Giuseppe Angelo Colini

Giuseppe Angelo Colini (Castelplanio, 6 aprile 1857 – Roma, 26 dicembre 1918) è stato un archeologo ed etnologo italiano.

Biografia

Nacque il 6 aprile 1857 a Castelplanio, nello Stato Pontificio, da Vincenzo Nicola Colini e Vincenza Caporaletti. Compì gli studi secondari presso il Nobil Collegio Convitto Campana di Osimo e proseguì gli studi giuridici presso l'Università di Pisa; qui si iscrisse, nel 1878, al seminario storico-giuridico, studiando le influenze del diritto ebraico sul diritto penale medievale. Si laureò in giurisprudenza il 7 luglio 1879.[1]

Poco dopo la laurea si trasferì a Roma e passato un periodo di lavoro a titolo di prova, fu incaricato da Luigi Pigorini di compilare il catalogo delle collezioni del Museo preistorico ed etnografico e del Museo kircheriano presso il Collegio Romano. Nel 1882 fu promosso adiutore e nel 1885 conseguì la libera docenza in etnologia, venendo promosso conservatore due anni più tardi.[1]

Nel 1892 pubblicò sul Bullettino di paletnologia italiana un'ampia memoria intitolata Martelli o mazzuoli litici con foro rinvenuti in Italia, esaminando la documentazione esistente (edita e non) con l'obiettivo di "introdurre unità d'indirizzo nelle ricerche e conformità di linguaggio nell'esporre i resultati"; la memoria includeva un elenco degli esemplari, una rigorosa analisi tipologica oltre che confronti ed esami dei caratteri comuni a tutte le varietà, con annotazioni su tecnica di fabbricazione, destinazione e distribuzione temporale e geografica dei manufatti. L'anno successivo, sullo stesso Bullettino, si occupò di una trattazione più approfondita dei rinvenimenti nelle grotte dei Balzi Rossi a Grimaldi (già trattati in maniera "incidentale"). Continuò a occuparsi di martelli e mazzuoli litici, scrivendo un'ulteriore articolo sul Bullettino di paletnologia italiana nel 1896, oltre che delle funzioni delle cosiddette "seghe litiche".[1]

Fu nominato ispettore presso il Museo preistorico ed etnografico nel 1896 e poi socio della Regia Deputazione di Storia Patria per le Marche. Il 4 novembre 1897 sposò Luisa Chiera, fissando la sua dimora in via della Madonna dei Monti, 7, nell'omonimo rione di Roma.[1] La coppia ebbe almeno un figlio, Antonio Maria, divenuto anch'egli archeologo.

A partire dal 1898 si occupò di relazionare gli scavi della necropoli di Remedello Sotto, condotti da Gaetano Chierici e rimasti in larga parte inediti dopo i primi ritrovamenti del 1884; sempre tramite il Bullettino di paletnologia italiana, si occupò di numerosi ritrovamenti, tra cui si citano: i sepolcri eneolitici del Bresciano e del Cremonese (1899), i materiali eneolitici del Lazio e della Toscana (1899), la suppellettile della tomba di Battifolle (1900), la ceramica neolitica della grotta all'Onda (1900), le accette di rame del Reggiano e del Parmense (1901), le armi litiche con foro del Materano (1901), i monumenti preistorici di Malta (1902) e il sepolcreto eneolitico di Rinaldone a Montefiascone (1903). Nel 1902, in collaborazione con Raniero Mengarelli, pubblicò in Notizie degli scavi i risultati degli scavi presso la necropoli di villa Cavalletti a Grottaferrata. Al Congresso di scienze storiche di Roma del 1903 presentò un'approfondita relazione, quasi un'introduzione generale allo studio della civiltà del bronzo in Italia, poi pubblicata negli Atti e, con lievi modifiche e illustrazioni, anche nel Bullettino di paletnologia italiana.[1]

Nel 1904 conseguì la libera docenza in paletnologia e discusse, negli Atti della Società romana di antropologia, i rapporti fra Italia e altri paesi europei durante l'eneolitico. Proseguì la sua attività nel Museo preistorico ed etnografico, di cui divenne vicedirettore, fino al 1907-1908, anno in cui fu nominato direttore del Museo di Villa Giulia.[1][2]

Al Museo etrusco fu incaricato di riorganizzare le collezioni dell'istituzione, negativamente colpita dal cosiddetto scandalo di Villa Giulia (che portò alle dimissioni del suo predecessore e fondatore del museo Felice Barnabei). Nel 1908 il museo acquistò la collezione Barberini e nel 1912 si vide reintegrare la sua zona di scavo a Tarquinia e Viterbo[2], mentre nel 1913 acquisì parte dei reperti del dismesso Museo kircheriano. L'incarico alla direzione del museo portò a una sensibile riduzione della sua attività scientifica, che tuttavia non si arrestò mai del tutto. Dopo aver fatto pressioni sugli apparati governativi per ottenere i mezzi necessari agli scavi, nel 1913 si dedicò alle ricerche nelle necropoli di Veio, in particolare nelle zone di Isola Farnese, La Storta e Formello.[1]

Nel 1915 fu nominato membro supplente del Consiglio superiore per le antichità e le belle arti, venendo poi nominato nel 1916 Soprintendente alle antichità di Roma e del Lazio. Durante il suo mandato si occupò, tra gli altri: degli scavi della basilica sotterranea di Porta Maggiore, scoperta per caso nel 1917, dell'esplorazione della necropoli pagana della via Ostiense e della conservazione del colombario degli Statili.[1]

Fu consigliere della Società Geografica Italiana, Vicepresidente della Società romana di antropologia, amministratore della Società italiana di archeologia e storia dell'arte e commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia[1] nonché socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1916.[3]

Morì a Roma il 26 dicembre 1918.[1]

Il comune di Roma gli ha dedicato nel 1959 una strada nel quartiere Nomentano.[4]

Onorificenze

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Nicola Parise, COLINI, Giuseppe Angelo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 26, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982. URL consultato il 20 maggio 2026.
  2. 1 2 Museo Nazionale di Villa Giulia, Roma, 1889 -, su inventari-san.cultura.gov.it. URL consultato il 20 maggio 2026.
  3. ↑ Colini, Giuseppe Angelo, su lincei.it, Accademia Nazionale dei Lincei. URL consultato il 20 maggio 2026.
  4. ↑ Via Giuseppe Angelo Colini, su geoportale.comune.roma.it, Ufficio toponomastica - Roma Capitale. URL consultato il 20 maggio 2026.

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