Governo Berov

Governo Berov
StatoBulgaria (bandiera) Bulgaria
Capo del governoLjuben Berov
(Indipendente)
Legislatura36ª
Giuramento30 dicembre 1992
Dimissioni2 settembre 1994
Governo successivo17 ottobre 1994

Il governo Berov è stato l'83º esecutivo della Bulgaria, in carica dal 30 dicembre 1992 al 17 ottobre 1994, per un totale di un anno, 9 mesi e 17 giorni.

Anche a causa della forte instabilità sociale che contraddistinse l'intero mandato del governo, l'esecutivo non riuscì a stabilizzare le istituzioni né ad avviare la privatizzazione delle imprese statali in perdita, mentre si assisteva ad una preoccupante crescita della criminalità.

Storia

Dopo la caduta del precedente governo guidato da Filip Dimitrov, su proposta del Movimento per i Diritti e le Libertà l'incarico di Primo ministro venne affidato all'economista Ljuben Berov con una decisione dell'Assemblea nazionale.[1] Nonostante il sostegno del DPS e del Partito Socialista Bulgaro, il governo non godette mai di una reale fiducia popolare: l'Unione delle Forze Democratiche infatti iniziò una vera e propria guerra all'esecutivo, nonostante quest'ultimo avesse promesso di proseguirne il programma, proponendo per sei volte una mozione di sfiducia nei confronti del governo.

Il clima politico si esasperò ulteriormente con lo sciopero della fame del deputato Edvin Sugarev e le dimissioni della Vicepresidente Blaga Dimitrova, entrambi contrari al ruolo del Presidente Želju Želev nella formazione del governo. Con il boicottaggio delle sedute parlamentari da parte dell'SDS, il BSP divenne la forza politica principale in aula, permettendo al governo di sopravvivere per quasi due anni grazie a una maggioranza coesa solo al momento di respingere le mozioni di sfiducia.[2]

Politica economica

Le ambiziose riforme annunciate da Berov rimasero in gran parte sulla carta: i complessi negoziati con il club di Londra per la ristrutturazione del debito (oltre 9 miliardi di dollari) furono ostacolati dalla diffidenza degli investitori esteri verso il programma di governo. A peggiorare la situazione contribuirono le sanzioni internazionali contro Iraq, Libia e Jugoslavia: le perdite commerciali subite dalla Bulgaria a causa dell'embargo furono pari all'intero debito estero del Paese. Nell'autunno del 1994, il PIL era diminuito del 24,4% rispetto al 1989, la produzione industriale dimezzata, mentre la disoccupazione era salita oltre il 20% della popolazione attiva.

Ad esclusione dell'introduzione dell'IVA, in vigore dal 1° aprile 1994, le altre riforme strutturali vennero di volta in volta bloccate dai partiti: la restituzione delle terre incontrò l'ostilità del BSP, che si oppose strenuamente anche alla vendita di settori strategici come l'energia e l'industria bellica, mentre la privatizzazione di massa fu ostacolata dall'SDS.[2]

I tatticismi fra partiti tennero in ostaggio il governo Berov e questo vuoto di potere indebolì le istituzioni, lasciando spazio a corruzione, interessi corporativi e criminalità organizzata:[3] fu proprio in questi anni che fiorirono le prime gang economiche e paramilitari e venne coniato il termine "mutri" (in bulgaro Мутри?) per descrivere i nuovi ricchi che accumulavano patrimoni con la violenza. Iniziarono a proliferare anche le piramidi finanziarie e furono concesse licenze a banche commerciali prive di coperture reali, ponendo le basi per il disastroso collasso del sistema bancario del 1996.

Politica estera

Nonostante le crisi interne, nel marzo 1993 la Bulgaria firmò l'Accordo europeo di associazione. Questo trattato avviò la progressiva eliminazione dei dazi doganali sui beni industriali con l'Unione europea e introdusse agevolazioni per i prodotti agricoli. Questo percorso di liberalizzazione commerciale si sarebbe poi completato negli anni successivi, portando all'abbattimento definitivo delle barriere doganali per gran parte dei prodotti.[4] Il 14 febbraio 1994 la Bulgaria aderì al programma della NATO "Partenariato per la pace".

Caduta

A causa dei continui fallimenti interni, Berov rassegnò le dimissioni il 2 settembre 1994; poiché i principali partiti (SDS e BSP) rifiutarono di formare una nuova alleanza di governo, il Presidente Želev sciolse l'Assemblea nazionale e indisse nuove elezioni, affidando la transizione a Reneta Indžova, prima donna ad essere nominata, seppur ad interim, Primo ministro della Bulgaria.

Compagine di governo

Appartenenza politica

L'appartenenza politica dei membri del Governo alla sua formazione era la seguente:

Partito Presidente Ministri Totale
Indipendenti 1[N 1] 8[N 2] 9
Indipendenti di area BSP - 2 2
Partito Social-Liberale Alternativo - 2[N 3] 2
Movimento per i Diritti e le Libertà - 1[N 3] 1
Totale 1 13 14

L'appartenenza politica dei membri del Governo al momento delle dimissioni era la seguente:

Partito Presidente Ministri Totale
Indipendenti 1 10[N 2] 11
Indipendenti di area BSP - 2 2
Movimento per i Diritti e le Libertà - 1[N 3] 1
Partito Socialdemocratico Bulgaro - 1 1
Partito Social-Liberale Alternativo - 1 1
Totale 1 15 16

Provenienza geografica

La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere:

Distretto Primo ministro Ministri Totale
Sofia Città 1[N 1] 9[N 4] 10
Haskovo - 1[N 3] 1
Stara Zagora - 1 1
Veliko Tarnovo - 1 1
Kjustendil - 1 1

Composizione

Il Governo era inizialmente composto da 14 ministri (compreso il Primo ministro),[5] poi saliti a 16.

     Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS)

     Partito Social-Liberale Alternativo (ASP)

     Partito Socialdemocratico Bulgaro (BSDP)

     Indipendente di area BSP

     Indipendente

Ufficio del Primo ministro
Carica Titolare Partito
Primo ministro Ljuben Berov Indipendente
Vice Primo ministro Evgeni Matinčev DPS
Kiril Cočev Dal 15/07/1994 Indipendente
Valentin Karabašev Fino al 23/06/1993 ASP
Nejčo Neev Fino al 23/06/1993 Indipendente
Ministeri
Ministri Partito
Affari esteri Ljuben Berov Fino al 23/06/1993 Indipendente
Stanislav Daskalov Dal 23/06/1993 Indipendente
Commercio Valentin Karabašev Fino al 15/07/1994 ASP
Kiril Cočev Dal 15/07/1994 Indipendente
Trasporti Nejčo Neev Fino al 23/06/1993 Indipendente
Kiril Ermenkov Dal 23/06/1993 Indipendente
Lavoro e previdenza sociale Evgeni Matinčev DPS
Affari interni Viktor Mihajlov Indipendente
Agricoltura Georgi Tanev Indipendente[N 5]
Ambiente Valentin Bosevski Indipendente
Finanze Stojan Aleksandrov Indipendente[N 5]
Giustizia Mišo Vălčev Fino al 15/05/1993[N 6] Indipendente
Petăr Kornažev Dal 23/06/1993 BSDP
Salute Tančo Gugalov Indipendente
Difesa Valentin Aleksandrov Indipendente
Industria Rumen Bikov ASP
Sviluppo territoriale e costruzioni Hristo Totev Indipendente
Istruzione e scienza[N 7] Marko Todorov Dal 23/06/1993 Indipendente
Cultura[N 7] Ivajlo Znepolski Dal 23/06/1993 Indipendente

Ministeri soppressi

Ministeri
Ministri Partito
Istruzione, scienza e cultura[N 8] Marin Todorov Fino al 23/06/1993 Indipendente

Note

Esplicative

  1. 1 2 Ricopre anche la carica di ministro.
  2. 1 2 Di cui uno ricopre anche la carica di Vice primo ministro.
  3. 1 2 3 4 Ricopre anche la carica di Vice primo ministro.
  4. ↑ Di cui due ricoprono anche la carica di Vice primo ministro.
  5. 1 2 Di area BSP.
  6. ↑ Deceduto durante il mandato.
  7. 1 2 Ministero ricreato il 23 giugno 1993, a seguito dello scorporto del Ministero dell'istruzione, della scienza e della cultura.
  8. ↑ Ministero scorporato in Ministero dell'istruzione e della scienza e Ministero della cultura il 23 giugno 1993, su decisione dell'Assemblea nazionale.

Bibliografiche

  1. ↑ Delibera dell'Assemblea Nazionale del 30 dicembre 1992, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.1 del 5 gennaio 1993.
  2. 1 2 (BG) Evgenija Kalinova et al., Българските преходи 1939 – 2010 [Le transizioni bulgare 1939 – 2010], Sofia, Paradigma, pp. 288-290, ISBN 978-954-326-034-8.
  3. ↑ (DE) Bălgarskata centristka desnica - pobedi, poraženija, transformacii, 2010. URL consultato il 13 aprile 2026.
  4. ↑ (BG) НИЕ В ЕВРОПЕЙСКИЯ СЪЮЗ, su ebox.nbu.bg. URL consultato il 13 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2023).
  5. ↑ (BG) Angel Curakov, Енциклопедия на правителствата, народните събрания и атентатите в България [Enciclopedia dei governi, delle Assemblee nazionali e degli attentati in Bulgaria], Trud, 2008, pp. 362-367, ISBN 954-528-790-X.