Ginevra Corinaldesi

Ginevra Corinaldesi

Ginevra Corinaldesi (Serra San Quirico, 2 aprile 1904 – Fermo, 28 gennaio 1997) è stata una medica italiana, prima donna a svolgere il ruolo di medico condotto nelle Marche e tra le prime in Italia.

Biografia

Nasce da Radegonda Gengaroli, maestra elementare, e da Alfredo Corinaldesi, medico veterinario, che fu anche eletto nel 1906 Sindaco di Serra San Quirico (AN)[1]. Ha un fratello più grande, Enrico, anche lui medico. La famiglia, che la sostiene e accompagna nelle sue scelte, le trasmette valori saldi: la madre una fede concreta e vissuta, il padre il senso profondo di giustizia, democrazia e libertà di pensiero. Nella prima infanzia è colpita dalla poliomielite, a cui sopravvive, ma che la rende claudicante.

albo commemorativo dei laureati in medicina a Pisa nel 1929
Laureati nel 1929.

Frequenta a Jesi il liceo classico; iscritta nel 1923 al corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Camerino, si laurea il 18 luglio 1929 a Pisa, con una tesi dal titolo "Tecnica della filtrabilità del virus tubercolare" e con la votazione di 110/110. Quell'anno a Pisa si laurearono solo 2 donne su 46 laureati.

Il 24 aprile 1930 sposa Vincenzo Bernabucci, nato a Serra San Quirico; con questi avrà ben 7 figli, il primo dei quali muore al momento del parto.[2]

Vita professionale

A 26 anni è nominata medico condotto a Montelparo, prima come supplente e poi partecipando a un concorso pubblico nel 1935. Non mancano gli ostacoli: denuncia, portandone le prove, falsi e atti irregolari per favorire un altro medico concorrente e, non ricevendo alcuna risposta, scrive a Mussolini in persona per informarlo dei fatti, tramite cui ottiene giustizia.[3][4] Esercita la professione nel paese per venti anni.

Ginevra Corinaldesi a dorso di un mulo per andare a visitare un malato.

Nel 1930 Montelparo aveva oltre 2.000 abitanti[5], era “un paese privo di strade, di acqua, di luce elettrica, di farmacia. La farmacia più vicina si trovava a 5 km di distanza, gli ospedali attrezzati di Amandola e Montegiorgio distavano rispettivamente 20 e 35 km. Le strade di campagna erano tutte mulattiere e durante l’inverno la neve ricopriva tutto per diversi mesi”.[6] La Corinaldesi dal canto suo si trova dunque a dover raggiungere spesso pazienti lontani, a piedi, a dorso di mulo o su una “tregghia”, una sorta di slitta[7] rudimentale tirata dai buoi.[8]

Vista l’estensione del territorio in cui esercita la condotta, attiva una rete di volontari, vere e proprie “squadre di pronto soccorso”, a cui insegna i principali interventi di emergenza, come nel caso di ferite profonde o traumi, tra i più frequenti incidenti nel lavoro dei campi, da praticare in attesa dell’arrivo del medico. Organizza “staffette”, con i paesani più giovani, per poter trasferire i pazienti più gravi, che necessitano di interventi complessi, negli ospedali più vicini. Nel frattempo, attrezza il piccolo ospedale locale con 12 letti, dove può trattenere quei pazienti che hanno bisogno di cure ma sono distanti dal paese, per far fronte alla fase più acuta della malattia.[9][10]

Targa con gli orari dello studio medico di Ginevra Corinaldesi.

Gli abitanti in principio sono diffidenti e restii ad accettare come medico una giovane donna, ma grazie alla sua umanità e serietà professionale riesce a farsi stimare, accettare e a farsi aiutare e sostenere. Anche dopo molti anni che ha lasciato la condotta di Montelparo, i suoi pazienti la raggiungono a Fermo per chiederle visite e consigli anche extraprofessionali.[4]

Nel 1950 vince una delle condotte mediche di Fermo, dove si trasferisce con tutta la famiglia; rimane in servizio fino al 1971 quando andrà in pensione. Come ufficiale sanitario svolge anche il ruolo di medico del carcere e medico scolastico.[11]

Il volontariato

È tra i fondatori a Fermo della sezione Aniep[12]; lavora attivamente per favorirne la nascita e alla sua costituzione, il 18 dicembre 1960, viene nominata consigliera. Sostiene con forza il diritto delle persone con disabilità a vivere un’esistenza piena e a partecipe nella società, senza pietismi - va in questa direzione la lettera aperta al presidente nazionale, pubblicata nella rivista dell’Associazione:

«Oggi noi diciamo basta: basta al pietismo per il nostro male in cui ci siamo adagiati, nella inutile attesa passiva. Basta al dolore che ha preso la parte migliore di noi, quando eravamo soli e indifesi e che abbiamo dovuto accettare per forza. Ma oggi che è sorta l’Aniep non ci si chieda più di accettarlo come una volta. (...) La battaglia che combattiamo ha una posta che merita di vincere: diritto a partecipare alla vita organizzata dei cittadini sani.»

Gli esiti della poliomielite segnano profondamente la sua vita, ma questa condizione la spingerà anche a non arrendersi e a trasformare in risorsa ciò che appare un limite, orientando le proprie scelte professionali e tutto il suo agire nella società civile.

«Sono stata sempre innamorata del corpo umano nella sua pienezza e l’ho veduto sempre tutto unito, non spezzettato. L’armonia, la bellezza sono tutte nel corpo integro, quindi per me la malattia è legata a tutto l’organismo. Per questo ho cercato sempre di essere un medico generico. (...) Ho sempre avuto la vocazione di medico e forse ha contribuito la mia minorazione fisica ad avvalorarla ancora di più. Quando mi sono accorta che questa minorazione (...) poteva diventare un mezzo di conquista e non di pietismo anche questo ha fatto sì che si rafforzasse la mia vocazione di medico condotto.»

In pensione dal 1º gennaio 1971, continua a svolgere attività di volontariato, mostrando sempre particolare attenzione al mondo femminile e alla sua emancipazione. Si dedica agli anziani, creando ancora una volta una rete solidale informale, che coinvolge anche persone della sua stessa età perché chi è più autonomo possa aiutare chi lo è meno. Negli anni ‘80 -‘90 collabora con il consultorio “Famiglia Nuova” di Fermo[13], organizzando corsi informativi sulla salute dell’anziano e per la famiglia, intervenendo anche nelle scuole, dove porta oltre che la sua esperienza professionale, anche quella di donna. Partecipa a conferenze e convegni e, sia nei confronti pubblici che nelle riflessioni scritte, affronta temi etici come l'eutanasia, l'aborto, la condizione delle ragazze-madri, l'emarginazione e la disabilità.

È medico per vocazione e nella sua scala di valori il malato, il più debole, l'ultimo, è visto come il primo. Il rispetto della vita e della persona è un faro che guida il suo operato:

«Ricordate che nessuno dispone di un potere assoluto sull'esistenza umana: questa è un dono di cui siamo venuti in possesso senza alcun nostro merito; perciò, ogni momento della vita terrena che ci rimane va rispettato. Noi medici abbiamo solo il dovere di aiutare il nostro malato a non soffrire fisicamente. Tanti anni di condotta vissuta accanto al malato grave, al malato inguaribile, al malato terminale, possono offrire una testimonianza viva. Il malato non mi ha mai chiesto di aiutarlo a morire, mi ha chiesto sempre di aiutarlo a non soffrire, desiderio più che giusto. (...) Ricordiamo noi medici cristiani che quel tempo ultimo è tutto del malato, anche se alla svolta terminale della vita, anzi proprio per questo: è solo suo e nessuno può accorciarglielo perché nessuno sa che cosa possano racchiudere quei pochi minuti a tu per tu con se stesso e con Dio.»

Lettera di Clio Napolitano

La sua figura è stata oggetto di un'ampia ricerca scolastica sulla città di Fermo, relativa agli anni 1944-1946, svolta da Maura Iacopini con i suoi studenti del liceo Carducci-Galilei. Venuta a conoscenza di questa ricerca, Clio Napolitano, moglie dell'allora Presidente Giorgio Napolitano, scrisse alla classe complimentandosi per la qualità dell'indagine storica svolta.[14]

L'Italia delle donne

In occasione del bando del Ministero per le pari opportunità L'Italia delle donne, storie incredibili di donne invisibilli[15], il club Soroptimist di Fermo ha proposto al Comune di candidare proprio la Dott.ssa Corinaldesi. Sarà di conseguenza scelta lei - unica marchigiana - tra le 387 donne proposte a livello nazionale.[16] La consegna del premio è avvenuta il 7 marzo 2025 al Maxxi di Roma in occasione della sottoscrizione del protocollo tra il Ministero per le pari opportunità e l'ANCI, un accordo volto a "raccontare i territori attraverso la vita di figure femminili che hanno saputo valorizzarli e farli grandi, per ricostruire la memoria di quella “Italia delle donne” che attraverso la conoscenza, la formazione e la divulgazione può portare le comunità locali a riscoprire e valorizzare vicende e percorsi poco conosciuti".[17]

Riconoscimenti

  • 1967ː riconoscimento di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana;
  • 1988: ad Ascoli Piceno le è assegnato il Premio nazionale “Creare è donna”[18];
  • 1988ː a Fermo, in occasione della XXI° Giornata dell'anziano, ha ricevuto il “Premio della Bontà” da parte della Casa di riposo “Sassatelli”;
  • 1996ː a Montegiorgio ha ricevuto il “Premio Plauso” assegnato dal Comune di Fermo[19];
  • 2017ː le è stata intitolata una sala all’interno del Palazzo del Comune di Fermo[20][21].

Note

  1. ↑ Lucio Febo, Corinaldesi Alfredo, su Biblioteca Franco Serrantini, 25 aprile 2002. URL consultato il 31 luglio 2025.
  2. ↑ Lidia Pupilli e Marco Severini (a cura di), Dizionario Biografico delle Marchigiane, il lavoro editoriale, 2018, pp. 83-84, SBN 9-788876-638572.
  3. ↑ Lidia Pupilli e Marco Severini (a cura di), Dizionario Bibliografico delle Marchigiane, Il lavoro editorialeª ed., 2008, pp. 83-84, ISBN 9-788876-638572.
  4. 1 2 "Non volevano come medico una giovanissima donna", Oggi, Angelo Rizzoli editore, 30 dicembre 1965
  5. ↑ Nel 1936 il Comune raggiunse il massimo numero di abitanti, 2.358; da allora è iniziato un progressivo spopolamento che ha portato ad avere nel censimento del 2021 solo 712 abitanti. Dati ISTAT
  6. ↑ Intervista rilasciata a Radio Fermo Uno, emittente marchigiana, nella trasmissione "Venga a prendere il caffè da noi”
  7. ↑ Iacopini, Bagliori di pace, pp. 203-220
  8. ↑ Marina Turchetti (a cura di), Donne che fanno Storie. Antologia femminile (PDF), su consiglio.marche.it, n. 321, Quaderni del consiglio regionale delle Marche, Settembre 2020, p. 156. URL consultato il 28/07/2025.
  9. ↑ Dei suoi volontari racconta, in un ricordo dedicato idealmente al “murello” di Montelparo, luogo di ritrovo dei residenti: “Come non ricordare le squadre dei miei baldi giovani, infermieri volontari, che aspettavano vicino a te (ndr. murello) per affiancarmi nella mia giornata di lavoro con il loro spirito di solidarietà veramente impagabile”. (“Nostalgia del passato”, lettera al direttore, pubblicata sul giornale “Il Murello”, edito a Montelparo negli anni ‘80)
  10. ↑ Marina Turchetti (a cura di), Donne che fanno Storia. Antologia femminile (PDF), Ancona, Consiglio regionale delle Marche, 2020.
  11. ↑ Ginevra Corinaldesi, su Dipartimento pari opportunità, marzo 2024. URL consultato il 19 luglio 2025.
  12. ↑ Associazione nazionale invalidi per esiti da poliomielite (oggi, Associazione nazionale per la promozione e la difesa dei diritti delle persone disabili).
  13. ↑ La passione di Ginevra Corinaldesi Fu il primo medico condotto donna, su ilrestodelcarlino.it, Il Resto del Carlino, 4 maggio 2023. URL consultato il 19 luglio 2024.
  14. ↑ Adolfo Leoni, Ginevra Corinaldesi. E quella lettera di Clio Napolitano alla prof.ssa Iacopini e ai suoi studenti, su viverefermo.it, 12.03.2025. URL consultato il 19 luglio 2025.
  15. ↑ L’Italia delle donne, Avviso pubblico per l’individuazione di figure femminili da promuovere a livello nazionale e locale, su pariopportunita.gov.it, 2024. URL consultato il 19 luglio 2025.
  16. ↑ Dal ministro Roccella riconoscimento a Fermo per la figura del medico Ginevra Corinaldesi, su cronachefermane.it, 9 marzo 2025. URL consultato il 18 luglio 2025.
  17. ↑ Protocollo d’intesa Anci-Ministero Pari Opportunità per valorizzare le donne che hanno fatto la storia dei territori, su pariopportunita.gov.it, Dipartimento per le pari opportunità, marzo 2025. URL consultato il 19 luglio 2025.
  18. ↑ Nel ricevere il premio “Creare è donna” così ringrazia: “Non credo di avere meriti e doti eccezionali; tutto quello che ho fatto, l’ho fatto semplicemente e naturalmente perché credo nella mia professione, l’ho voluta e l’ho amata. Quando per una donna era quasi impossibile scegliere la professione medica ed esercitarla, quando la donna era ancora relegata ad un ruolo assegnatole dalla storia e dalla società pressoché intoccabile, a me è toccata la fortuna di vivere un’esperienza di rottura nuova con il passato, densa di vitalità e di contrasti, dura e sofferta, ma di una intensità e di una ricchezza uniche.”
  19. ↑ Dal ministro Roccella riconoscimento a Fermo per la figura del medico Ginevra Coriandolesi, su cronachefermane.it, 9 marzo 2025. URL consultato il 9 luglio 2025.
  20. ↑ Ex sala giunta intitolata la medico condotto Ginevra Corinaldesi, su cronachefermane.it, 30 giugno 2017. URL consultato il 9 luglio 2025.
  21. ↑ La memoria della Dottoressa Ginevra Corinaldesi è ora patrimonio della citta, su cronachefermane.it, 6 marzo 2018. URL consultato il 19 luglio 2025.

Bibliografia

  • Corinaldesi Ginevra, su SIUSA. URL consultato il 18 luglio 2025.
  • Dizionario biografico delle marchigiane, a cura di Lidia Pupilli, Ancona: Il lavoro editoriale, 2018.
  • Lidia Pupilli e Marco Severini (a cura di), Pioniere. Storie di italiane che hanno aperto nuove frontiere, Fano, Aras, 2021.
  • Adolfo Leoni, Ritratti di donne, Albero Niro, 2025, pp. 69-76, ISBN 978-88-85474-13-0.
  • Marina Turchetti (a cura di), Dis-parità: dati, cause e pretesto.Antologia femminile n.6 (PDF), in Quaderni del Consiglio regionale delle Marche, n. 426, 2024, 111-112.
  • Vanessa Sabbatini, Giulia Bonarelli Modena Vita e pensiero di una medica del Novecento (PDF), in Quaderni del Consiglio regionale delle Marche, XXV, n. 308, 2020, pp. 110-113.
  • Maura Iacopini, Bagliori di pace in tempo di guerra, Fermo 1944-1946, Fermo, A. Livi, 2009, ISBN 88-7969-244-5.
  • Le vie delle donne marchigiane, non solo toponomastica, a cura di Silvia Alessandrini Calisti, Silvia Casilio, Ninfa Contigiani e Claudia Santoni, Macerata, ODG, 2017.

Altri progetti