HMCS Karluk

HMCS Karluk
Karluk, mentre lascia il porto durante la sua carriera di baleniera
Descrizione generale
Tipobrigantino
CostruttoriCantiere navale di Matthew Turner, Benicia, California
Consegna(dal governo canadese) 1913
Entrata in servizio1884
Fuori servizio1912
Destino finaleSchiacciata dalla banchisa nell'Oceano Artico, gennaio 1914
Caratteristiche generali
Stazza lorda321 tsl
Portata lorda208 tpl
Lunghezza38,3 m
Larghezza8,2 m
Pescaggio5 m
PropulsioneVapore e vela alimentati a carbone
Velocità19 nodi (35,19 km/h)
Numero di ponti2
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Il Karluk era un brigantino che fu utilizzato da Vilhjalmur Stefansson e Robert Bartlett per una spedizione nell'Artico nel 1914.

Storia

Il Karluk fu costruito nel 1884, presso il cantiere navale di Matthew Turner,[1][2] Benicia, California, come nave di supporto per l'industria della pesca del salmone in Alaska (karluk è la parola Alutiiq per "pesce"). Era lunga 39 m (129 piedi) con una larghezza di 7 m (23 piedi) e una stazza lorda di 321 tonnellate, una stazza netta di 247 tonnellate, alimentata a vela e da un motore a vapore ausiliario a carbone da 150 CV. Nel 1892 il Karluk fu convertito per l'uso come baleniera, quando la prua e i lati furono rivestiti con legno di ferro australiano da 51 mm (2 pollici).[3][4][5] Completò 14 viaggi di caccia alle balene, l'ultimo dei quali fu nel 1911.[6]

Per il suo ruolo nella spedizione artica canadese, il Karluk era stato acquistato dal capo spedizione Vilhjalmur Stefansson nel 1913 per il prezzo d'occasione di 10 000 dollari, e venduto al costo al governo canadese quando quest'ultimo assunse la responsabilità generale della spedizione. Robert Bartlett, nominato capitano del Karluk per la spedizione, era preoccupato per l'idoneità del brigantino al compito, credendo che non fosse stato costruito per resistere alla pressione prolungata del ghiaccio e che non avesse la potenza del motore necessaria per forzare un passaggio attraverso il ghiaccio.

Designazione

Diverse designazioni sono state applicate al brigantino dopo la sua acquisizione da parte del governo canadese, tra cui "HMCS" (His Majesty's Canadian Ship),[7] "DGS" (Dominion Government Ship), e "CGS" (Canadian Government Ship).[5] Non è chiaro se la designazione "HMCS" fosse formale o informale; HMCS è usata per le navi della Royal Canadian Navy. Sebbene il Karluk navigasse sotto un capitano e un equipaggio civili, sventolava la Canadian Blue Ensign, la bandiera di prua della Royal Canadian Navy.[8]

Ultimo viaggio

Il Karluk salpò da Nome, in Alaska, il 13 luglio 1913, diretto verso l'isola di Herschel, dove avrebbe dovuto incontrarsi con le altre navi della spedizione. Il 13 agosto, ancora a più di 320 km dalla sua destinazione, rimase intrappolato nella banchisa e iniziò una lenta deriva, generalmente in direzione ovest, lontano dall'isola Herschel.[9] Il 19 settembre Stefansson e altri membri dello staff della spedizione lasciarono il brigantino per una battuta di caccia di dieci giorni.[10] Mentre erano via, il ghiaccio, trascinando con sé il Karluk, iniziò a spostarsi più rapidamente verso ovest, tanto che Stefansson e il suo gruppo non riuscirono a tornare a bordo. Raggiunsero via terra Cape Smythe, vicino a Punta Barrow.[11] Nel frattempo il Karluk continuò a derivare, costantemente minacciato dalla pressione del ghiaccio. Il 10 gennaio 1914 si formò una falla, imbarcò acqua e affondò il giorno successivo.[12]

Note

  1. ↑ Mathew Turner Benicia's shipbuilder extraordinaire, su solanoarticles.com, Historical Articles of Solano County Online Database. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  2. ↑ Miramar Ship Index, su miramarshipindex.org.nz. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  3. ↑ Annual List of Merchant Vessels of the United States, Washington DC, US Department of the Treasury, 1913. URL consultato il 25 gennaio 2010.
  4. ↑ Bartlett, p. 2.
  5. 1 2 Thomas Appleton, A History of the Canadian Coast Guard and Marine Services, su ccg-gcc.gc.ca, Canadian Coast Guard. URL consultato il 22 gennaio 2010.
  6. ↑ American Offshore Whaling Voyages: a database, su research.mysticseaport.org, Mystic Seaport, 2 novembre 2016. URL consultato il 16 maggio 2017.
  7. ↑ McKinlay, p. 81
  8. ↑ McKinlay, p. 68
  9. ↑ Niven, p. 49.
  10. ↑ Bartlett, pp. 34–38.
  11. ↑ Stefansson, pp. 58–68.
  12. ↑ McKinlay, pp. 64–65.

Bibliografia

  • (EN) William Laird McKinlay, The Last Voyage of the Karluk A Survivor's Memoir of Arctic Disaster, 1ª ed., Macmillan, ISBN 9780312206550.
  • Robert A. Bartlett, L'ultimo viaggio del Karluk: mille chilometri a piedi attraverso la siberia (Viaggi e navigazione), libro autopubblicato, 4 aprile 2024, ISBN 979-8879173079.
  • (EN) Jennifer Niven, The Ice Master: The Doomed 1913 Voyage of the Karluk, Hyperion, 2000, ISBN 0-7868-6529-6.
  • (EN) Vilhjalmur Stefansson, The Friendly Arctic, New York, The Macmillan Company, 1921. URL consultato il 22 maggio 2026.

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