Hryhorij Epik

Hryhorij Danylovyč Epik

Hryhorij Danylovyč Epik (in ucraino Григорій Данилович Епік?; Dnipro, 17 gennaio 1901[1] – Sandarmoch, 3 novembre 1937) è stato uno scrittore ucraino, esponente del rinascimento fucilato.

Biografia

Hryhorij Epik nacque nel borgo di Kam'janec', oggi parte di Dnipro, in una famiglia umile e numerosa. Diplomatosi col massimo dei voti, svolse ogni genere di lavoro e prese parte alla rivolta contro l'etmanato del 1918, nell'ambito della guerra sovietico-ucraina, arruolandosi da volontario nel Primo Reggimento Insorto di Nuova Mosca.[2]

Dopo la rivoluzione si trasferì a Poltava, dove lavorò come insegnante di educazione politica. Qui pubblicò i suoi primi bozzetti 9-e sičnja, Krov na Leni, Tereško, Polochlyvoï noči, nonché le raccolte Červona kobza e Na zlami. In poco tempo divenne direttore della rivista Červonyj šljach di Charkiv, si unì all'associazione letteraria Pluh e contribuì a fondare il gruppo VAPLITE. Con Mykola Chvyl'ovyj collaborò alla pubblicazione dell'almanacco Literaturnyj jarmarok, ribattezzato successivamente in Polifront,[2] e tra le tante attività lavorò al dipartimento di sceneggiatura dell'Amministrazione ucraina per la foto-cinematografia. Una sua sceneggiatura divenne la base del film Tripol'skaja tragedija del 1926 di Aleksandr Anoščenko-Anoda, girato a Jalta.[3]

Gradualmente si allontanò dal romanticismo rivoluzionario per dedicarsi a temi sociali in chiave satirica. Ad esempio nel romanzo Bez gruntu ("Senza terra") ridicolizzò l'assurdità di un paese in mano ai burocrati sovietici. Le sue opere divennero quindi oggetto di dure critiche e vennero tacciate di decadentismo piccolo-borghese. Nel 1931 uscì il romanzo Perša vesna ("La prima primavera"), che inizialmente ricevette il plauso della critica dato che in molti avevano travisato il suo vero significato. L'opera infatti si rivelò essere una dura critica alla collettivizzazione forzata.[2]

Nel 1932 uscì il romanzo Petro Romen, un'opera che Epik stesso definì "fallimentare" in quanto gli era stata commissionata per creare un'immagine positiva del giovane operaio,[3] un'autocelebrazione forzata della società sovietica che strideva con i difficili eventi del momento quali il holodomor, le repressioni e lo sterminio della classe intellettuale ucraina.[2]

Nel 1934 Epik venne espulso dal Parito Comunista e fu arrestato con l'accusa di appartenere a un'organizzazione nazionalista controrivoluzionaria. Epik ammise di farne parte, nonostante non fosse vero, e venne quindi condannato a 10 anni di carcere e spedito nei campi di lavoro dello SLON, alle isole Soloveckie.[2]

Tre anni dopo, il Commissariato del popolo per gli affari interni riesaminò il caso di Epik e di centinaia di altri artisti ucraini, per i quali venne decretata la pena di morte. Epik venne giustiziato il 3 novembre 1937 a Sandarmoch. Sarebbe stato riabilitato solo nel 1956 per assenza di elementi costitutivi del reato.[2]

Una raccolta delle sue opere venne pubblicata postuma nel 1958. Nel 1971 uscì un'edizione di Perša vesna e nel 1993 venne pubblicata l'inedita Romenova abetka z Solovkiv ("L'alfabeto di Romen di Solovki"), un'opera scritta in carcere dedicata a suo figlio.[3]

Alcune delle sue opere sono state tradotte in russo, bielorusso, polacco, romeno, ebraico e tedesco.[3]

Opere

  • Tereško (1924)
  • Dev'jate sičnja v klubach molodi (1925)
  • Lenins'kym šljachom (1925)
  • Polochlyvoï noči (1925)
  • Na zlomi (1926)
  • V snihach (1928)
  • Zustrič (1929)
  • Obloha (1929)
  • Nepija (1930)
  • Radioamator (1930)
  • Tom satyry (1930)
  • Čornyj Boruch 1930
  • Pid lisom (1931)
  • Tvory (1932)

Note

  1. ↑ 4 gennaio del calendario giuliano
  2. 1 2 3 4 5 6 (UK) Мар'яна Шевелєва, Григорій Епік - між бажаним та реальністю, su Український інтерес, 17 gennaio 2026. URL consultato il 13 giugno 2026.
  3. 1 2 3 4 (UK) Г. Д. Зленко, Епік Григорій Данилович, in Енциклопедія Сучасної України, vol. 9, Інститут енциклопедичних досліджень НАН України, 12 dicembre 2009, ISBN 978-966-02-2074-4. URL consultato il 13 giugno 2026.

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