Hugh B. Cott

Hugh Bamford Cott (Ashby Magna, 6 luglio 1900 – Stoke Abbott, 18 aprile 1987) è stato uno zoologo britannico, autorevole esperto di mimetismo naturale e militare, nonché illustratore scientifico e fotografo. Molti dei suoi studi sul campo si svolsero in Africa, dove si interessò in particolare al coccodrillo del Nilo e all'evoluzione dei disegni e dei colori negli animali. Durante la seconda guerra mondiale, Cott lavorò come esperto di mimetismo per l'esercito britannico e contribuì a influenzare la politica del War Office in materia di camuffamento. Il suo libro Adaptive Coloration in Animals (1940), popolare tra i soldati in servizio, fu il principale manuale di mimetismo zoologico del XX secolo. Dopo la guerra divenne fellow del Selwyn College di Cambridge. Come membro della Zoological Society of London, partecipò a spedizioni in Africa e in Amazzonia per raccogliere esemplari, soprattutto rettili e anfibi.

Biografia

Cott nacque ad Ashby Magna, nel Leicestershire, in Inghilterra, il 6 luglio 1900; suo padre era rettore della parrocchia locale.[1] Studiò alla Rugby School. Nel 1919 si diplomò al Royal Military College di Sandhurst e fu assegnato al Leicestershire Regiment. Tra il 1922 e il 1925 studiò al Selwyn College di Cambridge.[2]

Aveva inizialmente intenzione di diventare sacerdote e si recò a Cambridge per studiare teologia, ma dopo il primo anno partecipò a una spedizione universitaria in Sud America, dove nel 1923 studiò le forme naturali nel Brasile orientale, sotto la guida dell'entomologo Frank Balfour Browne. Qui si appassionò alla storia naturale e, al ritorno, passò agli studi di zoologia.[3] Partecipò poi a una spedizione nel basso corso dell'Amazzonia (1925-1926) e a viaggi di ricerca nell'area del fiume Zambesi, in Africa (1927),[4] comprendenti Mozambico, Zambia e Africa orientale, oltre che a Lanzarote (1930). Nel 1928 sposò Joyce Radford. Fu docente di zoologia all'Università di Bristol dal 1928 al 1932, quando si trasferì all'Università di Glasgow. Studiò sotto la guida di John Graham Kerr, un altro sostenitore del mimetismo militare. La sua tesi, completata nel 1935 grazie a una Carnegie Fellowship, verteva sulla «colorazione adattativa», cioè sia il mimetismo sia la colorazione di avvertimento, negli Anura, le rane.[5] Nel 1938 ottenne il titolo di Doctor of Science a Glasgow e divenne docente di zoologia all'Università di Cambridge, nonché Strickland Curator of Birds presso il Museo di Zoologia dell'università.[5][6][7]

Cott servì nel Leicestershire Regiment dell'esercito britannico[8] come esperto di mimetismo dal 1919 al 1922 e, durante la seconda guerra mondiale, nei Royal Engineers come istruttore di mimetismo dal 1939 al 1945.[5][9] Fu istruttore capo presso il Camouflage Development and Training Centre di Helwan, in Egitto, sotto la direzione del cineasta Geoffrey Barkas fin dalla sua istituzione, nel novembre 1941.[10]

Dopo la guerra, Cott tornò a Cambridge, diventando fellow del Selwyn College nel 1945; vi lavorò fino al pensionamento, nel 1967.[11] Nel 1958 tenne la Fison Memorial Lecture sul tema «Colorazione protettiva negli animali».[12] Continuò a lavorare occasionalmente anche dopo il pensionamento, per esempio conducendo nel 1972 un'indagine sui nidi di coccodrillo lungo il Nilo Vittoria per gli Uganda National Parks.[13][14] Morì all'età di 86 anni il 18 aprile 1987.[2]

Mimetismo

Mentre cercava di fotografare una femmina di pernice sul nido, Cott attese per ore che l'uccello tornasse; alla fine, prima di rinunciare, scattò alcune fotografie del nido apparentemente vuoto. Quando sviluppò le immagini, si rese conto che l'uccello era rimasto lì per tutto il tempo, perfettamente mimetizzato.[15]

Come esperto di mimetismo durante la seconda guerra mondiale, Cott paragonò le funzioni del camuffamento militare a quelle della colorazione protettiva in natura. Le tre principali categorie di colorazione nel suo libro Adaptive Coloration in Animals sono occultamento, travestimento e segnalazione. Studiò, descrisse e illustrò esempi di effetti mimetici molto diversi, come l'ombreggiatura obliterante, la disgregazione dei contorni, la fusione differenziale con lo sfondo, il forte contrasto, la disgregazione coincidente, l'occultamento dell'occhio, l'annullamento del contorno, l'eliminazione dell'ombra e il mimetismo. Nelle sue lezioni di guerra a Farnham Castle descrisse nove categorie di inganno visivo:[16]

  1. fusione con lo sfondo, per esempio lepre e orso polare;[16]
  2. disgregazione, per esempio il corriere grosso;[16]
  3. travestimento, per esempio l'insetto stecco;[16]
  4. depistaggio, per esempio gli ocelli di farfalle e pesci;[16]
  5. abbagliamento, per esempio alcune cavallette;[16]
  6. esca, per esempio i pesci rana;[16]
  7. cortina fumogena, per esempio le seppie;[16]
  8. simulacro, per esempio mosche e formiche;[16]
  9. falsa ostentazione di forza, per esempio rospi e lucertole.[16]
Nella fotografia sono mostrati due cannoni montati su rotaia. Uno contrombreggiato e mimetizzato da Hugh Cott (sopra) e uno dipinto secondo lo stile convenzionale (sotto), agosto 1940[17]

Il resoconto di Cott su questi fenomeni, illustrato dai suoi stessi disegni a penna e inchiostro, è il volume di 550 pagine Adaptive Coloration in Animals (1940).[18] Il testo fu riletto da Kerr, che alla sua pubblicazione commentò: «È di gran lunga la migliore opera del genere esistente».[19] Testimonianze dirette dei suoi collaboratori sul suo lavoro nel mimetismo militare si trovano nelle memorie di due suoi colleghi camoufleurs: Julian Trevelyan[20] e Roland Penrose.[21]

Peter Forbes scrisse a proposito del libro di Cott:[22]

«Adaptive Coloration in Animals di Cott deve essere l'unico trattato zoologico di ampio respiro mai finito nello zaino di un soldato. Il libro segna anche l'apoteosi della fase di storia naturale descrittiva negli studi sul mimetismo. Sebbene Cott riferisca esperimenti sulla predazione per verificare l'efficacia del mimetismo e del camuffamento, l'opera è essenzialmente una narrazione di esempi accompagnati da teoria.[22]»
Cott criticò i tentativi di mimetismo non basati su «energici contrasti disruptivi».[23] Dipinto del 1943 di Colin Moss raffigurante una torre di raffreddamento camuffata con una scena paesaggistica

Il libro fu scritto mentre la guerra si profilava e pubblicato in tempo di guerra. Cott utilizzò le sue conoscenze di storia naturale per tracciare paralleli tra la sopravvivenza in natura e quella in guerra,[24] e per fornire consigli sul camuffamento militare, osservando per esempio:

«Vari recenti tentativi di mimetizzare con la vernice carri armati, autoblindo e tetti di edifici rivelano, da parte dei responsabili, un'incapacità quasi completa di cogliere il fattore essenziale nel mascheramento della continuità delle superfici e dei contorni... in natura sono spesso all'opera vigorosi contrasti disruptivi, e la loro straordinaria efficacia nel rendere difficile il riconoscimento deve essere sperimentata sul campo per essere pienamente apprezzata.[23]»

Forbes osserva che Adaptive Coloration in Animals è un'opera narrativa, povera della sperimentazione che sarebbe seguita nel dopoguerra; tuttavia aggiunge:[22]

«Ma il libro di Cott conserva ancora oggi valore per la sua enorme ampiezza e per l'appassionata esposizione delle teorie del mimetismo e del camuffamento.[22]»

Cott tentò di persuadere l'esercito britannico ad adottare tecniche di mimetismo più efficaci, compresa la contrombreggiatura. Per esempio, nell'agosto 1940, con la battaglia d'Inghilterra imminente, dipinse due cannoni costieri montati su rotaia: uno secondo lo stile convenzionale, l'altro con contrombreggiatura. Nelle fotografie aeree, il cannone contrombreggiato risultava sostanzialmente invisibile.[17] Cott, trionfante, dichiarò:[17]

«Queste fotografie forniscono la prova più convincente dell'efficacia della contrombreggiatura e sono particolarmente preziose perché offrono un confronto diretto tra i due metodi.»

Tuttavia, come Kerr prima di lui durante la prima guerra mondiale, Cott non riuscì a influenzare la politica ufficiale sul mimetismo e nel 1940 si dimise dal Camouflage Advisory Panel.[25]

Opere artistiche

Cott fu uno dei membri fondatori della Society of Wildlife Artists e fellow della Royal Photographic Society.[5] Utilizzando il materiale raccolto durante le spedizioni sul campo, contribuì alle collezioni del museo zoologico dell'Università di Cambridge.

Cott possedeva notevoli capacità artistiche. Come Abbott Thayer, utilizzò il proprio talento artistico nel lavoro scientifico, anche in Adaptive Coloration in Animals, per sostenere le argomentazioni che proponeva.[22] Per esempio, la sua illustrazione in bianco e nero di un potoo mostra questo uccello della foresta pluviale immobile su un tronco screziato, dove comportamento e motivo disruptivo si combinano per produrre un efficace mimetismo. Il filosofo e musicista jazz David Rothenberg scrisse a proposito dell'arte di Cott:[26]

«Torniamo alla meravigliosa incisione di Hugh Cott raffigurante un potoo nascosto in una foresta costaricana in bianco e nero, immobile in verticale come il tronco dell'albero su cui si cela. In natura il visibile e l'invisibile danzano continuamente l'uno con l'altro, a seconda di quanto abbiamo imparato a vedere. La scienza e l'arte di questa magia si fondono in un'unica cosa nel momento in cui la comprendiamo.[26]»

Scritti

Oltre ad Adaptive Coloration in Animals, Cott scrisse due saggi sul mimetismo: «Camouflage in nature and in war»[27] e «Animal form in relation to appearance».[28] Come illustratore scientifico e fotografo, pubblicò inoltre altri tre libri: Zoological Photography in Practice (1956), Uganda in Black and White (1959) e Looking at Animals: A Zoologist in Africa (1975). Si interessò anche al rapporto tra i colori degli uccelli e la loro funzione come colorazioni di avvertimento, un'idea nata quando osservò che i calabroni erano attratti da alcuni uccelli durante la scuoiatura, mentre ne ignoravano altri. Questo lo portò a studiare l'appetibilità degli uccelli e delle loro uova. Tra i suoi articoli figuravano diversi studi sull'appetibilità relativa delle uova, basati inizialmente sulle preferenze di furetti, ratti e ricci e, in seguito, sull'impiego di un gruppo di assaggiatori esperti di uova. In uno studio riscontrò che, tra 123 specie di uccelli, le uova di gabbiano tridattilo ottennero un punteggio elevato, pari a 8,2 su 10.[29][30][31][32]

Eredità

Forbes lodò l'equilibrio di Cott tra scienza e arte:[22]

«...nel conflitto tra artisti e biologi, egli era entrambe le cose. Cott era un illustratore competente oltre che un biologo. Pur senza possedere il precisionismo e l'antidarwinismo di Nabokov, applicò a questi fenomeni una sensibilità artistica. Il suo testo risplende della meraviglia suscitata da questi adattamenti.[22]»

A oltre sessant'anni dalla sua pubblicazione, Adaptive Coloration in Animals rimane un riferimento fondamentale sull'argomento; i biologi evoluzionisti Graeme Ruxton, Thomas N. Sherratt e Michael Speed concludono il loro libro sulla colorazione animale scrivendo:

«Lo studio della colorazione animale e dei relativi adattamenti antipredatori ha una lunga storia... questo campo di ricerca è stato benedetto, fin dai primi anni, dalle intuizioni di scienziati particolarmente dotati. Gli scritti di Wallace, Bates, Müller, Poulton e Cott hanno davvero resistito alla prova del tempo: questi studiosi meritano una fama ancora maggiore non solo come grandi naturalisti, ma anche come scienziati eccezionali.[33]»

Il biologo Steven Vogel osservò:[34]

«Lo zoologo Hugh Cott ebbe l'ultima parola in Adaptive Coloration in Animals (1940), una sintesi definitiva di tutto ciò che era noto sul mimetismo e sull'imitazione in natura. Cott suscitò meno polemiche [rispetto a Trofim Lysenko o Vladimir Nabokov], e le sue idee ben organizzate e prive di fanatismo si dimostrarono militarmente efficaci, anche alla luce delle tecniche migliorate di individuazione dei bersagli. I principi di Thayer riemersero in termini più moderati e razionali, e gli schemi mimetici basati su di essi superarono sia le analisi fotometriche sia il confronto con il nemico. Il mimetismo biomimetico trovò così il proprio posto come un'ulteriore tecnica in un sofisticato arsenale di inganni visivi.»

Una mostra dedicata alla sua arte, ai suoi scritti e alle sue fotografie, intitolata Life, Lines & Illusion, si tenne presso la galleria Nature in Art di Gloucester nel settembre e ottobre 2018.[35]

Note

  1. ↑ Forsyth, 2012, p. 67.
  2. 1 2 Papers of Hugh Cott, su SEPP/COT (formerly HC/1-2), Janus. URL consultato il 25 luglio 2012.
  3. ↑ Forsyth, 2012, p. 127.
  4. ↑ Hugh B. Cott, The Zoological Society's Expedition to the Zambesi, 1927: No. 5. On a Collection of Lizards, mainly from Portuguese East Africa, with Descriptions of new Species of Zonurus, Monopeltis, and Chirindia, in Proceedings of the Zoological Society of London, vol. 104, n. 1, 1934, pp. 145-173, DOI:10.1111/j.1469-7998.1934.tb06228.x.
  5. 1 2 3 4 Hugh Bamford Cott, su universitystory.gla.ac.uk, University of Glasgow. URL consultato il 17 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2013).
  6. ↑ Bruce Campbell e Elizabeth Lack, A Dictionary of Birds, A & C Black, 2013, pp. Entry: H.B.C. – Hugh Bamford Cott, ISBN 978-1408138397.
  7. ↑ Forsyth, 2014.
  8. ↑ London Gazette 26 gennaio 1920. Cott is in the Leicestershire Regiment. (PDF), su london-gazette.co.uk.
  9. ↑ Supplement (PDF), in London Gazette, 28 gennaio 1941, p. 552.
  10. ↑ Forbes, 2009, pp. 155-156.
  11. ↑ Forsyth, 2012, p. 124.
  12. ↑ Fison Memorial Lectures (PDF), su kcl.ac.uk, King's College London. URL consultato il 5 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2014).
  13. ↑ Hugh B. Cott, Scientific results of an inquiry into the ecology and economic status of the Nile Crocodile (Crocodilus niloticus) in Uganda and Northern Rhodesia, in The Transactions of the Zoological Society of London, vol. 29, n. 4, 1961, pp. 211-356, DOI:10.1111/j.1096-3642.1961.tb00220.x.
  14. ↑ Tony Pooley, Newsletter No. 4 (PDF), su iucncsg.org, IUCN Crocodile Specialists Group, aprile 1972. URL consultato il 15 gennaio 2014.
  15. ↑ Forsyth, 2012, pp. 122-123.
  16. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Forbes, 2009, pp. 152–153.
  17. 1 2 3 Forbes, 2009, pp. 149-150.
  18. ↑ Cott, 1940.
  19. ↑ Forsyth, 2012, p. 140
  20. ↑ Trevelyan, 1957.
  21. ↑ Penrose, 1981.
  22. 1 2 3 4 5 6 7 Forbes, 2009, p. 153.
  23. 1 2 Cott, 1940, pp. 53-54. Citato in Forsyth, 2012, p. 149.
  24. ↑ Forsyth, 2012, pp. 147-148.
  25. ↑ Forsyth, 2012, p. 173.
  26. 1 2 David Rothenberg, Survival of the Beautiful: Art, Science and Evolution, Bloomsbury, 2011, p. 167.
  27. ↑ Sul Royal Engineers Journal (dicembre 1938), pp. 501-517.
  28. ↑ Su Aspects of form: a symposium on form in nature and art (a cura di Lancelot Law Whyte; Londra: Percy Lund Humphries, 1951).
  29. ↑ Maria Prchlik, Don't try this at home, su rspb.org.uk, Royal Society for the Protection of Birds, 25 novembre 2013. URL consultato il 5 gennaio 2014.
  30. ↑ Hugh B. Cott, The palatability of the eggs of birds: mainly based upon observations of an Egg Panel, in Proceedings of the Zoological Society of London, vol. 124, n. 2, 1954, pp. 335-464, DOI:10.1111/j.1469-7998.1954.tb07786.x.
  31. ↑ Hugh B. Cott, The Edibility of Birds: Illustrated by Five Years' Experiments and Observations (1941–1946) on the Food Preferences of the Hornet, Cat and Man; and considered with Special Reference to the Theories of Adaptive Coloration, in Proceedings of the Zoological Society of London, vol. 116, n. 3-4, 1947, pp. 371-524, DOI:10.1111/j.1096-3642.1947.tb00131.x.
  32. ↑ Hugh B. Cott e C.W. Benson, The palatability of birds, mainly based upon observations of a tasting panel in Zambia, in Ostrich: Journal of African Ornithology, vol. 40, 1969, pp. 357-384, DOI:10.1080/00306525.1969.9639135.
  33. ↑ Ruxton, Sherratt e Speed, 2004, p. 200.
  34. ↑ Steven Vogel, The Deceptional Life, in American Scientist, vol. 98, n. 5, settembre-ottobre 2010, p. 436, DOI:10.1511/2010.86.436.
  35. ↑ Life, Lines & Illusion, su natureinart.org.uk, Nature In Art. URL consultato il 12 ottobre 2018.

Bibliografia

Opere di Cott

Libri
  • Hugh B. Cott, Adaptive Coloration in Animals, Methuen, 1940.
  • ————— (1975). Looking at Animals: a Zoologist in Africa. Scribner.
  • ————— (1959). Uganda in Black and White. Macmillan.
  • ————— (1956). Zoological Photography in Practice. Fountain Press.
Articoli scientifici

Libri su Cott

Collegamenti esterni

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