Giovanni III di Novgorod
| Giovanni III di Novgorod | |
|---|---|
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| Vescovo di Novgorod | |
| Elezione | 1388 |
| Fine patriarcato | 20 gennaio 1415 (rinuncia) |
| Predecessore | Alessio di Novgorod |
| Successore | Simeone di Novgorod |
| Consacrazione episcopale | 17 gennaio 1389 da Pimen di Kiev |
| Morte | Velikij Novgorod 24 giugno 1417 |
Giovanni III (in russo Иоанн III?, Ioann III; ... – Velikij Novgorod, 24 giugno 1417) è stato un arcivescovo ortodosso russo, vescovo di Novgorod tra il 1388 e il 1415.
Resse la metropolia di Novgorod per quasi trent'anni, confrontandosi col Granducato di Lituania, col Granducato di Mosca e col metropolita Cipriano di Mosca, che ambiva ad ottenere il controllo della chiesa ortodossa russa. Sotto il suo episcopato Novgorod raggiunse l'apice della propria potenza, tanto che il viaggiatore francese Guilbert de Lannoy lo identificava come il principe della città.
Biografia
Era un monaco del monastero di Chutyn', di cui entro il 1388 era divenuto abate. Le sue origini familiari non sono chiare: aveva un fratello di nome Basilio morto nel 1400, e da dei riferimenti indiretti parrebbe che la sua famiglia si chiamasse Porfiriev, ma queste informazioni non sono del tutto certe. Nel 1388, alle dimissioni del patriarca Alessio di Novgorod, fu eletto a succedergli tramite sorteggio, e l'anno successivo si recò a Mosca per essere consacrato dal patriarca Pimen di Kiev.[1]

Fin da subito cercò di mediare tra il governo della sua città e quello di Pskov, che presto entrarono comunque in guerra, combattendo fino al 1390. Fu anche impegnato nelle trattative diplomatiche con la lega anseatica, ansiosa di espandere i propri commerci nella Russia interna e mettere fine alla guerra commerciale in atto da anni con la Repubblica di Novgorod.[1] Entrò invece in aperto scontro col metropolita Cipriano di Mosca, che ambiva ad avere il predominio spirituale sulla chiesa ortodossa russa, scontrandosi coi grandi vescovi autonomi come appunto quello di Novgorod.[1] Nella sua lotta contro Mosca fu avversato anche dalla chiesa ortodossa polacca, il cui metropolita si schierò con Cipriano scrivendo anche lettere ai novgorodiani per ammonirli a sottometterglisi. Nel 1391-1392 Cipriano si recò in visita a Novgorod per tentare di risolvere la controversia con Giovanni, ma i due vescovi non riuscirono a giungere ad un accordo e quindi, nell'atto di abbandonare Novgorod, Cipriano scomunicò tutti i suoi abitanti compreso Giovanni III, spaccando la comunità ortodossa russa e creando una frattura profonda fra la repubblica di Novgorod e il Granducato di Mosca.[1]

Per risolvere la controversia, Mosca e Novgorod mandarono le proprie delegazioni al patriarca Antonio IV di Costantinopoli, riconosciuto come moralmente superiore ad entrambi i contendenti, esponendogli le proprie ragioni. Antonio si pronunciò in favore di Cipriano, anche perché accusava Giovanni di essersi immischiato nell'amministrazione laica della Repubblica di Novgorod, cosa ritenuta inaccettabile da molti zelanti ortodossi.[1] La controversia infine sfociò nella guerra aperta, e nel 1392 gli eserciti di Mosca e Novgorod si affrontarono a Toržok e Velikij Ustjug, alternativamente prendendo e perdendo tali città. La pace fu conclusa nel 1393 tramite la mediazione del metropolita Teodoro di Rostov, anche perché Novgorod voleva reprimere la rivolta di Pskov, che pose sotto un prolungato assedio. Solo la mediazione di Giovanni permise infine la pace anche tra Pskov e Novgorod, conclusa nel 1397. Nel frattempo si era calmato anche il conflitto con Cipriano tramite la concessione di alcuni privilegi, e già nel 1395 il metropolita di Mosca poteva tornare a visitare la città nemica.[1] Il soggiorno di Cipriano a Novgorod tese ancora i rapporti con Giovanni: il metropolita di Mosca assunse il controllo della vita ecclesiastica della repubblica combattendo la setta degli Strigol'niki, tollerata invece da Giovanni, e concesse vari privilegi religiosi a Pskov, iniziativa che avrebbe riacceso negli anni successivi le spinte autonomiste di quella città rispetto a Novgorod. I vescovi comunque si congedarono in buoni rapporti e Cipriano non rinnovò la scomunica a Novgorod, anche perché Mosca e gli altri principati russi orientali temevano un attacco da parte del condottiero mongolo Tamerlano, che minacciava di espandersi in Russia, e potenzialmente potevano abbisognare dell'alleanza di Novgorod, preferendo quindi conservarvi buoni rapporti.[1]


Già nel 1397 tuttavia scoppiò nuovamente la guerra tra Novgorod e Mosca, e Giovanni benedisse l'esercito repubblicano prima che esso invadesse i territori moscoviti. Presto tuttavia la situazione peggiorò quando anche il granduca di Lituania Vitoldo dichiarò guerra a Novgorod, costringendo la repubblica a cercare nuovamente la pace con Mosca. Assieme ad altri dignitari novgorodiani, il vescovo Giovanni si recò come ambasciatore a Mosca nel 1401 su invito di Cipriano, tuttavia lo zar Basilio I di Russia lo prese prigioniero per tre anni.[1] Giovanni fu rilasciato solo nell'estate del 1404, quando ormai il conflitto con Mosca era scemato e anzi, le due città si erano alleate contro Vitoldo, che aveva conquistato Smolensk e minacciava di espandersi ulteriormente in Russia. Dopo la morte di Cipriano nel 1410, Giovanni ebbe un rapporto migliore col suo successore Fozio di Mosca.[1]
Nel 1413 Novgorod fu visitata dal cavaliere francese Guilbert de Lannoy, che ne lasciò un'accurata descrizione, identificando anche il vescovo Giovanni come il più potente magnate della città e quindi, di fatto, il suo signore.[1] Durante il suo episcopato il vescovo sostenne il cenobitismo, favorendo la fondazione di numerosi nuovi monasteri e chiese. A causa delle frequenti guerre contro i potentati vicini, contribuì anche molto alla fortificazione delle difese della repubblica. Patrono delle arti, commissionò la redazione di numerosi preziosi codici e pergamene liturgiche, e il nucleo principale dei documenti medievali conservati presso la metropolia di Novgorod risale proprio all'episcopato di Giovanni III. Il vescovo fece inoltre raccogliere le leggi di Novgorod e i trattati redatti coi vari governi vicini in un prezioso codice unitario, conservato un tempo all'Archivio centrale di Stato dell'URSS.[1]
Nel novembre del 1414 annunciò la sua intenzione di tornare ad essere un semplice monaco, e l'anno successivo si dimise dalla propria carica, tornando a ritirarsi in monastero. Alla cattedra di Novgorod gli succedette Simeone, poi santo. Morì due anni più tardi, nel 1417.[1] Al Pontificio istituto orientale di Roma sono conservati due brevi manoscritti, le Vite di Giovanni, redatte in russo medievale che narrano proprio la vita di Giovanni III di Novgorod, anche se in maniera fantasiosa e anche molto imprecisa: viene ad esempio identificato come successore di Simeone e non come suo predecessore, e gli viene attribuito un vescovato più corto di quello che effettivamente ebbe. Un'ipotesi riguardo questi manoscritti vorrebbe che essi fossero in origine delle agiografie di Giovanni evangelista poi emendate e rese attinenti al contesto russo dell'epoca per glorificare l'arcivescovo omonimo (che in realtà non venne mai fatto santo).[1]
Note
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