Gilberto di Gravina
Gilberto di Gravina (fl. XII secolo) è stato un nobile normanno, attivo nel Regno di Sicilia nella seconda metà del XII secolo.
Conte di Gravina dalla fine degli anni 1150, durante la reggenza di Margherita di Navarra ebbe anche la contea di Loritello e il comando delle forze regie nell'Apulia e nella Terra di Lavoro.[1]
Origini e parentela
Gilberto apparteneva a una rete aristocratica transpirenaica legata al Perche e alla famiglia dell'Aigle. Suo padre Bertrando era figlio naturale del conte Rotrou di Perche; per questa via Gilberto era imparentato, anche se non in linea diretta, con la regina Margherita di Navarra. Era inoltre zio paterno di Stefano di Perche, cancelliere del regno e arcivescovo eletto di Palermo.[2]
Conte di Gravina
Gilberto giunse nel Regno di Sicilia dalla Spagna intorno al 1159, chiamato da Guglielmo I per assumere la contea di Gravina. La contea, tuttavia, esisteva già prima del suo arrivo e non fu quindi creata per lui: Gilberto ne prese il controllo in una fase di riassetto politico del regno.[3]
Poco dopo aderì alla congiura aristocratica che culminò nell'assassinio di Maione di Bari nel 1160. La coalizione non riuniva soltanto piccoli signori, ma anche diversi conti e baroni ostili all'assetto politico del regno. Dopo il fallimento della ribellione in Sicilia, Gilberto riuscì comunque a rientrare nelle grazie del sovrano, probabilmente anche grazie all'intervento di Margherita.[3]
Dopo la sconfitta e l'espulsione di Roberto di Loritello e degli altri principali ribelli, Gilberto emerse come il più importante conte fedele alla corona sul continente. Entro il 1162 portava il titolo di magister comestabulus, cioè grande connestabile del regno sulla terraferma, e univa alla dignità comitale il comando militare e funzioni di governo nell'Apulia.[4]
Nella reggenza di Margherita
Alla morte di Guglielmo I, nel 1166, Gilberto cercò di rafforzare ulteriormente il proprio peso alla corte di Palermo. Secondo Ugo Falcando, i baroni e gli altri titolari di terre o feudi lo preferivano alla guida della corte, mentre i cavalieri stipendiati e Riccardo di Mandra appoggiavano il qāʾid Pietro. La regina, tuttavia, non gli affidò la direzione della curia: lo inviò invece sul continente come capitano di Apulia e della Terra di Lavoro, mentre Riccardo di Mandra fu promosso fra i maggiori familiares del regno.[5]
Negli stessi anni il suo peso territoriale aumentò ancora. Suo figlio Bertrando ricevette la contea di Andria, mentre Gilberto ottenne anche la contea di Loritello. Si formò così un blocco di domini che ne fece il più forte magnate del continente e, di fatto, il principale responsabile del governo regio nell'Apulia e nella Terra di Lavoro durante la prima fase della reggenza.[6]
Quando suo nipote Stefano di Perche divenne cancelliere e poi arcivescovo eletto di Palermo, Gilberto fu uno dei suoi principali sostenitori. Nel dicembre 1167 Stefano lo chiamò a Messina; Gilberto vi giunse con un seguito di cavalieri scelti provenienti dall'Apulia e dalla Terra di Lavoro. In quel contesto intervenne contro gli avversari del cancelliere e rese testimonianza contro Enrico di Montescaglioso e contro Riccardo di Mandra.[7]
Caduta ed esilio
La crisi del 1168 pose fine alla sua preminenza. La caduta di Stefano di Perche non fu soltanto il risultato di una congiura di corte palermitana, ma anche l'esito di un più ampio riallineamento aristocratico che coinvolse, tra gli altri, Enrico di Montescaglioso, Riccardo di Mandra, Roberto di Caserta e Ruggero di Avellino. In questo nuovo equilibrio il peso di Gilberto sul continente divenne insostenibile.[8]
Privato dell'appoggio della curia, Gilberto si ritirò con la moglie in una fortezza, ma gran parte dei cavalieri del continente lo abbandonò quando gli ordini del nuovo governo furono trasmessi attraverso la struttura militare peninsulare. Alla fine si sottomise e ottenne di poter lasciare il regno con la moglie e i figli. Raggiunse quindi la Terrasanta insieme a Stefano di Perche e ad altri membri del suo gruppo familiare e politico.[8]
Famiglia
La documentazione mostra che Gilberto era sposato con la contessa Stefania. I suoi figli noti comprendono Bertrando, conte di Andria, e Bartolomeo. Le fonti attestano inoltre alcuni ufficiali della sua casa comitale, fra cui Milianus, Pagan e Bernardo, descritti come suoi siniscalchi.[5]
Note
Bibliografia
- Ugo Falcando, The History of the Tyrants of Sicily by "Hugo Falcandus," 1154-69, a cura di G. A. Loud e Thomas Wiedemann, Manchester University Press, 1998.
- Hervin Fernández-Aceves, County and Nobility in Norman Italy: Aristocratic Agency in the Kingdom of Sicily, 1130-1189, Londra / New York, Bloomsbury Academic, 2020.
- John Julius Norwich, The Kingdom in the Sun 1130-1194, Longman, Londra, 1970.