Gregory Bovino

Gregory Bovino

Gregory Bovino (Contea di San Bernardino, 27 marzo 1970) è un dirigente pubblico, poliziotto e funzionario statunitense, ufficiale della Polizia di frontiera degli Stati Uniti che ha ricoperto il ruolo di comandante generale della Polizia di frontiera dall'ottobre 2025 al gennaio 2026.[1][2]

Di origini italiane[3] (i nonni calabresi emigrarono negli Stati Uniti ad inizio del XX secolo)[4], si è laureato alla Western Carolina University nel 1993 e ha frequentato l'Appalachian State University per gli studi post-laurea. Nel 1996 è entrato a far parte della Polizia di Frontiera degli Stati Uniti ed è stato assegnato a El Paso in Texas. Nel 2008 è diventato vice capo di zona della Polizia di Frontiera a Yuma in Arizona. Quell'anno, è stato promosso ad agente di pattuglia responsabile della stazione di Blythe in California. Successivamente, è diventato capo dei settori di New Orleans e El Centro in California.

Durante il secondo mandato presidenziale di Donald Trump, si è occupato della politica migratoria dell'amministrazione trumpiana. Nel giugno 2025, è stato nominato comandante tattico di un'operazione di blitz su larga scala a Los Angeles, che ha scatenato proteste in tutta la città. Al termine dell'operazione, si è trasferito a Chicago per comandare l'Operazione Midway Blitz. Nelle operazioni di Los Angeles e Chicago, ha ricoperto un ruolo di primo piano nel coordinamento delle operazioni, suscitando molteplici controversie per le sue metodologie d'intervento.[5] Nell'ottobre dello stesso anno, è stato nominato comandante generale della Polizia di Frontiera.

Nel dicembre 2025, ha assunto la guida dell'Operazione Metro Surge, una vasta operazione di contrasto all'immigrazione clandestina a Minneapolis in Minnesota. In seguito all'uccisione di Alex Pretti nel gennaio 2026 e alle relative dichiarazioni sul caso,[6][7] che hanno suscitato aspre polemiche e critiche all'interno dell'amministrazione Trump, è stato rimosso dalla guida dell'operazione.[8][9]

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