Giuseppe Talamoni

Giuseppe Talamoni (Monza, 9 maggio 1886 – Varese, 8 gennaio 1968) è stato uno scrittore e pittore italiano.

Biografia

Figlio di una famiglia di artisti, Giuseppe Talamoni intraprese la propria formazione artistica presso l'Accademia di Brera, dove ebbe come maestri Cesare Tallone e Vespasiano Bignami. Frequentò lo studio di Mosè Bianchi e a Monza partecipò alla creazione del primo Cenacolo Artistico insieme a Bucci, Dudreville e Baioni [1]. Conclusi gli studi nel 1906, esordì pubblicamente con l'opera Tramonto in Val S. Martino". [2][3]

Il suo debutto in ambito teatrale avvenne presso il Teatro Sociale di Varese. Nel 1924 partecipò come attore alla rappresentazione de La sposa sagace di Carlo Goldoni. A partire dal 1925 prese parte alle Internazionali dell'acquerello, dedicandosi in particolare al paesaggio, sia ad acquerello sia a olio [1]. Fu inoltre esperto nella tecnica ceramica e nella xilografia. Numerose sue ceramiche furono acquistate da collezionisti monzesi e varesini. Si occupò anche, in modo continuativo, di scenografia e dello studio dei costumi teatrali. Il 10 settembre 1927 prende parte alla mostra "Onoranze a Volta", tenutasi presso l'istituto Giosuè Carducci di Como, con i dipinti: I laghi briantei e Tramonto sul lago di Varese [4][5]. Nel 1928 prese parte al Concorso nazionale dell'arte teatrale di Torino, partecipando alla messa in scena di "Tristi amori" di Giuseppe Giacosa.

Nel 1927 fondò a Varese il Gruppo Folcloristico Bosino, del quale curò anche le prime attività artistiche e organizzative. Nell'agosto e nel settembre del 1928 guidò la prima esibizione del gruppo al Raduno dei Costumi Caratteristici Italiani di Venezia (18-19 agosto e 8-9 settembre).[6]

Parallelamente all'attività teatrale, nel 1928 iniziò a lavorare presso la fabbrica di stoviglie Ghirla. Nel 1930, sotto la gestione di Carlo Ghisolfi Junior, figlio del proprietario, all'interno della manifattura venne inaugurata una sezione di ceramica artistica, la cui direzione fu affidata a Talamoni. A partire dal 1932, sempre nei laboratori della manifattura, fu istituita una scuola di decorazione ceramica sotto la sua direzione.

Nel 1932 pubblicò il Canzoniere Bosino, con prefazione di Giovanni Bagaini, raccolta di poesie in dialetto varesino illustrate da disegni dello stesso autore. Nel corso degli anni fondò inoltre l'Accademia di recitazione "Dante Alighieri", che operò in collaborazione con istituti di Lecco e Gallarate.

Nel secondo dopoguerra lasciò Varese e si trasferì a Laveno, dove fu chiamato a collaborare con la S.C.I. [7]

Nel 1946 ricoprì il ruolo di regista per El zio matt e Tecoppa Institutor di Guido Bertini e fu autore delle commedie Tèdas oeuv par donzèna e Un coeur da bombom. Nello stesso periodo fu tra i fondatori del periodico satirico Il Matocco.[8] Nel 1956 realizzò la maschera tradizionale varesina del Pin Girometta, che vinse il concorso indetto dalla Famiglia Bosina per il Carnevale varesino di quell'anno.

Poesie

Le sue poesie e i suoi versi sono scritti interamente in dialetto varesino, con uno stile classico e senza l'influsso del dialetto milanese.

Lista in ordine alfabetico delle composizioni di Giuseppe Talamoni. [9]

  • Bium da sora Bium da sot: si mette in scena un dialogo vivace tra un uomo e una giovane donna, che si riconoscono e si confrontano con ironia sull'origine dai due rioni di Biumo, “da sora” e “da sott”. Tra battute e orgoglio paesano, il colloquio sfocia in un corteggiamento leggero che apre alla promessa di un legame futuro.
  • Che bell ballà su l'era: si descrive l'invito gioioso a uscire all'aperto al calare della sera, tra nebbia e boschi, per scaldarsi ballando e stando insieme. In un clima di festa popolare, l'io narrante esorta giovani e compaesani a lasciar perdere timori e giudizi, vivendo il momento con leggerezza e condivisione.
  • Gina: è presente il lamento amoroso di un uomo che rimprovera Gina per il suo comportamento ambiguo e sfuggente, temendo di essere preso in giro. Tra gelosia, supplica e speranza, il protagonista chiede una conferma sincera dei sentimenti per porre fine al proprio tormento.
  • Gnii bass: si racconta l'invito tenero e complice di un uomo alla sua amata a seguirlo di notte, fidandosi di lui, per una passeggiata lontano da sguardi indiscreti. Nel silenzio e nell'ombra, il tempo diventa quello dell'amore giovanile, vissuto con passione e segretezza.
  • I nòst tosann: viene descritto con tono vivace e ironico il mondo delle giovani donne in età da matrimonio, enumerate e osservate come possibili spose. Tra esitazioni e consigli pratici, l'io narrante riflette sulla scelta della compagna giusta, celebrando la giovinezza, la bellezza e le virtù domestiche come garanzia di un buon matrimonio.
  • I scalmann da ra Bigiotta: si racconta in tono ironico i turbamenti amorosi della giovane Bigiotta, convinta di stare male, mentre Pinascia le spiega che si tratta dei “fervori” della giovinezza e della primavera. Il presunto rimedio si rivela essere l'amore stesso, incarnato dal suo innamorato, trattato come una cura naturale ma non priva di conseguenze.
  • L'è ruvàa or Mágg: viene celebrato l'arrivo del mese di maggio, annunciato dai profumi, dall'aria leggera e dalla fioritura diffusa della natura. Il risveglio primaverile culmina nel desiderio di raccogliere un mazzetto di fiori da donare alla persona amata, simbolo di affetto e rinascita.
  • Malarbetta ra poscena: il lamento amaro di un uomo che, innamoratosi di Teresa, si sente ingannato e ridotto in una condizione di sottomissione e sofferenza. L'amore, inizialmente dolce, si trasforma in una prigionia affettiva che lascia il protagonista umiliato e disilluso.
  • O Bernard al par prest ma l'è taard: monologo ironico in cui l'io narrante rimprovera Bernard per il suo tardivo desiderio di sposarsi, ritenuto fuori tempo e poco credibile. Il testo sottolinea l'inadeguatezza dell'uomo maturo rispetto alle esigenze dell'amore e del matrimonio.
  • Or mè paèes l'è 'n Paradiis: si dà voce a una giovane donna che rifiuta la proposta di lasciare il proprio paese per un matrimonio prestigioso, rivendicando la felicità trovata nella semplicità del luogo natìo. L'amore per il suo compagno e per il paesaggio familiare prevale su ogni ambizione sociale o promessa di ricchezza.
  • Ra canzon d'or Gipponatt: tono ironico e cantilenante; racconta di un uomo che, nonostante l'ora tarda, le lamentele della moglie e i giudizi altrui, continua a bere e a cantare, rivendicando con orgoglio il proprio vizio.
  • Rachella: si mette in scena un dialogo amoroso in cui l'io narrante consola Rachella, afflitta per un torto subito e per la maldicenza altrui. Attraverso parole affettuose e il motivo del bacio come gesto riparatore, il testo celebra l'amore come rifugio capace di restituire serenità contro invidia e offese.
  • Ringraziament a ra Madonna: si racconta l'incontro casuale tra l'io narrante e una giovane donna durante la prima di maggio a Varese, incontro che si trasforma rapidamente in innamoramento e matrimonio. A un anno di distanza, il protagonista la conduce in pellegrinaggio al Sacro Monte per ringraziare la Madonna del dono ricevuto.
  • Su, su trée indrée ra dobbia...
  • Ta voeuj ben, Catarina!
  • Via Crosa
  • Voeuj toeu mièe
  • Or temp drâ gioventù
  • Pedar e Martina
  • Pinetta
  • Ra canzon drâ "Girométta
  • Ra manna do r'inverno
  • Ra mè terra

Dipinti e ceramiche

  • Set dipinti su piatti in maiolic: Tra le testimonianze della produzione ceramica di Giuseppe Talamoni si segnala un servizio di tre piatti in maiolica [10] (Ø 26 cm), oggi conservato presso la Galleria Comunale d'Arte dei Musei Civici di Lecco. I tre esemplari presentano una profilatura in azzurro lungo il margine e una decorazione figurativa centrale distinta per ciascun piatto. Il primo raffigura un anziano sacerdote in tonaca nera, rappresentato frontalmente davanti a tre piccoli cani; il secondo mostra un tamburino con pantaloni rossi, colto in atteggiamento dinamico; il terzo reca la testa di un contadino intento a suonare la piva.
  • Inverno a Lecco è una xilografia realizzata su legno nel 1924 [1][11]. L'opera mostra un'inchiostratura nitida con contrasti ben definiti, impressa dai legni originali e stampata su carta coeva. La xilografia è tratta dalla pubblicazione Xilografia, prodotta in trecento esemplari a Faenza tra il 1924 e il 1926 presso lo Stabilimento Grafico Fratelli Lega, sotto la direzione di Francesco Nonni. La xilografia presenta un segno preciso, con alternanza tra pieni e vuoti, che definisce la struttura compositiva e l'atmosfera dell'immagine. L'opera è conservata in buono stato
  • Veduta del torrente Caldone a Lecco è un olio su tela realizzato tra il post 1900 e il 1937, conservato nella Galleria Comunale d'Arte dei Musei Civici di Lecco [12]. L'opera misura 36 × 27 cm e presenta una cornice in legno. La composizione raffigura il torrente Caldone, oggi coperto, attraversato da un ponte. Il cielo è reso in tonalità grigie, i tetti delle abitazioni in bruno si riflettono nell'acqua, mentre le sponde e la vegetazione sono dipinte in toni scuri e verde bruno. Sul retro della tela si trova la firma dell'autore in rosso e un cartellino relativo alla Mostra lecchese del 1937, alla quale il dipinto fu esposto. La firma corrisponde a quella rinvenuta in altre opere di Talamoni conservate presso la stessa istituzione. L'opera rappresenta un esempio della pittura di paesaggio dell'artista nel primo Novecento e costituisce un documento visivo della Lecco dell'epoca.
  • Piatto decorativo all'antica: Un piatto decorativo in maiolica realizzato da Giuseppe Talamoni è databile al XX secolo [14]. L'oggetto misura 31 cm di diametro, con altezza e larghezza pari a 31 cm e profondità di 6 cm e presenta al centro un motto recante la scritta In pace procedamus. Si tratta di un'opera unica prodotta per la manifattura varesotta Ghirla, della quale Talamoni fu direttore artistico. Sotto la base sono presenti la firma dell'autore, la dicitura "unico esemplare" e il marchio della manifattura inciso nella pasta ceramica. L'oggetto è conservato in buone condizioni e dispone di un ferro da parete coevo. L'opera rientra nella tipologia dei piatti decorativi all'antica ed evidenzia l'interesse di Talamoni per la ceramica e la produzione artigianale del territorio varesotto.
  • Piatto in maiolica: Un piatto in maiolica attribuito a Giuseppe Talamoni è databile tra il post 1900 e il 1949 ed è conservato nella Raccolta d'arte della Galleria Comunale d'Arte dei Musei Civici di Lecco [15]. L'oggetto, del diametro di 20,5 cm, rientra nella tipologia delle ceramiche decorative. Il piatto presenta lungo il bordo motivi vegetali stilizzati. Al centro del fondo è inserito un tondo con un disegno a ragnatela, dal quale si dipartono a raggiera ulteriori motivi vegetali, anch'essi stilizzati e caratterizzati da andamento ondulato. La gamma cromatica comprende azzurro, verde e giallo.

Altre opere minori

  • Venezia, Palazzo Ducale è una xilografia realizzata nel 1925 da Giuseppe Talamoni. L'opera è registrata al numero 2 e presenta una matrice di mm 198 × 148.
  • Nel chiostro è una xilografia del 1925. La stampa, eseguita con la tecnica della xilografia su legno, presenta una matrice di mm 197 × 197. L'opera rientra nella produzione incisoria dell'artista nel primo Novecento e si colloca nell'ambito della sua attività xilografica degli anni Venti.
  • Viottolo è una xilografia realizzata nel 1925, eseguita con la tecnica della xilografia su legno e presenta una matrice di mm 150 × 200. Il soggetto raffigura un viottolo, secondo una tematica paesaggistica ricorrente nella grafica dell'epoca, caratterizzata dall'attenzione alla resa sintetica delle forme e alla costruzione dell'immagine attraverso il rapporto tra pieni e vuoti.
  • Inverno è una xilografia realizzata nel 1926 , avente una matrice di mm 200 × 200. Il soggetto appartiene all'ambito del paesaggio invernale e include riferimenti alla stagione e alla neve, secondo una tematica che ricorre nella grafica del periodo e che si presta alla costruzione dell'immagine attraverso il contrasto tra superfici incise e campiture non stampate.
  • Nel Seicento è una xilografia realizzata nel 1926 , con una matrice di mm 185 × 145. Il soggetto rientra nell'ambito dei costumi storici e richiama ambientazioni o figure riferibili al XVII secolo, secondo una tematica legata alla rappresentazione dell'abbigliamento e delle tipologie figurative d'epoca, affrontata attraverso il linguaggio sintetico proprio della grafica xilografica.

Note

  1. 1 2 3 Talamoni, Inverno a Lecco, su Le Cornici Forlì | Galleria Arte - Opere d'Autore. URL consultato il 28 gennaio 2026.
  2. ↑ Il Fondatore Giuseppe Talamoni - FolkBosino, su www.folkbosino.org. URL consultato il 27 gennaio 2026.
  3. ↑ L'opera è ora conservata presso la Biblioteca Civica di Varese
  4. ↑ Dizionario d'Arte Sartori, su Dizionario d'Arte Sartori. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  5. ↑ Istituto Carducci (a cura di), Catalogo della Esposizione Nazionale d'Arte indetta dal Comitato per le onoranze a Volta, Como, 1927, pp. 25-26.
  6. ↑ Ricciotti Bornia, Frammenti e immagini di storia varesina, Macchione Editore, 1997, pp. 87-90.
  7. ↑ Dizionario d'Arte Sartori, su Dizionario d'Arte Sartori. URL consultato il 28 gennaio 2026.
  8. ↑ Massino Lodi e Luisa Lodi, C'erano una volta - Novantuno protagonisti della storia di Varese, ASK Edizioni, 1989.
  9. ↑ I titoli delle poesie sono tratti dal Canzoniere Bosino del 1932.
  10. ↑ Servizio di piatti, Talamoni Giuseppe, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  11. ↑ Lecco - Inverno a Lecco, su raccoltastampesartori.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  12. ↑ IL TORRENTE CALDONE, Talamoni Giuseppe, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  13. ↑ (EN) Ritratto di uomo dipinto 1916 - 1916, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  14. ↑ Giuseppe Talamoni (1886-1968), su dimanoinmano.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.
  15. ↑ Piatto, Talamoni Giuseppe, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 14 febbraio 2026.

Bibliografia

  • Cesare Ratta (a cura di), L'incisione originale su legno in Italia, 300 tavole xilografiche, Bologna, 1929, tav. n. 30.
  • Armando Pelliccioni, Dizionario degli artisti incisori italiani (dalle origini al XIX secolo), Carpi, 1949, p. 175.
  • Luigi Servolin, Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, Gorlich, 1955, p. 778.
  • Massino Lodi e Luisa Lodi, C'erano una volta - Novantuno protagonisti della storia di Varese, ASK Edizioni, 1989.
  • Ricciotti Bornia, Frammenti e immagini di storia varesina, Macchione Editore, 1997, pp. 87-90.
  • Stefano Liberati, "Xilografia" (1924-1926) Catalogo generale, a cura di Nicoletta Di Benedetto, Manduria, Barbieri/Selvaggi - Editori, 2007,  pp. 39, 63, 212, 218, 236, 242, 243, 293, 294, 317, 318, 319.
  • Zeno Davoli, La raccolta di stampe "Angelo Davoli", volume IX, T-Z, Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, 2016,  pp. 12, 15.