo la riconquista di Costantinopoli da parte delle forze di Michele VIII nel 1261, i gasmuli furono assoldati dall'imperatore come mercenari. Insieme a uomini provenienti dalla Laconia, essi prestarono servizio come fanteria di marina leggera nel quadro del progetto di Michele VIII volto a ricostituire una potente marina "nazionale".[11] Il corpo dei Gasmoulikon svolse un ruolo di primo piano nelle campagne bizantine per la riconquista delle isole dell'Mar Egeo negli anni Sessanta e Settanta del XIII secolo; tuttavia, dopo la morte di Michele VIII, il suo successore Andronico II Paleologo ridusse drasticamente le capacità delle flotte nel 1285.[6]
Privati della paga imperiale e rimasti senza impiego, alcuni gasmuli continuarono a servire l'impero, ma molti altri entrarono al servizio delle flotte latine o turche, vennero assunti come guardie del corpo da potenti signori locali oppure si diedero alla pirateria.[6][12][13]
Agli inizi del XIV secolo, l'espressione gasmoulikē douleia ("servizio da gasmulo") aveva ormai perso il proprio significato etnico originario e indicava genericamente il servizio prestato come soldato leggermente armato, sia in mare sia sulla terraferma. In questa veste, i gasmuli servirono tanto i bizantini quanto gli ottomani nel XIV secolo, nonché i principati latini dell'Egeo nei secoli XV e XVI, dove il servitio et tenimento vasmulia aveva carattere ereditario.[6][14]
La marina bizantina continuò a impiegare i loro servizi per tutto l'ultimo secolo di vita dell'impero. I gasmuli giocarono inoltre un ruolo nella guerra civile bizantina del 1341-1347, schierandosi con decisione al fianco del loro comandante, il megaduca Alessio Apocauco, contro Giovanni VI Cantacuzeno. Dopo la vittoria di quest'ultimo, molti dei gasmuli residenti a Costantinopoli furono probabilmente congedati. Quelli stanziati a Gallipoli, invece, finirono per entrare al servizio degli ottomani, componendo gli equipaggi delle prime flotte turche.[15]
Voci correlate
Note
- ↑ (EN) Julian Chrysostomides, Byzantium and Venice, 1204–1453: Collected Studies, a cura di Michael Heslop e Charalambos Dendrinos, Taylor & Francis, 2023, p. 56, ISBN 978-10-00-93976-7.
- ↑ Gustav Friedrich Hertzberg, Storia dei Bizantini e dell'imperio Ottomano sin verso la fine del XVI secolo, Leonardo Vallardi, 1894, p. 566.
- 1 2 Caterina Carpinato, Il ritorno di Teseo ad Atene tra il XV e il XVI secolo: una ricognizione critica (PDF), in Medioevo greco, vol. 19, Alessandria, Edizioni Dall'Orso, 2019, p. 296.
- ↑ Heurtley (1967), p. 72.
- ↑ Bartusis (1997), p. 44.
- 1 2 3 4 5 Bartusis (1991), p. 823.
- ↑ Bartusis (1997), pp. 45, 140.
- ↑ Nicol (1988), pp. 199, 233.
- ↑ Laiou (1972), p. 65.
- ↑ Laiou (1972), pp. 271-272, 277.
- ↑ Bartusis (1997), pp. 44-47.
- ↑ Bartusis (1997), pp. 68-69.
- ↑ Laiou (1972), p. 75.
- ↑ Bartusis (1997), pp. 69-70.
- ↑ Ahrweiler (1966), p. 405.
Bibliografia
- (FR) Hélène Ahrweiler, Byzance et la mer: La marine de guerre, la politique et les institutiones aritimes de Byzance aux VIIe–XVe siècles (PDF), Parigi, Presses universitaires de France, 1966.
- (EN) Mark Bartusis, Gasmoulos, in Aleksandr Každan (a cura di), Oxford Dictionary of Byzantium, Oxford e New York, Oxford University Press, 1991, p. 823, ISBN 0-19-504652-8.
- (EN) Mark Bartusis, The Late Byzantine Army: Arms and Society 1204–1453, Filadelfia, University of Pennsylvania Press, 1997, ISBN 0-8122-1620-2.
- (EN) Raffaele D'Amato, The Last Marines of Byzantium: Gasmouloi, Tzakones and Prosalentai. A Short History and a Proposed Reconstruction of their Uniforms and Equipment, in Journal of Mediterranean Studies, vol. 19, n. 2, 2010, pp. 219-248, ISSN 2523-9465.
- (EN) W. A. Heurtley, A Short History of Greece from Early Times to 1964, New York e Londra, Cambridge University Press, 1967, ISBN 0-521-09454-2.
- (EN) Angeliki Laiou, Constantinople and the Latins: The Foreign Policy of Andronicus II, 1282–1328, Cambridge, Harvard University Press, 1972, ISBN 978-06-74-16535-9.
- (EN) Donald M. Nicol, Byzantium and Venice: A Study in Diplomatic and Cultural Relations, Cambridge, Cambridge University Press, 1988, ISBN 0-521-34157-4.