Injong di Goryeo
| Injong 인종 仁宗 | |
|---|---|
![]() | |
| Re di Goryeo | |
| In carica | 1122 – 1146 |
| Predecessore | Yejong |
| Successore | Uijong |
| Nome templare | Injong (인종?, 仁宗?, InjongMR) |
| Nomi postumi | Gran Re Geukan Gonghyo (극안공효대왕?, 克安恭孝大王?) |
| Nascita | Tenuta della regina Sundeok, Gaegyeong, 29 ottobre 1109 |
| Morte | Palazzo Bohwa, Gaegyeong, 10 aprile 1146 (36 anni) |
| Luogo di sepoltura | Jangneung (장릉?, 長陵?) |
| Casa reale | Wang |
| Padre | Re Yejong |
| Madre | Regina Sundeok |
| Consorti | Principessa Yeondeok 1124-1126, deposta Principessa Bokchang 1125-1126, deposta Regina Gongye 1126-1146 Regina Seonpyeong 1127-1146 |
| Figli | Figli:
Figlie:
|
Injong (인종?, 仁宗?, InjongMR), nome personale Wang Gu (왕구?, 王構?, Wang KuMR) poi Wang Hae (왕해?, 王楷?, Wang HaeMR), nome di cortesia Inpyo (인표?, 仁表?, Inp'yoMR), (Gaegyeong, 29 ottobre 1109 – Gaegyeong, 10 aprile 1146) è stato il diciassettesimo re di Goryeo. Era il figlio maggiore del re Yejong e della regina Sundeok, figlia di Yi Cha-gyŏm. Durante il suo regno si verificarono due gravi crisi interne che rischiarono di porre fine alla dinastia Goryeo: il crollo della dinastia Song settentrionali e l'affermazione come potenza dominante nell'Asia orientaledella dinastia Jīn .
Biografia
Politica interna
Injong salì al trono in conformità con il terzo dei "dieci precetti di Taejo", in quanto "il più anziano legittimo erede reale"[1]. Nonostante la loro autorevolezza[2], le norme di successione previste da questo documento venivano spesso ignorate: nel 1095, ad esempio, il nonno di Injong, Sukjong, salì al potere in seguito all'abdicazione di suo nipote Heonjong. L'ascesa al trono del dodicenne Injong fu possibile soprattutto grazie all'influenza del nonno materno, Yi Cha-gyŏm. Secondo il resoconto di Xu Jing, inviato della dinastia Song, il principe Po, zio di Injong, "nutriva mire [sul trono]", sostenuto dalla fazione capeggiata da Han An-in[3].
Politica estera
Le campagne militari dei Song settentrionali contro i Kitai della dinastia Liao non ebbero alcun successo. All'inizio del 1122 lo Stato Liao fu di fatto annientato dalle armate degli Jurchi guidati da Taizu, primo imperatore della dinastia Jīn. Un gran numero di Kitai fuggì nel regno di Goryeo[4]. Dopo la vittoria degli Jurchi sui Liao, i Song recuperarono i territori perduti a sud della Grande Muraglia (le Sedici prefetture di Yan-Yun). Il trattato del 1123 sancì formalmente la supremazia della dinastia Jīn: il tributo annuale dei Song fu fissato in 200.000 tael d'argento e 200.000 rotoli di seta[5]. Nonostante gli scarsi risultati ottenuti, il governo Song sopravvalutò sia l'importanza della riconquista di Yanjing (l'odierna Pechino) sia le proprie capacità militari[6].
1122–1126: il dominio di Yi Cha-gyŏm
1122–1123
I primi anni del regno di Injong furono dominati da suo nonno materno, Yi Cha-gyŏm[7][8]. In qualità di Cancelliere Supremo (munha sijung) e capo del Segretariato-Cancelleria (chungseo munha-seong), Yi Cha-gyŏm era il funzionario governativo di più alto rango[9]. Il suo potere fu messo in discussione durante gli ultimi anni del regno di Yejong, ma con l'inizio del regno di Injong Yi Cha-gyŏm adottò misure decisive per consolidarlo. Entro la fine del 1122 i principi Po e Hye furono esiliati, Han An-in assassinato e diverse centinaia dei suoi seguaci[10], tra cui una dozzina di membri di spicco dei clan Tanju Han e Cheongan Im, furono esiliati o rimossi[3].
In quel periodo gli ufficiali dell'esercito reale cominciarono a svolgere un ruolo importante nella politica interna, in quanto Yi Cha-gyŏm favorì i funzionari militari muban, che dopo il 960 godevano di uno status inferiore e di minori privilegi rispetto ai loro omologhi civili munban. Due dei suoi alleati più importanti erano Ch'oe Hong-jae, un alto funzionario civile con un passato militare, e il comandante militare Ch'ŏk Chun-gyŏng[3][8][10].
Grazie a questa base di potere, Yi Cha-gyŏm emerse come la figura più influente nella politica del Goryeo. Assunse la carica di Primo Ministro Straordinario, responsabile di tutte e tre le cancellerie (samseong) e mantenenne quella di Sovrintendente (pansa) del ministero del personale (Yi-bu). Fu inoltre nominato duca (kong)[10]. Ciononostante, la sua autorità non divenne mai assoluta: infatti dovette sempre tenere conto delle altre fazioni, sia nell’attuazione delle politiche da lui sostenute, sia nell’eliminazione dell’opposizione.
In materia di relazioni estere, si schierò con la fazione dei Kim di Gyeongju guidata da Kim Pusik e dai suoi fratelli, sostenendo la sottomissione alla recentemente istituita dinastia Jīn. Nel 1123 l'offerta dei Song di una rinnovata investitura formale fu respinta[11]. I Jīn intensificarono la pressione su Goryeo occupando la zona di Uiju lungo il fiume Yalu. Dopo aver sedato i disordini nei territori dell'antico regno di Balhae, la sicurezza della frontiera nord-orientale permise ai Jīn di concentrare i propri sforzi contro i Song[12].
1124–1126
All'inizio del 1124, Ch'oe Hong-jae e alcuni ufficiali militari a lui vicini complottarono per rovesciare Yi Cha-gyŏm, ma non ebbero successo[3]. Ch'oe Hong-jae e i suoi collaboratori furono destituiti dai loro incarichi ed esiliati. In seguito a questa epurazione, Yi Cha-gyŏm diede in sposa una delle sue figlie a Injong[10] e progressivamente occupò prese il controllo delle cariche governative di medio e alto livello affidandole ai suoi fedelissimi e ai suoi parenti, compresi i suoi cinque figli[9]. Yi Cha-gyŏm e la sua fazione, inoltre, trassero profitto dai beni confiscati ai funzionari epurati[8].
L'idea che il Goryeo dovesse sottomettersi ai Jīn incontrava ancora resistenze. L'ambasciata inviata nel 1125 all'imperatore Tai Zong dei Jīn fu respinta dai suoi funzionari in quanto nei documenti che aveva con sé ci si rivolgeva all'imperatore in modo improprio e non utilizzava il termine "servo" con riferimento a Goryeo. La questione se il mandato imperiale fosse stato trasferito dai Song settentrionali ai Jīn fu oggetto di dibattito per tutto il 1126, ma alla fine Kim Pusik e Yi Cha-gyŏm convinsero Injong e i funzionari riluttanti a sottomettersi a Jīn[13][14]. A quel punto risultò evidente che il regno dei Song stava crollando sotto l'assalto dei Jīn: l'imperatore Hui Zong abdicò, mentre una delegazione di Goryeo (di cui faceva parte Kim Pusik) dovette tornare in partria senza riuscire a raggiungere la capitale dei Song, Kaifeng. La delegazione inviata ai Jīn nel 1126 espresse in modo adeguato la sottomissione di Goryeo e sollevò la questione di Uiju, che Tai Zong cedette a Goryeo[15].
È stato riferito che Yi Cha-gyŏm intendesse usurpare il trono e che avesse pianificato di avvelenare il re[8]. Secondo un resoconto, circolava una profezia popolare secondo cui un uomo del sippal cha, ovvero "il diciottesimo figlio" (un anagramma del carattere cinese che indica il cognome Yi) sarebbe diventato re e avrebbe trasferito la sua corte nella capitale meridionale (l'odierna Seul), donando a Goryeo una rinnovata prosperità. Yi Cha-gyŏm abbia creduto a questa profezia, basandosi sul suo cognome e sull'ubicazione della residenza di famiglia a Incheon, nei pressi di Seul[8]. I tentativi di Yi Cha-gyŏm di accrescere ulteriormente la propria influenza continuarono: organizzò l'esecuzione di musica rituale reale presso le tombe dei suoi antenati e la celebrazione del suo compleanno come anniversario di un re (insujeol). Entrambe le mosse furono osteggiate da Kim Pusik e dai suoi sostenitori[16].
Una sfida più seria alla posizione dominante di Yi Cha-gyŏm fu una rivolta organizzata da due cortigiani, Kim Ch'an e An Po-rin. Oltre a coinvolgere circa venticinque giovani cortigiani, il complotto riscosse la fiducia di Injong ee ebbe il sostegno di tre alti ufficiali militari, tra cui un comandante e un vicecomandante di due delle sei divisioni dell’esercito regolare. Diversi politici di lungo corso, come Yi Kong-su, approvarono il piano in linea di principio, ma raccomandarono cautela. Il gruppo agì "una notte del 1126": il piano prevedeva, come prima fase del colpo di Stato, di prendere il controllo del palazzo reale e della persona del re, quindi di attaccare altri obiettivi chiave. I cospiratori presero d'assalto il palazzo e uccisero diversi fedeli di Yi Cha-gyŏm, tra cui il ministro della guerra (fratello di Ch'ŏk Chun-gyŏng). Il palazzo era però circondato dalle truppe di Ch'ŏk Chun-gyŏng e dai monaci armati guidati dal figlio di Yi Cha-gyŏm. Il resto della capitale Kaesŏng rimase sotto il controllo della fazione Yi. Per porre fine allo stallo, Ch'ŏk Chun-gyŏng ordinò di dare fuoco al palazzo, pur con la disapprovazione di Yi Cha-gyŏm. La maggior parte del palazzo andò distrutta nell'incendio, comprese le biblioteche e l'accademia,. "Innumerevoli" cospiratori furono uccisi e Injong si offrì di abdicare in favore di Yi Cha-gyŏm, che però rifiutò il trono[10].
Nel successivo rimpasto di governo, Yi Cha-gyŏm ricompensò i suoi fedelissimi. Ciononostante Yi Kong-su mantenne la sua alta carica presso il Segretariato-Cancelleria, mentre due fratelli del clan Kyeongju Kim ottennero addirittura una promozione: Kim Pusik divenne Censore Capo. Injong si trasferì in casa di Yi Cha-gyŏm e sposò un'altra delle sue figlie[10].
Questo trionfo ebbe però vita breve. Altre fazioni aristocratiche unirono le forze per rovesciare Yi Cha-gyŏm e fomentarono la discordia tra Ch'ŏk Chun-gyŏng e Yi Cha-gyŏm, usando come esca la questione della responsabilità per l'incendio del palazzo reale e la violazione dei sacri terreni dove sorgeva il palazzo. Il coinvolgimento di Injong, di Yi Kong-su e di Kim Pu-il ha lasciato traccia nei documenti ufficiali[10]. Nel quinto mese del 1126, Yi Cha-gyŏm, la sua famiglia e i suoi seguaci furono arrestati dai soldati di Ch'ŏk Chun-gyŏng[3]. Yi Cha-gyŏm fu esiliato nella provincia di Jeolla e in seguito decapitato[8]. I funzionari destituiti (Choe Hong-jae, i membri dei clan Tanju Han e Cheongan Im e i loro collaboratori) furono richiamati e reintegrati nei loro incarichi. Nel sesto mese del 1126 Injong sposò una figlia di Im Weonae. Ch'ŏk Chun-gyŏng fu destituito e esiliato nel 1127[3].
1127–1136: le riforme e la ribellione di Myo Cheong
Dopo la caduta di Yi Cha-gyŏm, il governo fu dominato dai clan Kyeongju Kim e Cheongan Han An-in/Im. I clan provinciali, in particolare quelli provenienti dalla zona della capitale occidentale (Seogeong, l'odierna Pyongyang), ebbero un ruolo fondamentale nel rovesciare Yi Cha-gyŏm e si contesero maggior peso nel processo decisionale. Paek Su-han, Chong Chi-sang, famoso poeta e studioso confuciano, e Myo Cheong, monaco buddista e geomante, erano esponenti di spicco di questa fazione[17]. Myo Cheong entrò nella corte reale nel 1127[18] e nel 1128 assunse ufficialmente la carica di consigliere politico di Injong[9]. È possibile che il re abbia fatto ricorso al gruppo di Pyongyang per controbilanciare l'influenza dell'aristocrazia consolidata.
Già nel 1127 Myo Cheong istigò[9] un decreto di restaurazione di Injong in quindici punti (yusin chigyo)[8]. Il decreto prevedeva riforme politiche, invocava misure di austerità e sollecitava l'adozione di provvedimenti volti a limitare lo sfruttamento dei contadini da parte delle autorità[9]. Le riforme scolastiche facevano parte del pacchetto e miravano a rafforzare l'autorità reale. Injong ordinò che ogni chu (grande distretto) e ogni hyeon (distretto) istituisse una scuola per la preparazione agli esami di ammissione alle funzioni pubbliche, facilitando così l'accesso delle élite locali alle cariche nell'amministrazione centrale[19]. Injong completò la riorganizzazione del sistema scolastico pubblico istituendo i "sei collegi" presso l'Accademia Nazionale[20].
Myo Cheong era noto per la sua religiosità ed era un oratore capace di "affascinare facilmente i suoi ascoltatori"[3]. I suoi insegnamenti stavano riscuotendo un successo crescente sia tra il popolo e sia tra alcuni esponenti delle élite, compreso il re. Dal punto di vista politico, la fazione di Pyongyang era contrastata dai clan Kyeongju Kim e Cheongan Han An-in/Im. Tra i suoi sostenitori figuravano Choe Hong-jae, vecchio nemico del clan Han An-in, ora membro di spicco del Censorato, e Yun Ŏn-i, figlio del famoso generale Yun Kwan, influente studioso confuciano e stretto alleato di Chŏng Chi-sang[3][18]. Infatti, dei sei alti funzionari del Censorato in carica nel 1133, due erano sostenitori di Myo Cheong e solo due gli si opponevano con fermezza[3].
Myo Cheong fornì una spiegazione geomantica dei recenti disordini a Kaesŏng e si offrì di risolvere il problema: poiché le forze geomantiche intorno alla capitale orientale (Kaesŏng) stavano venendo meno, la corte avrebbe dovuto trasferirsi nella capitale occidentale (Seogeong), dove quelle stesse forze erano forti e "piene di vigore"[21]. Queste idee erano in linea con il pensiero dominante dell'epoca: "dieci precetti di Taejo" riconoscevano le considerazioni geomantiche come un fattore importante che influenzava le politiche di governo e attribuivano un significato particolare alla capitale occidentale. Un editto di Injong del 1129 ordinava la costruzione a Pyongyang di un palazzo (Taehwa-gung, il" Grande Palazzo dei Fiori") per "rinvigorire la nostra politica e [...] garantire per sempre la felicità alle generazioni future". Il palazzo fu completato nel 1132 e Injong iniziò a trascorrervi lunghi periodi[18].
In materia di relazioni estere, il governo di Injong, pur riconoscendo la superiorità dei Jīn, mirava a preservare l'indipendenza e gli interessi commerciali di Goryeo. Nel 1127 la dinastia Song crollò[5][6]. Le armate dei Jurchi conquistarono Kaifeng e sia Hui Zong, che aveva abdicato, sia l'imperatore regnante Qin Zong furono catturati ed esiliati in Manciuria. Poco tempo dopo, gli inviati della dinastia Song cercarono di convincere i funzionari di Goryeo a concedere loro un accesso diretto via terra al regno dei Jīn e a negoziare il rilascio degli imperatori catturati. La richiesta fu respinta su insistenza di Kim Pusik e di suo fratello maggiore Kim Pu-il, mentre le fonti non sono concordi sull'opinione di Choe Hong-jae (alcune riportano che fosse favorevole ad aiutare i Song, altre che fosse contrario). I rapporti con i Song furono praticamente interrotti negli anni successivi: la richiesta avanzata da Injong nel 1129 di inviare un'ambasciata fu respinta, mentre l'ambasciata inviata nel 1132 naufragò[22].
Goryeo offriva tradizionalmente rifugio ai Jurchi in conflitto con le autorità del proprio paese. Nei primi vent'anni dell'XI secolo furono registrati a Kaesŏng 6.846 rifugiati Jurchi, rispetto a una media di 526 ogni ventennio nei cento anni precedenti (e solo 17 nel periodo 1081–1100)[23]. Questa politica proseguì sotto Injong, anche se per due volte (nel 1127 e nel 1130) i Jīn sfruttarono la presenza dei rifugiati Jurchi in Goryeo per costringere il regno ad una formale sottomissione[24].
La fazione di Pyongyang sosteneva una linea più nazionalista e ostile ai Jurchi. Myo Cheong affermava che il trasferimento della capitale a Seogeong (Pyongyang) avrebbe dato nuovo slancio a Goryeo, al punto che trentasei Stati, compreso lo Stato Jīn, gli avrebbero reso omaggio. Esortò Injong a proclamarsi imperatore, a istituire una propria era e ad attaccare gli "arroganti Jīn"[21]. Un memorandum in tal senso fu presentato a Injong anche da Chŏng Chi-sang e Yun Ŏn-i[25]. A causa dell'indecisione di Injong, per diversi anni tra le fazioni vi fu un precario equilibrio.
Deluso dall'andamento delle riforme, dall'atteggiamento non abbastanza risoluto nei confronti dei Jīn e allarmato dalle epurazioni che avevano colpito alcuni dei suoi sostenitori, nel 1135 Myo Cheong si ribellò. Nella capitale occidentale i ribelli proclamarono un nuovo Stato chiamato Taewi ("Grande Realizzazione"). I ribelli ricevettero un sostegno entusiastico nel nord-ovest[21], ma a Kaesŏng la maggior parte dei sostenitori di Myo Cheong era contrario alla rivolta. Si discute ancora se Myo Cheong fosse effettivamente la principale forza trainante della ribellione o solo una figura di facciata[18].
Alla notizia della rivolta, Im Weonae, suocero del re, mobilitò le truppe per difendere Kaesŏng[3]. I funzionari legati a Myo Cheong furono processati: alcuni, come Chŏng Chi-sang, furono giustiziati, mentre molti altri furono esiliati. Si fecero diversi tentativi di negoziare con i ribelli. La situazione divenne particolarmente preoccupante quando le offerte di assistenza militare giunsero sia dai Jīn sia dai Song meridionali. Alla fine Kim Pusik condusse una vittoriosa campagna militare contro i ribelli. Myo Cheong fu assassinato dal proprio esercito e, all'inizio del 1136, Pyongyang cadde nelle mani delle forze governative[18][21]. Yun Ŏn-i si distinse in battaglia contro i ribelli, ma fu comunque esiliato da Kim Pusik in quanto collaboratore di Chŏng Chi-sang.
1137–1146
Dalla repressione della rivolta di Myo Cheong fino al suo ritiro ufficiale nel 1142, Kim Pusik fu il leader indiscusso del governo di Goryeo. A partire dal 1140, i sostenitori e i collaboratori di Myo Cheong che erano stati esiliati cominciarono a essere richiamati e reintegrati. All'inizio degli anni quaranta del XII secolo, il conflitto tra i Song meridionali e i Jīn raggiunse un equilibrio che fu sancito durante i negoziati del 1141–1142. L'imperatore della dinastia Song meridionale riconobbe la sovranità dell'imperatore Xi Zong dei Jīn con il versamento di un tributo annuale di 250.000 rotoli di seta e tael d'argento[5]. Goryeo inviò diverse delegazioni diplomatiche presso il Jīn e, nel 1142, Injong fu formalmente riconosciuto come loro vassallo[26].
Nel 1142 Injong ordinò la compilazione del Samguk sagi, una cronaca degli avvenimenti dei Tre Regni e del Silla unificato. Attingendo alle opere storiche cinesi (in particolare allo Shiji di Sima Qian), Kim Pusik, alla guida di un gruppo di quattordici autori, compilò la più antica fonte esistente sulla storia coreana, che fu presentata a Injong alla fine del 1145 o all'inizio del 1146[27].
Nel 1143 Injong nominò quattordici magistrati locali, compiendo un ulteriore passo avanti verso il controllo centrale dell'amministrazione locale. A seguito delle riforme di Yejong e Injong, circa un terzo delle circa 450 prefetture e contee di Goryeo fu posto sotto il controllo diretto del governo centrale[9].
Successione al trono
Sia Injong che la regina Gongye dubitavano della capacità di regnare del loro figlio maggiore, il principe Hyeon. La regina preferiva che fosse il secondogenito, il principe Kyeong, a succedere al trono[28]. Tuttavia, alla morte di Injong, il principe Hyeon salì al trono come diciottesimo sovrano di Goryeo[29].
Famiglia
Genitori
Consorti e figli
- principessa Yeondeok del clan Inju Yi (regina desposta)
- principessa Bokchang del clan Inju Yi (regina desposta)
- regina Gongye del clan Jangheung Im
- principe ereditario Wang Hyeon, primo figlio
- Wang Gyeong, marchese Daeryeong, secondo figlio
- Wang Ho, duca Ikyang, terzo figlio
- Wang Ch'ung-hŭi, quarto figlio
- Wang Tak, duca Pyeongnyang, quinto figlio
- principessa Seunggyeong, prima figlia
- principessa Deoknyeong, seconda figlia
- principessa Changrak, terza figlia
- principessa Yeonghwa, quarta figlia
Nella cultura popolare
- interpretato da Lee Sung-ho nella serie TV KBS Age of Warriors (2003–2004)
Note
- ↑ Seth, 2011, pp. 99-101.
- ↑ Breuker, 2010, cap. 10.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Shulz, 1988, pp. 3–38.
- ↑ Twitchet e Tietze, 1994.
- 1 2 3 Franke, 1994.
- 1 2 Levine, 1994.
- ↑ Seth, 2011, p. 89.
- 1 2 3 4 5 6 7 Kim, 2012, pp. 155-157.
- 1 2 3 4 5 6 Duncan, 1988, pp. 39–61.
- 1 2 3 4 5 6 7 Kang, 1964, pp. 280-289.
- ↑ Yun, 2011, p. 139.
- ↑ Franke, 1994, p. 226.
- ↑ Breuker 2010, p. 229.
- ↑ Pratt, 2006, p. 96.
- ↑ Breuker 2010, pp. 66, 207.
- ↑ Breuker 2010, p. 238.
- ↑ 자유아시아방송.
- 1 2 3 4 5 Breuker 2010, cap. 11, pp. 407-447.
- ↑ Seth, 2011, p. 84.
- ↑ Kim, 2012, p. 147.
- 1 2 3 4 Kim, 2012, p. 157.
- ↑ Breuker 2010, p. 249.
- ↑ Ho, 2014.
- ↑ Breuker 2010, p. 223.
- ↑ Breuker 2010, p. 275
- ↑ Breuker, 2003.
- ↑ Shultz, 2004.
- ↑ Shultz, 1979.
- ↑ 장흥투데이.
Bibliografia
- (EN) M. J. Seth, A history of Korea: from antiquity to the present, Lanham MA, Rowman and Littlefield, 2011..
- (EN) R. E. Breuker, Establishing a Pluralist Society in Medieval Korea, 918–1170: History, Ideology and Identity in the Koryŏ Dynasty, Leiden, Brill, 2010.
- (EN) Edward J. Shultz, Twelfth-Century Koryŏ Politics: The Rise of Han Anin and His Partisans, in The Journal of Korean Studies, vol. 6, 1988.
- (EN) D. Twitchet e K.-P. Tietze, The Liao, in D. Twitchet e J. K. Fairbank (a cura di), The Cambridge History of China, vol. 6, Alien Regimes and Border States, 907—1368, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.
- (EN) H. Franke, The Chin Dynasty, in D. Twitchet e J. K. Fairbank (a cura di), The Cambridge History of China, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.
- (EN) J. Kim, A history of Korea: from "Land of the Morning Calm" to states in conflict, Bloomington, Indiana University Press, 2012.
- (EN) John B. Duncan, The Formation of the Central Aristocracy in Early Koryŏ, in Korean Studies, vol. 12, 1988.
- (EN) H.-w. Kang, The development of the Korean ruling class from late Silla to early Koryo, University of Washington, 1964.
- (EN) Peter Yun, Balance of Power in the 11th-12th Century East Asian Interstate Relations, in Journal of Political Criticism, vol. 9, 2011.
- (EN) K. Pratt, Everlasting flower: a history of Korea, Londra, Reaktion Books, 2006.
- (KO) 묘청의 서경천도와 북한의 수도 평양, su 자유아시아방송.
- (EN) Jun Seong Ho, Monetary authority independence and stability in medieval Korea: the Koryŏ monetary system through four centuries of East Asian transformations, 918-1392, in Financial History Review, vol. 21, n. 3, 2014, p. 259.
- (EN) R. E. Breuker, Koryo as an Independent Realm: The Emperor's Clothes?, in Korean Studies, vol. 27, n. 78, 2003.
- (EN) Edward J. Shultz, An Introduction to the Samsuk Sagi, in Korean Studies, vol. 28, n. 1, 2004.
- (EN) Edward J. Shultz, Military Revolt in Koryŏ: The 1170 Coup d'État, in Korean Studies, vol. 3, 1979, pp. 19–48.
- (KO) (특별기고) 장흥(長興)이라는 이름은 고려17대 인종임금이 작명했다, su 장흥투데이.
- (KO) 인종, su Doopedia.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 1942879 · LCCN (EN) n2008049180 |
|---|
