Stefano di Perche
| Stefano di Perche arcivescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Arcivescovo eletto di Palermo (1167-1168) Cancelliere del Regno di Sicilia |
| Nascita | 1137 o 1138 |
| Nomina ad arcivescovo | 1167 |
| Consacrazione ad arcivescovo | mai consacrato |
| Morte | 1169 |
Stefano di Perche (in francese: Étienne du Perche) (1137 o 1138 – 1169) fu cancelliere del Regno di Sicilia e arcivescovo eletto di Palermo durante la prima fase della reggenza di Margherita di Navarra e di Sicilia.
Secondo Ugo Falcando, Stefano era «figlio del conte di Perche»; la storiografia recente lo colloca nella rete parentale che univa la regina Margherita, Gilberto di Gravina e altri aristocratici attivi fra la corte siciliana e il continente.[1]
Biografia
Nominato cancelliere del Regno di Sicilia e poi arcivescovo eletto di Palermo, fu introdotto alla corte palermitana per volontà di sua cugina Margherita di Navarra e di Sicilia. La cronologia tradizionale che lo faceva arrivare in Sicilia già nel 1166 si fondava anche su un diploma per Santa Maria di Nardò oggi ritenuto un falso settecentesco; le testimonianze di Ugo Falcando e di Romualdo di Salerno indicano invece un arrivo nel 1167.[2] Durante il viaggio si fermò presso il nipote Gilberto di Gravina, che lo informò della situazione politica e lo accolse con doni.[3]
Probabilmente fu nominato cancelliere nell'estate del 1167 e già entro novembre risultava eletto alla sede palermitana, senza però essere mai consacrato, forse per difetto dell'età canonica.[2] Secondo Romualdo di Salerno era divenuto tanto vicino alla regina e al giovane Guglielmo II di Sicilia da «amministrare tutto il regno come voleva». La sua rapida ascesa suscitò l'opposizione di Matteo d'Aiello, di Riccardo Palmer e di una parte della vecchia aristocrazia del regno.[2]
Nel dicembre 1167 trasferì la corte a Messina e chiamò in suo aiuto Gilberto di Gravina, allora capitano generale di tutta l'Apulia, che giunse con un seguito di cavalieri scelti provenienti da Apulia e Terra di Lavoro.[4] I cattivi rapporti con i baroni e con i gruppi di corte resero però la sua posizione sempre più fragile. La sua caduta nel 1168 non fu soltanto il risultato di una congiura palermitana, ma anche di un più ampio riallineamento aristocratico che coinvolse, fra gli altri, Enrico di Montescaglioso, Riccardo di Mandra, Roberto di Caserta e Ruggero di Avellino, ostili alla concentrazione di potere attorno a Stefano e a Gilberto.[5] Fra i suoi sostenitori in Sicilia vi furono anche Boemondo II di Tarsia, Carbonellus e Guglielmo di San Severino.[6]
Stefano di Perche lasciò quindi la Sicilia nel 1168 per la Terrasanta e fu sostituito da Gualtiero Offamilio. Morì a Gerusalemme nel 1169.[7]
Note
- ↑ Fernández-Aceves, 2020, pp.114-116
- 1 2 3 Fernández-Aceves, 2020, pp. 115-116
- ↑ Fernández-Aceves, 2020, pp. 114-116
- ↑ Fernández-Aceves, 20200, pp. 119-120
- ↑ Fernández-Aceves, 2020, pp. 125-129
- ↑ Fernández-Aceves, 2020, pp.126-127
- ↑ Fernández-Aceves, 2020, pp. 126-127
Bibliografia
- Francesco Panarelli, STEFANO di Perche, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 94, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2019. URL consultato il 30 maggio 2023.
- Hervin Fernández-Aceves, County and Nobility in Norman Italy: Aristocratic Agency in the Kingdom of Sicily, 1130-1189, Londra / New York, Bloomsbury Academic, 2020.
Collegamenti esterni
- Stéfano di Perche, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 maggio 2023.
- La reggenza della regina Margherita: Stefano di Perche a Palermo, su mondes-normands.fr. URL consultato il 30 maggio 2023.
