Gino Augusti

Gino Augusti
SoprannomeArditissimo Conte
NascitaModena, 10 maggio 1887
MorteBologna, 9 settembre 1963
Dati militari
Paese servitoItalia (bandiera) Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
ArmaCavalleria
CorpoCavalleria e Bombardieri (dal maggio 1916 all'aprile 1918)
UnitàReggimento "Lancieri di Milano" (7º)
Reggimento "Cavalleggeri di Padova" (21º)
Reggimento "Lancieri di Aosta" (6º)
Reggimento "Genova Cavalleria" (4º)
Reggimento "Lancieri di Novara" (5º)
Reggimento "Lancieri di Firenze" (9º)
GradoColonnello
GuerreGuerra Italo-Turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Ain Zara
Sesta battaglia dell'Isonzo
Settima battaglia dell'Isonzo
Undicesima battaglia dell'Isonzo
Battaglia del Solstizio
DecorazioniMedaglia di Bronzo al Valor Militare (Merna, 28 agosto 1917), Medaglia d'Argento al Valor Militare (Cascina Giudici - Piave, 19 giugno 1918)
Studi militariScuola Militare di Modena, Scuola di applicazione di cavalleria di Pinerolo
Dati tratti dal libro "Gino Augusti - L'Arditissimo Conte"[1]
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Gino Augusti (Modena, 10 maggio 1887 – Bologna, 9 settembre 1963) è stato un militare italiano.

Conte di Senigallia e Patrizio di San Marino[2], è stato un ufficiale di cavalleria e dei bombardieri durante la Prima guerra mondiale. Gabriele d'Annunzio lo definì l'Arditissimo Conte per aver guidato la carica del 7° Lancieri di Milano a San Pietro Novello, vicino a Monastier di Treviso, il 19 giugno 1918, durante la battaglia del Solstizio[3], che gli valse il conferimento della Medaglia d'Argento al Valor Militare sul campo, che si aggiunse ad una Medaglia di Bronzo meritata nel 1916 al comando di una sezione di bombarde.[4]

Quel fatto d'arme gli diede grande visibilità e favorì l'amicizia con eminenti personaggi militari, politici e artistici della prima metà del Novecento, tra cui Gabriele d'Annunzio, Amedeo di Savoia, Maria José del Belgio, Italo Balbo, Dino Grandi, Galeazzo Ciano, Winston Churchill, Ernest Hemingway[5], Arturo Toscanini, Giuseppe Prezzolini.

Nel corso della sua vita militare fu in forza a vari reggimenti di cavalleria: Cavalleggeri di Padova (21°), Lancieri di Milano (7°), Lancieri di Aosta (6°), Genova Cavalleria (4°), Cavalleggeri di Novara (5°), Lancieri di Firenze (9°).

Fu anche podestà di Corinaldo e primo sindaco di Ripe dopo la liberazione nel 1944.[6]

Biografia

La famiglia di origine

Gino Augusti, conte nobile di Senigallia e Patrizio di San Marino, nacque alle 8 antimeridiane del 10 maggio 1887, in un palazzo storico del centro di Modena. Era il quartogenito figlio del conte Augusto e della contessa Laurentina Castracane degli Antelminelli, ultima discendente di Castruccio che a Lucca fondò la prima signoria italiana. Negli anni precedenti erano nati una sorella e due fratelli: Luisa (1880), Umberto (1883) e Castruccio (1886). Nel 1891 si aggiunse una sorella, Agrippina Maria Natalia. I genitori, entrambi possidenti agrari, si erano sposati nel 1876. La famiglia discendeva da tre antiche casate nobiliari italiane, che avevano dato i natali a politici, condottieri e cardinali dello Stato Pontificio: gli Augusti per parte di padre, gli Antonelli ed i Castracane degli Antelminelli per parte di madre.

Poco si sa del padre (Senigallia, 1844-1896). Maggiori informazioni si hanno sulla madre, nata a Fano il 17 dicembre 1854. Era una donna assai emancipata per l’epoca ebbe una storia d’amore, segreta e prolungata, col celebre compositore Giacomo Puccini.

Trascorse i primi anni della sua prima infanzia tra le dimore di Modena, Firenze e Rimini, con soggiorni estivi nella grande residenza di Brugnetto di Trecastelli, il Palazzo Antonelli Castracani Augusti, noto come “il Palazzo dalle 100 finestre”, che la madre aveva ereditato dal cardinale Giacomo Antonelli.[1]

Collegio e Scuola Militare

Al compimento degli otto anni, nel 1895, come uso e costume della nobiltà italiana, venne inviato in un prestigioso collegio, il “Convitto delle Scuole Pie alla Badia Fiesolana”, a nord di Firenze, dove strinse una solida amicizia col futuro asso dell'aviazione italiana, Francesco Baracca. Entrambi fecero parte dell'orchestra del collegio, il primo al violino e il secondo al violoncello.

Uscito dal collegio, frequentò il Regio Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, conseguendo la licenza liceale il 17 agosto 1907. Tre mesi prima, il 17 maggio, avendo da pochi giorni compiuto 20 anni, era stato chiamato alla visita di leva e lasciato in congedo illimitato in attesa dell’inizio del corso allievi ufficiali. Aveva deciso di intraprendere la carriera militare, per seguire le orme del fratello maggiore. Il 7 novembre 1907 fece ingresso alla Scuola Militare di Modena, dove trovò di nuovo Baracca.[1]

Scuola di Cavalleria e guerra italo-turca (1909-1912)

Al termine dei due anni di corso, il 18 settembre 1909, col grado di sergente fu assegnato al 7º Reggimento Lancieri di Milano. Giuntagli la nomina a sottotenente prestò giuramento di fedeltà il 20 novembre 1909. Iniziò quindi a frequentare il Corso Complementare di Cavalleria presso la Scuola di Applicazione. Il corso, impegnativo e volto a forgiare abili cavalieri in un’arma all’epoca importante nel Regio Esercito, si teneva a Pinerolo, dove pochi anni prima il capitano Federico Caprilli aveva rivoluzionato il modo di cavalcare a livello mondiale, inventando il cosiddetto “Metodo naturale”, consistente in una tecnica che ottimizzava le prestazioni del cavallo assecondandone il naturale istinto e rendendo la monta spontanea e armoniosa.[7]

In poco tempo, il giovane sottotenente divenne un abile cavaliere, tanto da essere invitato a partecipare a varie competizioni, tra cui il Concorso Ippico Internazionale di Torino, che si tenne dal 27 maggio al 4 giugno 1911. Nella gara disputata il 2 giugno si classificò al 1º posto in sella alla cavalla Laguna, vincendo la “Coppa del Re”[8]. Nel 1912 vinse un'altra competizione a Tor Vergata, che gli valse l'ammirazione e l'amicizia del giovane Manfred von Richthofen, futuro asso dell'aviazione tedesca, che già si firmava Barone Rosso.

Chiamato dal generale Carlo Caneva, comandante del Corpo d'armata speciale incaricato di occupare la Tripolitania e la Cirenaica, partecipò per un breve periodo alla guerra italo-turca, prendendo parte agli scontri che portarono alla presa di Ain-Zara nel dicembre del 1911. Rimpatriato nei primi mesi del 1912, concluse il Corso Complementare di Cavalleria a Pinerolo e fu promosso tenente con anzianità 19 settembre 1912.[1]

Un anno particolare: 1914

Come spesso accadeva in quegli anni, fu protagonista di un duello alla sciabola. La vertenza cavalleresca scaturì da uno scambio di frasi vivaci in Galleria a Milano con un altro ufficiale, il conte Gustavo Douglas-Scotti. Lo scontro ebbe luogo il 16 aprile 1914 nelle vicinanze di Trenno e dopo dodici assalti venne sospeso per le ferite subite dall'avversario. Al termine i duellanti si riconciliarono.[9][10]

In ottobre si recò a Berlino, dove incontrò il barone Manfred von Richthofen all’hotel Adlon, all'epoca uno degli hotel più belli e lussuosi al mondo, a pochi passi dalla Porta di Magdeburgo. Dietro l’apparente visita di cortesia, non si può escludere che fosse stato incaricato di sondare gli umori dei tedeschi e raccogliere informazioni sull’andamento del conflitto, che da alcuni mesi insanguinava l'Europa.

Il 14 dicembre sposò la milanese Virginia Maltoni. Il matrimonio venne celebrato a San Marino, giacché la famiglia Augusti vantava sin dal 1711 il patriziato di quella Repubblica. Come regalo di nozze Giacomo Puccini gli donò un orologio da parete con dedica incisa sul retro: il tempo scandisca la sinfonia dell’amore.[1]

Dalla cavalleria ai bombardieri (1915-1917)

Richiamato in servizio effettivo ai Lancieri di Milano (7°), in quel periodo di stanza a Spilimbergo in Friuli, il 24 gennaio 1915 fu trasferito a Verona come comandante di uno squadrone dei Cavalleggeri di Padova (21°), che qualche settimana dopo lo scoppio delle ostilità contro l'Austria-Ungheria parteciparono all'occupazione della conca ampezzana e di Cortina d'Ampezzo. Il 21 settembre tornò nei ranghi dei Lancieri di Milano. Qualche giorno prima, il 9 settembre 1915 era nata la sua prima figlia, Laurentina Gabriella Warmonda.

Nel frattempo la guerra era diventata statica e di posizione; reticolati e mitragliatrici non lasciavano più spazio per la manovra e per l’impiego della cavalleria. All'inizio del 1916 anche il suo reggimento venne appiedato e inviato a dare il cambio agli esausti reparti di fanteria in trincea. Fece richiesta di trasferimento in una specialità di nuova formazione, i bombardieri[11]. Il 20 maggio 1916 entrò nella Scuola di Susegana, caserma “Le Mandre”, dove frequentò il corso sino al 30 giugno seguente, riportando la classifica di “ottimo”. Anche in ragione di quel risultato, il 1º luglio gli venne affidato il comando di una batteria bombarde leggere 58B, con la quale prese parte alla Sesta battaglia dell'Isonzo, dove quelle bocche da fuoco, impiegate per la prima volta in massa, ebbero un ruolo determinante nell'esito vittorioso, che portò alla conquista di Gorizia. Il 10 agosto 1916 venne promosso capitano.

Durante la Settima battaglia dell'Isonzo, una granata cadde vicino alla sua postazione sulla quota 85 di Monfalcone, quella in cui il 6 agosto precedente era caduto Enrico Toti, MOVM alla memoria, ma per sua buona sorte non esplose.

Durante l'Undicesima battaglia dell'Isonzo, al comando della 184a batteria bombarde operò a Merna, pochi chilometri a sud di Gorizia, nella zona di competenza della 3ª Armata, meritò la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.[12]

Di nuovo con i lancieri (1918)

Il 17 aprile 1918 tornò in forza ai Lancieri di Milano (7°). Durante la Battaglia del Solstizio si rese protagonista dell'azione, passata alla storia come la carica di San Pietro Novello, vicino a Monastier di Treviso[13][14]. Considerata una delle cariche di cavalleria più celebri, gli valse una grande notorietà, oltre alla Medaglia d'Argento al Valor Militare concessa sul campo.[15]

L'azione venne citata dal generale Armando Diaz nel Bollettino del 21 giugno 1918 con le seguenti parole: Squadroni dei lancieri di Milano (7°) e di Vittorio Emanuele II (10°), intervenendo arditi e decisi nella lotta ad occidente di Zenson per arrestarvi il tentativo di sfondamento del nemico del giorno 19, hanno aggiunto nuove pagine alla storia gloriosa dei loro reggimenti e dell’arma di cavalleria.[16]

Sempre al comando di uno squadrone dei lancieri di Milano, la mattina del 30 ottobre 1918 rimontò in sella e attraversò il Piave. Il 31 ottobre i Lancieri raggiunsero Oderzo e poi Tezze, passando con la III Brigata di Cavalleria in riserva del Comando del Corpo di Cavalleria. Il 3 novembre ricevettero l’ordine di puntare su Palmanova e Gradisca. Il 4 novembre nella zona di Mortegliano, sbaragliate le retroguardie avversarie, catturarono un’intera brigata austriaca. Alle ore 15:00 raggiunsero gli abitati di Cervignano e Aquileia, paralizzando l’intenso movimento ferroviario nemico. Fu quella la loro ultima azione di guerra.[17][1]

In Libia (1919-1920)

Forse su suggerimento del fratello maggiore, Umberto, che in Libia aveva guadagnato tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare[15], passò a domanda nel Regio Corpo delle Truppe Coloniali e il 4 aprile 1919 si imbarcò a Siracusa con destinazione Bengasi, in Cirenaica, dove fu posto al comando del 2º Squadrone Savari. Il 14 settembre si imbarcò con uomini e cavalli a Bengasi, sbarcando lo stesso giorno a Tripoli. Rimase in servizio in Tripolitania sino all’agosto 1920, senza trovare quelle occasioni per dimostrare ancora una volta il suo valore e meritare un’altra medaglia.[1]

Il primo dopoguerra (1920-1935)

Uno dei motivi del rientro in Italia fu la condizione di salute della moglie, che, forse come strascico della “febbre spagnola”, si aggravò nei mesi seguenti e si spense il 17 gennaio 1921. Non potendo occuparsi a tempo pieno della figlia, con dispensa regia, poiché aveva solo 5 anni, la affidò all’Educandato della Santissima Annunziata a Poggio Imperiale (Firenze), una struttura per la formazione etica e culturale delle ragazze dell’alta società.

Poiché il reggimento Lancieri di Milano era stato sciolto da alcuni mesi, entrò in forza ai Lancieri di Aosta (6°) di stanza a Ferrara, in qualità di aiutante maggiore in seconda sino al dicembre 1920, poi dal 1º gennaio 1921 come ufficiale addetto all’assistenza morale del Reggimento e, infine, dal 1º gennaio 1923 come comandante di uno squadrone. A Ferrara rimase sino al settembre 1925, stringendo una duratura amicizia con Italo Balbo.

Da metà settembre del 1925 fu ufficiale a disposizione del generale comandante la Divisione Militare di Ravenna. Rimase in quel ruolo sino al 30 gennaio 1926, allorché fece ingresso alle Scuole Centrali Militari di Civitavecchia per svolgere un corso annuale d’istruzione rivolto ai capitani anziani di cavalleria.

Il 5 dicembre 1926 fu promosso al grado di maggiore con anzianità 8 luglio 1926 e, contestualmente, fu trasferito al Genova Cavalleria (4°).

Il 1º marzo 1927 passò ai Cavalleggeri Novara (5°), di stanza a Parma, dove rimase quasi nove anni, svolgendo vari incarichi, tra cui capo ufficio amministrazione e poi capo ufficio mobilitazione. Il 4 settembre 1930 venne promosso tenente colonnello con anzianità 17 gennaio 1930. Quella promozione rafforzò il suo legame con d’Annunzio, che durante la Grande Guerra era stato in forza a quel reggimento con lo stesso grado. Il Vate gli inviò in dono un bastone accompagnato dalla seguente dedica: A Gino amico fraterno, eroe del Solstizio, giunto a me parigrado nei Bianchi Lancieri, dono il bastone del comando.[1]

La svolta

Il 1935 fu un anno di svolta nella sua carriera militare. Da un lato la prematura scomparsa del fratello Castruccio, morto improvvisamente a Rimini il 26 febbraio, lo costrinse ad occuparsi delle tenute agricole della famiglia. Dall’altro si manifestarono alcuni problemi di salute, forse connessi alle malattie contratte in Libia, tanto che in data 11 ottobre fu collocato in aspettativa per infermità temporanea proveniente da causa di servizio. In seguito fu posto in aspettativa per infermità e richiamato in servizio limitato, in qualità di addetto al Distretto Militare di Ancona. Il 18 febbraio del 1937 fu collocato fuori organico, sempre presso il Comando Zona Militare di Ancona.

Il 26 febbraio del 1938 fu nominato podestà di Corinaldo, cittadina in provincia di Ancona di circa settemila abitanti, cinta per oltre 900 metri da mura medioevali intatte, ricca di storia, cultura e tradizioni, distante una decina di chilometri dalla sua dimora di Brugnetto.

Fedele alla monarchia, nel settembre del 1938 prese parte ad una riunione segreta nel Castello di Racconigi, organizzata da Maria José del Belgio, moglie di Umberto II, erede al trono d’Italia, da sempre ostile al regime. Lo scopo principale era quello di destituire Mussolini e impedire che l’Italia si affiancasse alla Germania in una guerra che pareva ormai prossima[18][19]. L'operazione che era già stata preparata dal generale Pietro Badoglio per il 27 settembre fu sospesa all'ultimo momento, poiché si seppe che il premier inglese Neville Chamberlain aveva chiesto, attraverso Galeazzo Ciano, l'intervento mediatore di Mussolini alla Conferenza di Monaco per evitare che la crisi internazionale, legata alle rivendicazioni tedesche sulla regione cecoslovacca dei Sudeti, sfociasse in una guerra.

Il 24 aprile 1939 presenziò a Monastier di Treviso allo scoprimento di una targa bronzea a ricordo delle epiche gesta dei Lancieri di Milano e di Vittorio Emanuele II nella Battaglia del Solstizio[20]. Posizionata sulla facciata delle scuole elementari, la targa venne in seguito spostata e incorporata nel monumento che oggi si trova in piazza Lancieri di Milano.

Per due brevi periodi nel 1939 fu richiamato in temporaneo servizio a Pesaro come presidente della 47ª Commissione Requisizione quadrupedi, al termine dei quali venne ricollocato in congedo, sempre nella forza in congedo della Zona Militare di Ancona.[1]

Richiamato alle armi (1940-1943)

Ufficialmente mantenne l’incarico di podestà sino al 25 febbraio 1942, ma il suo impegno terminò nel settembre del 1940, allorché fu richiamato alle armi presso il Deposito del 7º Gruppo appiedato Lancieri di Firenze, dislocato a Ferrara. A fine ottobre l’unità venne trasferita a Catanzaro e dal 2 novembre ebbe il comando del 7º Gruppo appiedato.

Il 19 dicembre 1940 gli venne conferita la Croce di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia per i lodevoli servizi prestati nell’Esercito durante la sua lunga carriera.

Nel 1941 fece richiesta di trasferimento sul fronte orientale, ma la domanda venne respinta per i suoi problemi di salute. Rimasto in Calabria, mentre alcune unità dei Lancieri di Firenze presero parte alla campagna di Grecia e alle operazioni sul fronte jugoslavo, nell'ottobre del 1941 rischiò di perdere la vita durante un’incursione aerea britannica su Catanzaro Marina, che provocò morti e feriti tra i civili e distrusse parzialmente la caserma in cui alloggiava.

Per ragioni di salute il 1º aprile 1942 cessò di essere mobilitato e rientrò a Ferrara presso il Comando Truppe del Deposito del 7° Lancieri di Firenze. Tuttavia, dal 21 maggio all’11 giugno fu costretto a tornare in zona di guerra per riprendere il comando del 7º Gruppo appiedato.

Il 25 agosto 1942 a Rimini convolò in seconde nozze con Maria Manoni, maestra elementare conosciuta anni prima a Brugnetto, che nel marzo 1938 gli aveva dato una figlia di nome Maria Pia. Il 25 settembre 1942 divenne ufficiale delegato presso il Consiglio di Leva di Ferrara, incarico che mantenne sino all’8 settembre 1943, data in cui Badoglio comunicò alla radio l’armistizio dell’Italia. Nello Stato di Servizio si legge “Sottrattosi dopo l’8 settembre 1943 alla cattura in territorio metropolitano occupato per ricongiungersi ad un Comando italiano”.[1]

Il pericoloso 1944 e l'incontro con sir Winston Churchill

Non si hanno notizie precise circa i suoi movimenti subito dopo quella fatidica data. Pare che, da autentico monarchico, abbia declinato ogni invito a collaborare con la Repubblica Sociale Italiana e abbia preferito occuparsi delle sue tenute. Ciò nondimeno, è accertato che ebbe incontri con antifascisti e con un partigiano della zona. Inoltre, per un breve periodo tra il giugno e il luglio 1944 dovette assumere l’incarico di Commissario prefettizio di Ripe, capoluogo del comune sparso di Trecastelli. Forse a causa di quel ruolo o per i suoi contatti con antifascisti, una sera dei primi di luglio due automobili scure giunsero a Brugnetto e venne condotto via in arresto. Grazie all'intervento decisivo di un parente, ufficiale pilota decorato al valore, venne rilasciato, evitando un probabile triste destino, in tempi in cui non si andava tanto per il sottile.

Al termine della battaglia di Filottrano (1-9 luglio 1944) le truppe della Wehrmacht ripiegarono nella zona collinare di Senigallia intenti a predisporre una linea difensiva lungo i fiumi Misa e Nevola. Occuparono aree e abitazioni, imposero la fornitura di cibo e bevande, che si cucinasse per loro e che si lavassero i loro indumenti. Ufficiali della 278. Infanterie-Division si installarono nei piani alti del Palazzo Augusti e soldati si attendarono nei giardini. Fortunatamente il Palazzo ed i terreni circostanti non divennero un campo di battaglia, poiché i tedeschi si ritirarono velocemente a seguito dell'avanzata del II Corpo polacco, facente parte della Eighth Army.

In preparazione dei primi attacchi alla Linea Gotica, la mattina del 25 agosto 1944 il primo ministro inglese, sir Winston Churchill, accompagnato dal figlio maggiore e dal generale Harold Alexander, comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo, atterrò all’aeroporto di Loreto e poi in auto raggiunse il Palazzo Antonelli Castracane Augusti. Il premier, rimasto a cena, gli affidò un compito segreto: recarsi a Salò da Mussolini e consegnargli un importante messaggio. Nelle sue memorie sulla Seconda guerra mondiale, relativamente a quei giorni trascorsi nelle Marche, Churchill non riportò quell'incontro, ma neppure d'avere incontrato il generale polacco Władysław Anders. Eppure alcune foto documentano quei due incontri. Dopo aver pernottato a Palazzo, la mattina del 26 agosto il premier partì in compagnia del generale Alexander, diretto a Montemaggiore al Metauro, dove dalle rovine del castello prese visione dell'avanzata delle sue truppe. Così scrisse nel suo diario: I tedeschi stavano sparando con fucili e mitragliatrici da fitti cespugli sull’altro lato della valle, a circa 500 metri di distanza. Il nostro fronte correva sotto di noi: il fuoco era disordinato e intermittente, ma quello fu il punto più vicino al nemico in cui mi accadde d’arrivare durante la Seconda guerra mondiale e la volta in cui ebbi occasione di udire più spari.[21]

Poche ore prima, alle 10, nella Residenza Municipale di Ripe, si era insediato il Comitato di Liberazione Nazionale di Trecastelli, che funzionava per i comuni di Ripe, Castel Colonna e Monterado e che alle 11 aveva eletto il conte Gino Augusti sindaco di Ripe su indicazione dell’Allied Military Government, giacché agli occhi degli inglesi era la persona più adatta per mantenere l’ordine civile in quel territorio da poco liberato[22]. Tuttavia, per sua richiesta, ai primi di dicembre cessò da quell'incarico.[1]

Gli ultimi anni del Conte

Dopo una vita caratterizzata da così tante avventure e dopo aver rischiato la vita in più di una occasione, al termine del secondo conflitto mondiale decise di dedicare il suo tempo alla famiglia, alle amicizie, agli hobby (collezioni di monete e francobolli) e alla gestione delle sue tenute, rinunciando a possibili incarichi pubblici e a proposte di entrare in politica.

Mise anche ordine alla sua raccolta di cimeli e documenti, ai quali si aggiunsero vari libri, donati da Ernest Hemingway, conosciuto giovanissimo sul fronte del Piave nel 1918 e che poi aveva incontrato varie volte in Italia e ospitato nelle sue dimore. In occasione del Natale del 1958 ricevette un libro con una lunga dedica dallo scrittore e giornalista Giuseppe Prezzolini, che era intenzionato a scrivere la sua biografia.

Pur in congedo da molti anni, il 13 gennaio 1959 fu nominato colonnello con anzianità assoluta 31 luglio 1940. Dal 23 marzo seguente venne collocato nella forza in congedo del VII Comando Militare Territoriale della regione Tosco-Emiliana.

Ormai anziano, sentì il bisogno mettere su carta i ricordi legati ad alcuni amici di gioventù, Baracca e d’Annunzio, in particolare. Vergò anche due lettere destinate alla figlia Maria Pia, una sorta di testamento, in cui le rivelò alcuni fatti importanti della famiglia e qualche segreto. Auspicò che un discendente maschio costituisse a Palazzo una sala con esposti i suoi memorabilia, desiderio realizzatosi nel 2024.

L'Arditissimo Conte, come l'aveva denominato Gabriele d'Annunzio, venne a mancare il 9 settembre 1963, all’età di 76 anni, a Bologna.[1]

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Dopo essersi validamente opposto, col fuoco del suo reparto, all’avanzata del nemico, rimasto privo di munizioni, si slanciava arditamente in testa ai suoi uomini al contrattacco, catturando 250 prigionieri e due mitragliatrici. Aggirato dai rincalzi nemici e costretto a ripiegare, impegnava con essi una lotta corpo a corpo, cedendo terreno palmo a palmo. Cascina Giudici (Piave), 19 giugno 1918»
— Ricompense concesse sul campo dalle supreme autorità mobilitate e sanzionate con Regio Decreto, 14 agosto 1919 - B.U. 16 agosto 1919
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Comandante di una batteria di bombarde soggette al fuoco violento ed aggiustato di artiglieria nemica, con serena calma e grande ascendente sul personale, continuava ininterrottamente il tiro con due soli pezzi rimastigli. Distrutto dal fuoco avversario l’osservatorio principale e quello sussidiario, continuava l’osservazione per circa un’ora da una zona più avanzata, scoperta e battuta anche dalla fucileria nemica. Merna, 28 agosto 1917»
— Decreto Luogotenenziale 22 dicembre 1918, B.U. 28 dicembre 1918

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Roberto Roseano e Giovanni Martines Augusti, Gino Augusti - L'Arditissimo Conte, 2025.
  2. ↑ Marchese Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Ed. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1935, p. 244. URL consultato il 24 settembre 2025.
  3. ↑ Io ho quel che ho donato - Filosofia, su Rai Cultura. URL consultato il 24 settembre 2025.
  4. ↑ Giovanni Martines Augusti. L'Arditissimo Conte - Rai Cultura, su Rai Cultura. URL consultato il 24 settembre 2025.
  5. ↑ Ernest Hemingway e il Conte Augusti - Filosofia, su Rai Cultura. URL consultato il 24 settembre 2025.
  6. ↑ Augusti Gino primo sindaco di Trecastelli dopo la Liberazione, su Biblioteca. URL consultato il 24 settembre 2025.
  7. ↑ Carlo Giubbilei, Caprilli: vita e scritti, 1909.
  8. ↑ Le gare decisive al concorso ippico di Torino, in Corriere della Sera, 2 giugno 1911.
  9. ↑ Duello tra ufficiali, in Corriere della Sera, 17 aprile 1914.
  10. ↑ A proposito di un duello, in Corriere della Sera, 18 aprile 1914.
  11. ↑ Corpo dei Bombardieri, su storiaememoriadibologna.it.
  12. ↑ Anagrafica, su decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org. URL consultato il 6 maggio 2025.
  13. ↑ Ottavio Zoppi, I Celeri, Zanichelli, 1933.
  14. ↑ Pietro Pezzi Siboni e Emilio Ravagnati Larghini, Le Glorie dei Cavalieri d’Italia, 1925.
  15. 1 2 Anagrafica, su decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org. URL consultato il 6 maggio 2025.
  16. ↑ Memorie di Guerra - View Bollettini, su memoriediguerra.it. URL consultato il 6 maggio 2025.
  17. ↑ Rodolfo Puletti, I Lancieri di Milano (1859-1985), Editrice Militare Italiana, 1985.
  18. ↑ La congiura di Maria José, su iltempo.it (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  19. ↑ Luciano Regolo, La regina incompresa, Simonelli, 2002.
  20. ↑ Il raduno dei cavalieri, in Corriere della Sera, 25 aprile 1939.
  21. ↑ Winston Churchill, La Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, 1965.
  22. ↑ Giuseppe Santoni, Ripe 1943-1945: la liberazione: contributo storico sull’ultimo periodo della Seconda guerra mondiale a Ripe e Castel Colonna, Roma, Litografia Iride, 2017.