Gonfienti

Area archeologica di Gonfienti
Scavi di Gonfienti
Civiltàetrusca
Utilizzocittà
EpocaVI-V secolo a.C. (frequentazioni della media età del bronzo e di età romana)
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Comune Prato, Campi Bisenzio
Altitudine50 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie270 000 m²
Scavi
Data scoperta1997
Date scavidal 1997
OrganizzazioneSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato; Università di Firenze
Amministrazione
EnteSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
VisitabileIn occasione di visite guidate
Sito webwww.gonfientiareaarcheologica.it
Mappa di localizzazione
Map
Figura votiva in bronzo da Pizzidimonte, epoca arcaica (500-480 a.C.), ora al British Museum

Gonfienti è un sito archeologico situato alla periferia orientale di Prato e in parte nel territorio comunale di Campi Bisenzio, in Toscana, presso la confluenza del torrente Marinella nel fiume Bisenzio, ai piedi dei monti della Calvana, ai margini del bacino lacustre-fluviale Firenze-Prato-Pistoia.

L'area ha restituito le tracce di un villaggio della media età del bronzo, di un esteso abitato etrusco di epoca tardo-arcaica e di successive frequentazioni di età etrusca più recente e infine romana.[1] L'abitato etrusco, individuato nel 1997 durante i lavori per la realizzazione dell'Interporto della Toscana centrale, era una città di nuova fondazione, pianificata intorno alla metà del VI secolo a.C. secondo uno schema ortogonale di strade e isolati ed estesa su una superficie di almeno 27 ettari.[1][2] Il sito è considerato essenziale per lo studio del popolamento etrusco a nord dell'Arno e degli scambi che in età tardo-arcaica legavano quest'area all'Etruria padana.[3]

Dal 2022 i reperti provenienti dagli scavi sono esposti nel Museo archeologico di Gonfienti, allestito nella Rocca Strozzi di Campi Bisenzio.[4] Il toponimo Gonfienti, riferito al borgo medievale sorto presso la confluenza dei due corsi d'acqua, deriva dal latino confluentes;[5] non ha quindi alcun rapporto con il nome della città etrusca, che rimane sconosciuto.[6]

Storia delle ricerche

I primi rinvenimenti di materiali antichi nella zona risalgono al 1734-1735:[1] nel 1735, a Pizzidimonte di Prato, a pochi chilometri da Gonfienti, fu recuperato l'offerente bronzeo di Pizzidimonte, statuetta votiva etrusca oggi conservata al British Museum di Londra.

La scoperta dell'abitato etrusco avvenne nel 1997, in seguito ai ritrovamenti effettuati durante lo scavo di una conduttura idrica al servizio dell'Interporto della Toscana centrale, allora in costruzione alla periferia sud-orientale di Prato.[1] Le prime campagne della Soprintendenza, condotte a partire dalla seconda metà degli anni Novanta con finalità di tutela, procedettero per ampi scavi in estensione, allo scopo di delimitare le aree di interesse archeologico da sottoporre a vincolo.[7] Gli scavi estensivi del 2000-2001 nel cosiddetto lotto 15F portarono all'individuazione di un complesso di edifici disposti ai lati di una strada glareata, rivelando per la prima volta la natura urbana dell'insediamento;[7] nello stesso periodo iniziò lo scavo del grande edificio residenziale del lotto 14, proseguito con regolarità fino al 2009 e poi con interventi puntuali negli anni successivi.[8] Nel 2004, nell'ambito del progetto «Città degli Etruschi sul Bisenzio», l'area di potenziale espansione dell'abitato, circa 27 ettari, fu indagata con prospezioni geofisiche con georadar, verificate mediante una sessantina di saggi stratigrafici: le ricerche individuarono un ulteriore settore dell'insediamento esteso circa 5 ettari e riconobbero i depositi ghiaiosi naturali del Bisenzio, utili a ricostruire le antiche variazioni del suo alveo, mentre i saggi condotti fra la fine degli anni Novanta e il 2004 avevano consentito di sottoporre a tutela circa 12 ettari.[9]

Nel 2017 una parte significativa dei terreni interessati dall'insediamento è stata acquisita dallo Stato italiano e l'area è divenuta sito archeologico protetto.[1] Le indagini della Soprintendenza sono riprese con le campagne del 2020, dedicata al settore orientale esterno all'edificio del lotto 14,[10] del 2021, concentrata sul lotto 15F e su un nuovo saggio denominato area 21,[3] e del 2022, che ha approfondito il cortile e la viabilità del lotto 15F.[7] A queste si sono affiancate le campagne di scavo dell'Università degli Studi di Firenze, avviate nell'ambito della collaborazione fra la Soprintendenza e la cattedra di Etruscologia del Dipartimento SAGAS e concentrate su un complesso edilizio contiguo all'edificio del lotto 14 e prospiciente la stessa strada glareata:[11] le indagini, dirette da Luca Cappuccini e giunte nel 2025 alla quinta edizione, stanno mettendo in luce un edificio residenziale di oltre 400 m² a ovest dell'edificio del lotto 14.[12] Nel 2022 è stata pubblicata l'edizione complessiva degli scavi condotti nei terreni acquisiti dallo Stato.[13]

L'insediamento etrusco

Impianto urbano

Testa fittile femminile di età etrusca arcaica da Gonfienti

La città etrusca sorse sulla riva destra del Bisenzio, su un conoide alluvionale al termine meridionale del percorso vallivo che collegava la valle dell'Arno con i centri dell'Etruria padana attraverso l'Appennino tosco-emiliano.[1] L'abitato fu pianificato secondo uno schema viario ortogonale, adattato alla morfologia del terreno e al naturale deflusso delle acque dalla Calvana verso il Bisenzio.[1] Le strade principali erano glareate, con carreggiate larghe circa 9 metri e affiancate da canalette di drenaggio;[7] una fitta rete di canali, in uso per tutta la vita dell'insediamento, assicurava il drenaggio e la difesa dalle piene in un'area a forte rischio di impaludamento.[1][8] Per impianto urbanistico e posizione lungo la direttrice transappenninica, il centro è stato accostato a quello di Kainua presso Marzabotto.[1] La scoperta di Gonfienti ha mostrato che l'impianto di Marzabotto non costituisce un'anomalia: fra VI e V secolo a.C. la pianificazione urbana etrusca era ormai codificata al punto che schemi ortogonali con orientamenti analoghi compaiono sui due versanti dell'Appennino;[14] resta discusso se tale corrispondenza risalga a un disegno unitario transappenninico o all'applicazione di precetti religiosi standardizzati per la fondazione delle città.[15] L'adozione di un impianto regolare è stata letta come atto fondativo, espressione di un paesaggio urbano «isonomico» in cui la norma della comunità prevale sugli interessi dei singoli gruppi aristocratici; a Gonfienti, come ad Adria e a Pontecagnano, la suddivisione del territorio agrario procedette inoltre di pari passo con la pianificazione dell'abitato, indizio di una riorganizzazione politica unitaria.[16]

Gli edifici finora indagati, coerenti per orientamento e tecniche costruttive, ripetono alcune soluzioni: canali di drenaggio perimetrali, cortile centrale, affaccio diretto sulla viabilità interna e tetti in tegole.[6]

L'edificio del lotto 14

Il complesso meglio conosciuto è il grande edificio residenziale del lotto 14 (edificio 1), costruito e utilizzato nel VI secolo a.C.: una struttura di circa 1400 m², di pianta irregolarmente rettangolare e orientata in senso nord-est/sud-ovest, con ambienti disposti attorno a un cortile interno quadrato, aperto e circondato da un portico su plinti, verso il quale spioveva il tetto (compluvium).[8] L'edificio occupava un intero isolato, a differenza delle coeve abitazioni di Marzabotto, inserite all'interno di insulae; il cortile porticato, ornato di antefisse figurate, si apriva su un grande ambiente destinato al banchetto, dal quale provengono, in frantumi, vasi attici a figure rosse di eccezionale qualità.[15] Presso l'angolo nord-occidentale del cortile si trovava un pozzo con vera rialzata; un canale profondo correva lungo il perimetro dell'edificio e l'ingresso si apriva sul lato meridionale, verso una strada.[8] Nell'ala occidentale sono stati riconosciuti una cucina, con abbondanti frammenti di vasellame da fuoco, e un ambiente adiacente adibito a dispensa, con due grandi dolia; nell'ala orientale sono stati rinvenuti un forno a campana sotto il pavimento di un vano e, in un altro ambiente, un'olla capovolta protetta da argilla concotta, interpretata come possibile traccia di un culto domestico.[8] L'ala settentrionale, la più rimaneggiata, subì ristrutturazioni già in età etrusca e poi in età romana.[8] All'esterno dell'edificio sono stati individuati due vani accessori coevi, forse destinati al ricovero di materiali e animali.[10]

Le dimensioni e la qualità dei materiali rinvenuti, fra cui ceramiche attiche di pregio, indicano l'elevato livello economico e sociale dei proprietari.[8][6]

Il lotto 15F e le altre aree

Nel settore occidentale dell'abitato (lotto 15F) le indagini hanno messo in luce più edifici distribuiti lungo i due lati di una strada glareata orientata in senso nord-est/sud-ovest: a ovest un corpo di fabbrica rettangolare di tre vani con un cortile esterno dotato di pozzo, a est un secondo edificio a vano quadrangolare, approfondito nelle campagne 2021 e 2022.[3][7] Al di sotto delle strutture principali è stata riconosciuta una fase edilizia iniziale, databile tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.[7] Il saggio dell'area 21, a est del lotto 15F, ha documentato un piano di calpestio di età arcaica in gran parte a cielo aperto, associato a strutture in legno e altri materiali deperibili e databile al V secolo a.C., a conferma dell'esistenza di spazi non edificati ma organizzati all'interno dell'abitato.[3]

Cronologia

La frequentazione dell'abitato etrusco arcaico è documentata dal VI secolo fino agli ultimi decenni del V secolo a.C.[N 1][6] Entro la fine del V secolo a.C. la città fu abbandonata, nel quadro di uno spopolamento che interessò quasi tutti gli insediamenti della piana: la causa più probabile è individuata in un progressivo aumento delle precipitazioni, accompagnato da alluvioni rovinose registrate nei sedimenti, che rese l'area insostenibile per l'insediamento e la trasformò in una zona umida.[1][8] Le strutture archeologiche risultano infatti sigillate da depositi alluvionali privi di elementi antropici, spessi in alcuni punti da uno a tre metri.[1]

Dopo circa un secolo di abbandono, dalla fine del IV secolo a.C. l'area conobbe una ripresa insediativa a partire dai rilievi che circondano la piana.[1] La datazione archeomagnetica di un forno domestico rinvenuto nell'area dell'Interporto, riferibile con maggiore probabilità al IV secolo a.C. (399-298 a.C.), documenta questa fase più recente di occupazione etrusca.[1] La romanizzazione della piana ebbe inizio dal II secolo a.C., in concomitanza con le ultime guerre di Roma contro i Liguri.[1]

I materiali

Bronzetto di età etrusca arcaica da Gonfienti

I reperti mobili restituiti dagli scavi comprendono in prevalenza ceramiche dei contesti domestici: ceramica d'impasto, acroma grezza e depurata, bucchero, ceramica dipinta di tipo etrusco-padano e ceramica attica.[10][3]

Fra le produzioni locali spicca un cospicuo nucleo di kyathoi con anse a corna tronche e cave: almeno 75 esemplari, realizzati in maggioranza in bucchero e in misura minore in impasto e in ceramica depurata, con un repertorio decorativo che va dalla figura umana resa in forme stilizzate a motivi fitomorfi.[6] Le analisi degli impasti, caratterizzati dalla presenza di diallagio, ne confermano la produzione locale.[6] La forma, diffusa fra l'Arno e la valle della Sieve e gravitante su Fiesole, trova a Gonfienti la sua massima elaborazione tra il VI e il V secolo a.C.[6] Un esemplare arricchito da zanne di cinghiale inserite nei cornetti, rinvenuto in una piccola cavità nell'ala settentrionale dell'edificio del lotto 14, è stato messo in relazione con possibili pratiche cultuali domestiche.[6]

La ceramica attica, a figure rosse e a vernice nera, è attestata entro il V secolo a.C.[10] Il reperto più noto è una kylix attica a figure rosse attribuita a Douris, rinvenuta in frammenti in due punti diversi dell'edificio del lotto 14 e ricomposta.[17] Dal crollo del tetto dell'edificio del lotto 14 provengono tre antefisse tardo-arcaiche di pregevole fattura, con testa di menade entro un nimbo a conchiglia percorso da scanalature radiali,[9] di produzione locale.[5] Fra i materiali figurano inoltre frammenti di anfore corinzie, scorie metalliche, fibule di tipo Certosa e frammenti di aes rude.[3][10]

Economia e vita quotidiana

L'analisi archeozoologica dei resti faunistici provenienti dall'edificio del lotto 14 ha mostrato che l'alimentazione dei suoi abitanti si basava principalmente sui bovini e, in misura subordinata, sui suini domestici, macellati in prevalenza in giovane età, oltre che su ovini e caprini; la caccia (cervo, cinghiale, lepre) integrava occasionalmente la dieta.[8] La presenza di individui adulti con patologie ossee da lavoro indica che il bestiame era allevato anche per la forza lavoro, il latte e la lana.[8] L'ala occidentale dell'edificio fungeva da cucina, dove le carcasse venivano lavorate e le carni arrostite in strutture capaci di raggiungere temperature elevate, mentre i pasti erano consumati sia nell'ala occidentale sia in quella orientale, forse secondo una distinzione di rango fra gli occupanti.[8] L'abbondanza di uccelli acquatici fra i resti faunistici conferma che l'area era circondata da estese zone umide.[8]

Il territorio

Gonfienti costituiva il nodo meridionale della direttrice che, risalendo le valli appenniniche, collegava l'area tirrenica con l'Etruria padana e in particolare con Marzabotto.[1] In età etrusca l'ampia conca oggi occupata da Firenze, Prato e Pistoia gravitava su due centri: Fiesole, sul versante orientale, e l'abitato di Gonfienti, nella parte centrale della piana.[18] L'analisi dei materiali mostra che tra la metà del VI e il V secolo a.C. il territorio compreso fra l'Arno, la val di Sieve e i valichi appenninici mostrava una spiccata omogeneità culturale, testimoniata dalla circolazione delle stesse forme ceramiche fra Gonfienti, Artimino, Sesto Fiorentino e Fiesole.[6] Le fornaci per ceramica individuate a Carraia, in val di Marina (Calenzano), documentano la frequentazione in età arcaica di uno dei percorsi vallivi che collegavano l'insediamento con i centri a nord dell'Appennino.[1]

Le altre fasi

Età del bronzo

A poche centinaia di metri dall'abitato etrusco sorse nella metà del II millennio a.C. un ampio villaggio della media età del bronzo, indagato in estensione per circa 5000 m² e considerato fra i più estesi insediamenti coevi della Toscana settentrionale.[2] L'area è oggi

Età romana

Le tracce della frequentazione romana comprendono canali e assi viari allineati con la centuriazione della piana, individuati sia nell'area 21 sia presso l'edificio del lotto 14, oltre a un piano di campagna con materiali databili fino all'età imperiale.[3][10] In età romana alcune strutture furono reimpostate sopra l'area già occupata dall'abitato etrusco,[1] con una piccola area produttiva e sepolture di prima età imperiale.[8] Il territorio era attraversato dalla via di grande comunicazione nota come Cassia Clodia.[19]

Ipotesi identificative

Il nome antico della città etrusca non è noto e la letteratura scientifica la considera una fondazione nuova, pianificata nel VI secolo a.C.[6][1] Nel 2004 Giuseppe Centauro ha proposto, sulla base di alcuni toponimi della zona, di identificare il sito con Camars, nome che le fonti antiche riferiscono alla città poi nota come Clusium (Chiusi).[20] L'ipotesi, ripresa dalla divulgazione locale, non ha trovato accoglienza negli studi specialistici.

Musealizzazione e valorizzazione

Il Museo archeologico di Gonfienti, inaugurato il 15 luglio 2022 nel complesso monumentale della Rocca Strozzi, nel centro storico di Campi Bisenzio, espone i reperti provenienti dagli scavi in tre sezioni dedicate all'età del bronzo, all'età etrusca e all'età romana.[4][11] Nella sezione etrusca i reperti sono ordinati per temi entro una grande teca la cui sagoma riprende la pianta dell'edificio del lotto 14, sormontata da una porzione ricomposta del tetto in terracotta, completa di tegole, coppi e antefisse femminili collocate agli angoli del portico;[11] vi è esposta anche la kylix di Douris.[12]

Il museo si inserisce nel progetto Gonfienti, ratificato nel 2016 da un accordo di valorizzazione fra Regione Toscana e Ministero della cultura, che collega in un sistema unitario l'area archeologica, in parte ancora in corso di scavo, il museo e il complesso del Mulino di Gonfienti, sede distaccata della Soprintendenza: quest'ultimo riunisce laboratori di diagnostica e restauro, l'archivio dell'ex centro di restauro archeologico della Toscana, i depositi dei materiali del sito e del territorio circostante e uno spazio espositivo ricavato nella torre del XII secolo.[11] L'area archeologica è visitabile in occasione di aperture guidate.[11][12]

Note

Annotazioni

  1. ↑ La datazione della fondazione alla fine del VII secolo a.C., ricorrente nella divulgazione e ripresa anche in alcune presentazioni editoriali, non trova riscontro nella letteratura di scavo, che colloca la pianificazione del nuovo centro intorno alla metà del VI secolo a.C. e la frequentazione documentata dal VI agli ultimi decenni del V secolo a.C.[6][1][2]

Fonti

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 (EN) Claudia Principe, Avto Goguitchaichvili, Jonas Malfatti, Simone Arrighi e Marina Devidze, A contribution to the chronology of the Etruscan city of Gonfienti (Prato, Tuscany), in Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali, vol. 36, 2025, pp. 863-871, DOI:10.1007/s12210-025-01349-x.
  2. 1 2 3 Scavi e ricerche, su museogonfienti.it, Museo archeologico di Gonfienti. URL consultato il 2 luglio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 Gabriella Poggesi, Giovanni Millemaci, Silvio Fioravanti, Davide Manetti e Ilaria Rinaldi, Nuovi dati archeologici dall'abitato etrusco arcaico di Gonfienti: la campagna di scavo 2021, in Tutela & Restauro, vol. 2021, 2022, pp. 161-170.
  4. 1 2 Dal passato al presente, guardando al futuro: inaugurato il Museo archeologico di Gonfienti nella Rocca Strozzi, su piananotizie.it, 15 luglio 2022. URL consultato il 2 luglio 2026.
  5. 1 2 Gonfienti. L'insediamento etrusco e romano. Lo scavo, su edifir.it, Edifir Edizioni Firenze. URL consultato il 2 luglio 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Gabriella Poggesi, Elisabetta Bocci, Lucia Pagnini e Fulvia Lo Schiavo, Rapporti fra l'Etruria settentrionale interna e il territorio di Capua: i kyathoi con anse a corna tronche e cave, in Gli Etruschi e la Campania settentrionale. Atti del XXVI convegno di studi etruschi ed italici (Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Capua e Teano, 11-15 novembre 2007), Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2011, pp. 167-180.
  7. 1 2 3 4 5 6 Giovanni Millemaci, Agnese Pittari e Gabriella Poggesi, Nuovi scavi archeologici nell'abitato etrusco arcaico di Gonfienti (PO). Il lotto 15, in Tutela & Restauro, vol. 2022, 2024, pp. 75-80.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 (EN) Chiara Capalbo, Giulia Peri e Paul P. A. Mazza, Gonfienti (Prato, Tuscany, Central Italy), a zooarchaeological snapshot on daily sixth-century Etruscan household life, in Archaeological and Anthropological Sciences, vol. 13, n. 170, 2021, DOI:10.1007/s12520-021-01436-8.
  9. 1 2 (EN) Gabriella Poggesi, Pasquino Pallecchi e Paolo Machetti, The Etruscan Town on the Bisenzio. Geophysical Research and Applications, in Franco Niccolucci, Sorin Hermon (a cura di), Beyond the Artifact. Digital Interpretation of the Past. Proceedings of CAA2004 (Prato, 13-17 aprile 2004), Budapest, Archaeolingua, 2010, pp. 11-15, ISBN 978-963-9911-10-9.
  10. 1 2 3 4 5 6 Renzo Bozzi e Marco Zannoni, Indagini archeologiche adiacenti il grande edificio residenziale dell'abitato etrusco di Gonfienti (lotto 14), in Tutela & Restauro, vol. 2020, 2021, pp. 201-208.
  11. 1 2 3 4 5 Gabriella Poggesi e Arianna Vernillo, L'area archeologica di Gonfienti, il complesso del Mulino e il Museo archeologico di Gonfienti nella Rocca Strozzi di Campi Bisenzio: attività di analisi, restauro e valorizzazione, in Tutela & Restauro, vol. 2022, 2024, pp. 369-371.
  12. 1 2 3 Gonfienti, gli scavi 2025 si concentrano su un grande edificio di età tardo-arcaica, su etruscantimes.com, 19 settembre 2025. URL consultato il 2 luglio 2026.
  13. ↑ Luigi Donati, Giovanni Millemaci, Lucia Pagnini e Gabriella Poggesi (a cura di), Gonfienti. L'insediamento etrusco e romano. Lo scavo, Firenze, Edifir, 2022, ISBN 978-88-9280-050-2.
  14. ↑ (EN) P. Gregory Warden, Communicating with Gods. Sacred Space in Etruria, in Sinclair Bell, Alexandra A. Carpino (a cura di), A Companion to the Etruscans, Malden, Wiley Blackwell, 2016, p. 170, ISBN 978-1-118-35274-8.
  15. 1 2 (EN) Erik O. Nielsen e P. Gregory Warden, Northern Etruria, in Alessandro Naso (a cura di), Etruscology, Berlino-Boston, De Gruyter, 2017, p. 1332, ISBN 978-1-934078-48-8.
  16. ↑ (EN) Luca Cerchiai, Urban Civilization, in Alessandro Naso (a cura di), Etruscology, Berlino-Boston, De Gruyter, 2017, pp. 635-638, ISBN 978-1-934078-48-8.
  17. ↑ Michelangelo Zecchini, La città etrusca di Gonfienti, la kylix di Douris e l'offerente di Pizzidimonte, in Prato Storia e Arte, n. 109, 2011.
  18. ↑ (EN) Philip Perkins, The landscape and environment of Etruria, in Alessandro Naso (a cura di), Etruscology, Berlino-Boston, De Gruyter, 2017, p. 1248, ISBN 978-1-934078-48-8.
  19. ↑ Museo archeologico di Gonfienti, su museogonfienti.it. URL consultato il 2 luglio 2026.
  20. ↑ Giuseppe Centauro, Ipotesi su Camars in Val di Marina. Dalla città etrusca sul Bisenzio all'identificazione di Clusio (appunti, studi preliminari e osservazioni sulle scoperte dal 2002 al 2004), collana Quaderni di Microstoria, XII, Campi Bisenzio, Nuova Toscana Editrice, 2004.

Bibliografia

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  • Gabriella Poggesi, Luigi Donati, Elisabetta Bocci, Giovanni Millemaci, Lucia Pagnini e Pasquino Pallecchi, Prato-Gonfienti: un nuovo centro etrusco sulla via per Marzabotto, in Giuseppe Sassatelli, Elisabetta Govi (a cura di), Culti, forma urbana e artigianato a Marzabotto. Nuove prospettive di ricerca. Atti del convegno di studi (Bologna, 3-4 giugno 2003), Bologna, Ante Quem, 2005, pp. 267-300.
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  • (EN) Claudia Principe, Avto Goguitchaichvili, Jonas Malfatti, Simone Arrighi e Marina Devidze, A contribution to the chronology of the Etruscan city of Gonfienti (Prato, Tuscany), in Rendiconti Lincei. Scienze Fisiche e Naturali, vol. 36, 2025, pp. 863-871, DOI:10.1007/s12210-025-01349-x.

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