Girmi

Girmi è un marchio italiano di piccoli elettrodomestici.

Storia

Nasce da Carlo Caldi l'idea di far specializzare l'azienda nella produzione di piccoli elettrodomestici.
Girmi

Le origini dell'azienda risalgono al 1919, quando a Massiola, località in Valle Strona presso Omegna (VB), nasce la Torneria Cooperativa La Subalpina che inizia l’attività di lavorazione dei metalli e successivamente, su iniziativa di sei soci, darà origine, alla "Società in Nome Collettivo Torneria La Subalpina", attiva dal 1 gennaio 1931 per la produzione di accessori e oggetti in metallo, nello specifico articoli per profumerie e parrucchieri.

Nel 1940, con la liquidazione della società da parte dei soci rimasti, Mario Caldi e Olimpio Diaceri, l’attività della Torneria La Subalpina “società per la lavorazione dei metalli e industria meccanica in genere” prosegue sotto la guida dei figli Carlo Caldi e Guido Diaceri, con quote riapettivamente dell’80% e del 20%.[1]

Il binomio Caldi-Diaceri ha guidato il successivo sviluppo delle attività sulla base di un rapporto familiare e personale solidissimo e di una efficiente ripartizione dei compiti: Caldi dedicato alla parte finanziaria e commerciale e Diaceri ai settori sviluppo e produzione. Un sodalizio che ha identificato lo sviluppo dell’azienda e si è protratto fino al ritiro di Guido Diaceri nel 1970.

Al termine della seconda guerra mondiale, le attività dell'impresa, che contava 45 dipendenti e operava nel piccolo stabilimento di Omegna, riguardava “Articoli in metallo per parrucchieri e profumieri, specializzata in articoli industriali stampati, torniti e fusi”.

Fu Carlo Caldi, dopo il suo viaggio di nozze negli Stati Uniti nel 1949, a decidere di specializzare la sua impresa nella riproduzione di piccoli elettrodomestici simili a quelli che aveva portato dall'America.

Nel 1954 l'azienda piemontese lanciò il Frullo, primo frullatore di produzione italiana, a cui fecero seguito il macinacaffè Mokaro (1956) e il frullatore Girmi (1957). Quest'ultimo riscosse un importante successo commerciale, tanto che il suo nome (nato come contrazione delle parole "gira" e "miscela"), nel 1961 divenne il nome dell'azienda rinominata Girmi - La Subalpina S.p.A., mentre dieci anni più tardi la ragione sociale divenne semplicemente Girmi S.p.A..

Girmi si affermò ben presto come leader in Italia nel settore dei piccoli elettrodomestici (ferri da stiro, forni elettrici, frullatori, gelatiere, macchine da caffè, macinacaffè, tostapane) tecnologicamente all'avanguardia e apprezzati dal pubblico per il loro design e l'innovatività. Il periodo massimo di espansione venne raggiunto negli anni ottanta, quando Girmi contava 440 dipendenti, e in quel periodo venne ceduta alla statunitense Allegheny Technologies[2].

Nel 1989 l'azienda venne rilevata dalla Moulinex[3]. Sotto la proprietà francese (peraltro in crisi da molti anni), per la Girmi iniziò un periodo negativo, caratterizzato dalla diminuzione delle esportazioni e degli utili. Nel 1994 l'azienda tornò di proprietà italiana, quando venne rilevata da una cordata di imprenditori guidata da Adolfo Carulli[4]. Il capitale azionario fu così ripartito: 85 per cento appartenne alla società Copertine di Roma, mentre il restante 15 fu detenuto dalla Banca Popolare di Intra[5].

Nel 1997 Girmi fu coinvolta in un'inchiesta della Procura di Torino avviata dal pm Raffaele Guariniello su un caso relativo alle "centrifughe killer" di frullatori che causarono numerosi incidenti domestici, tra cui il ferimento di due donne. L'inchiesta riguardò dei modelli di frullatori commercializzati tra il 1988 e il 1993, con il marchio Girmi, ma prodotti dalla Moulinex con difetti di fabbricazione. L'azienda piemontese fu costretta a ritirare dal mercato le sue centrifughe[6][7] ma alla fine non venne condannata in quanto responsabile diretta era la sua controllante Moulinex.

Nel 2004 Girmi festeggia 50 anni e rilancia il marchio commissionando a Vinod Gangotra, product designer, la progettazione della nuova collezione, denominata 'I Classici' e comprendente una moka elettrica, (Mokappuccina CF-15), un tostapane (Titosto), una macchina da caffè (Caffè Concerto CF-39), un frullatore (Gastronomo) e un macinino (Carosello).

Sempre nel 2004 la Girmi viene rilevata per intero dalla Bialetti Industrie[8] di Coccaglio (BS), gruppo aziendale produttore di casalinghi e piccoli elettrodomestici di proprietà della famiglia Ranzoni. Da allora oltre che esserne una controllata, Girmi è anche un marchio del Gruppo bresciano.

Lo storico stabilimento cusiano, che negli anni settanta occupava 480 dipendenti, diventa un semplice ufficio che si occupa della distribuzione dei prodotti a marchio Girmi, la cui produzione avviene negli stabilimenti esteri[9]. Questo fino al 2015, anno in cui l'italiana Trevidea s.r.l., consociata all'altra azienda italiana Trevi ne rileva la proprietà acquistandola da Bialetti industrie.

Il 10 Aprile 2024 il marchio viene iscritto al n° 726 del Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale e conseguentemente autorizzato all’utilizzo dello specifico logo «Marchio storico di interesse nazionale» come da Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico Italiano.[10]

Note

  1. ↑ (scrtt. privata 18/4/1940 e Verbale di Accordo 5/7/1941)
  2. ↑ "Il trionfo del design “disegnato”" 1980-2000 - da Forumomegna.org
  3. ↑ "L'AVIS EUROPA E LA GIRMI NEL MIRINO DEI 'RAIDER'" - La Repubblica, 26 agosto 1989, su ricerca.repubblica.it.
  4. ↑ "GIRMI torna italiana, frullatori e toast di casa Carulli" - Corriere della Sera, 17 settembre 1994, su archiviostorico.corriere.it.
  5. ↑ Problemi, criticità e prospettive dell'impresa di famiglia, Vita e pensiero, 2007, p. 237
  6. ↑ "Via dalle case la centrifuga killer" - Corriere della Sera, 15 maggio 1997, su archiviostorico.corriere.it.
  7. ↑ "Ferite altre due donne. Girmi ritira dal mercato le centrifughe impazzite" - Corriere della Sera, 9 luglio 1997, su archiviostorico.corriere.it.
  8. ↑ Bialetti conquista il marchio Girmi" - La Repubblica, 17 novembre 2004, su ricerca.repubblica.it.
  9. ↑ "Da Girmi a Bialetti, la fuga dei marchi" - La Repubblica, 11 maggio 2010, su ricerca.repubblica.it.
  10. ↑ DTPI-UIBM - Ricerca, su www.uibm.gov.it. URL consultato il 3 maggio 2024.

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