Governo Dimitrov

Governo Dimitrov
StatoBulgaria (bandiera) Bulgaria
Capo del governoFilip Dimitrov
(SDS)
Legislatura36ª
Giuramento8 novembre 1991
Dimissioni28 ottobre 1992
Governo successivo30 dicembre 1992

Il governo Dimitrov è stato l'82º esecutivo della Bulgaria, in carica dall'8 novembre 1991 al 30 dicembre 1992, per un totale di un anno, un mese e 22 giorni. Si è trattato del primo governo di centro-destra del Paese, dopo la caduta del regime nel 1989.

Storia

Formazione

Il governo nacque in seguito alle elezioni politiche e amministrative dell'ottobre 1991: la distribuzione dei seggi all'Assemblea nazionale vedeva l'Unione delle Forze Democratiche (SDS) - allora una coalizione di 11 partiti e organizzazioni democratiche - con 110 deputati, l'Unione Pre-lettorale guidata dai socialisti del Partito Socialista Bulgaro (BSP) con 106 e il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS) con 24.[1] Il 5 novembre 1991, il presidente della Repubblica Želju Želev incaricò allora Filip Dimitrov, in quanto leader del gruppo parlamentare più numeroso, di formare il governo.

L'8 novembre, l'Assemblea nazionale elesse Dimitrov Primo ministro con 134 voti favorevoli e il suo gabinetto fu approvato in blocco con 128 voti, potendo contare su una maggioranza relativa sostenuta dal supporto esterno dei deputati del DPS.

Politica interna ed economica

L'obiettivo cardine del "cambio del sistema" voluto da Dimitrov mirava a scardinare le condizioni politiche ed economiche ereditate dal socialismo e a rimuovere i vecchi quadri dirigenti dall'amministrazione statale. Tra le riforme chiave promosse dall'esecutivo si ricordano l'approvazione della legge sugli investimenti stranieri (febbraio 1992) e la legge sulla trasformazione e privatizzazione delle imprese statali e comunali (aprile 1992), oltre alla volontà di dare priorità alla restituzione dei beni confiscati prima del periodo socialista, nonostante questa scelta avrebbe poi rallentato le privatizzazioni a causa dei numerosi contenziosi legali che ne derivarono.

Il Ministro delle finanze Ivan Kostov attuò una politica monetaria rigorosa per stabilizzare la valuta nazionale e frenare l'inflazione, ma, nonostante i progressi delle riforme, il tenore di vita subì un calo drastico e la disoccupazione superò le 400.000 unità.[2] Questo portò i sindacati (in particolare Podkrepa) a rompere gli accordi di non belligeranza e a schierarsi contro il governo, seguiti da aspre critiche da parte della stampa e dei partiti esclusi dal parlamento (in particolari gli ex membri dell'SDS appartenenti al Partito Socialdemocratico Bulgaro e all'Unione Nazionale Agraria Bulgara "Nikola Petkov").

Politica estera

Il Governo si schierò apertamente con gli USA: durante un incontro con il presidente americano George H.W. Bush nel marzo 1992, Dimitrov si impegnò a rendere la Bulgaria un fattore di stabilità nei Balcani.

Nel gennaio 1992, la Bulgaria fu la prima nazione a riconoscere la sovranità delle quattro ex repubbliche jugoslave (Macedonia, Slovenia, Croazia e Bosnia ed Erzegovina), anticipando la stessa Unione europea. Nel corso dell'anno, il Paese entrò a maggio nel Consiglio d'Europa e a giugno fu tra i fondatori della Organizzazione della cooperazione economica del mar Nero.

Parallelamente, il presidente Želev portò avanti un'intensa attività diplomatica per bilanciare la posizione filo-americana del premier, firmando trattati di amicizia con la Francia e con la Russia.

Caduta

Nel settembre 1992 scoppiò il cosiddetto "scandalo delle armi": i vertici dei servizi segreti (eredi del vecchio Komitet za dăržavna sigurnost) tennero una conferenza stampa senza precedenti in cui il generale Brigo Asparuhov accusò un consigliere di Dimitrov di essere coinvolto in un traffico d'armi con la Macedonia.[3] Sebbene Asparuhov in seguito si scusò e l'accusa venisse smentita, il danno politico fu enorme e i media cavalcarono lo scandalo per destabilizzare l'esecutivo.[4]

Il colpo di grazia arrivò dal presidente Želev che, il 30 agosto 1992, in una celebre conferenza stampa passata alla storia come i "Prati di Boyana" (in bulgaro Боянски ливади?, Bojanski livadi), criticò duramente il governo accusandolo di aver dichiarato guerra ai media, ai sindacati, alla Chiesa e alla Presidenza.[5] Senza più il sostegno del DPS e isolato politicamente, il 28 ottobre 1992 il governo perse il voto di fiducia e cadde. Dopo aver conferito l'incarico esplorativo al socialista Petăr Bojadžiev il 2 dicembre, e dopo che questi dovette rinunciare al mandato, a causa dell'incostituzionalità della sua posizione (Bojadžiev era infatti titolare della doppia cittadinanza bulgara e francese), il 15 dicembre Želev incaricò il gruppo parlamentare del DPS di nominare un nuovo candidato: la scelta sarebbe ricaduta sul professor Ljuben Berov, eletto Primo ministro il 30 dicembre successivo.[1]

Compagine di governo

Appartenenza politica

L'appartenenza politica dei membri del Governo alla sua formazione era la seguente:

Partito Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Unione delle Forze Democratiche 1 3[N 1] 4 8
Indipendenti - 1[N 2] 1 2
Partito Democratico - - 3 3
Partito Radicale Democratico - - 2 2
Partito Socialdemocratico Bulgaro - - 1 1
Totale 1 4 11 16

L'appartenenza politica dei membri del Governo al momento delle dimissioni era la seguente:

Partito Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Unione delle Forze Democratiche 1 2[N 3] 6 9
Indipendenti - 1[N 2] 1 2
Partito Radicale Democratico - 1[N 2] 1 2
Partito Democratico - - 4 4
Totale 1 4 12 17

Provenienza geografica

La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere:

Distretto Primo ministro Vice primi ministri Ministri Totale
Sofia Città 1 1[N 2] 6 8
Varna - 1 - 1
Smoljan - 1[N 2] - 1
Pazardžik - 1[N 2] - 1
Ruse - - 1 1
Vidin - - 1 1
Burgas - - 1 1
Plovdiv - - 1 1
Sofia - - 1 1

Composizione

Il Governo era inizialmente composto da 16 ministri (compreso il Primo ministro),[6] poi saliti a 17.

     Unione delle Forze Democratiche (SDS)

     Partito Democratico (DP)

     Partito Radicale Democratico (RDP)

     Partito Socialdemocratico Bulgaro (BSDP)

     Indipendente

Ufficio del Primo ministro
Carica Titolare Partito
Primo ministro Filip Dimitrov SDS[N 4]
Vice Primo ministro Ilko Eskenazi SDS
Nikola Vasilev Indipendente
Nikolaj Vasilev SDS[N 5]
Svetoslav Lučnikov Dal 20/05/1992 RDP
Stojan Ganev Fino al 20/05/1992 SDS[N 6]
Ministeri
Ministri Partito
Salute Nikola Vasilev Indipendente
Giustizia Svetoslav Lučnikov RDP
Istruzione e scienza Nikolaj Vasilev SDS[N 5]
Affari esteri Stojan Ganev SDS[N 6]
Sviluppo agricolo, uso del suolo e restituzione della proprietà terriera[N 7] Stanislav Dimitrov Fino al 20/05/1992 DP
Georgi Stojanov Dal 20/05/1992 SDS
Trasporti Aleksandăr Aleksandrov DP
Ambiente Valentin Vasilev SDS[N 8]
Cultura Elka Konstantinova RDP
Lavoro e previdenza sociale Vekil Vanov DP
Finanze Ivan Kostov SDS
Difesa Dimităr Ludžev Fino al 20/05/1992 SDS
Aleksandăr Stalijski Dal 20/05/1992 DP
Affari interni Jordan Sokolov SDS
Sviluppo territoriale, politiche abitative e costruzioni Nikola Karadimov Indipendente
Commercio[N 9] Aleksandăr Pramatarski Dal 20/05/1992 DP
Industria[N 9] Rumen Bikov Dal 20/05/1992 SDS[N 5]

Ministeri soppressi

Ministeri
Ministri Partito
Industria e commercio[N 10] Ivan Puškarov Fino al 20/05/1992 BSDP

Note

Esplicative

  1. ↑ Di cui due ricoprono anche la carica di ministro.
  2. 1 2 3 4 5 6 Ricopre anche la carica di ministro.
  3. ↑ Di cui uno ricopre anche la carica di ministro.
  4. ↑ In quota Partito Verde in Bulgaria.
  5. 1 2 3 In quota ASP.
  6. 1 2 In quota ODC.
  7. ↑ Agricoltura fino al 20 maggio 1992.
  8. ↑ In quota Ekoglasnost.
  9. 1 2 Ministero creato il 20 maggio 1992, a seguito dello scorporo del Ministero dell'industria e del commercio.
  10. ↑ Ministero scorporato in Ministero dell'industria e Ministero del commercio il 20 maggio 1992, su decisione dell'Assemblea nazionale.

Bibliografiche

  1. 1 2 редакцията, Правителствата на Република България след 1989 г. - Diplomatic Review Magazine, su www.diplomatic-bg.com. URL consultato il 14 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 24 aprile 2011).
  2. ↑ (BG) Evgenija Kalinova et al., Българските преходи 1939 – 2010 [Le transizioni bulgare 1939 – 2010], Sofia, Paradigma, p. 285, ISBN 978-954-326-034-8.
  3. ↑ (BG) Hristo Hristov, За първи път: Стенограмата от пресконференцията на специалните служби срещу кабинета на Ф. Димитров, su Държавна сигурност.com. URL consultato il 14 aprile 2026.
  4. ↑ Бриго Аспарухов през октомври 1992 г.: Няма да се поколебая и минута да подам оставка (PDF), su desebg.com. URL consultato il 14 aprile 2026.
  5. ↑ "Боянските ливади" отприщиха бесовете на мафиотския преход, su Фактор. URL consultato il 14 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2014).
  6. ↑ (BG) Angel Curakov, Енциклопедия на правителствата, народните събрания и атентатите в България [Enciclopedia dei governi, delle Assemblee nazionali e degli attentati in Bulgaria], Trud, 2008, pp. 354-361, ISBN 954-528-790-X.